Dott.ssa Luisa

Dott.ssa Luisa La mediazione psicopedagogica sportiva si pone l'obiettivo di sostenere giovani atleti e società sportive nella gestione nei vari conflitti tra le parti

Micro torta di Pasqua 😍  !   ❤️
30/03/2021

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15/02/2021

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07/02/2021

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06/01/2021

“Passatemi la palla." Silenzio. Eppure avevo urlato forte, e parlavo un italiano piuttosto corretto.

"Ragazzi, passatemi la palla." Altro silenzio, talmente opprimente da sentire l'eco delle mie parole.
"Oh, allora?" Ancora silenzio, tutti sordi.

Il pallone non me lo passava nessuno. I miei compagni giocavano tra di loro, senza considerarmi. C'ero ma non mi vedevano, o meglio mi vedevano ma si comportavano come se non ci fossi. Mi escludevano come un lebbroso, solo perché ero più bravo di loro. Vagavo come un fantasma, mi sentivo morire. Si stavano ammutinando contro di me. Neanche mi parlavano. Neppure uno sguardo nella mia direzione. Niente.

"Allora, me la date o no?" Di nuovo silenzio.
Mi sono saltati i nervi, sono scoppiato a piangere. Sul campo, senza ritegno, davanti a ventuno avversari, undici dell'altra squadra e dieci della mia. Non riuscivo più a smettere. Correvo e piangevo. Scattavo e piangevo. Mi fermavo e piangevo. Abbattuto, “depresso, soprattutto ancora adolescente.

E a un adolescente queste cose non dovrebbero capitare. A quell'età si dovrebbe fare gol ed esultare, ma il fatto che ne segnassi troppi dava fastidio a un sacco di gente.
È stato quello il momento preciso in cui la mia carriera ancora all'inizio ha svoltato, prendendo la direzione giusta.

Le possibilità erano due: incazzarmi e smettere, oppure incazzarmi e continuare, ma a modo mio. La seconda ipotesi mi sembrava più intelligente della prima, realizzabile in tempi rapidi. Sono andato a prendermi il pallone. Una, dieci, cento volte. Io contro il resto del mondo, io contro i resti del mio mondo. Assomigliavo a un crociato buono. Non volevano giocare con me? E allora io giocavo da solo, tanto avevo le armi per farlo. In dieci non riuscivano a segnare, io da solo sì. Li dribblavo tutti, compresi quelli che vestivano la mia stessa maglia.

Su una cosa erano completamente fuori strada: non avevo la minima intenzione di fare il fenomeno, la verità era molto più semplice, io ero proprio fatto così. Agivo d'istinto, non si trattava di fantasia costruita. Mi venivano in mente una giocata, un passaggio, un gol, e a quel punto li avevo già fatti: correvo più veloce di me stesso, in particolare quando pensavo.

Quello sfogo è stata la molla: se noto troppe persone intorno tendo a non parlare, a emozionarmi, nel bene o nel male, senza darlo a vedere, però quel pomeriggio le cose sono andate diversamente. E ho incominciato un discorso lunghissimo, interiore e quindi silenzioso, privato, al limite del f***e: "Andrea, avere un pregio non può essere vissuto come un peso, è vero, sei di un livello superiore e di questo vanne orgoglioso. Madre Natura con te è stata generosa, quando sei nato era in buona, ti ha regalato il tocco magico: sfruttalo. Vuoi diventare un calciatore? Questo è il sogno che ti si è appiccicato addosso? Gli altri vogliono fare gli astronauti ma a te di volare non frega un c***o? Ecco, allora vatti a prendere quel pallone. Accarezzalo. Ti appartiene, deve essere tuo, gli invidiosi non lo meritano. Loro sono ladri di emozioni, toma in possesso di quella parte di te. Sorridi. Sii felice. Rendi magnifico questo momento, poi aggiungine altri. Salta anche tu dall'altra parte della staccionata, idealmente insieme a tuo padre, intanto gli inseguitori perderanno terreno, questo è scritto. Vai, Andrea. Vai".

Il fatto è che ancora oggi non sono del tutto convinto di essere unico, o insostituibile, ma non riesco a spiegarlo a chi mi circonda, a coloro che sono abituati a studiarmi con estrema superficialità.“Però sono giunto a una conclusione, credo di aver capito: un segreto in effetti c'è, vedo il gioco in maniera diversa. È una questione di punti di vista, un'osservazione ad ampio raggio, una specie di visione d'insieme. Un centrocampista classico guarda avanti e vede gli attaccanti, io invece mi concentro sullo spazio tra me e loro per far passare il pallone. Più geometria che tattica. E quello spazio lo vedo più largo, più semplice da oltrepassare, un cancello facile da abbattere.

- Andrea Pirlo, dal libro 'Penso quindi gioco"

15/10/2020
05/09/2020

C F – Il nuovo allenatore della Ducato Calcio Femminile è Terracciano; Cirimbilli sarà la psicologa Home / Calcio / C F – Il nuovo allenatore della Ducato Calcio Femminile è Terracciano; Cirimbilli sarà la psicologa Spoleto - giovedì 3 Settembre 2020 12:39 Condividi: Facebook Twitter Robert...

Il calcio non è solo la serie A...
29/08/2020

Il calcio non è solo la serie A...

“A volte vedo calciatori in Serie C o D che hanno un talento incredibile.
Gente che da del tu al pallone.
Mi soffermo a guardare i loro movimenti, le loro giocate, e dentro di me mi domando: “come può uno del genere giocare in serie minori? Possibile che non lo noti nessuno?”
Poi vedo approdare calciatori in Serie A che fanno solo da comparsa. Calciatori presi in campionati sconosciuti, ma che per qualche ragione entrano nel giro giusto e approdano magicamente nella massima serie.
Sarà merito dei procuratori, degli sponsor? Non è dato saperlo...
Per rilanciare il calcio Italiano servono calciatori Italiani. Nelle serie minori ce ne sono tanti. Quando giocavo io arrivavano in Serie A solo stranieri che valevano veramente.
Poi ci sono state anche molte eccezioni, ma ci può stare.
Mi piacerebbe che vengano valorizzati i settori giovanili, come sta accadendo da svariati anni in Germania, e Spagna. Solo così riusciremo a tornare a grandi livelli.
Le società devono svegliarsi, comprese le grandi squadre. Devono dare più potere al calciatore e non ai procuratori.”

[Roberto Baggio]

Fonte: Sportweek

Ebbene sì, lo sport incrementa il rendimento scolastico 👍🏼👍🏼👍🏼
28/08/2020

Ebbene sì, lo sport incrementa il rendimento scolastico 👍🏼👍🏼👍🏼

📚 LO SPORT INCREMENTA IL RENDIMENTO SCOLASTICO, aumenta la capacità di concentrazione, il livello di attenzione e di autocontrollo e permette di ottenere migliori risultati scolastici.
Lo studio, pubblicato sugli Annals Journal of Health Promotion, è stato condotto su circa 2.700 studenti canadesi nati tra il 1997 e il 1998 e dimostra che il 48% dei giovani che fanno esercizio fisico studiano tre ore in più alla settimana, perdono meno giorni di scuola e fanno poche assenze ingiustificate.

AGILITÀ FISICA UGUALE AGILITÀ MENTALE 🧠 🏃🏻‍♀️🏃🏻‍♂️

Non è facile comprendere come mai l’agilità fisica possa essere connessa a quella mentale, tuttavia diversi studi confermano questa ipotesi.

❓Se i ragazzi fanno regolarmente esercizio fisico vanno meglio a scuola. Ma perché❓

Una delle possibili spiegazioni è legata all’aumento della circolazione sanguigna. Il movimento aumenta l’apporto di sangue ai tessuti e quindi anche al cervello, compresa l’area dove risiedono la capacità di apprendere, l’attenzione e la memoria.
Almeno, questo è sicuro che avvenga nei topi. Per l’uomo ancora non ci sono certezze.

🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠🧠

È anche probabile che più sangue al cervello voglia dire avere un tessuto cerebrale molto ben nutrito, con sempre nuove cellule nervose di ricambio e quindi anche nuove connessioni tra i neuroni. �Altri studi hanno infatti confermato che L’ESERCIZIO FISICO AUMENTA IL NUMERO DI NEURONI CEREBRALI FUNZIONANTI.
E allora è possibile che tutto, o molto, dipenda da una qualche sostanza che viene liberata in quantità maggiore se si fa molto movimento e in grado di favorire il nutrimento e la funzione dei neuroni.

💡In effetti, esiste un fattore neurotrofico, come lo chiamano gli scienziati, denominato con la sigla inglese BDNF (brain-derived neurotrophic factor), che altro non è che una proteina che si produce proprio nella stessa zona attivata dall’attività fisica, e sarebbe capace di far crescere le cellule nervose e prolungarne la sopravvivenza.
E questo avviene sia negli animali sia nell’uomo, nel quale i livelli di BDNF nel siero aumentano dopo l’esercizio fisico. E non finisce qui.

🧩🧠Alcuni studiosi americani hanno condotto uno studio dinamico per verificare, in vivo, lo sviluppo del cervello umano sfruttando le enormi potenzialità della risonanza magnetica.
In particolare si sono concentrati sull’età evolutiva, esaminando un piccolo gruppo di bambini e adolescenti sani, dai 4 ai 21 anni, che hanno sottoposto a risonanza magnetica ogni 2 anni per 10 anni.�
In questo modo hanno potuto osservare con precisione l’evoluzione della corteccia cerebrale dall’infanzia alla maturità, dimostrando come la maturazione del cervello si associ a un ARRICCHIMENTO dei circuiti neuronali che sono stati più utilizzati in età evolutiva e all’ELIMINAZIONE di quelli che non lo sono stati.

Ed ecco che la connessione tra attività fisica e funzioni cognitive (intelligenza, memoria e conoscenza) si fa più chiara.
In pratica, l’attività fisica sarebbe in grado di “stimolare l’intelligenza” attivando nuovi circuiti neuronali su cui successivamente si svilupperanno capacità intellettuali diverse e superiori.

In termini più semplici: con lo sport praticato regolarmente, PIÙ SANGUE ARRIVA AL CERVELLO, PIÙ NEURONI NUOVI RIMARRANNO ATTIVI E A DISPOSIZIONE DELLE FUNZIONI INTELLETTIVE PIÙ ELEVATE che richiedono concentrazione e ragionamento.



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