Dr. Enrico Contin - Studio Analisis

Dr. Enrico Contin - Studio Analisis consulenza psicologica e psicoterapia

Dopo un decennio di insegnamento con tablet e smartphone, Copenhagen ci ripensa: non è per forza un bene e non è il modo...
18/01/2026

Dopo un decennio di insegnamento con tablet e smartphone, Copenhagen ci ripensa: non è per forza un bene e non è il modo migliore di insegnare l’innovazione e il futuro. Troppi rischi di educare i ragazzi alla solitudine, pochi benefici.

Dopo un decennio di insegnamento con tablet e smartphone, Copenhagen ci ripensa: non è per forza un bene e non è il modo migliore di insegnare l’innovazione e …

12/01/2026

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

Massimo Recalcati

03/01/2026

Non si può morire a quest'età.
Estraggo e condivido quanto scrive oggi su Repubblica Massimo Recalcati.

“Non ci sono parole, si dice in questi casi. E si dice la verità. Non ce ne sono infatti per descrivere la disperazione dei sopravvissuti alla tragedia di questo Capodanno, che si è consumata in un locale nel quale si festeggiava la notte di San Silvestro. Non ci sono parole per chi, mentre celebrava la nascita del nuovo anno, ha perso la propria vita. La morte è arrivata prepotente, come un terribile intruso, ad un appuntamento alla quale non era invitata. Non ci sono parole perché una tragedia così non sarebbe dovuta succedere.

I morti e i feriti sono tutti giovanissimi. Potevano essere, come ancora si dice, i nostri stessi figli. Ma non toccherebbe mai a loro morire. A loro toccherebbe solo vivere. Perché non si può morire così a quindici anni. Sono ragazzi e ragazze travolti dalla morte proprio nell’età in cui la vita dovrebbe aprirsi alla vita nel modo più spensierato e più gioioso. È forse questa situazione a rendere tutto ancora più insensato e atroce, a renderlo psichicamente indigeribile. Non toccherebbe mai a loro. Toccherebbe a noi, piuttosto. Alle vecchie generazioni. A chi la vita l’ha più o meno già vissuta.

La tragedia è certamente nella morte atroce tra le fiamme, ma è soprattutto nell’inversione brutale dell’ordine naturale delle cose. Se è vero che la morte nella forma umana della vita è sempre prematura, viene sempre troppo in anticipo, innaturale, ingiusta, lo è certamente ancora di più quando le sue vittime sono delle vite all’inizio della vita.

Ne La stanza del figlio (2001) Nanni Moretti era riuscito a cogliere il dramma di questo testacoda osceno: non sono i genitori che si congedano dai loro figli, come dovrebbe naturalmente accadere, ma sono i genitori ad essere costretti ad assistere alla perdita brutale e inattesa di chi hanno generato. Non si può accettare, non si può metabolizzare in nessun modo. Nel racconto di quel film il dolore per la perdita del figlio finisce per separare i genitori inchiodando ciascuno di loro in una solitudine senza scampo.
Non c’è niente di più straziante che vedere un figlio morire. In questo modo poi.
Non c’è la lenta disperazione di una malattia; c’era solo una festa, un rito propiziatorio. La morte irrompe dove avrebbe dovuto esserci solo la vita. Niente di più sconvolgente.

Cosa accade a questi genitori che restano e che però non potranno più ascoltare la voce dei loro figli? Un’ombra scura discende improvvisamente sulla loro vita togliendo ogni luce al mondo.

È quello che conosciamo come il trauma del lutto. In questi casi però il trauma appare ancora più violento e insopportabile perché, come abbiamo visto, contraddice l’avvicendamento naturale tra le generazioni.

La morte di un figlio mostra con una violenza che non ha eguali che nessun genitore – nemmeno i più premurosi e i più sensibili – può garantire la vita dei propri figli, perché l’intrusione insensata della morte fa drammaticamente parte della vita. Può accadere con una malattia, con un incidente stradale, con un qualunque altro passo falso o imprevisto.

Ma resta anche una domanda di giustizia che rivolgiamo alla vita, e che non possiamo non rivolgere con accanimento: perché?
Perché proprio a noi?
Perché proprio in questa maldetta notte?

La morte diviene reale quando, mettendoci le mani addosso, ci strappa la vita di chi amiamo o la nostra stessa vita.
Ma la sola solidarietà che conta inizia proprio da qui. Nel riconoscerci uguali di fronte all’inesorabilità e all’insensatezza senza parole della morte, che può sempre arrivare.
Se capissimo davvero questo, la guerra di tutti contro tutti lascerebbe il posto a quella pietas che sola ci rende umani.”

Dalla fine degli anni ’90 fino ad oggi ha iniziato a prendere sempre più piede lo studio dei correlati biologici grazie ...
30/12/2025

Dalla fine degli anni ’90 fino ad oggi ha iniziato a prendere sempre più piede lo studio dei correlati biologici grazie all’uso della risonanza magnetica strutturale (MRI) e funzionale (fMRI), dei processi psicologici. Questi avanzati sistemi di ricerca sono stati applicati anche allo studio dell’amore, in particolare a quello romantico.

Il Temporal model of love va a chiudere il cerchio della serie di articoli ”Anatomia dell’amore”, “La verità, vi prego sull’amore” e “Amore non è amore se (non) muta”. Abbiamo visto come a differenza di quanto si pensi esistono differenti tipi d’amore e come questi vadano ad agi...

16/12/2025

3. They can see their partner as a separate person.

Sempre notevole e di grande interesse ascoltare e vedere Carl Gustav Jung in questa intervista del 1959, due anni prima ...
16/12/2025

Sempre notevole e di grande interesse ascoltare e vedere Carl Gustav Jung in questa intervista del 1959, due anni prima della morte, realizzata per la BBC inglese nella sua casa di Küsnacht, lungo le sponde del lago di Zurigo.
Qui Jung si racconta affrontando sia aspetti personali, come la famiglia, l’infanzia, o la religione, che temi strettamente legati ai suoi studi, o al futuro dell’umanità.
Fondamentale e a tratti commovente il racconto del suo rapporto personale e professionale con Sigmund Freud.

[ https://www.lucacoladarci.it https://www.romapsicologo.net ] Carl Gustav Jung - Nel marzo del 1959, lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung fece questa int...

21/11/2025

Dr. Paul Ekman, pioneer of emotion science and creator of FACS, has passed away at 91. Read his memorial and share reflections on his life and legacy.

17/11/2025

I TRE PILASTRI DI LACAN

Jacques Lacan ha dedicato la propria vita ad una ripresa del pensiero di Freud. Secondo lo psicoanalista francese era necessario recuperare le scoperte del padre della psicoanalisi, affinché la scienza dell’inconscio non diventasse una mera psicologia.

Tuttavia, nel pensiero comune Lacan è un autore difficile da comprendere e criptico nel proprio modo di esporre idee e concetti. Sono in molti a cercare di “tradurre” Lacan, affinché possa essere più accessibile.

Tra i primi a cimentarsi in questo compito, Mario Francioni, professore universitario a Torino di storia della psicologia e docente di filosofia, ha tentato di sistematizzare alcuni aspetti centrali del tentativo lacaniano di “ritornare a Freud”.

Possiamo quindi individuare tre pilastri, che Francioni definisce “tesi paradossali”, tre passaggi del lavoro che Lacan effettua nel suo studio dell’opera di Freud:

1-L’inconscio coincide realmente con l’intero soggetto: per Lacan il vero soggetto sarebbe “il soggetto dell’inconscio”, ben distinto dall’Io; è nel soggetto dell’inconscio che sarebbe possibile individuare il desiderio e la dimensione unica e particolare di ciascun soggetto;

2-L’Io, per la sua funzione puramente difensiva e quindi narcisistica, non è che il soggetto immaginario, cioè l’assoggettato senza aver autonomia o libertà da conflitti o da misconoscimenti alienanti. L’io sarebbe una costruzione necessaria per rispondere alla domanda “chi sono?”, nel tentativo di far coincidere l’intera psiche con l’Io stesso e la coscienza; questo inganno avrebbe luogo a partire dal rapporto del soggetto con l’altro che gli preesiste (la famiglia, la società, il resto del mondo);

3-La cura -la maieutica freudiana -non cerca la guarigione, ma la verità, di cui la scienza conosce solo taluni effetti: la guarigione tuttavia può giungere in sovrappiù. I principi di fondo della terapia analitica sarebbe la capacità ordinatrice della verità; l’emergere della verità permetterebbe al soggetto di fare i conti con le proprie questioni e con il proprio desiderio. La risoluzione di questi conflitti porterebbe ad un altro equilibrio psichico, maggiormente favorevole al soggetto.

Lacan ha creato un vero e proprio sistema di pensiero basato su questi tre pilastri. Ciascuno di essi influenza profondamente tanto la teoria quanto la pratica della psicoanalisi nella scuola di Lacan.

Sullo sfondo abbiamo il conflitto tra soggetto e realtà, uno scontro senza soluzione definitiva ma la ricerca perenne di un equilibrio.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Mario Francioni – “psicoanalisi linguistica e di epistemologia in Jacques Lacan;
-Silvia Vegetti Finzi – “intervista con Jacques Lacan”;
-Caruso P. – “Conversazioni con Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, Jacques Lacan”.

03/11/2025

I miei dubbi sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole
la Repubblica – 2 novembre 2025

Il movimento del Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha generato hanno avuto il grande merito storico di infrangere le catene di una morale sessuofobica che imprigionava il nostro rapporto con il desiderio e che faceva della sessualità un vero e proprio tabù. La parola “liberazione” ha trovato nel corpo un suo teatro decisivo: liberazione dal peccato, dalla vergogna, dal silenzio, dalla discriminazione che per secoli aveva avvolto la sessualità nella spessa nebbia della colpa. Il desiderio ha potuto finalmente essere pronunciato, esplorato, vissuto fuori dalla clandestinità austera del confessionale. Un nuovo illuminismo ha dissolto l’oscurantismo moralistico della condanna nei confronti di un diritto al godimento sessuale fine a se stesso, dunque sganciato dalle finalità riproduttive dettate dall’istinto.
E, tuttavia, come spesso accade, ogni liberazione porta con sé nuove forme di cattività. Se allora il nemico era l’interdizione sessuofobica, oggi il rischio è, almeno ai miei occhi, un nuovo tipo di oscurantismo. Mi riferisco alla riduzione della sessualità a fenomeno da spiegare, classificare, amministrare. Ma anche alla sua colonizzazione da parte di ideologie diversamente identitarie che pretendono di racchiudere il suo mistero all’interno di categorie fatalmente rigide. È in questo scenario più generale che dobbiamo collocare l’attuale dibattito politico sull’educazione affettivo-sessuale nelle scuole. È una questione seria che non può essere liquidata né con un moralismo rovesciato – condannare la sessualità eterosessuale come rigidamente binaria e normativa di fronte ad altre forme di sessualità che sarebbero più libere ed espressive -, né con l’ingenuità scientista di chi crede che basti un modulo formativo per educare al mistero irriducibile del desiderio sessuale e della vita affettiva.
Il punto cruciale è che tale educazione non può essere considerata una materia di scuola tra le altre, non può ridursi a un sapere tecnico perché tocca ciò che di più intimo, inafferrabile e bizzarro c’è nella soggettività umana. L’idea che il desiderio possa essere oggetto di un sapere specialistico rivela un equivoco profondo: la sessualità non si insegna come si insegna la grammatica o la matematica. E poi chi dovrebbe insegnarla? Un biologo? Uno psicologo? Un insegnante di scienze naturali? Un tecnico appositamente formato? La sessualità non è un sapere universale da trasmettere, ma un’esperienza del tutto singolare e incomparabile che deve essere piuttosto custodita. L’educazione affettivo-sessuale dovrebbe essere un obbiettivo trasversale dell’intera vita scolastica, un suo effetto educativo essenziale più che una materia a sé stante. Ogni insegnante, ogni adulto che abita la Scuola, è già — volente o nolente —, se si vuole proprio usare questa br**ta espressione, un “educatore sessuale-affettivo”. Il modo in cui si parla, si ascolta, si guarda l’altro, il modo con il quale si riconosce pienamente la sua differenza, costituisce già una forma di educazione in atto.
Freud ci ha insegnato che la sessualità umana è, sin dalla sua origine, perversa-polimorfa. Con questa formula egli non intendeva affatto descrivere una patologia, ma l’eccedenza della sessualità umana da ogni forma di regola istintuale e di norma morale. L’animale umano è, per definizione, sregolato, non ha istinti sessuali programmati, ma desideri che devono trovare una forma di soggettivazione singolare. Come ricordava uno straordinario Giuseppe Ungaretti a Pasolini in Comizi d’amore, la sessualità ci rende tutti poeti, ovvero soggetti obbligati ad un esercizio di invenzione creativa. Da questo punto di vista l’educazione sessuale e affettiva non può che essere una educazione alla propria libertà e a quella dell’altro. Non esiste una sessualità “normale”, così come non esiste una vita affettiva armoniosamente perfetta. Esistono solo tentativi più o meno riusciti di dare una forma umana alla forza anarchica e sempre instabile del desiderio.
Essere eterosessuali, omosessuali, lesbiche, bisessuali, liquidi o altro non garantisce in alcun modo una vita sessuale e affettiva realizzata e gioiosa. L’identità sessuale, qualunque essa sia, non salva dal rischio dell’infelicità, del fallimento, del disagio e della solitudine. È un errore e una grave illusione pedagogica pensare che basti riconoscere un’etichetta per risolvere il mistero del desiderio. La psicoanalisi ci ricorda che il desiderio non è mai completamente trasparente a se stesso, che resta sempre in esso un resto opaco, un enigma irrisolvibile. Ecco perché ogni vera educazione alla sessualità dovrebbe essere, prima di tutto, un’educazione al mistero. Che cosa significa amare? Che cosa significa desiderare? Perché possiamo fare delle scelte sessuali o amorose che anziché aprire la nostra vita alla pienezza della vita, la offendono e la feriscono? Perché dovremmo sempre sottrarci a rapporti che assomigliano a delle catene e perché a volte invece li ricerchiamo morbosamente? Perché non è così facile unire e non opporre il desiderio all’amore?
Ma siamo sicuri che un programma ministeriale o un’educazione famigliare possano davvero pretendere di dare risposte a questi interrogativi così cruciali che accompagnano da sempre la vita umana? È la Scuola come comunità vivente che deve incaricarsi non tanto di rispondere a questi interrogativi ma di educare quanto meno alla libertà, al rispetto delle differenze e al mistero. Innanzitutto attraverso i poeti, la letteratura, il cinema, il teatro, insomma, attraverso la cultura che già si insegna. In secondo luogo, nel favorire nella vita scolastica di tutti i giorni la lotta contro ogni forma di discriminazione, l’accoglienza della differenza, il riconoscimento del pieno diritto di ciascuno alla propria libertà sessuale. Un dubbio: tutto questo si ottiene facendo della sessualità e dell’affettività una materia di studio?

[Cover: W. Allen, "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere) (1972)]

21/10/2025
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10/10/2025

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06/10/2025

3. You accept them for who they are, and vice versa.

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