25/01/2026
Non voglio fare polemica, voglio dirti una verità.
Succede questo: mentre in diretta tv un magistrato italiano pensa in modo goliardico, noi donne, quando arriviamo in tribunale, siamo costrette a pesare ogni parola come se fosse una bomba.
Perché basta una parola “sbagliata” e diventi tu il problema.
Basta una frase di troppo e diventi “conflittuale”.
E poi ti chiedono le prove.
Le prove.
Come se una donna, mentre viene picchiata, dovesse avere la lucidità di registrare.
Di documentare.
Di salvarsi da sola, con una mano sul volto e l’altra sul telefono.
E in mezzo ci sono sempre loro. I bambini.
Messi dentro procedure infinite, servizi, relazioni, passaggi forzati.
E noi abbiamo visto anche la cronaca. Quella che ti spegne lo stomaco. Quella dove un bambino non voleva andare e nessuno ha ascoltato fino in fondo.
E allora basta.
La verità che ti racconto è questa:
a me non ha protetto nessuno.
Mi sono dovuta proteggere da sola.
E mia figlia l’ho dovuta proteggere io. Da sola.
Quindi oggi la domanda la dico ad alta voce, senza più abbassare il tono per essere creduta:
ma chi è che ci protegge davvero, in questo Paese?
Dov’è?