04/09/2024
Ho potuto osservare che molte persone vivono ogni giorno con la pretesa e l'aspettativa che il mondo si conformi ai propri desideri, e che coloro che dicono di amare facciano esattamente ciò che vogliono loro, in nome dell'educazione, del rispetto e dei valori (quali è da capire).
L'educazione che ci è stata trasmessa è spesso il risultato di ciò che chi ci ha generato ha ricevuto...
Talvolta nel migliore dei modi, talvolta con modalità discutibili, forse anche attraverso punizioni corporali o psicologiche manipolatorie.
Per questo, a volte si pensa che il modo migliore per ottenere rispetto sia quello di riproporre gli insegnamenti e gli esempi osservati e/o ricevuti durante l'infanzia.
L'altra faccia della medaglia diventa l'adottare un atteggiamento opposto, dove nulla è più accettabile o esprimibile, per paura di essere politicamente scorretti o non al passo coi tempi moderni.
Alle aspettative rigide, si aggiungono i pregiudizi, che nascono dai condizionamenti ricevuti su ciò che è giusto o sbagliato, bello o brutto, piacevole o disgustoso, dignitoso o deplorevole (sempre secondo noi).
Ma chi (oltre alla legge di valori universali chiamata Dharma) decide cosa sia giusto, sbagliato, bello o brutto? Perché giudichiamo automaticamente tutto ciò che è diverso dalla nostra idea di correttezza? Quello che per noi è giusto potrebbe essere sbagliato per qualcun altro. I valori sono universali, ma la percezione che ne abbiamo è profondamente soggettiva, e spesso (diciamoci la verità) la adattiamo alle nostre necessità.
Ad esempio: se abbiamo sempre pensato che chi tradisce sia da condannare, potremmo cambiare idea se fosse nostro fratello a tradire sua moglie, trovando giustificazioni ovunque (proviamo a pensarci).
Non abbiamo più ben chiara la visione di quella “Giustizia Universale Superiore” il Dharma in sanscrito, che ci guida per non farci soffrire all'interno della vita materiale.
Allora, perché prima di pretendere che l'altro, per farci felici, faccia ciò che vogliamo noi, privandolo della sua dignità e del suo libero arbitrio, non ci chiediamo se davvero quello che desideriamo per noi è ciò che anche l'altro desidera per sé?
Cosa ci impedisce di avvicinarci all'altro con Amore e Accoglienza, accettandolo per quello che è, quando diciamo di amarlo tanto? Che sia un figlio, un marito o una compagna.
È il nostro ego a ostacolarci, non quell'Ego/Sé sano ed equilibrato che collabora con la nostra parte spirituale ontologica, che ci permette di discernere, ma un ego che cerca di dominare, nascondendo la sofferenza sotto fiumi di parole e azioni altruistiche o egoistiche, forse nella speranza di essere riconosciuto.
Questo ego mette in atto strategie che crede efficaci per ottenere ciò che “pensa” di desiderare e per ottenere amore.
Quando ad esempio usiamo molte parole per spiegare cosa è successo nascondiamo a mio avviso, ciò che non vogliamo sentire dentro, come quando si butta la polvere sotto il tappeto: sai che c'è, ma se non la vedi, ti illudi che la casa sia pulita.
Oppure ci rifugiamo in silenzi prolungati, facendo pagare all'altro la nostra sofferenza, dandogli la colpa di tutto perché non riusciamo a comprendere che il perdono è il primo passo verso l'amore, un atto spirituale che non nasce dalla mente ma dal cuore.
Se vogliamo iniziare bene questo autunno che arriverà (prima o poi), proviamo a guardarci dentro, a riconoscere e a lasciare andare (come fanno gli alberi con le foglie), tutti i pregiudizi e i condizionamenti che destabilizzano la nostra vita.
Non riusciamo a farlo da soli?
Chiediamo aiuto....chi non ne ha bisogno? Chiediamo a un amico, a un collega, a un parente o a un professionista;
È il tempo meglio speso e potrebbe essere proprio il primo passo verso la vita che vorremmo vivere.
Buon inizio di settembre!