Pandas Pans in Pillole

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pagina dedicata a sensibilizzare e informare sulle sindromi pandas pans Associazione Genitori Pans Pandas Bge
Più consapevolezza = diagnosi più veloce = bambini aiutati prima.

19/04/2026

Quando la bocca parla… il corpo ascolta.

Nei bambini e ragazzi con PANS/PANDAS, anche la salute orale può avere un ruolo tutt’altro che secondario.
Infiammazioni, infezioni e equilibrio del microbiota orale possono intrecciarsi con il sistema immunitario, contribuendo – in alcuni casi – al quadro clinico.

Per questo abbiamo organizzato un webinar dedicato a un tema ancora poco esplorato ma fondamentale:

👉 “Il ruolo della salute orale nei pazienti con PANS/PANDAS”

Con due professioniste d’eccellenza:
Prof.ssa Maria Grazia Cagetti
Dott.ssa Aesha Allam

📅 Giovedì 14 maggio
🕘 Ore 21:00

Evento riservato ai soci dell’Associazione Genitori PANS PANDAS BGE ODV

Non è necessaria alcuna iscrizione:
il link per partecipare verrà inviato automaticamente a tutti gli associati.

Un’occasione preziosa per approfondire, comprendere e aggiungere un tassello importante nella gestione dei nostri ragazzi.

Perché nella PANS/PANDAS, ogni dettaglio può fare la differenza e la conoscenza è il primo passo verso la cura.

IVIg nelle PANS: un “reset biologico” del sistema immunitario?Negli ultimi anni, il ruolo delle immunoglobuline endovena...
16/04/2026

IVIg nelle PANS: un “reset biologico” del sistema immunitario?

Negli ultimi anni, il ruolo delle immunoglobuline endovena (IVIg) nelle sindromi PANS/PANDAS è stato oggetto di crescente interesse clinico. Oggi, una nuova ricerca pubblicata su Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation apre uno scenario ancora più profondo: le IVIg non si limiterebbero a modulare il sistema immunitario, ma potrebbero agire come un vero e proprio “reset” a livello cellulare ed epigenetico.

Cosa ha studiato la ricerca

Lo studio condotto da Vanessa X. Han e colleghi ha analizzato il sangue di bambini con PANS, confrontandolo con quello di coetanei sani.

Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato una tecnologia avanzata chiamata single-cell RNA sequencing, una metodica che consente di osservare nel dettaglio quali “istruzioni” genetiche ogni singola cellula sta eseguendo.

In altre parole, non si guarda solo quali cellule ci sono, ma cosa stanno facendo realmente.

Prima e dopo le IVIg: cosa cambia

Il dato più interessante emerge dal confronto tra i bambini con PANS prima e dopo il trattamento con IVIg.

Dopo la terapia, si osservano cambiamenti significativi in tre aree chiave:

1. Regolazione epigenetica
Le IVIg sembrano influenzare i cosiddetti “interruttori epigenetici”, cioè quei meccanismi che accendono o spengono l’espressione dei geni senza modificare il DNA.

👉 Questo suggerisce che il trattamento può contribuire a riportare le cellule verso un funzionamento più fisiologico.

2. Attività ribosomiale
I ribosomi, le “fabbriche” cellulari che producono proteine, mostrano una riorganizzazione significativa.

👉 È come se le cellule passassero da una modalità disfunzionale a una produzione più ordinata ed efficiente, fondamentale per il corretto funzionamento immunitario.

3. Sistema immunitario
Le cellule immunitarie mostrano un cambiamento nei loro pattern di attivazione.

👉 Questo dato rafforza l’idea che le IVIg non agiscano solo “tamponando” l’infiammazione, ma riprogrammando la risposta immunitaria.

Perché questo studio è così importante

Questo lavoro introduce un concetto chiave: nelle PANS non siamo di fronte solo a un problema “immunitario” nel senso classico, ma a una disregolazione più profonda del funzionamento cellulare.

Le IVIg, quindi, potrebbero agire come una sorta di:

“Control-Alt-Delete biologico”, capace di interrompere circuiti disfunzionali e riavviare il sistema.

È una metafora, ma supportata da evidenze molecolari concrete.

Limiti e prospettive

È importante sottolineare che lo studio è stato condotto su un campione molto ridotto (5 bambini con PANS e 4 controlli sani).

👉 Questo significa che i risultati sono promettenti ma preliminari.

Tuttavia, la qualità della metodologia utilizzata e la coerenza dei dati rendono questo studio un punto di partenza estremamente rilevante per:
• comprendere meglio la fisiopatologia delle PANS
• rafforzare il razionale scientifico dell’uso delle IVIg nei casi medio-gravi
• aprire la strada a nuovi biomarcatori e approcci terapeutici personalizzati

Questa ricerca contribuisce a spostare il paradigma:
le IVIg non sono solo una terapia di supporto, ma potrebbero rappresentare un intervento capace di intervenire in profondità sui meccanismi biologici della malattia.

In un contesto in cui le PANS/PANDAS faticano ancora a ottenere pieno riconoscimento, evidenze come queste sono fondamentali per costruire un dialogo solido tra clinica, ricerca e istituzioni.
https://pandasnetwork.org/research/archive/immunological-research/pans-ivig-study-gene-expression-changes-in-immune-cells-after-treatment/

15/04/2026

Oggi il nostro legale dell’associazione, Sabrina Alberini, ha incontrato presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito il Ministro Giuseppe Valditara.

Un incontro importante per portare avanti con determinazione il nostro impegno: la tutela dei diritti dei bambini con PANS/PANDAS, partendo proprio dalla scuola.

Il nostro avvocato ci affianca ogni giorno in prima linea in questa battaglia, con competenza e dedizione, per proteggere i diritti dei nostri bambini e delle loro famiglie.

La scuola è il primo luogo in cui spesso emergono i segnali: gli insegnanti sono i primi a poter cogliere che qualcosa non va, a far suonare quel campanello d’allarme fondamentale per avviare un percorso di diagnosi precoce e indirizzare le famiglie verso i medici competenti.

Abbiamo inoltre condiviso il lavoro sulle nostre linee guida scolastiche, tradotte a partire da quelle sviluppate da ASPIRE: The Alliance to Solve PANS and Immune Related Encephalopathies e adattate al sistema nazionale italiano, uno strumento concreto per supportare docenti e istituzioni.

Questo percorso si inserisce anche nella preparazione del grande evento che si terrà a Roma in occasione della Giornata Mondiale PANS/PANDAS, dove il tema scuola sarà centrale.

Siamo grate per l’attenzione e la vicinanza del Ministero e ringraziamo tutte le figure che ogni giorno collaborano con noi per difendere i diritti dei nostri bambini.

La scuola resta uno dei fronti più delicati, ma anche il punto di partenza più importante.

Il 27 aprile saremo inoltre in formazione con oltre 1000 docenti collegati online: un segnale forte che qualcosa sta cambiando.

Grazie. Sempre. 💙

14/04/2026

Un gesto semplice può cambiare una vita!

Ogni giorno incontriamo famiglie che combattono in silenzio.
Bambini che da un giorno all’altro cambiano, si spengono, fanno fatica a vivere la quotidianità.

Noi ci siamo.
Per ascoltare, sostenere, accompagnare.
Per dare strumenti concreti, creare rete, portare conoscenza dove ancora manca.

💙 Con il tuo 5x1000 puoi aiutarci a fare ancora di più.

Non ti costa nulla, ma per noi significa:
• supporto alle famiglie
• sportello psicologico e scuola
• formazione per medici e insegnanti
• progetti concreti per il riconoscimento delle sindromi PANS/PANDAS

✍️ Basta la tua firma e il nostro codice fiscale:
92206320340

Un piccolo gesto.
Un grande impatto.

Il tempo è adesso………

08/04/2026

All’estero esiste una parola precisa: sibling.
Una parola che non indica solo un legame familiare, ma riconosce un ruolo.

In Italia, invece, questo ruolo spesso non ha ancora un nome.
E quando qualcosa non ha un nome… rischia di non essere visto.

I sibling sono i fratelli e le sorelle di bambini con disabilità, con disturbi del neurosviluppo, con condizioni croniche.
Sono bambini — ma anche adulti — che crescono dentro una realtà familiare complessa, che cambia gli equilibri, le relazioni, le priorità.

Eppure, nonostante questo, restano spesso invisibili.

La ricerca ci dice che sono un gruppo ad alto rischio emotivo.
Ma allo stesso tempo sono tra i meno riconosciuti: nel loro vissuto, nei loro bisogni, nel loro diritto ad avere uno spazio.

Perché succede questo?

Perché spesso vengono definiti non per quello che sono, ma in relazione a qualcun altro.
Diventano “il fratello di”, “la sorella di”.
Perdono il nome.
E quando perdi il nome, perdi anche una parte della tua identità.

E da lì inizia tutto.

I sibling crescono imparando a non dare problemi.
A essere quelli bravi.
Quelli che stanno bene.
Quelli che possono attendere.

Perché il messaggio, spesso implicito, è questo:
“Tu stai bene, quindi puoi aspettare.”

E così finiscono per stare sempre al secondo posto.

Imparano a trattenere emozioni scomode — rabbia, gelosia, tristezza —
perché sanno, e lo sanno molto bene, che esprimerle potrebbe ferire i genitori.

E allora si adattano.

Diventano estremamente sensibili.
Sviluppano una capacità altissima di leggere l’ambiente, di anticipare i bisogni, di intercettare gli stati emotivi degli altri.

Vivono spesso in una condizione di allerta costante.
Come se fossero sempre un passo avanti.
Come se dovessero continuamente regolare se stessi per non creare ulteriori difficoltà.

Ma questo ha un costo.

Perché quando un bambino vive in iperallerta,
quando anticipa continuamente ciò che può accadere,
quando si regola costantemente in funzione degli altri… stiamo entrando in una dimensione che ha a che fare con il trauma.

Un trauma silenzioso, spesso invisibile, ma profondamente strutturante.

Nel tempo questo può portare a ansia, somatizzazioni, senso di colpa, vergogna.
Può portare a non chiedere.
A non desiderare.
A non occupare spazio.

E soprattutto a una difficoltà profonda:
riconoscere i propri bisogni.

Perché spesso questi bambini non riescono nemmeno a formularli.
Fanno fatica a dire: “Io ho bisogno di tempo, di spazio, di attenzione.”

E allora rinunciano.

Rinunciano anche alle cose più semplici.
Alle uscite, alle attività, ai piccoli desideri.

Non perché non le vogliano.
Ma perché sentono che chiedere significherebbe pesare.

E questo crea una ferita.

Una ferita sottile, ma profonda.
Che nasce da un pensiero che non sempre viene detto, ma che si costruisce dentro: “Io sto bene… quindi non ho diritto di chiedere.”

E invece no.

Essere sani non significa non soffrire.
Capire non significa non avere bisogno.

Quei figli restano figli.
Con bisogni, emozioni, diritto di esistere dentro quella relazione.

Quando questo non accade, il sistema si rompe.
E le conseguenze non sono solo psicologiche, ma relazionali, familiari, nel lungo termine.

Eppure, accanto a tutto questo, c’è anche altro.

C’è una straordinaria capacità di resilienza.

I sibling sono grandi osservatori.
Hanno una profonda capacità di ascolto.
Sviluppano empatia, intelligenza emotiva, capacità relazionali molto forti.

Sono spesso quelli che tengono insieme i gruppi.
Quelli che comprendono, che mediano, che sanno stare nelle relazioni.

Perché sono cresciuti dentro la complessità.

E spesso, crescendo, trasformano questa esperienza in una direzione.

Diventano medici, psicologi, logopedisti, professionisti della cura.

Non è un caso.

È un modo per dare senso a ciò che hanno vissuto.
Per trasformare un’esperienza complessa in una competenza.

Ma non è l’unica strada.
E anche scegliere di allontanarsi da quel mondo è legittimo.

Perché ogni storia trova il suo equilibrio.

Ma c’è un punto fondamentale, queste risorse non nascono da sole….hanno bisogno di un adulto.

Un adulto che accompagni, che contenga, che aiuti a trasformare.

Perché i sibling, prima di tutto, sono bambini.

E allora cosa possiamo fare, concretamente?

Creare uno spazio psichico per loro.
Uno spazio reale, quotidiano.

Non serve qualcosa di straordinario.

Bastano anche 10-15 minuti al giorno.
Un tempo esclusivo, un rituale.

Mentre ci laviamo i denti.
In macchina.
Prima di dormire.

Uno spazio in cui il messaggio sia chiaro:
“Io ti vedo.”

Serve usare il linguaggio delle emozioni.
Dare parole a ciò che sentono.

Serve condividere, ma senza sovraccaricare.
Spiegare, ma senza spaventare.

Serve, soprattutto, non iper-responsabilizzarli.

Perché spesso fanno già troppo.
E più fanno, più sentono di dover fare.

E allora è importante dire:
“Questa cosa è responsabilità mia. Non tua.”

Serve anche aiutarli a raccontare.

Perché raccontare trasforma.

Trasforma il caos in significato.
Trasforma la paura in qualcosa che può essere pensato.

E questo è fondamentale, soprattutto nelle PANS e PANDAS.

Perché lì il cambiamento è improvviso.
Un fratello che fino a ieri c’era… e oggi sembra un altro.

Un corpo che conosci, ma un’anima che non riconosci più.

E questo, per un bambino, è enorme.

Per questo hanno bisogno di raccontarlo.
Di dare senso a quella rottura.

E allora forse il nostro compito è proprio questo: non essere perfetti, ma esserci.
Non avere tutte le risposte, ma non smettere di fare spazio.

Non evitare loro il dolore,
ma non lasciarli soli nel dargli un significato.

Perché nessun figlio può essere invisibile
per permettere a un altro di esistere.

E ogni figlio — tutti i figli —
hanno diritto di essere visti, riconosciuti… e amati per ciò che sono.
Dottoressa Francesca Latella psicologa, psicoterapeuta esperta in caregiver
Dal webinar “Fratelli di tempesta”

07/04/2026

Raccontare l’incertezza: il punto in cui nasce il cambiamento

C’è una frase, tra le righe di questo editoriale, scritto da Cinthia Caruso, che merita di essere fermata, riletta e fatta nostra:

“Il pediatra opera dentro modelli condivisi e linee guida, ma ogni bambino che ha davanti può porre una domanda inattesa, un’anomalia che chiede ascolto.”

È qui che si apre uno spazio fondamentale.
Uno spazio che, troppo spesso, viene percepito come fragile, ma che in realtà è il luogo più autentico della medicina.
Viviamo in un tempo in cui le linee guida rappresentano una bussola indispensabile. Offrono struttura, sicurezza, uniformità. Ma la clinica reale, quella vissuta ogni giorno nelle famiglie e negli ambulatori, non è mai completamente lineare.

Ci sono bambini che non rientrano nei quadri attesi.
Sintomi che non seguono i percorsi previsti.
Storie che mettono in discussione ciò che pensavamo di sapere.

E allora la domanda diventa inevitabile:
cosa facciamo quando la realtà non coincide con il modello?

L’editoriale ci invita a non avere paura dell’incertezza, ma a riconoscerla come parte integrante del processo scientifico….non come un limite, ma come un passaggio.
Perché è proprio lì, nel margine tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non comprendiamo, che nascono le evoluzioni più importanti.

Per molte famiglie, questo margine non è teorico, è quotidiano….
È fatto di risposte che non arrivano, di diagnosi discusse, di percorsi complessi…ma è anche il luogo in cui chiedono, con forza e dignità, di essere ascoltate.

Raccontare l’incertezza, allora, non significa indebolire la scienza.
Significa renderla più viva, più onesta, più capace di evolvere.

Perché la scienza non è solo l’insieme delle risposte che abbiamo già trovato.
È anche, e soprattutto, la capacità di restare aperti alle domande che ancora non sappiamo spiegare.

E ogni bambino che porta con sé un’anomalia, una storia fuori schema, non è un’eccezione da ridurre al silenzio.
È una domanda che merita attenzione.
È una possibilità di comprensione più profonda.
È, in fondo, un’occasione di crescita per tutto il sistema.

Il tempo è adesso.
Anche per imparare ad ascoltare ciò che ancora non sappiamo.

https://sip.it/wp-content/uploads/2026/03/Pediatria_3-2026_pag_6.pdf

04/04/2026

❓ Cos’è il 5 per mille?

Il 5 per mille è una quota dell’IRPEF che ogni contribuente può destinare, senza alcun costo aggiuntivo, a enti che svolgono attività di interesse sociale, come associazioni, ricerca scientifica e sanitaria.

❓ Donare il 5 per mille ha un costo?

No.
Non comporta alcuna spesa: è una parte delle imposte che comunque si devono pagare allo Stato.

❓ È una donazione?

Non è una donazione diretta.
È una scelta fiscale: decidi tu a chi destinare una quota delle tue tasse.

❓ Come si dona il 5 per mille?

È molto semplice:
• Firma nel riquadro “Sostegno degli enti del Terzo Settore”
• Inserisci il codice fiscale dell’associazione scelta

Puoi farlo tramite:
• Modello 730
• Modello Redditi (ex Unico)
• Certificazione Unica (CU)

❓ Se non firmo, cosa succede?

La quota resta allo Stato.
Firmare è quindi un modo per scegliere attivamente a chi destinare quella parte delle imposte.

❓ Posso scegliere sia 5 per mille che 8 per mille?

Sì.
Sono scelte indipendenti e compatibili tra loro.

❓ Posso donare il 5 per mille anche se non faccio la dichiarazione dei redditi?

Sì.
Anche chi ha solo la Certificazione Unica può:
• compilare la scheda dedicata
• inserirla in una busta chiusa
• consegnarla in banca, posta o a un intermediario abilitato

❓ Posso indicare più di un’associazione?

No.
È possibile indicare una sola associazione per categoria.

❓ Come viene utilizzato il 5 per mille?

I fondi vengono utilizzati per sostenere le attività dell’associazione, come:
• progetti di supporto alle famiglie
• attività di sensibilizzazione
• iniziative educative e scientifiche
• sviluppo di reti tra istituzioni e specialisti

Ogni ente è tenuto a rendicontare l’utilizzo dei fondi.

❓ Quando arrivano i fondi all’associazione?

Non immediatamente.
L’erogazione avviene generalmente dopo circa 1–2 anni dalla dichiarazione.

❓ Perché è importante firmare?

Perché è un gesto semplice ma concreto che permette di:
• sostenere attività reali
• contribuire a progetti di ricerca e supporto
• dare voce a bisogni spesso non riconosciuti

❓ Come posso aiutare oltre al 5 per mille?

Puoi:
• condividere le informazioni
• sensibilizzare altre persone
• partecipare alle iniziative
• sostenere l’associazione con donazioni o volontariato

“Se tratto il DOC con antibiotici e il DOC scompare, è probabile che sia correlato a infiammazione e infezione.”— Dr.ssa...
04/04/2026

“Se tratto il DOC con antibiotici e il DOC scompare, è probabile che sia correlato a infiammazione e infezione.”

— Dr.ssa Juliette Madan, psichiatra infantile, Dartmouth
Webinar PANDAS Physician Network
“Riconoscimento precoce e trattamento delle condizioni neuropsichiatriche neuroimmuni”

03/04/2026

Ci sono battaglie che si possono affrontare da soli….ma non questa….perché richiede qualcosa di più: fiducia, visione, e soprattutto stima reciproca.
Perché quando condividi un percorso con persone che ammiri profondamente, la fatica cambia forma,diventa determinazione,diventa direzione, diventa forza.
Lottare insieme, con chi sai che lavora con competenza, integrità e cuore, non è solo più efficace… è anche ciò che dà senso a tutto.
Insieme non siamo solo più forti…….siamo più credibili, più uniti, più pronti a costruire qualcosa che resterà affinché ci sia dignità e futuro per i nostri bambini.

-prof Alberto Spalice -Prof Claudia Brogna - Presidente Lalli Fabridi Ketty - Vice Presidente Stefania Ganci - Referente per i rapporti istituzionali Vincenzo Casaregola

01/04/2026
30/03/2026

BARCELLONA 2026 – UN PASSO IMPORTANTE PER PANS/PANDAS

Ci sono contesti in cui la presenza conta.
E questo è uno di quelli.

L’Associazione Genitori PANS PANDAS BGE ODV sarà sponsor dell’AMR Summit Global 2026 e sarà presente a Barcellona con un proprio stand.

Si tratta di un congresso internazionale di altissimo livello scientifico, focalizzato sui quadri più complessi, tra cui l’autismo severo, che riunirà alcuni tra i più autorevoli clinici e ricercatori a livello mondiale.

All’interno di questo scenario, il fatto che venga dato spazio anche alle sindromi PANS e PANDAS rappresenta un segnale estremamente rilevante.

Significa che queste condizioni stanno entrando sempre più nel confronto scientifico internazionale.
Significa che si stanno aprendo nuovi spazi di attenzione, studio e riconoscimento.

La nostra presenza con uno stand nasce proprio da questo: esserci, in un contesto di così alto valore scientifico, dove si definiscono le prospettive future della medicina.

Perché il riconoscimento passa anche da qui.

associazioni
✔️ portare la voce dei pazienti e delle famiglie a livello internazionale

𝙍𝙚𝙡𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞:
https://amrsummitglobal.com/faculty-speakers/
𝙋𝙧𝙤𝙜𝙧𝙖𝙢𝙢𝙖 𝙚 𝙞𝙨𝙘𝙧𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞:
https://amrsummitglobal.com/wp-content/uploads/2026/02/SCIENTIFIC-PROGRAM.pdf
𝙄𝙣𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞:
https://amrsummitglobal.com

Quando la scienza cambia il destino: il lascito della Dr.ssa Judith L. RapoportCi sono nomi che non entrano solo nei lib...
30/03/2026

Quando la scienza cambia il destino: il lascito della Dr.ssa Judith L. Rapoport

Ci sono nomi che non entrano solo nei libri di medicina, ma nella storia silenziosa di migliaia di famiglie.
La Dr.ssa Judith L. Rapoport è uno di questi.

Psichiatra infantile e figura chiave del National Institute of Mental Health (NIMH), Rapoport è stata tra le prime a dimostrare che il disturbo ossessivo-compulsivo nei bambini non era una questione “comportamentale” o educativa, ma aveva una base biologica reale.

Oggi può sembrare scontato.
Ma negli anni ’80 non lo era affatto.

Fino ad allora, molti bambini con DOC venivano fraintesi, etichettati, non riconosciuti.
Non c’era una chiara comprensione scientifica, e soprattutto mancava una direzione terapeutica concreta.

Il lavoro della Dr.ssa Rapoport ha cambiato questo paradigma.

Attraverso studi rigorosi e una visione innovativa, ha contribuito a spostare il focus:
dal giudizio al riconoscimento,
dalla colpa alla comprensione,
dall’isolamento alla possibilità di cura.

È anche grazie al suo lavoro se oggi il DOC pediatrico è considerato una condizione trattabile.
E questo passaggio, apparentemente tecnico, ha avuto un impatto enorme sulla vita reale.

Perché dietro ogni diagnosi c’è una famiglia.
Dietro ogni sintomo, un bambino che chiede di essere capito.

Il suo contributo non si è fermato lì.

Rapoport è stata mentore della Dr.ssa Susan Swedo, figura centrale nella definizione delle sindromi PANS e PANDAS.
Un passaggio di conoscenza che ha aperto nuove strade nella comprensione delle connessioni tra sistema immunitario e cervello.

Ed è proprio in questa continuità che si coglie la forza della sua eredità:
non solo ciò che ha scoperto, ma ciò che ha reso possibile per chi è venuto dopo.

Oggi, mentre il mondo scientifico la saluta, è giusto fermarsi un momento e riconoscere cosa significa davvero il suo lavoro.

Significa aver dato dignità a sintomi invisibili.
Significa aver cambiato il modo in cui guardiamo i bambini.
Significa aver trasformato la medicina in uno strumento di ascolto, prima ancora che di cura.

Per chi vive la realtà del PANS/PANDAS, questo non è solo un capitolo della storia della psichiatria.
È una radice.

Perché ogni passo avanti che oggi chiediamo — riconoscimento, diagnosi precoce, percorsi strutturati — nasce anche da chi, come lei, ha avuto il coraggio di vedere prima degli altri.

E forse è proprio questo il punto.

La scienza non è fatta solo di dati.
È fatta di sguardi che cambiano direzione.

E il suo sguardo ha cambiato il destino di molti.

https://www.nytimes.com/2026/03/28/science/judith-rapoport-dead.html?smid=nytcore-ios-share&fbclid=IwdGRleAQ3MRZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeK27aEPvY8aFaRYzfYEFV4CoDonbAb7GU2Sq-6y_wIJcKRYWS4VNIa9ZKimM_aem_rxa_8c0q2ViiHY8C5v4Ydg

Her best-selling 1989 book, “The Boy Who Couldn’t Stop Washing,” based on her groundbreaking research, brought public awareness to obsessive-compulsive disorder.

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