09/05/2026
Resilienza è una parola che, negli anni, è stata impoverita del suo significato clinico.
Maltrattata, usata come slogan, ridotta ad all’ennesimo atto performativo attraverso cui ciascuno di noi dovrebbe passare per dare senso a ogni esperienza di crisi, dolore o trauma.
Eppure, la resilienza clinica non è una qualità individuale, muscolare, eroica: quando si rileva non riguarda solo la capacità del singolo di sapersi adattare, è qualcosa di più complesso che - come ha spesso sottolineato Froma Walsh a proposito delle forme di resilienza familiare - prende forma dentro ecosistemi relazionali e di cura.
Ma come ci si può prendere cura dei processi di resilienza di coloro che si prendono cura, di infermieri e sanitari che operano in contesti di crisi e scenari di guerra?
Dipende dalla correlazione tra chi è esposto in maniera pervasiva al dolore, al trauma e l’ambiente relazionale, emotivo, simbolico.
Se l'’ecologia è lo studio delle condizioni che rendono possibile la vita, le interdipendenze, gli equilibri, le risorse, i legami e gli scambi tra un essere vivente e il suo ambiente, allora questa è l’ecologia della resilienza.
Martedì 12 Maggio dalle 14:30 // Palazzo D'Accursio // Bologna