Giulio Costa

Giulio Costa 🥋Cintura nera d’imperfezione
Se mi parli non vuol dire che ti sto analizzando.

Resilienza è una parola che, negli anni, è stata impoverita del suo significato clinico.Maltrattata, usata come slogan, ...
09/05/2026

Resilienza è una parola che, negli anni, è stata impoverita del suo significato clinico.
Maltrattata, usata come slogan, ridotta ad all’ennesimo atto performativo attraverso cui ciascuno di noi dovrebbe passare per dare senso a ogni esperienza di crisi, dolore o trauma.

Eppure, la resilienza clinica non è una qualità individuale, muscolare, eroica: quando si rileva non riguarda solo la capacità del singolo di sapersi adattare, è qualcosa di più complesso che - come ha spesso sottolineato Froma Walsh a proposito delle forme di resilienza familiare - prende forma dentro ecosistemi relazionali e di cura.

Ma come ci si può prendere cura dei processi di resilienza di coloro che si prendono cura, di infermieri e sanitari che operano in contesti di crisi e scenari di guerra?
Dipende dalla correlazione tra chi è esposto in maniera pervasiva al dolore, al trauma e l’ambiente relazionale, emotivo, simbolico.

Se l'’ecologia è lo studio delle condizioni che rendono possibile la vita, le interdipendenze, gli equilibri, le risorse, i legami e gli scambi tra un essere vivente e il suo ambiente, allora questa è l’ecologia della resilienza.

Martedì 12 Maggio dalle 14:30 // Palazzo D'Accursio // Bologna

Resistere è una parola grande, forse troppo grande per essere maneggiata con leggerezza. Ma proprio perché quella parola...
25/04/2026

Resistere è una parola grande, forse troppo grande per essere maneggiata con leggerezza. Ma proprio perché quella parola ha un’origine così alta, concreta, incarnata, possiamo chiederci che cosa continui a domandarci oggi.

Che cosa significa resistere nel 2026? Che cosa significa resistere in un tempo in cui la guerra è tornata a essere un rumore di fondo costante delle nostre giornate, un rumore a cui rischiamo di assuefarci? Che cosa significa resistere quando la vita, la libertà e la democrazia non sono minacciate solo da droni che sganciano bombe e missili, ma anche dall’indifferenza, dalla stanchezza morale, dal linguaggio che si impoverisce, dalla rabbia che diventa identità? E che cosa significa resistere in una contemporaneità che ci chiede di essere sempre forti e performanti, sempre pronti e produttivi, sempre all’altezza della versione migliore di noi stessi?
Forse il primo equivoco da sciogliere è proprio questo: resistere non significa essere invincibili. Anzi, forse oggi resistere significa smettere di credere all’obbligo di esserlo.

Viviamo dentro una cultura che ha trasformato la forza in una prestazione. Non basta più lavorare: bisogna realizzarsi. Non basta riposare: bisogna ottimizzare il riposo. Non basta avere un corpo: bisogna disciplinarlo, mostrarlo, renderlo efficiente. Non basta soffrire: bisogna trasformare il dolore in una lezione. Non basta fallire: bisogna fare del fallimento una tappa narrativa verso il successo.
Anche la fragilità, oggi, è ammessa solo se arriva già confezionata come rinascita. Puoi essere fragile, purché quella fragilità diventi contenuto. Puoi crollare, purché poi tu sappia raccontare quanto sei diventato più forte.

Resistere, oggi, significa questo: restare fedeli alla parte più umana di noi. Quella che, nonostante tutto, crede ancora che una vita degna non sia una vita perfetta, ma una vita capace di cura, memoria, e futuro.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a delle aggressioni  a carico di ragazzi anche minorenni che ci interrogano non solo...
16/04/2026

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a delle aggressioni a carico di ragazzi anche minorenni che ci interrogano non solo per la loro ferocia, ma per la loro grammatica. Dal caso di Trescore Balneario alla recente aggressione di Giacomo Bongiorni a Massa. Sarebbe rassicurante pensare che il problema siano solo "loro": baby-gang, il branco, i maranza. I ragazzi violenti, i giovani senza valori, una generazione smarrita e feroce. È la narrazione più comoda, perché ci assolve. Sposta il male lontano da noi, deresponsabilizzandoci, lo confina nei corpi degli altri, nei volti dei più giovani. Non siamo più tra gli Anni Settanta e Ottanta in preda a I Guerrieri della Notte raccontati nell’omonimo film di Hill, quando quella generazione di adolescenti e giovani adulti figli della società edipica trasgrediva per attaccare le istituzioni.

I comportamenti di questi ragazzi, oggi, non nascono nel vuoto. Crescono dentro il linguaggio che li circonda, dentro il clima emotivo del loro tempo, dentro un mondo adulto che troppo spesso ha smesso di educare al limite e che veicola loro messaggi decisamente ambivalenti chiedendo ai ragazzi di non essere violenti, mentre gli adulti lanciano bombe in Ucraina, in Iran e su Gaza. Nessuno cresce indenne dentro una civiltà che consuma quotidianamente scene di annientamento, perché anche quando non se ne parla, anche quando non le si comprende fino in fondo, quelle immagini lavorano dentro di noi. Sedimentano, normalizzano l’idea che la violenza sia un linguaggio possibile, che il coltello possa sostituire la parola, che l’altro possa essere cancellato.

Quando il linguaggio pubblico si brutalizza, quando la violenza diventa atmosfera, quando il limite non viene più riconosciuto come una forma di cura, ma come un sopruso, allora non crollano soltanto le regole. Crolla la possibilità stessa di riconoscersi reciprocamente umani.

Leggi il mio articolo completo per . Il link nelle storie.

Rinascere non è un dovere. Oggi il mondo urla alla “rinascita” come se fosse un comando, un obbligo stagionale, l’ennesi...
05/04/2026

Rinascere non è un dovere. Oggi il mondo urla alla “rinascita” come se fosse un comando, un obbligo stagionale, l’ennesima performance a cui dobbiamo sottostare.

Sembra che se oggi non ti senti nuovo, luminoso e risolto, tu abbia fallito l’appuntamento con la vita. Nella stanza della psicoterapia si scopre una verità scomoda, ma immensamente umana: non esiste fioritura che non sia passata per il buio della terra. La rinascita non è un “clic” della volontà; è un processo lento che accade solo quando smettiamo di fuggire dall’angoscia.

Rinascere infatti non significa diventare perfetti e necessariamente migliori. Significa lasciarsi toccare dalla vita, anche quando fa male. Significa smettere di evitare la nostra “morte” simbolica (la fine di un’illusione, un fallimento, un dolore cronico) e iniziare ad abitarla.

Oggi non auguro a nessuno di “risorgere” magicamente.
Auguro il coraggio di non scappare da ciò che sentite.

19/03/2026

Corpi celesti è il tema della nuova edizione di un Festival che si è affermato negli anni come osservatorio sul femminile e la differenza di genere. Domenica 22 alle 17:30 nella sede di modererò un talk con e le per confrontarci sugli spazi nella scienza che ancora oggi le donne devono difendere e conquistare, di nuovi spazi da abitare, di desiderio, di avventura, outdoor e di modi per veicolare l’empowerment femminile. Vi aspettiamo!

Ci sono parole che non descrivono soltanto: orientano. Una di queste, a me molto cara, è desiderio. Desiderio come slanc...
13/03/2026

Ci sono parole che non descrivono soltanto: orientano. Una di queste, a me molto cara, è desiderio. Desiderio come slancio, come mancanza che chiama, come forza che ci mette in cammino. Desiderio di prendere spazio, di uscire da ruoli già scritti, di immaginare per sé nuove traiettorie. Dentro Pulcheria , e dentro il bellissimo tema di quest’anno — Corpi celesti — proveremo ad attraversare il femminile proprio da qui: dai corpi che abitano il mondo, dagli ostacoli che ancora li limitano, dalle disparità che segnano il lavoro, la scienza, il movimento, la libertà.
Ma anche dal coraggio di chi apre strade, di chi esplora, di chi diventa pioniera non perché non abbia paura, ma perché decide di andare comunque.

Sarà bello farlo insieme a Patrizia Caraveo e a Le Cicliste per Caso , in un dialogo tra scienza e viaggio, tra cielo e strada, tra identità, autonomia e possibilità.

Parleremo di donne, pionere che prendono spazio. Di confini da attraversare. Di desideri che non chiedono permesso. E di nuove orbite da immaginare insieme.

Ci vediamo a Piacenza, a Pulcheria, Domenica 22 marzo alle 17:30
official


Yūgen, nella cultura orientale, è quel sentimento che proviamo quando realizziamo di essere una piccola parte di un univ...
07/03/2026

Yūgen, nella cultura orientale, è quel sentimento che proviamo quando realizziamo di essere una piccola parte di un universo immenso e insondabile. Quella sensazione che si prova in natura nel mezzo di una foresta o davanti al sole che tramonta nel mare. Non è una “piccolezza” negativa, squalificante, in una contemporaneità che vorrebbe che ci mostrassimo sempre immortali al di sopra di tutto e tutti, illudendoci di essere persone migliori, speciali e che una vita speciale abbia maggior valore.

Ci insegnano fin da piccoli ad essere dei grandi, per essere visti, riconosciti e desiderati, ma in questo modo ci allontaniamo da quella verità che tendiamo a rimuovere, ovvero che siamo piccoli in un universo su cui non abbiamo il controllo.
Piccoli come quelle gemme che iniziano a farsi spazio ora tra la neve che si sta sciogliendo, e i rami feriti e spezzati come noi in un mondo in cui la speranza cerca di fare breccia nel trauma della guerra.

La settimana scorsa mentre l’Italia cantava Sanremo è uscito The Mountain, il nono album dei Gorillaz: un’ascesa al lutt...
06/03/2026

La settimana scorsa mentre l’Italia cantava Sanremo è uscito The Mountain, il nono album dei Gorillaz: un’ascesa al lutto. Un album scritto interamente mentre sia Damon Albarn che Jamie Hewlett perdevano entrambi i loro padri, realizzando così un’opera musicale dalle tonalità spirituali e per niente lugubri che attraversa la morte.
Siamo abituati a pensare al lutto come a un abisso, un buco nero in cui cadere, ma The Mountain ci suggerisce una prospettiva diversa, ovvero che la perdita può anche essere una scalata: faticosa, rarefatta, ma necessaria. E’ il lavoro del lutto. In un mondo che nega la morte i Gorillaz creano uno spazio rituale e la musica diventa il contenitore sicuro per esplorare la paura della fine senza venirne annientati.
Il sound elettronico tipico dei Gorillaz si fonda con i sitar e suggestioni indiane analoghe alle sonorità dei Beatles della fine degli Anni ’60. Tuttavia, niente di plastificato, niente “Plastic Guru” che banalizzano la spiritulità e la morte.
Un album imperfetto e coraggioso che ci dice che nell’esperienza del lutto, nonostante una perdita abbia sconvolto l’orizzonte del nostro mondo, possiamo concederci il tempo necessario di scoprire, ascoltare o suonare nuove melodie.

Oggi i nostri figli sono imprigionati nei desideri. Non i propri, ma quelli dei genitori. Questa è una delle premesse ch...
02/03/2026

Oggi i nostri figli sono imprigionati nei desideri. Non i propri, ma quelli dei genitori.
Questa è una delle premesse che rischia di muovere ragazze e ragazzi a disinvestire da ciò che piace loro, per un percorso già determinato dalla propria famiglia e in cui sentirsi in dovere di starci e con l’ansia di non esserne all’altezza.

Tuttavia, per orientarsi in un territorio, come nella vita serve mettere distanza per scrutare l’orizzonte e mettere a fuoco l’Altro. E’ questo il tempo in cui, per la prima volta i nostri figli si trovano a decidere per la prima volta se essere lo specchio dei nostri narcisismi o se correre il rischio, bellissimo e terribile, di diventare un soggetto unico, separato da noi.

Da queste premesse partiremo a dialogare Mercoledì 4 Marzo alle 21:00 presso la sede della Confartigianato di Lodi in Via della Marescalca, 6

Ho la fortuna di vivere in una città, Piacenza, che ti consente di correre in natura facilmente: dagli sterrati infiniti...
22/02/2026

Ho la fortuna di vivere in una città, Piacenza, che ti consente di correre in natura facilmente: dagli sterrati infiniti che costeggiano l’argine del Po, ai sentieri tra i faggi dell’Appennino piacentino. Correre o camminare in natura non è solo un allenamento fisico, ma un allenamento dello sguardo al cambiamento che le strade urbane difficilmente stimolano.

È quel periodo dell’anno, in Pianura Padana, dove più il sole tenta timidamente di affermare la sua presenza, più la nebbia e la foschia rispondono facendo sentire la loro voce che si alza dal terreno umido dell’alba. È la stessa smania che talvolta prende chi corre in questo periodo dell’anno: spingere, essere veloci e visibili con tempi che meritano di essere condivisi su Strava, come ogni nostro attimo di vita.

Ma questa stessa natura ovattata ci dice di sottrarci alla fretta di mostrare di essere presenti, veloci e splendenti, ma di concederci ancora un po’ di inverno con la sua lentezza, calma, torpore, disordine.

Gennaio, sei sempre buio, ombra, lentezza e silenzio. Sei un ritmo in levare e diastola. Sei sempre infinito: sei il res...
01/02/2026

Gennaio, sei sempre buio, ombra, lentezza e silenzio. Sei un ritmo in levare e diastola. Sei sempre infinito: sei il respiro trattenuto prima del tuffo. E ora tuffiamoci.

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Piacenza
29121-29122

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