Stefano Borioni - Psicologo

Stefano Borioni - Psicologo Psicologo e Psicoterapeuta ad Indirizzo Psicoanalitico del Sé | Ordine Psicologi matricola 25190 Studio sanificato prima di ogni incontro

23/03/2026

👉🏻 Da una prospettiva psicologica, non stiamo guardando solo un bambino che impara a camminare su una panca, ma la costruzione dell’identità attraverso il rispecchiamento del care-giver.

😰 All’inizio, il bambino è in preda all’ansia (“Aiutami”, “No, non ce la posso fare”), in una relazione sana l’adulto non si lascia “contagiare” dal panico, ma co-regola l’emozione:

☺️ L’adulto rimane calmo: agisce da contenitore (funzione di holding) per la paura del bambino. Non nega la paura del piccolo, ma gli offre una prospettiva diversa (“Sii coraggioso”). Questo comunica al bambino un messaggio importante “vedo che sei in difficoltà, non svilisco la tua paura, ma ti dico che so che puoi farcela”.

👁️👁️ Il bambino non sa ancora chi è o cosa può fare, lo impara guardando come l’adulto lo guarda. Se l’adulto trasmette fiducia, il bambino interiorizza quella fiducia fino a farla propria.

Nota un passaggio importante: all’inizio il bambino chiede aiuto, ma dopo aver fatto propria la fiducia che ha visto negli occhi dell’adulto, dice: “Faccio io da solo!”.

La relazione empatica non crea dipendenza, ma genera potere individuale e trasformativo.

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20/03/2026

Cosa ti ha insegnato un padre narcisista?

Se tuo padre ti ha amata solo quando eri come voleva lui, non hai imparato ad amare, hai casomai imparato ad adattarti.

E questa non è una colpa. È un modello relazionale che si è costruito molto presto.

Nella prospettiva relazionale, il bambino non sviluppa un Sé da solo: lo costruisce dentro la relazione.

Se il padre è narcisista, succede qualcosa di molto preciso: non incontra il figlio o la figlia per quello che è, ma per quello che gli serve.

Vediamo meglio questa dinamica

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19/03/2026

In psicologia osserviamo spesso come gli individui proiettino i propri bisogni o schemi mentali sull’altro, spesso in modo reciproco.

Nel video, il padre offre lo stesso “spazio” (le mani aperte) a tutti e tre i figli. È soddisfatto della forza dei maschi, lo rafforza in tal senso con aspettative, incoraggiamenti e conferme.

Che succede?

🧒🏻🧒🏻I bambini interpretano lo spazio come una palestra. La relazione è valida perché c’è attivazione, sfida, scarica di energia e conferma. Il finto “dolore” del padre è parte del gioco, un feedback che conferma la forza del loro colpo come loro confermano le sue aspettative (voglio figli forti, che sappiano menare le mani, chi mena per primo mena due volte ecc).

👧🏼La bambina compie un salto evolutivo diverso: non vede una funzione (il sacco da boxe), ma una vulnerabilità. Il bacio sulla mano non è un gioco, è un atto di caregiving, è . Lei sposta il focus da “cosa posso fare con te” a “stai soffrendo? Cosa posso fare per te?”.

👉🏻 Mentre i fratelli restano legittimamente sulla superficie dell’interazione fisica, lei entra nella dimensione affettiva. Quel bacio è un potente regolatore emotivo: comunica al padre che il suo “dolore” è stato visto, accolto e simbolicamente curato.

Invito apparentemente positivo, ma percezione di allarme: non conta il contenuto, conta il campo relazionale.Se c’è una ...
18/03/2026

Invito apparentemente positivo, ma percezione di allarme: non conta il contenuto, conta il campo relazionale.
Se c’è una storia di tossicità o vantaggio unilaterale, l’invito è una trappola: non stai entrando in cooperazione ma in un gioco dove rischi di passare da soggetto a oggetto.

L’invito a cena in cui rischi di diventare la pietanzaNotavo come la NATO stia dicendo massivamente di No al “banchetto”...
18/03/2026

L’invito a cena in cui rischi di diventare la pietanza

Notavo come la NATO stia dicendo massivamente di No al “banchetto” di Trump e la dinamica mi smuove una riflessione.

Ti è mai capitato di ricevere un invito — a pranzo, ad un progetto di lavoro, in una nuova relazione — e sentire uno strano brivido lungo la schiena? È il tuo istinto che ti avverte.

Il problema non è mai l'invito in sé, quanto piuttosto "come" viene percepito. Se nella storia di quella relazione c’è stata tossicità, se hai vissuto dinamiche simili in passato e senti che adesso riaffiorano, se percepisci logiche di vantaggio solo per l'altro, allora quell'invito non è cooperazione, ma una trappola relazionale.

Non rispondi quindi al contenuto esplicito (“vieni a collaborare”), ma al campo relazionale implicito (“posso fidarmi di te?”). Capisci che se accetti di entrare in quel “gioco” - nell’esempio geopolitico una dinamica violenta, invasiva e disumanizzante- rischi di perdere non solo l’anima (cosa che a molti sembra interessare poco) la tua stessa autonomia.

Smetti d’essere un Soggetto (che decide) e diventi un Oggetto (che viene usato). Dall'essere invitato a tavola al diventare la pietanza il passo è brevissimo.

Le persone (e le organizzazioni) sane non reagiscono a caso. Usano strategie precise per uscire dal ciclo:

1️⃣ Evitamento strategico: non è una fuga, è una scelta. Decido di non alimentare un gioco tossico dove le regole sono truccate.

2️⃣ Leggere il pattern, non le parole: smetto di ascoltare le promesse del momento e guardo la coerenza della loro storia. La storia non mente mai, le parole sì.

3️⃣ Protezione dell’autonomia: capisco che è eventualmente meglio perdere un’opportunità immediata piuttosto che perdere la propria posizione (e dignità) nella relazione.

Ti è mai successo di percepire che qualcuno non voleva davvero incontrarti, ma solo "gestirti" o usarti per i suoi scopi? Come hai protetto i tuoi confini?

Scrivimelo nei commenti, oppure in privato se senti di essere in una situazione simile e vuoi approfondire.

16/03/2026

Al netto di questa “gag” - una scenetta che dovrebbe far ridere - stiamo parlando di un uomo famoso per la recente br**ta figura a Belve e per aver condotto, anni fa, un programma di scherzi in cui teneva Flavia Vento sotto una teca di vetro. Altri tempi? Io già lo trovavo molto offensivo ma vabbè.

Quando una persona mostra più volte lo stesso modo di stare al mondo — svilente, denigratorio, incapace di leggere il contesto emotivo altrui — tendiamo a pensare che prima o poi cambierà. Gli diamo un’altra occasione. Poi un’altra ancora.

Il problema è che i comportamenti non sono quasi mai incidenti isolati ma, casomai, pattern relazionali.

Se qualcuno, ripetutamente, non riconosce il momento emotivo degli altri e sente il bisogno di occupare sempre la scena mettendo l’altro in difficoltà, non siamo davanti a una gaffe. Stiamo osservando un modo stabile di stare nella relazione.

E qui accade qualcosa di curioso: spesso non soffriamo tanto per ciò che l’altro fa, ma per la storia che continuiamo a raccontarci su ciò che potrebbe diventare. Restandoci male ogni volta.

La realtà, abbiate pazienza, più semplice e meno romantica:
quando un comportamento si ripete abbastanza volte, smette di essere una sorpresa. E continuare a trattarlo come un’eccezione è uno dei modi più sicuri per prepararsi alla prossima delusione.

Può essere Mammuccari, può essere il partner. Il tema è che un comportamento non riguarda solo chi lo mette in atto, riguarda la . Quindi anche noi.

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La funzione funziona?Talvolta ci si sottrae alla vista per offrire un servizio.Ci si volta di spalle, si svanisce come p...
13/03/2026

La funzione funziona?

Talvolta ci si sottrae alla vista per offrire un servizio.
Ci si volta di spalle, si svanisce come persone e si diventa — pian piano — funzione.

Tuttavia, il riflesso scuro sul bancone resta lì a ricordarci il prezzo dello scambio: se la relazione diventa “fare per l’altro”, il volto rischia di sfocarsi nella routine.

Il rischio è avere un’ottima tazza di caffè, senza però incontrare davvero chi l’ha preparata.

💭 Che belli gli anni 80! 💭 Nella mia infanzia ero sempre felice! 👉🏻 La nostalgia funziona come una leva emotiva: sposta ...
12/03/2026

💭 Che belli gli anni 80!
💭 Nella mia infanzia ero sempre felice!

👉🏻 La nostalgia funziona come una leva emotiva: sposta il fulcro verso il presente e ci fa vedere il passato con un filtro dorato.
👉🏻Tendiamo a “sgonfiare” la fatica, il dolore e la noia, lasciando che la bellezza di un istante sollevi tutto il resto.
👉🏻 Delle relazioni più tossiche ricordiamo quel primo periodo di love bombing, passando la vita a ricreare una bugia ben recitata (magari pure con il senso di colpa d’aver rovinato tutto)

🛡️È un meccanismo di difesa meraviglioso, ma attenzione: a volte quel “masso” era lì per proteggerci. Ricordare il bene è vitale, ma restare obiettivi ci aiuta a non inciampare negli stessi errori.

05/03/2026

👉🏻 Tre strategie per difenderti dalla manipolazione

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“La posizione della Spagna è la stessa che abbiamo avuto sull’Ucraina o su Gaza. No alla rottura di un diritto internazi...
04/03/2026

“La posizione della Spagna è la stessa che abbiamo avuto sull’Ucraina o su Gaza.

No alla rottura di un diritto internazionale che protegge tutti.

No a risolvere i conflitti con le bombe.

In tre parole: no alla guerra.

Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati. Ventitré anni fa gli Stati Uniti ci trascinarono in una guerra per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale.

In realtà, produsse l’effetto opposto. La guerra in Iraq provocò un aumento drastico del terrorismo, una grave crisi migratoria ed economica.

Quello che sappiamo è che da questa guerra non uscirà un ordine internazionale più giusto. E non ne usciranno nemmeno salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano.

Anzi, quello che per ora possiamo intravedere è più incertezza economica, aumento del prezzo del petrolio e anche del gas.

Per questo, in Spagna siamo contrari a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per dare soluzioni ai problemi, non per peggiorarla.

Ed è assolutamente inaccettabile che quei dirigenti che sono incapaci di assolvere a questo compito usino il fumo della guerra per nascondere il proprio fallimento e, nel frattempo, riempire le tasche di pochi, i soliti, gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.

Alcuni diranno che è ingenuo puntare sulla diplomazia. L’ingenuità è pensare che la soluzione sia la violenza. O pensare che essere seguaci ciechi e servili significhi guidare.

Io credo che questa posizione non sia affatto ingenua, ma coerente e, proprio per questo, non saremo complici di qualcosa che è male per il mondo, che è contrario ai nostri valori, semplicemente per paura delle ritorsioni di qualcuno.

Perché noi abbiamo una fiducia assoluta nella forza economica, istituzionale e direi anche morale del nostro Paese, e perché in momenti come questo ci sentiamo più orgogliosi che mai di essere spagnoli.

Non siamo soli, il governo è con chi deve stare: con i valori della Costituzione, dell’UE, con la Carta dell’ONU, con la pace.

Chiediamo a Stati Uniti, Iran e Israele tutta la responsabilità necessaria perché si fermino prima che sia troppo tardi. Non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità: è così che cominciano i più grandi disastri dell’umanità”.

Pedro Sanchéz Perez-Castejón,
Primo Ministro di Spagna

01/03/2026

Quando una canzone vince il Festival di non parla solo di musica: riflette il nostro immaginario affettivo collettivo.

La frase “senza di te la mia vita non vale niente” può sembrare romantica, ma in realtà richiama una dinamica tipica della dipendenza affettiva. Se l’altro diventa il senso della mia esistenza, non si tratta di amore maturo, ma di annullamento del Sé. In queste condizioni, il partner non è scelto per condivisione e crescita reciproca, ma investito della funzione di colmare un vuoto interiore.

È qui che il possesso si confonde con la passione e la fusione viene scambiata per intimità. Il “per sempre” non è più una scelta che si rinnova, ma una difesa contro la paura dell’abbandono. Nessuna relazione sana può reggere il peso di essere l’unica fonte di significato nella vita di qualcuno.

Questa non è una critica a una singola canzone, ma una riflessione culturale sui modelli di amore che continuiamo a premiare. Normalizzare frasi di annullamento emotivo significa rendere invisibili i primi segnali di controllo, gelosia e dinamiche relazionali tossiche.

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