31/03/2026
Ti dicono che sei esagerata?
Quando qualcuno te lo dice, puoi pensare che il problema sei tu.
E iniziare a metterti in dubbio.
Cosa significa esagerare?
Esagerare significa andare oltre la misura della situazione che stai vivendo ora.
Qualcuno può dirci che stiamo esagerando per due motivi, o ci sta manipolando (ovvero vuole evitare di assumersi la responsabilità di quello che ha fatto e scarica la sua colpa sulla nostra reazione) oppure perchè realmente la nostra reazione è più grande di ciò che sta accadendo.
In questo post parlo della seconda opzione.
Se la nostra reazione è più grande di ciò che sta accadendo significa che noi la stiamo vivendo come se fossimo più piccole di quello che siamo.
Potrebbe essere che il tono della voce di chi ha innescato la nostra reazione, la sua espressione, la distanza emotiva, l’incoerenza o il tuo sentirti esclusa, ignorata, non vista, non capita, invasa, ti ha attivato.
E se qualcosa di ciò che sta accadendo somiglia a un’esperienza antica, il sistema nervoso reagisce prima ancora che tu riesca a razionalizzare con lucidità.
Il tuo corpo emotivo (il cervello limbico e il cervello rettiliano) non stanno reagendo solo all’oggi.
Stanno reagendo anche a un prima.
Quando succede, puoi sentirti piccola, disorientata, spaventata, troppo attivata oppure completamente bloccata.
Molto arrabbiato, confuso, fuori controllo, inadeguato, in tilt.
Puoi perdere contatto con quello che sai.
Puoi non trovare le parole.
Puoi voler attaccare, scappare, chiuderti, spiegarti troppo o cercare una soluzione per far finire quella sensazione che stai provando e proprio non vuoi.
Ecco, qui che si apre un passaggio importante verso una nuova modalità che ti può consentire di liberarti da vecchi schemi.
Non serve decidere immediatamente chi ha ragione.
Non serve risolvere subito la situazione.
Non serve neanche convincerti che va tutto bene.
Serve prima di tutto riconoscere che il tuo sistema nervoso si è attivato.
E poi fermarti.
Orientarti nello spazio intorno a te.
Guardarti intorno dove sei.
Appoggiare bene i piedi a terra.
Sentire il contatto con il pavimento o con la sedia.
Portare attenzione al respiro senza modificarlo.
Aspettare qualche secondo prima di parlare, rispondere, scrivere, decidere.
Accogliere tutto quello che stai sentendo.
Accogliere non è rimuovere, non è risolvere, non è evitare, non è giudicare, non è razionalizzare.
Questo passaggio può sembrare piccolo, ma è decisivo.
Perché interrompe l’automatismo.
Ti aiuta a distinguere ciò che appartiene al presente da ciò che si è riattivato dal passato.
Ti riporta, poco per volta, alla tua età di oggi.
Alle risorse che oggi hai.
Alla possibilità di scegliere una risposta, invece di agire dentro una reazione automatica.
Questo non cancella la ferita.
Ma cambia il modo in cui la attraversi.
Nel lavoro sul trauma non si tratta di dirti che devi controllarti di più.
Si tratta di aiutare il corpo a sentire che adesso è qui, che adesso ha più risorse, che adesso può uscire da certi schemi.
Se vuoi imparare a regolare il tuo sistema nervoso e stare in questi momenti in modo diverso, lascia un messaggio o scrivimi in privato.