Giulia Lotti Psicologa-Psicoterapeuta

Giulia Lotti Psicologa-Psicoterapeuta Percorsi psicoterapia adulti e bambini, supporto genitorialità, terapia con EMDR, Practitioner Emdr Europe, Training autogeno .

Gruppi psicoeducativi per bambini e adolescenti, per affrontare insieme le difficoltà inerenti le specifiche fasi evolutive.

L’incontro con il vuoto 🎐 Quando è stata la prima volta che hai fatto esperienza del vuoto?Sentendo di abitare uno spazi...
22/04/2026

L’incontro con il vuoto

🎐 Quando è stata la prima volta che hai fatto esperienza del vuoto?
Sentendo di abitare uno spazio freddo, dominato dall’assenza e dal silenzio?

🧭 Un lutto, la prima amicizia fortissima che si spezza, un legame d’affetto importante che viene meno. Una città, una casa, un lavoro che smettono di essere nostri.
Un sogno che si infrange prima di potersi realizzare.
Una parte di noi che dobbiamo accettare di non vedere nascere.

🌁 Si apre una finestra su un paesaggio nebbioso, immobile, confuso.
Anche in terapia abitare quello spazio non è cosa facile.
È una sospensione del tempo , è smarrimento. Accettare per un po’ di non poter tornare indietro ma fare, al tempo stesso, una grande fatica a guardare avanti. É brancolare nel buio e, a un certo punto, sentire il tiepido calore di una fiammella di fiducia.
Nei propri nuovi passi, in un terreno diverso ma comunque in grado di regalarci la sicurezza di qualche radice.
Nei piccoli desideri di progettualità che tornano. Nel coraggio di non rinnegare quella fragilità, non appena il dolore si fa meno intenso.
E allora ti accorgi che quello spazio era solo un terreno invernale, che, anche quando guardandolo non lo avresti detto mai, dentro aveva tutto ciò che serviva per tornare a fiorire.

“Io e il mio amico vuoto”, A.Mahdavi



15/04/2026

Ti senti sempre esausto ma non sai perché?
Forse il problema non è la stanchezza ma la mancanza di confini

I tre segnali dei mancati confini:

1. “Dici sí” ad un compito o a una persona ma poco dopo provi rabbia. Questa emozione è la tua bussola: ti sta dicendo che hai appena tradito un tuo bisogno.

2. “Ti senti responsabile dell’umore degli altri”: se qualcuno intorno a te è triste o arrabbiato, tendi ad adoperarti per risolvere, altrimenti ti senti in colpa. E, nel tentativo di regolare l’emozione altrui, il tuo confine si sgretola.

3. “Fai fatica a dire no”( anche per piccole cose): l’idea di deludere qualcuno di genera un’ansia fisica, preferisci sovraccaricarti pur di affrontare l’imbarazzo di dire che non riesci a fare qualcosa che ti viene chiesto.

“Mettere un confine non significa allontanare le persone ma trovare un equilibrio nelle relazioni, guidare gli altri a vederti in modo realistico e non idealizzato, potendoti apprezzare per ciò che sei. Senza condizioni🪷”

🧭 E tu, in quale aspetto del non saper mettere confini ti ritrovi maggiormente?

13/04/2026
Il giudizioSe dovessi disegnare te stesso, immerso nella paura del giudizio, cosa apparirebbe sul foglio?🧩 E per quale a...
08/04/2026

Il giudizio
Se dovessi disegnare te stesso, immerso nella paura del giudizio, cosa apparirebbe sul foglio?

🧩 E per quale aspetto di te, ti sei sentito/a di non appartenere al gruppo a cui ti stavi avvicinando?

🎨 Se tu potessi prendere tra le mani la parte di te che si è sentita una matita spuntata e consumata, finita per sbaglio tra la scatola di matite nuove e dai colori invitanti, cosa proveresti?
Imbarazzo, comprensione, rabbia, istinto di protezione, tenerezza, tristezza, simpatia?

📝 E, con quella matita tra le mani, quale messaggio ti scriveresti?

🧱 Dalla stanza di terapia, ne emergono alcuni, come graffiti che il tempo non cancella: “c’è posto anche per te”, “le cose possono anche andare bene”, “devi solo trovare i giusti compagni di gioco”...

*Disegno in foto realizzato dalla bravissima Sara Frati, sempre capace di mettere emozioni su carta💕



Dipendenza emotivaLa dipendenza emotiva è un gioco di specchi, più che di vittima e carnefice. E tende a non esaurirsi n...
01/04/2026

Dipendenza emotiva

La dipendenza emotiva è un gioco di specchi, più che di vittima e carnefice. E tende a non esaurirsi nelle relazioni affettive ma è un bisogno di specchiarsi nelle parole altrui come forma di riconoscimento del valore personale.

🌱Cosa è accaduto ad una persona che fa fatica a riconoscersi?

🗺️ Ogni storia è un percorso unico ma, tendenzialmente, fin dalla prima infanzia si puó aver fatto i conti con sentimenti di inadeguatezza o di amore condizionato. La spontaneità è stata bloccata in favore all’adesione ad un disegno già scritto. Le libere scelte pagate con il prezzo della solitudine o del giudizio feroce.

🪷Che ripercussioni può aver avuto tutto ciò?

Un’ inibizione della curiosità e dell’esplorazione, la convinzione di dover vivere in una condizione di passività, di non scelta. Non sapere più chi siamo davvero.

🏠 Per questo, il primo passo, in terapia, è lavorare per sostituire quell’apparente senso di vuoto, il senso di estraneità da sè che questo meccanismo provoca.
Poi si riconosce ognuna di quelle ferite all’identità di sé, senza minimizzare, nuotando tra le onde del senso di colpa (“sento male, ma posso dirlo o sono cattivo?). È un momento dove può affiorare tristezza, come effetto della connessione profonda a quei meccanismi.
Poi, pian piano, si comincia a camminare, non perché gli altri e neppure il terapeuta dicono che quella sia la strada giusta ma perché si comincia a sentirsi, da dentro e non attraverso il fuori. Si può avvertire forza, ma anche paura perché non si è abituati a non rispecchiarsi nell’approvazione altrui.

Quando l’adulto smarrito ritrova la sua forza vitale e incontra il suo bambino, ferito sí ma con ancora desideri e inclinazioni accesi, è uno di quegli istanti che spazzano via tutte le fatiche. La protezione e la validazione sono date dall’interno, strumenti con cui si parte da casa e non elementi che ci spingono, perché mancanti, ad uscire e andare incontro all’altro.
Come quando vedi un paesaggio bellissimo dopo una salita ripida, e lo vedi con i tuoi occhi, e ti bastano per crederci, anche se ti giri e non hai nessuno a confermartelo.

emotiva

25/03/2026

DialoghiEmotivi: Parliamo di EMDR

E se le ali avessero radici?🪷In questi giorni di fine inverno, se alzo gli occhi nel tragitto verso lo studio, posso ved...
20/03/2026

E se le ali avessero radici?

🪷In questi giorni di fine inverno, se alzo gli occhi nel tragitto verso lo studio, posso vedere la magnolia improvvisamente fiorita.
Ed ecco che mi viene in mente “Due ali” 🪽,
un bellissimo albo ricevuto in dono a Natale, quando la fioritura era solo una promessa lontana, un patto segreto tra la terra e il cielo.

🌱 Delle ali candide e trasparenti spuntano un giorno ai piedi dell’albero di pesco e il protagonista del libro proprio non si capacita di come possano essere giunte fino a lí, nel giardino di casa sua. Forse qualcuno le aveva smarrite?

🧠 Poi ricorda che sotto terra, proprio accanto alle radici di quell’albero, molto tempo prima aveva nascosto una scatola del tesoro, che custodiva un gu**to che gli aveva scaldato la mano, una candela accesa in un Natale lontano, un fazzoletto porto a qualcuno incontrato sul proprio cammino, la forchetta con cui, tentativo dopo tentativo, aveva imparato a mangiare gli spaghetti.

📦 E da tutti quei piccoli potenti gesti da niente, accumulati un giorno dopo l’altro, sommati a quei minuscoli incontri tra esseri umani che si scambiano uno sguardo mentre imparano l’arte di esserci, ecco spuntate delle impalpabili ali.

❤️ Non trascuriamo, allora, quei minuscoli attimi in cui “ci proviamo”, perché sembra che, dalla somma di tutti quei gesti e incontri, possano nascere ali per volare verso chi siamo.

“Due ali”, C. Bellemo, M. Di Giorgio, Topipittori




🔎 L’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) - Nato per trattare il disturbo post traumatico da st...
04/03/2026

🔎 L’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

- Nato per trattare il disturbo post traumatico da stress dopo un evento critico di vita, rappresenta una tecnica
psicoterapeutica significativa anche per le persone con traumi da attaccamento.

Spesso, chi ha vissuto relazioni precoci instabili o trascuranti sente che il passato non è “finito”, ma continua a bussare alla porta del presente sotto forma di ansia, insicurezza o difficoltà relazionali.

A differenza di un singolo evento catastrofico, il trauma da attaccamento è spesso cumulativo.
Sono quei “piccoli” momenti ripetuti in cui non ti sei sentito visto, protetto o compreso. ❤️‍🩹

Cosa accade, in questo caso?
• Si creano dei “nodi” mnestici dove l’informazione è congelata.
• Ti ritrovi a reagire a un collega o a un partner con la stessa intensità emotiva di quando eri piccolo, senza capire perché.

Come avviene il processo di desensibilizzazione e riprocessazione dei ricordi?

Il cuore pulsante dell’EMDR è l’attenzione duale. Mentre richiami un ricordo doloroso, il terapeuta guida i tuoi occhi tramite stimoli bilaterali.
Questo processo serve a:
1. Tenere un piede nel presente: sei al sicuro nello studio, qui e ora.
2. Tenere un piede nel passato: osservi il ricordo senza venirne sommerso.

Questa “doppia presenza” permette al tuo cervello di elaborare l’evento: emisfero destro e sinistro riprendono il loro dialogo naturale, senza i blocchi del trauma. 🧠💭

⭐ L’obiettivo finale non è dimenticare ciò che è successo, ma desensibilizzare la sua carica emotiva, riportando il ricordo nel passato e lasciandoti libero, o almeno più consapevole, di agire nel presente!

“Analizzare l’eredità emotiva che potremmo trasmettere alla generazione successiva é un movimento verso la rottura del c...
26/02/2026

“Analizzare l’eredità emotiva che potremmo trasmettere alla generazione successiva é un movimento verso la rottura del ciclo del trauma intergenerazionale”
( L’eredità emotiva, G. Atlas).

Qual è la mia eredità emotiva?🤍

Tutto quello di cui non abbiamo piena consapevolezza, che ruota intorno ai legami familiari tra una generazione e l’altra, viene trattenuto nella nostra mente e rivissuto, anche attraverso il corpo e i suoi sintomi, come se accadesse oggi.

E in cosa consiste l’eredità emotiva?🌟
Segreti, fatti accaduti e non detti, che diventano espressioni stampate nelle facce di chi ci ha cresciuto, paure dei grandi che si fondono con quelle dei piccoli, frasi che prima ascoltiamo come un mantra e che poi ci entrano dentro e spuntano anche sulle nostre labbra, senza però essere davvero nostre.

Se chiudi gli occhi, qual è la prima traccia della tua eredità emotiva e a quale persona del tuo mondo affettivo ti collega?



💭“Forse ho avuto un attacco di panico...o di ansia, non so” La divulgazione sui social è importante ma, a volte, tutta u...
11/02/2026

💭“Forse ho avuto un attacco di panico...o di ansia, non so”

La divulgazione sui social è importante ma, a volte, tutta una serie di informazioni acquisite velocemente, mentre siamo impegnati a fare altro, rischiano di far costruire alla nostra mente etichette che complessificano ciò che, invece, è più semplice e passeggero.

Come posso differenziare il panico dall’ansia, riconoscendo cosa mi sta accadendo?

📌Il panico è un corto circuito del nostro sistema nervoso, che in modo rapido e senza che sia preceduto da avvisaglie, scatena una serie di reazioni fisiologiche (tachicardia, sudorazione, nebbia mentale..). Il malessere è principalmente fisico e ci spaventiamo perché sentiamo messa a rischio la nostra incolumità.

📌 L’ansia è sempre una attivazione che registriamo nel corpo ma in conseguenza di pensieri che cominciano ad alternarsi velocemente dentro di noi e che ci aprono scenari di paura crescente.

Nel primo caso, dunque, il corpo è il protagonista, nel secondo é la fotografia di mare-in tempesta-dove sfocia il fiume di pensieri che non riusciamo a rallentare.

💭 In entrambi i casi, però, il corpo tenta di entrare in dialogo con la mente, come può, talvolta con una forza che ci spaventa.

Ecco che l’ascolto del corpo, in terapia, non può essere trascurato, con l’obiettivo di integrare pensieri e sensazioni, sperimentando un senso di ritrovata sicurezza.🤍

E se, nel costruire il nostro racconto, potessimo considerare le emozioni come pioggia colorata che ci bagna, che colore...
15/01/2026

E se, nel costruire il nostro racconto, potessimo considerare le emozioni come pioggia colorata che ci bagna, che colore avrebbero le stanze che abitiamo? ☔️

🪷 Dove sperimento calma e pace?
☀️ Dove mi sento soddisfatto e felice?
⚡️ Dove ho più spesso paura?
💗 Dove e con chi mi sento amato?
🔥 Dove arrivano fastidio e rabbia?
🌧️ Dove, di solito, incontro tristezza?

Con un piede nel vecchio anno e con l’altro diretto verso quello nuovo che ci aspetta.Con la compagnia delle foglie, che...
01/01/2026

Con un piede nel vecchio anno e con l’altro diretto verso quello nuovo che ci aspetta.
Con la compagnia delle foglie, che ci guidano, con leggerezza, verso l’arte del “lasciar andare”🍂.
Con un bicchiere caldo tra le mani, pensando a cosa ci ha insegnato, quest’anno, di noi ☕.
Con la curiosità in tasca, che, insieme al coraggio e alla paura, saranno un biglietto per salire su quello che verrà 🪷.

Tanti auguri per un luminoso anno nuovo💫!

Indirizzo

Via Dante Alighieri 39/Poggibonsi (SI)
Poggibonsi
53036

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 21:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:30
Giovedì 09:00 - 13:30
Venerdì 09:00 - 20:00

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