05/01/2026
ASCOLTARE✨
"L’ascolto non è gentilezza.
È fisiologia.
È neurologia applicata all’anima.
Quando qualcuno si sente ascoltato, il corpo cambia stato. Non è poesia: è biologia pura. Il sistema nervoso autonomo esce dalla modalità allerta, il nervo vago prende il comando, la frequenza cardiaca si regolarizza, il respiro scende. Il corpo smette di difendersi e inizia a ripararsi.
L’ascolto è il primo atto terapeutico. Sempre.
Viviamo in un’epoca che parla troppo e sente poco. Tutti esprimono, pochi ricevono. Ma l’essere umano non si cura perché viene capito con le parole giuste. Si cura quando sente che può esistere senza essere interrotto. Senza essere corretto. Senza essere aggiustato.
Dal punto di vista neuroscientifico, sentirsi ascoltati abbassa il cortisolo e riattiva i circuiti della sicurezza. Dal punto di vista umano, fa qualcosa di ancora più radicale: restituisce dignità all’esperienza vissuta.
Quando ascolti davvero qualcuno, gli stai dicendo “quello che senti ha diritto di stare al mondo”.
Qui entra in gioco Carl Gustav Jung. Jung non parlava di ascolto come tecnica, ma come postura dell’anima. Per lui, ciò che non viene ascoltato non scompare: si sposta nell’ombra. E l’ombra, quando ignorata, governa. I sintomi, i dolori, le compulsioni, le ripetizioni non sono altro che voci non ascoltate che bussano più forte.
Ascoltare significa permettere all’ombra di parlare senza giudizio.
E attenzione: ascoltare non è essere d’accordo. È restare presenti mentre l’altro esiste. È sostenere il vuoto senza riempirlo subito con consigli, soluzioni, frasi pronte.
C’è una differenza enorme tra sentire e ascoltare. Sentire è un atto passivo. Ascoltare è una scelta attiva. Richiede silenzio interno. Richiede che tu metta da parte il tuo bisogno di avere ragione, di intervenire, di salvare.
L’ascolto vero è scomodo perché ti costringe a non essere il protagonista.
Dal punto di vista clinico, chi non viene ascoltato sviluppa iperattivazione. Il corpo resta in uno stato di vigilanza cronica. I muscoli si irrigidiscono, l’intestino si infiamma, il sonno si frammenta. Il sintomo diventa linguaggio alternativo. Il corpo parla quando nessuno ascolta.
Ascoltare è quindi un atto rivoluzionario.
È dire al sistema nervoso dell’altro: “qui non devi combattere”.
È creare un campo di sicurezza in cui la verità può emergere senza travolgere.
Jung direbbe che l’ascolto autentico è un processo di individuazione condivisa. Due esseri umani che si incontrano senza maschere. Non per guarire subito, ma per essere veri abbastanza da permettere alla guarigione di accadere.
E c’è una cosa che va detta senza zucchero sopra: molti professionisti della cura hanno dimenticato l’ascolto. Si ascolta per rispondere, non per comprendere. Si ascolta per diagnosticare, non per incontrare. Ma il corpo dell'altro lo sa. E reagisce di conseguenza.
Ascoltare è la prima medicina.
Prima della tecnica.
Prima della parola giusta.
Prima del trattamento.
È un atto di coraggio.
Perché quando ascolti davvero qualcuno, devi essere disposto a lasciarti toccare.
E da lì non si torna indietro".
G.T.