09/02/2026
“𝐶ℎ𝑒 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎 𝑣𝑢𝑜𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒?”, “𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑡𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒?”.
Glielo chiediamo con amore, ma spesso anche con quella punta di ansia che trasforma il dialogo in un interrogatorio. E quando lui resta in silenzio, quel vuoto ci spaventa.
Il punto è che parliamo due lingue diverse: 𝐧𝐨𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐮𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 "𝐦𝐚𝐩𝐩𝐚" (pianificazione e strade sicure), mentre 𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚. Per loro, il futuro non è un punto su una mappa, ma un orizzonte vuoto e a volte paralizzante.
𝐐𝐮𝐞𝐥 "𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐨" 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐮𝐫𝐨, 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐟𝐢𝐭𝐭𝐚. In studio usiamo spesso questa metafora: quando insistiamo troppo con le domande, è come accendere fari abbaglianti nella nebbia. Non lo facciamo per ferire, ma l’effetto è che la strada diventa ancora più difficile da vedere.
Quel "non lo so" può 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢.
• 𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚: "Ho troppe opzioni e ho paura di scegliere quella sbagliata" (Paralisi da scelta).
• 𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐬𝐬𝐮𝐫𝐫𝐚: "Nessuna delle strade che vedo mi assomiglia davvero".
• 𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐬𝐬𝐚: "Ho paura che la mia idea non sia all'altezza delle vostre aspettative" (Paura di deludere).
Non restare in attesa passiva. Trasformati da esaminatore a 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐫𝐚:
1. 𝐂𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚: prova a sostituire "Hai deciso?", con: "𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑑𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎 𝑚𝑒, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛'𝑜𝑟𝑎?".
2. 𝐎𝐟𝐟𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐥𝐢: Guardate insieme un documentario o un'intervista a un professionista su YouTube, senza commentare subito.
3. 𝐂𝐨𝐧𝐜𝐢𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐧𝐨: Racconta di quando anche tu ti sei sentito smarrito. Lo aiuterà a capire che l'incertezza è solo una parte del viaggio, non il fallimento della destinazione.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚̀: il silenzio di mio figlio nasce dalla confusione, dalla frustrazione o dalla paura del nostro giudizio?
Scrivici nei commenti quale di queste "voci" senti più vicina a tuo figlio in questo momento.