Dott.ssa Giada Cicchiello-Psicologa

Dott.ssa Giada Cicchiello-Psicologa Psicologa clinica
Albo Psicologi Emilia Romagna
Criminologa
Psicoterapeuta in formazione

09/01/2026


ASCOLTARE✨"L’ascolto non è gentilezza.È fisiologia.È neurologia applicata all’anima.Quando qualcuno si sente ascoltato, ...
05/01/2026

ASCOLTARE✨

"L’ascolto non è gentilezza.
È fisiologia.
È neurologia applicata all’anima.

Quando qualcuno si sente ascoltato, il corpo cambia stato. Non è poesia: è biologia pura. Il sistema nervoso autonomo esce dalla modalità allerta, il nervo vago prende il comando, la frequenza cardiaca si regolarizza, il respiro scende. Il corpo smette di difendersi e inizia a ripararsi.
L’ascolto è il primo atto terapeutico. Sempre.

Viviamo in un’epoca che parla troppo e sente poco. Tutti esprimono, pochi ricevono. Ma l’essere umano non si cura perché viene capito con le parole giuste. Si cura quando sente che può esistere senza essere interrotto. Senza essere corretto. Senza essere aggiustato.

Dal punto di vista neuroscientifico, sentirsi ascoltati abbassa il cortisolo e riattiva i circuiti della sicurezza. Dal punto di vista umano, fa qualcosa di ancora più radicale: restituisce dignità all’esperienza vissuta.
Quando ascolti davvero qualcuno, gli stai dicendo “quello che senti ha diritto di stare al mondo”.

Qui entra in gioco Carl Gustav Jung. Jung non parlava di ascolto come tecnica, ma come postura dell’anima. Per lui, ciò che non viene ascoltato non scompare: si sposta nell’ombra. E l’ombra, quando ignorata, governa. I sintomi, i dolori, le compulsioni, le ripetizioni non sono altro che voci non ascoltate che bussano più forte.

Ascoltare significa permettere all’ombra di parlare senza giudizio.
E attenzione: ascoltare non è essere d’accordo. È restare presenti mentre l’altro esiste. È sostenere il vuoto senza riempirlo subito con consigli, soluzioni, frasi pronte.

C’è una differenza enorme tra sentire e ascoltare. Sentire è un atto passivo. Ascoltare è una scelta attiva. Richiede silenzio interno. Richiede che tu metta da parte il tuo bisogno di avere ragione, di intervenire, di salvare.
L’ascolto vero è scomodo perché ti costringe a non essere il protagonista.

Dal punto di vista clinico, chi non viene ascoltato sviluppa iperattivazione. Il corpo resta in uno stato di vigilanza cronica. I muscoli si irrigidiscono, l’intestino si infiamma, il sonno si frammenta. Il sintomo diventa linguaggio alternativo. Il corpo parla quando nessuno ascolta.

Ascoltare è quindi un atto rivoluzionario.
È dire al sistema nervoso dell’altro: “qui non devi combattere”.
È creare un campo di sicurezza in cui la verità può emergere senza travolgere.

Jung direbbe che l’ascolto autentico è un processo di individuazione condivisa. Due esseri umani che si incontrano senza maschere. Non per guarire subito, ma per essere veri abbastanza da permettere alla guarigione di accadere.

E c’è una cosa che va detta senza zucchero sopra: molti professionisti della cura hanno dimenticato l’ascolto. Si ascolta per rispondere, non per comprendere. Si ascolta per diagnosticare, non per incontrare. Ma il corpo dell'altro lo sa. E reagisce di conseguenza.

Ascoltare è la prima medicina.
Prima della tecnica.
Prima della parola giusta.
Prima del trattamento.

È un atto di coraggio.
Perché quando ascolti davvero qualcuno, devi essere disposto a lasciarti toccare.

E da lì non si torna indietro".

G.T.

Che il nuovo anno sia uno spazio di ascolto, crescita e gentilezza verso te stesso. Ogni passo, anche piccolo, è parte d...
31/12/2025

Che il nuovo anno sia uno spazio di ascolto, crescita e gentilezza verso te stesso.
Ogni passo, anche piccolo, è parte del cambiamento💖

Buon fine ed inizio anno ✨✨⭐

27/12/2025

Si fanno chiamare “Les écouteurs de rues”, letteralmente “Gli ascoltatori di strada”: sono una decina tra psicologi, psicoterapeuti e coach che, una volta al mese, scendono nelle strade del quartiere popolare Goutte d'Or di Parigi per ascoltare i residenti che hanno bisogno di confidarsi ma non possono permettersi di pagare un consulto.

Non c'è un divano su cui sdraiarsi, ma sedie pieghevoli sparse per la strada e professionisti che interpellano i passanti con domande come: «Scusi, quand’è l’ultima volta che qualcuno l’ha ascoltata?». Spiazzante, ma efficace, perché nella maggior parte dei casi le persone si fermano, segno che il bisogno di essere ascoltati esiste davvero.

«In un anno abbiamo accolto circa 150 persone», racconta Marie Sylvie Rushton, psicoterapeuta e psicologa clinica. «Ci parlano di tutto: della loro quotidianità, dei loro dubbi e delle loro sofferenze».

«L'idea alla base di questo progetto è rendere la salute mentale più accessibile», spiega Séverine Bourguignon, artista e psicoterapeuta fondatrice dell'associazione. L’obiettivo, infatti, è offrire un primo spazio di ascolto e di avvicinamento alla psicoterapia. E quando emerge la necessità di un supporto più strutturato, le persone vengono indirizzate verso centri e servizi specializzati.

«Ci sono persone che non possono permettersi un percorso di terapia e che, nella maggior parte dei casi, non oserebbero neanche farla. La nostra ambizione è quindi allargare il sistema ed estenderlo a diversi distretti di Parigi», conclude Séverine Bourguignon.

Foto: sito Web "Écouteurs de rues".

💗✨
12/12/2025

💗✨

07/12/2025

LA PERCEZIONE DEL TEMPO

La percezione del tempo nel corso della vita non dipende da un “senso del tempo” periferico, ma da circuiti cerebrali che integrano attenzione, memoria e sistemi neuromodulatori, in particolare dopamina (coinvolta nel “clock interno” e nelle stime su secondi-minuti) e acetilcolina (importante per la memoria episodica).

Studi sperimentali mostrano che, quando si chiede di stimare o produrre intervalli di pochi minuti, gli adulti più anziani tendono a “bruciare” l’intervallo più rapidamente dei giovani, per esempio, gli over-50 completano mentalmente 120 secondi in circa tre quarti del tempo effettivo, mentre i soggetti sotto i 30 anni sono molto più vicini ai 120 secondi reali.

Questo risultato supporta l’idea che, con l’età, il sistema temporale interno tenda a farci sottostimare gli intervalli brevi, probabilmente per un’alterazione progressiva della regolazione dopaminergica nei gangli della base e nei circuiti fronto-ippocampali, come suggeriscono le evidenze neurofarmacologiche e di imaging sull’invecchiamento.

Per spiegare perché infanzia e giovinezza vengano ricordate come un periodo “dilatato” e gli anni successivi come più “compressi”, le prove più solide puntano sulla struttura della memoria autobiografica e sul ruolo della novità.

La visualizzazione in grafica, che divide la vita in blocchi molto ricchi di novità (infanzia-giovinezza) e decenni successivi più “compressi” è quindi una semplificazione ragionevole della letteratura: cattura il ruolo di novità, memoria autobiografica e cambiamenti neurocognitivi, questo finché la si intenda come metafora di un fenomeno complesso e ancora oggetto di ricerca, non come un modello matematico esatto di come “davvero” si deforma il tempo soggettivo lungo l’intero arco della vita.

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Fonte: “Time perception and age”, V.F.M. Ferreira et al., Arquivos de Neuro-Psiquiatria, 2016; “Recent Advances in Understanding the Reminiscence Bump: The Importance of Cues in Guiding Recall From Autobiographical Memory”, J. Koppel, D.C. Rubin, Current Directions in Psychological Science, 2016
Credit foto: Antonio Collins, X

"L''amore ha qualcosa a che fare con il concetto di essere visto - l'opposto dell'invisibilità. L'attenzione amorevole i...
07/12/2025

"L''amore ha qualcosa a che fare con il concetto di essere visto - l'opposto dell'invisibilità.
L'attenzione amorevole illumina l'invisibile, scortandolo dalle frontiere del senza amore nel mondo osservato.
Vedere davvero qualcuno - chiunque - è un atto che riconosce e perdona la nostra comune e imperfetta umanità.
L'amore promette una sorta di percezione vigile - che sia verso un partner, un bambino, un collega, un vicino, un concittadino o qualsiasi altra persona che si possa incontrare in questa vita.
L'amore dice dolcemente - ti vedo. Ti riconosco. Tu sei umano, come me."

(Nick Cave)





01/12/2025
"Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere.La psiche crea giorno per giorno la realtà. Gli ...
30/11/2025

"Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere.
La psiche crea giorno per giorno la realtà. Gli eventi microfisici includono l'osservatore.
Ogni incontro che faccio è un incontro con me stesso; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro.
La vita siamo noi stessi, e se la vita è difficile da sopportare è perchè è molto difficile sopportare se stessi. Questo è il fardello più grande, la prova più grande.
Solo il viandante che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei, poiché Lei è dietro e dentro ogni cosa."

(Carl Gustav Jung)

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