Pandas Pans in Pillole

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Più consapevolezza = diagnosi più veloce = bambini aiutati prima.

Negli ultimi anni, le famiglie di bambini e ragazzi con PANS e PANDAS hanno spesso riportato la stessa esperienza: sinto...
15/02/2026

Negli ultimi anni, le famiglie di bambini e ragazzi con PANS e PANDAS hanno spesso riportato la stessa esperienza: sintomi neuropsichiatrici improvvisi e severi che sembrano andare oltre una spiegazione puramente psicologica. Da tempo chiedono alla comunità clinica di guardare “sotto la superficie” dei sintomi, considerando il possibile ruolo del sistema immunitario e dei processi infiammatori.

Uno studio internazionale, intitolato Identification and Validation of Immuno-Inflammatory Neuroimaging Markers Across Major Psychiatric Disorders, si inserisce in questo cambio di paradigma scientifico. Pur non essendo focalizzato specificamente su PANS/PANDAS, il lavoro offre elementi che rafforzano una visione sempre più integrata tra cervello e sistema immunitario.

Tradizionalmente, molti disturbi psichiatrici sono stati interpretati principalmente attraverso modelli psicologici o neurochimici. Negli ultimi due decenni, però, la ricerca ha iniziato a esplorare in modo sistematico il ruolo dell’infiammazione, delle citochine, delle risposte autoimmuni e delle alterazioni della barriera emato-encefalica.

Lo studio in questione va in questa direzione: attraverso tecniche di neuroimaging avanzato e profilazione immunitaria, i ricercatori hanno identificato un sottogruppo di pazienti con diversi disturbi psichiatrici maggiori che presentano una firma immuno-infiammatoria comune. In altre parole, esisterebbe una quota di pazienti in cui i meccanismi immunitari e infiammatori giocano un ruolo rilevante nel quadro clinico.

Questo non significa che tutti i disturbi psichiatrici siano “immunitari”, ma suggerisce che per alcuni pazienti la componente biologica infiammatoria sia parte del puzzle.

Uno dei concetti chiave che emerge è quello della medicina di precisione. Se riusciamo a identificare sottogruppi biologicamente distinti all’interno di diagnosi oggi molto ampie (come depressione, disturbo bipolare, DOC, ecc.), diventa possibile pensare a trattamenti più mirati.

In prospettiva, questo potrebbe portare a:
• diagnosi più stratificate
• biomarcatori utili alla pratica clinica
• terapie personalizzate in base al profilo biologico del paziente
• maggiore integrazione tra psichiatria, immunologia e neurologia

Un messaggio rilevante anche per PANS/PANDAS

Sebbene lo studio non riguardi direttamente PANS/PANDAS, il suo valore simbolico e scientifico è importante. Queste sindromi sono infatti tra gli esempi più evidenti di come un trigger infettivo o immunitario possa associarsi a un esordio neuropsichiatrico acuto.

Il crescente numero di ricerche che collegano neuroinfiammazione e salute mentale contribuisce a rendere il dialogo scientifico più aperto e meno polarizzato. Per le famiglie, questo rappresenta un segnale che la direzione della ricerca sta evolvendo verso modelli biopsicosociali realmente integrati.

Il vero progresso non sta nel sostituire un modello con un altro, ma nell’integrare:
• dimensione psicologica
• dimensione neurologica
• dimensione immunologica
• dimensione ambientale e dello sviluppo

La mente non è separata dal corpo, e il cervello non è isolato dal sistema immunitario. La scienza sta sempre più confermando ciò che molte famiglie osservano da anni nella vita reale.

Studi come questo non forniscono risposte definitive su PANS/PANDAS, ma contribuiscono a un contesto scientifico più maturo, in cui l’interazione tra cervello e sistema immunitario viene presa seriamente.

È così che la conversazione avanza: passo dopo passo, dato dopo dato, verso una comprensione più completa e verso cure sempre più personalizzate.

Neuroimaging-based subtypes have been increasingly identified across major psychiatric disorders (MPDs), but their clinical utility in guiding mechanism-targeted, stratified therapies remains limited. In this study, we aimed to identify biologically annotated neuroimaging markers by integrating brai...

13/02/2026

Le richieste di supporto da parte delle famiglie e del personale scolastico sono in costante aumento.
Per questo abbiamo urgenza di ampliare la nostra équipe di supporto, così da poter rispondere in modo tempestivo ed efficace a bisogni oggi sempre più numerosi.

Ai professionisti che entrano nella rete dell’associazione offriamo:
🔹 formazione specifica su PANS/PANDAS
🔹 periodi di affiancamento supervisionato
🔹 inserimento in una rete multidisciplinare dedicata

Perché garantire supporto qualificato significa fare la differenza, concretamente, nella vita dei bambini e delle loro famiglie.
Info: pandasbge@gmail.com

PANS e PANDAS nelle nuove linee guida internazionali sul DOC: un riconoscimento ancora parzialeIl 17 gennaio 2026 è stat...
12/02/2026

PANS e PANDAS nelle nuove linee guida internazionali sul DOC: un riconoscimento ancora parziale

Il 17 gennaio 2026 è stato reso disponibile online il preprint delle CANMAT e ICOCS 2025 International Guidelines for the Management of Patients with Obsessive-Compulsive Disorder, un documento di 286 pagine che rappresenta uno dei riferimenti internazionali più rilevanti per la gestione del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Per chi si occupa di PANS e PANDAS, una delle prime domande è stata: come vengono considerate queste sindromi nelle nuove linee guida?

Le sezioni che ne parlano direttamente sono la 6.2 e la 6.4.7.

Cosa dicono le linee guida su PANS e PANDAS

Inquadramento diagnostico (sezione 6.2)

Le linee guida dedicano circa mezza pagina a PANS e PANDAS, descrivendo:
• i criteri clinici
• le caratteristiche di esordio acuto
• una sintesi della letteratura disponibile

La posizione espressa è prudente:

“La validità nosologica di queste entità rimane controversa.”

Vengono citati studi precedenti (tra cui Gilbert 2018 e Kurlan 2008) e si riconosce che PANS/PANDAS potrebbero rappresentare un esempio di una più ampia classe di disturbi neuropsichiatrici mediati da meccanismi immunitari o infiammatori.

Tuttavia, le linee guida sottolineano:
• difficoltà di replicazione dei risultati immunologici
• eterogeneità degli studi
• necessità di molte più ricerche
• assenza di biomarcatori definitivi

In sostanza, PANS/PANDAS vengono riconosciute come realtà cliniche descritte, ma non ancora consolidate come entità nosologiche pienamente validate.

Trattamento (sezione 6.4.7)

Qui il documento assume una posizione ancora più netta.

Il DOC associato a PANS/PANDAS viene trattato, secondo le linee guida, come un DOC “classico”, con:
• SSRI
• CBT-ERP (terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta)

Gli interventi immunomodulatori — antibiotici, corticosteroidi, IVIG, plasmaferesi — vengono descritti come caratterizzati da evidenze contrastanti e quindi suggeriti principalmente:
• in contesti di ricerca
• o in valutazioni specialistiche multidisciplinari

Le criticità di questa impostazione

Questa lettura riflette il paradigma della medicina basata sulle evidenze, ma solleva diverse questioni nel contesto PANS/PANDAS.

1️⃣ PANS non è solo DOC

Ridurre PANS a un sottotipo di DOC rischia di semplificare eccessivamente il quadro.
I criteri PANS includono infatti:
• disregolazione emotiva grave
• regressione comportamentale
• disturbi del sonno
• restrizioni alimentari
• sintomi somatici
• irritabilità intensa
• comportamenti aggressivi o a rischio

Si tratta di una sindrome neuropsichiatrica multisistemica ad esordio acuto, non limitata al solo spettro ossessivo-compulsivo.

2️⃣ Sensibilità ai farmaci

Molti clinici esperti in PANS osservano che questi pazienti possono essere particolarmente sensibili agli SSRI, con possibili:
• attivazioni paradosse
• peggioramenti comportamentali
• agitazione significativa

Nel mondo PANS è noto il principio “start low, go slow”, che non viene esplicitamente richiamato nelle linee guida.

3️⃣ Eziologia neuroimmune

Limitare gli interventi immunomodulatori alla sola ricerca può essere letto come prudenza scientifica, ma pone interrogativi quando esistono evidenze di disfunzione immunitaria o neuroinfiammazione.

La ricerca più recente in ambito neuroimmune ed epigenetico (come lo studio di Han et al., 2025 su Nature) suggerisce che i meccanismi biologici alla base di PANS meritano ulteriore approfondimento e non possono essere esclusi a priori.

Un segnale importante, non una chiusura

Nonostante le criticità, la presenza di PANS/PANDAS in linee guida internazionali di questo livello rappresenta un passo avanti.

Significa che:
• la comunità scientifica non ignora più il fenomeno
• il tema è entrato nel dibattito mainstream
• esiste un riconoscimento della possibile base neuroimmune

Più che una chiusura, queste linee guida fotografano uno stato di transizione della conoscenza scientifica.

La vera sfida ora

Il documento evidenzia dove è necessario investire:
• studi multicentrici
• biomarcatori replicabili
• trial clinici strutturati
• registri pazienti
• collaborazione internazionale

Solo con dati solidi e coordinati sarà possibile superare l’attuale incertezza.

Per le famiglie e i pazienti, la realtà clinica di PANS/PANDAS è concreta, complessa e spesso drammatica.
Per la scienza, il percorso di validazione richiede tempo, rigore e replicabilità.

Colmare questa distanza tra esperienza clinica e consenso scientifico è oggi una delle priorità più urgenti.

E proprio per questo il dialogo tra ricerca, clinica, associazioni e istituzioni diventa fondamentale.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S002239562500785X?via%3Dihub

10/02/2026
Sciogliere il “Brain Fog”: come la Neuroinfiammazione Influenza la Cognizione(Traduzione e adattamento dell’articolo dal...
10/02/2026

Sciogliere il “Brain Fog”: come la Neuroinfiammazione Influenza la Cognizione

(Traduzione e adattamento dell’articolo dal sito Brain Inflammation Collaborative)

Il cosiddetto “brain fog” (letteralmente “nebbia mentale”) è un sintomo diffuso ma poco definito che comprende difficoltà di pensiero, memoria, concentrazione e chiarezza mentale. Colpisce molte persone, in particolare chi convive con malattie croniche o post-infettive come condizioni autoimmuni, Long COVID, ME/CFS (sindrome da fatica cronica) e Lyme disease. 

Il termine brain fog non è una diagnosi clinica standard, ma piuttosto una descrizione comune usata da pazienti e clinici per indicare questo insieme di difficoltà cognitive: difficoltà a concentrarsi, lentezza di elaborazione, problemi di memoria e incertezza nel compiere compiti mentali quotidiani. 

Perché è importante capirlo?

Molte persone descrivono il brain fog come una sensazione di “mente annebbiata”, di pensiero rallentato o di incapacità di concentrarsi su compiti che prima risultavano semplici. Questo stato non è limitato a una singola condizione medica, ma si osserva spesso in diversi disturbi cronici, specie quelli associati a infiammazione sistemica o neuroinfiammazione. 

La neuroinfiammazione è una reazione del sistema immunitario nel cervello o nel sistema nervoso centrale che può persistere ben oltre la fase acuta di un’infezione o di un insulto immunitario. In questo stato, cellule immunitarie come microglia e citochine infiammatorie possono interferire con la funzione neurale, influenzando processi come:
• la plasticità sinaptica,
• la memoria e l’attenzione,
• la capacità di elaborare informazioni in modo efficiente. 
Questo collegamento tra infiammazione e funzione cognitiva suggerisce che il brain fog possa essere in parte spiegato da risposte immunitarie in corso o disfunzionali nel cervello, anche quando test clinici tradizionali risultano normali. 

L’iniziativa di Brain Inflammation Collaborative

Per affrontare queste lacune nella comprensione scientifica, il Brain Inflammation Collaborative ha avviato una ricerca insieme alla neuroscienziata Mara Kuvaldina, Ph.D. della Columbia University. 

L’obiettivo è comprendere il brain fog non solo come fenomeno soggettivo riferito dai pazienti, ma come esperienza quantificabile che può essere studiata in relazione a condizioni infiammatorie croniche. 

Lo Studio sul Brain Fog: il Brain Fog Questionnaire (BFQ)

Per raccogliere dati real-world (ovvero basati sull’esperienza quotidiana delle persone), è stato creato un questionario di valutazione del brain fog — il Brain Fog Questionnaire (BFQ) — disponibile sulla piattaforma di ricerca unhide®. Questi strumenti includono:
• domande dettagliate sull’esperienza cognitiva quotidiana,
• valutazioni sulla qualità della vita influenzata dal brain fog,
• descrizioni soggettive (incluso un “word cloud” delle parole che meglio descrivono l’esperienza),
• domande su fattori che possono influenzare la gravità o frequenza del fenomeno. 

Lo scopo è comprendere come persone di tutte le età — bambini, adolescenti e adulti — sperimentano e descrivono il brain fog, raccogliendo dati che aiutino i ricercatori a riconoscerlo, misurarlo e, in futuro, sviluppare approcci terapeutici specifici. 

Perché questa ricerca conta

Gli studi clinici spesso si concentrano su diagnosi e biomarcatori biologici, ma fenomeni come il brain fog sono difficili da catturare con gli strumenti diagnostici tradizionali. Con questo approccio basato sui contributi dei pazienti, gli scienziati sperano di:
• validare scientificamente le esperienze riportate,
• definire meglio l’impatto cognitivo associato alla neuroinfiammazione,
• sviluppare metriche standard per confrontare sintomi tra diverse condizioni mediche. 

Conclusione

Il brain fog è un fenomeno cognitivo complesso, spesso associato a condizioni infiammatorie o post-infettive. Capirlo significa non solo dare voce a chi ne soffre, ma anche spingere la ricerca a definire meccanismi biologici sottostanti e, in futuro, potenziali trattamenti — un passo fondamentale per migliorare la cura di milioni di persone affette da sintomi cognitivi persistenti. 
https://braininflammation.org/untangling-brain-fog/?fbclid=IwdGRleAP3jhxleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeVxw1_nZGAAScW-eH4yO6yNlatqndw8GrYytAe7MrCz4dZOcND4dRz7Ymik4_aem_3h9uzEdIzBOt6GhJxzar5A

Join us as we explore the science behind brain fog, a common yet not well-defined symptom that causes trouble with memory, concentration, and more.

Nuovo studio svedese approfondisce i sintomi ossessivi nei bambini con PANSUna recente svensk studie proveniente dal Gil...
09/02/2026

Nuovo studio svedese approfondisce i sintomi ossessivi nei bambini con PANS

Una recente svensk studie proveniente dal Gillbergcentrum dell’Università di Göteborg ha offerto nuovi dati rilevanti sul modo in cui i sintomi ossessivo-compulsivi (OCD) si manifestano nei bambini e adolescenti con Pediatric Acute-onset Neuropsychiatric Syndrome (PANS). 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical and Experimental Neuropsychology, si concentra su come i bambini con PANS eseguono compiti di reazione motoria in relazione alla gravità dei loro sintomi ossessivi. 

Cosa emerge dai risultati
Al contrario di quanto si potrebbe aspettare, non è stata trovata una correlazione semplice tra sintomi più gravi e tempi di reazione più lunghi in senso generico. 
Piuttosto, quando i sintomi ossessivi erano più pronunciati:
• le risposte erano più corrette,
• e la precisione motoria aumentava,
• anche se questo poteva derivare in tempi di risposta più lunghi.
Questo suggerisce che nei bambini con PANS la lentezza nelle prestazioni non rispecchia necessariamente un deficit cognitivo, ma piuttosto una strategia di risposta molto attenta e precisa, influenzata dal bisogno di fare “tutto perfettamente”. 

Perché è importante questo studio?
I risultati mettono in luce un aspetto fondamentale: la valutazione clinica dei bambini con PANS non deve basarsi solo su misure standardizzate di velocità o tempo di risposta, ma anche su come i bambini eseguono i compiti — cioè quanto si concentrano sulla correttezza e sulla precisione. 

Gli autori sottolineano che questo tipo di comportamento potrebbe essere associato a una tendenza cognitiva di auto-monitoraggio e controllo, che va oltre i semplici sintomi fisiologici di OCD. 

Implicazioni cliniche e future direzioni
I ricercatori suggeriscono che strumenti diagnostici che tengano conto di queste dinamiche — come la combinazione di accuratezza, precisione e velocità — potrebbero fornire una comprensione più sfumata dei sintomi ossessivi nei bambini con PANS. 
Inoltre, la ricerca apre la porta a esplorare approcci terapeutici che non si limitino alla riduzione della velocità di risposta, ma che considerino come il bisogno di precisione possa influenzare il comportamento e l’adattamento quotidiano.
https://www.gu.se/nyheter/ny-svensk-studie-belyser-tvangssymtom-hos-barn-med-pans?fbclid=IwdGRleAP2bGJleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeldr0pj8t0Bs-Ex6BhRihu4dV9vf50tdi70WVQFiIsZhaf7_r3ysf9zqbAR4_aem_PI6-nHvd5l5DwBKzmkbQ9Q

GNC:s senast publicerade forskning om PANS och OCD, med Helena Holmäng som försteförfattare tillsammans med ett tvärvetenskapligt forskarteam.

07/02/2026
“Determinanti genetici della persistenza del DNA di Epstein-Barr virus (EBV) nella popolazione”L’Epstein-Barr virus (EBV...
07/02/2026

“Determinanti genetici della persistenza del DNA di Epstein-Barr virus (EBV) nella popolazione”

L’Epstein-Barr virus (EBV) è un herpesvirus altamente diffuso: oltre il 90 % degli adulti è stato infettato almeno una volta nella vita. Sebbene spesso l’infezione primaria sia asintomatica, il virus può stabilire una infezione latente a lungo termine e contribuire a varie malattie, tra cui alcuni tumori, condizioni autoimmuni e disturbi neurologici. 

Storicamente, la comprensione dei fattori che determinano perché EBV persista in alcuni individui ma non in altri è stata limitata da studi di piccola scala. Lo studio di Nyeo et al. (Nature, 28 gennaio 2026) utilizza per la prima volta dati di sequenziamento dell’intero genoma umano (WGS) su larga scala per esplorare i meccanismi genetici alla base della persistenza del DNA di EBV nel sangue. 

I ricercatori hanno sfruttato dati di quasi 740.000 partecipanti dalle basi di dati UK Biobank (circa 490.000 individui) e All of Us (circa 245.000 individui). Poiché il genoma di EBV è incluso come contig nel riferimento umano hg38, è stato possibile estrarre e quantificare le sequenze virali presenti nei campioni di DNA del sangue che normalmente verrebbero ignorate. 

Questo approccio consente di misurare una forma di “EBV DNAemia” — la presenza di DNA virale circolante — interpretabile come un indicatore di persistenza del virus. 

Principali risultati

1. Frequenza di EBV DNAemia
Il 9,7 % degli individui nell’UK Biobank aveva livelli di EBV DNA rilevabili nel sangue. Questo dato suggerisce che una porzione significativa della popolazione può avere livelli persistenti di DNA virale, anche in assenza di manifestazioni cliniche acute. 

2. Associazioni con fenotipi umani
La presenza di EBV DNAemia mostrava associazioni riproducibili con malattie di vario tipo, incluse condizioni respiratorie, autoimmuni, neurologiche e cardiovascolari. Gli autori sottolineano che queste associazioni richiedono ulteriori studi per valutare se siano causali oppure riflettano stati di immunosoppressione o altri processi biologici correlati. 

3. Determinanti genetici
Una genome-wide association study (GWAS) ha identificato 22 loci genetici associati in modo significativo con la persistenza di EBV DNA nel sangue. Questi loci includono varianti in 148 geni, molti dei quali sono coinvolti nella regolazione dell’immunità e nel processamento degli antigeni. 

I risultati mostrano che la variabilità genetica umana influenza la probabilità che EBV persista ad alti livelli nel tempo, con caratteristiche poligeniche e una ereditabilità stimata attorno al 2 %. 

4. Ruolo del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC)
Le varianti più fortemente associate sono vicino ai geni del MHC di classe I e II. In particolare, la variazione negli alleli di classe II (che regolano la presentazione degli antigeni alle cellule T) sembra essere un importante modulatore della persistenza del DNA di EBV. 

Analisi di singola cellula indicano che i programmi genetici correlati con la persistenza di EBV DNA sono arricchiti nelle cellule B e nelle cellule presentanti l’antigene, coerenti con il fatto che queste cellule fungono da serbatoio latente del virus e sono centrali nella risposta immunitaria contro EBV. 

Implicazioni biologiche

Questi risultati supportano un modello in cui la persistenza del DNA di EBV non è un evento casuale, ma piuttosto un tratto complesso influenzato dalla genetica dell’ospite, in particolare da vie legate al processamento degli antigeni e alla presentazione immunitaria. 

L’approccio di sfruttare dati di sequenziamento su popolazioni estese può essere applicato ad altri virus del viroma umano, offrendo una nuova prospettiva per studiare la persistenza virale e la sua relazione con fenotipi umani complessi. 

Lo studio dimostra che:
• è possibile quantificare la persistenza del DNA virale di EBV da dati WGS su larga scala;
• la presenza di EBV DNA nel sangue mostra associazioni consistenti con diverse condizioni di salute;
• varianti genetiche umane influenzano fortemente la persistenza del DNA di EBV, in particolare varianti nel MHC e processi immunitari;
• questi risultati pongono basi per approfondire come l’interazione genoma umano–virus possa contribuire a esiti clinici a lungo termine. 

Population-scale WGS reveals genetic determinants of persistent EBV DNA, linking immune regulation—especially antigen processing and MHC class II variation—to EBV persistence and heterogeneous disease associations.

06/02/2026

Cultura e Salute si incontrano per parlare di PANS/PANDAS

Un appuntamento importante per dare voce alle famiglie, ai professionisti e soprattutto ai bambini che vivono questa complessa sindrome.

Durante l’incontro parleremo di PANS/PANDAS dal punto di vista clinico, psicologico e umano, per aiutare a riconoscere, comprendere e non lasciare sole le famiglie.

💬 Giorgia Carrannante ci guiderà attraverso la sua testimonianza, accompagnandoci in un vero viaggio nell’oscurità, fatto di difficoltà, ricerca di risposte, ma anche di consapevolezza e speranza.

Con la partecipazione del dott. Carlo Capone, neuropsichiatra infantile, e della dott.ssa Magda Valeri, psicoterapeuta.

19 febbraio 2026
Ore 17.00
📍 Biblioteca Civica “Alda Merini” – Rivoli
Ingresso libero
❌ disponibile su richiesta attestato di partecipazione.

Un’occasione per informarsi, sensibilizzare e costruire insieme maggiore consapevolezza su PANS/PANDAS.

Vi aspettiamo……..conoscere è il primo passo per aiutare.

Svolta terapeutica: le cellule CAR-T efficaci nelle malattie autoimmuni pediatricheUn risultato scientifico di enorme po...
06/02/2026

Svolta terapeutica: le cellule CAR-T efficaci nelle malattie autoimmuni pediatriche

Un risultato scientifico di enorme portata apre nuovi orizzonti nel trattamento delle malattie autoimmuni gravi dell’età pediatrica. Per la prima volta, uno studio clinico coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con l’Università di Erlangen (Germania) ha dimostrato che la terapia con cellule CAR-T dirette contro l’antigene CD19 può indurre remissioni profonde e durevoli in bambini e ragazzi che non rispondevano più ai trattamenti tradizionali. 

I risultati pubblicati su Nature Medicine

I dati dello studio, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, provengono da un gruppo di otto pazienti pediatrici affetti da forme gravi, aggressive e refrattarie di malattie autoimmuni. Tutti i bambini avevano un’età compresa tra i 5 e i 17 anni e una storia clinica complessa, con danni d’organo e risposte insufficienti o temporanee alle terapie immunosoppressive convenzionali. 

I risultati principali sono sorprendenti:
• 7 dei 8 pazienti sono oggi in remissione clinica completa, con sospensione totale delle terapie immunosoppressive.
• L’ottavo paziente, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento clinico significativo e stabile nel tempo.
• Il follow-up osservazionale supera i 24 mesi, confermando la durabilità della risposta. 

Che cosa sono le cellule CAR-T?

Le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) sono linfociti T del paziente che vengono prelevati e geneticamente modificati in laboratorio per esprimere un recettore artificiale in grado di riconoscere un antigene specifico — in questo caso CD19, una proteina presente sulla superficie dei linfociti B. Nelle terapie antitumorali queste cellule riconoscono e distruggono cellule neoplastiche; nelle malattie autoimmuni, invece, mirano ai linfociti B autoreattivi, responsabili dell’attacco ai tessuti sani. 

L’eliminazione selettiva di queste cellule B auto-reattive riduce in modo profondo l’infiammazione e ripristina l’equilibrio del sistema immunitario, con la prospettiva di remissioni durature senza la necessità di farmaci immunosoppressori cronici. 

Implicazioni cliniche e prospettive future

Per i bambini e le loro famiglie, questi risultati rappresentano una svolta clinica: le malattie autoimmuni pediatriche gravi — come il lupus eritematoso sistemico, la dermatomiosite giovanile e la sclerosi sistemica giovanile — spesso richiedono trattamenti prolungati con immunosoppressori associati a effetti collaterali significativi. 

L’approccio CAR-T, già consolidato per alcune leucemie e linfomi, potrebbe dunque aprire una nuova era terapeutica anche per pazienti non oncologici. I ricercatori dichiarano che l’evidenza di un “reset immunitario” — mantenuto anche dopo la ricomparsa delle cellule B — è un elemento distintivo rispetto alle terapie tradizionali. 

Dal punto di vista della sicurezza, gli eventi avversi osservati nello studio sono stati lievi e transitori, senza complicanze gravi significative.

Questo studio, pubblicato su Nature Medicine, rappresenta uno dei contributi più importanti degli ultimi anni nell’ambito delle terapie avanzate per le malattie autoimmuni pediatriche. Con un tasso di remissione clinica senza precedenti e una profonda modifica del profilo immunitario dei pazienti, la terapia con cellule CAR-T potrebbe — in futuro — ridisegnare il paradigma terapeutico per queste condizioni complesse e spesso debilitanti. 

Sette bambini su otto in remissione completa, tutti hanno sospeso le terapie immunosoppressive. Studio condotto in collaborazione con l'Università di Erlangen

06/02/2026

28 Febbraio 2026 ore 20,30 webinar

“RESISTERE ALL’IMPREVISTO:
Come i genitori possono sviluppare resilienza”
www.pandasbge.it
pandasbge@gmail.com

Pietro Trabucchi si occupa da oltre due decenni di motivazione, gestione dello stress e resilienza. Fa parte del Dipartimento di neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona. Insegna anche al Master in «Project Management» del MIP Politecnico di Milano. È stato psicologo di varie squadre olimpiche: Sci di Fondo (Torino 2006), Triathlon (Sydney 2000) e Canottaggio (Rio 2016), e delle squadre nazionali di Ultramaratona. Si è occupato della preparazione dei membri di spedizioni alpinistiche finalizzate a stabilire record di ascensione o a svolgere ricerche scientifiche in tutto il mondo (Denali, Elbrus, Aconcagua, Kilimangiaro, Everest). Nel 2005 ha raggiunto la cima dell’Everest con la spedizione «Everest Vitesse». Nel 2019, con la spedizione internazionale «Greenland Expedition Lab» ha compiuto la traversata della Groenlandia con gli sci in 27 giorni. Appassionato praticante di discipline di endurance e di alpinismo, ha ultimato ultramaratone come la Yukon Arctic e il Tor des Géants. Autore di diversi lavori scientifici, i suoi libri Resisto dunque sono, Perseverare è umano e Opus sono dei longseller di grande successo. Vive in Valle d’Aosta con le due figlie, atlete professioniste del Centro sportivo Esercito. www.pietrotrabucchi.it

Accesso alle cure per PANS e PANDAS: un passo avanti importante, ma la strada è ancora lungaNegli ultimi anni, famiglie ...
06/02/2026

Accesso alle cure per PANS e PANDAS: un passo avanti importante, ma la strada è ancora lunga

Negli ultimi anni, famiglie e clinici che si occupano di disturbi neuroimmuni pediatrici hanno ripetuto con forza un messaggio: quando il sistema immunitario si altera, può scatenare sintomi neuropsichiatrici improvvisi e gravi. Nei casi di PANS (Pediatric Acute-onset Neuropsychiatric Syndrome) e PANDAS (Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal infections), ottenere una diagnosi e un trattamento tempestivo può fare la differenza tra una lunga sofferenza e un percorso di recupero.

Oggi arriva un segnale importante dal mondo assicurativo statunitense. La compagnia Aetna ha aggiornato la propria policy medica includendo PANS e PANDAS tra le condizioni considerate, aprendo alla possibilità di copertura per il trattamento con immunoglobuline per via endovenosa (IVIG) quando sono soddisfatti specifici criteri diagnostici e clinici.

👉 Approfondimento ufficiale qui:
https://www.pandasppn.org/aetna/

Perché questo cambiamento è rilevante

Questo aggiornamento rappresenta un riconoscimento concreto di ciò che molte famiglie e medici osservano da anni nella pratica clinica: disfunzioni del sistema immunitario possono essere alla base di sintomi neuropsichiatrici ad esordio acuto, e un intervento rapido può essere cruciale.

Naturalmente, la copertura non è automatica. Restano necessari:
• documentazione clinica accurata
• storia dei sintomi ben definita
• rispetto di criteri diagnostici specifici

Tuttavia, per molti pazienti che prima non avevano alcuna possibilità di accesso a queste terapie, questa policy rende finalmente le cure più raggiungibili.

Un progresso che non basta

Questo passo avanti è incoraggiante, ma evidenzia anche un problema più ampio: l’accesso alle cure resta disomogeneo. Non è sufficiente che una sola compagnia assicurativa riconosca queste condizioni. Finché tutte le politiche assicurative e sanitarie non rifletteranno le più recenti evidenze scientifiche, molte famiglie continueranno a trovarsi davanti a percorsi incerti e diseguali.

Le patologie neuroimmuni pediatriche non sono una rarità marginale per chi le vive: sono condizioni che impattano profondamente sulla vita dei bambini e dei loro familiari. Garantire accesso equo a diagnosi e terapie significa ridurre sofferenza, disabilità e costi sociali a lungo termine.

Guardare avanti

Questo aggiornamento di Aetna può essere visto come un modello e uno stimolo. È un segnale che il dialogo tra ricerca scientifica, pratica clinica e sistemi assicurativi è possibile. Ma è anche un promemoria: serve ancora lavoro per assicurare che ogni bambino, indipendentemente dal luogo o dall’assicurazione, possa accedere a cure basate sull’evidenza.

👉 Dettagli completi sulla policy Aetna:
https://www.pandasppn.org/aetna/

Aetna has updated its medical policy to include PANS/PANDAS, allowing coverage when IVIG is considered a medically necessary treatment.

Indirizzo

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