12/02/2026
Il Tennis e la Psicologia del barattolo
♥️🧠Una partita di Tennis la vivi per la gran parte dentro la tua testa: assicurati che sia un bel posto per giocare.
Potrebbe essere la sintesi di quella che fu la Psicologia del tennis dagli anni ’80. Una visione del giocatore di tennis forte e fragile nello stesso tempo, sensibile alle brezze emozionali, agli affetti e a quello che attorno a sé andava accadendo.
❤️🩹La mente di un atleta è soggetta a forti pressioni ed è nutrita da alti livelli di stress. Le emozioni, le preveggenze ‘inconsce’ alla Nadal, erano fattori poco considerati fino a qualche decennio fa. Molti intuivano che pur non vedendosi, c’erano veramente: come i fantasmi.
📌 Passano i tempi e l’arrivo dei ‘mental coach’ ha cambiato approccio e visioni del Tennis. Il match, una rappresentazione dell’umana esistenza in perenne prestazione dove l’errore deve essere assente, rimosso.
👉 La parte atletica, quella tecnica, quella tattica e la dimensione ‘mentale’ fanno parte dello stesso paesaggio. Emozioni, affettività, ansia, stati emotivi, depressioni, ricordi, vergogne e paure, tutta questa roba: via.
👉 Oggi la dimensione mentale nel tennis vuol dire precisione, attenzione, anticipazione, tempismo. Qualità che si possono ‘allenare’ colpendo barattoli di latta, bersagli e cose simili. Il mentale come processo correlato all’attenzione per evitare errori e mantenere lucidità nel tempo: nulla più.
😳Eppure i conti non tornano.
Dopo il ko con Djokovic a Melbourne, il tornare in albergo di Sinner è stato un trattato di psicanalisi. La psicologia dell’umano sentire, aleggiava nell’aria: purtroppo, vincendo. Deve essere stato tremendo, insopportabile giocare contro il vecchio lupo serbo e contro il pubblico. Novak Djokovic non è stato solo tifato, è stato amato e se al suo posto ci fosse stato il moretto spagnolo Alcaraz, sarebbe stato uguale. Lo spettacolo oggi vuole altro: fantasia, improvvisazione, variabilità.
O un Eroe, o il caos della sregolatezza vogliono gli spalti, che aiutano non poco a reggere la distanza quando soffiano a favore. Se il gioco si fa lungo, Sinner ci ha abituato alla sconfitta; le 3h50’ sono diventate una barriera psicologica invalicabile, un recinto di pensieri anticipatori che, come i mattoncini lego, si sovrappongono se il tempo scorre, suonando il De Profundis.
⭐️♥️🍀 Ilprofumo della vittoria entra dentro e cresce se l’emozioni sono in ordine e fanno il loro onesto lavoro; se i pensieri spuri non salgono sul calesse della ruminazione; se la trance agonistica ci tiene svegli; se il riverbero dei rumori interiori, non costruisce fantasmi imbattibili.
✍🏻👉È un po’ la psicologia degli Eroi, quella dei giocatori di Tennis: simultaneamente, combattono l’avversario e il Minotauro che di fatto, è una parte di loro.
È la perenne rappresentazione della ‘Solitudine dei numeri primi’ che si rintraccia negli sguardi vuoti dei campioni quando sono sconfitti, Jannik, Carlos, Serena, Roger, Rafa, Novak e non importa ricordarli tutti.
📌 Nel Tennis brutale, la legge è una, oggi più di ieri: chi prima sa perdonarsi, vince.
Massimo Di Paolo
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