Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting

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Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting Parliamo di crescita personale, comunicazione, cambiamento e rinnovamento, perché per essere veramente noi stessi dobbiamo essere il meglio di noi stessi.

Per chi non si stanca mai di esplorare se stesso e vede in ogni esperienza un’occasione di crescita, per chi sa che fallire fa parte del processo di apprendimento e per chi crede al valore della curiosità come scelta.

"Cosa penserà di me dopo quello che gli ho detto?" 💭Ti è mai capitato di uscire da una seduta di psicoterapia e sentirti...
07/01/2026

"Cosa penserà di me dopo quello che gli ho detto?" 💭

Ti è mai capitato di uscire da una seduta di psicoterapia e sentirti "n**o"? Magari hai appena confessato quel pensiero bizzarro, quel segreto di famiglia o quel comportamento di cui ti vergogni profondamente.

Mentre chiudi la porta dietro di te, la mente inizia a correre: "L’avrò scioccato?" "Penserà che sono un caso disperato?" "Mi sta giudicando?"

È una sensazione umana. Portiamo in seduta verità che non diremmo a nessuno e temiamo che possano spaventare chi abbiamo di fronte. Ma ecco la verità dal punto di vista di chi siede dall'altra parte della scrivania:

1. Il terapeuta non pensa che tu sia "pazzo" 🧠
Quello che tu vedi come un "sintomo terribile", il terapeuta lo vede come la strategia che la tua mente ha usato per sopravvivere a una sofferenza. Il suo lavoro non è dare voti alla tua moralità, ma capire come aiutarti a stare meglio.

2. "No-Judgment Zone" 🚫⚖️
Dalle difficoltà nella genitorialità agli stili di vita alternativi, dalle dipendenze ai pensieri più oscuri: i professionisti sono formati per accogliere queste realtà senza pregiudizi. Un buon terapeuta si concentra su come farti sentire al sicuro, non su come classificarti.

3. Sì, il terapeuta ti pensa (ma non come credi) 🔎
Tra una seduta e l'altra, il lavoro non si ferma. Il terapeuta continua a elaborare i tuoi passi, riflette sulla strategia migliore, riconsidera un intervento fatto. Non pensa: "Guarda Ezio che problemi ha", ma cerca di unire i puntini del tuo puzzle per offrirti la chiave giusta alla prossima seduta.

4. E se non mi sento capito? 🛑
Può succedere. A volte il "feeling" non scatta o senti che il professionista non è adatto a te. La cosa migliore? Parlane apertamente insieme. Una "rottura" riparata in seduta è spesso uno dei momenti di crescita più potenti di tutto il percorso.

Non aver paura di mostrare le tue crepe. È proprio da lì che entra la luce, e un terapeuta esperto non vede il danno, ma il potenziale di riparazione.

Credits by: StateOfMind

"Ah, non ci sono più i valori di una volta." "La gente è diventata più cattiva, più egoista."È una sensazione condivisa,...
05/01/2026

"Ah, non ci sono più i valori di una volta."
"La gente è diventata più cattiva, più egoista."

È una sensazione condivisa, quasi universale: l'idea che la società sia in un rapido, inarrestabile declino morale.

E se vi dicessi che questa sensazione è un'illusione della nostra mente?

Una ricerca pubblicata su *Nature* (Mastroianni & Gilbert, 2023) ha smontato il mito dei "bei tempi andati". Lo studio dimostra un paradosso incredibile: da decenni siamo convinti che la moralità stia precipitando. Lo pensavano i nostri nonni negli anni '50, i nostri genitori negli anni '80, lo pensiamo noi oggi.

Ma—ed è un "ma" gigantesco—se questo declino fosse reale e così rapido, la società civile si sarebbe già disintegrata da tempo.

🧠Perché il nostro cervello ci inganna?

1️⃣L'Effetto Esposizione Distorta: Il nostro cervello è un radar per le minacce, siamo programmati per notare il negativo più del positivo. Aggiungiamo un ciclo di notizie h24 e social media che amplificano conflitti e indignazione, e avremo la ricetta perfetta per percepire un mondo ostile.

2️⃣L'Effetto Memoria Distorta: Con il tempo, la carica emotiva degli eventi negativi svanisce più velocemente di quella dei ricordi positivi. Ricordiamo l'estate della nostra infanzia come perfetta, dimenticando le zanzare, la noia o le tensioni che c'erano anche allora.

💡Questa illusione ha un impatto reale anche sulla nostra vita professionale.
Se crediamo che il mondo "là fuori" stia diventando un posto orribile:

* Smettiamo di fidarci dei colleghi
* Esitiamo a chiedere aiuto (perché pensiamo che nessuno ce lo darà)
* Diventiamo leader cinici o isolati

Creiamo una profezia che si auto avvera: aspettandoci il peggio dagli altri, smettiamo di offrire il nostro meglio.

Proviamo a togliere gli occhiali neri che la nostra mente ci impone. Facciamo un esercizio di attenzione selettiva inversa: notiamo il collega che ci tiene l'ascensore, il cliente che ringrazia sinceramente.

Il declino morale non è inevitabile. Ma la nostra capacità di vedere il bene che già esiste è fondamentale per costruirlo.

Credits by: PsychologyToday

Avete presente quella sensazione che si prova intorno al 10 di gennaio?Quella vocina che inizia a sussurrare: "Visto? No...
02/01/2026

Avete presente quella sensazione che si prova intorno al 10 di gennaio?
Quella vocina che inizia a sussurrare: "Visto? Non ce l’hai fatta nemmeno stavolta", solo perché abbiamo saltato un giorno di palestra o ceduto a un dolce di troppo.

Il problema non siamo noi. È come disegniamo i nostri obiettivi: spesso li costruiamo come se fossero di vetro. Belli, trasparenti, ma fragilissimi; al primo urto, vanno in frantumi.

La scienza ci dice che circa il 41% delle persone abbandona i propri buoni propositi entro gennaio. E il motivo è quasi sempre lo stesso: la rigidità. Ci poniamo degli ultimatum ("Non farò mai più X", "Andrò a correre ogni singolo giorno"), dimenticando che la vita è, per definizione, imprevedibile.

E se quest'anno provassimo la "Flessibilità degli Obiettivi"?

Non è un modo per "barare", ma la capacità di guardare agli intoppi con pazienza e gentilezza, lasciando spazio di manovra ai nostri desideri.

Invece di fissarti su una destinazione rigida (che se non raggiungi ti fa sentire un fallito), prova a scegliere una direzione. Non è "devo perdere 10 chili", ma "voglio muovermi verso uno stile di vita più sano".
Vedi la differenza? Se scegli una direzione, puoi inciampare, puoi persino cambiare strada per un po', ma non avrai mai "fallito". Finché la bussola punta lì, sei ancora in cammino.

Un altro trucco utile è la strategia del "Se-Allora": "Se stasera sono troppo stanco per studiare quella nuova lingua, allora leggerò solo due pagine prima di dormire". Questo semplice cambio di prospettiva trasforma un potenziale fallimento in un piccolo successo adattivo. Protegge l'autostima e, paradossalmente, rende molto più costanti nel lungo periodo.

Dobbiamo imparare a vedere il "fallimento" per quello che è veramente: un feedback. E' solo un'informazione utile che ci dice che quella specifica strada, in quel momento, non funzionava.

Il 2026 è appena iniziato. Non cercare di essere perfetto, ma adattivo. Concediti il lusso di essere un "cantiere aperto", un lavoro in corso che si corregge e si perdona man mano che avanza.

Credits by: PsychologyToday

Si avvicina la fine dell’anno. Siamo soliti celebrare questo passaggio con rumori, persino con esplosioni: tappi che sal...
31/12/2025

Si avvicina la fine dell’anno. Siamo soliti celebrare questo passaggio con rumori, persino con esplosioni: tappi che saltano, fuochi d’artificio, musiche, ancora, per alcuni il conto alla rovescia dell’immancabile programma TV. Siamo avvolti dal frastuono.

Mentre il 2025 vola via, vorrei, invece, levare un inno al silenzio.

Il silenzio come spazio per trovare noi stessi, per raccogliere le nostre idee, per ascoltare le profondità del nostro animo.

Conosco molte persone che accendono la TV appena si svegliano, e la lasciano accesa tutto il giorno, si fanno cullare dal suono di voci sconosciute, per sfuggire al vuoto di una casa priva di suoni.

Forse ci fa paura perché ci ricorda le risposte che non abbiamo avuto, le parole che non abbiamo detto, o che abbiamo detto troppo tardi, quando erano inutili, lascia spazio al rimuginare dei pensieri su ciò che è stato e non avrebbe dovuto, su ciò che non è stato, e avremmo voluto. Infine, lo odiamo perché ci ricorda il vuoto delle persone che sono andate oltre la soglia in cui il silenzio vince ogni cosa.

Il mio augurio per il 2026 è che ciascuno di noi trovi uno spazio per il silenzio, non il silenzio dei non detti, né quello degli addii, il silenzio che possiamo condividere solo con chi ci conosce veramente, in cui le parole non sono necessarie, un silenzio in cui il nostro cuore possa innalzare il suo canto e toccare il cuore dell’altro, persino lo sconosciuto che c’è in noi stessi.

Buon 2026

Di solito, a fine anno, le liste di buoni propositi si riempiono di: "Andrò in palestra", "Risparmierò di più", "Mangerò...
29/12/2025

Di solito, a fine anno, le liste di buoni propositi si riempiono di: "Andrò in palestra", "Risparmierò di più", "Mangerò meglio".

Ma, pensiamoci: passiamo circa 90.000 ore della nostra vita lavorando. Forse la nostra carriera merita la stessa attenzione dei nostri addominali?

La ricerca ci dice che fissare obiettivi chiari e misurabili non solo migliora le performance, ma aumenta drasticamente la soddisfazione personale. Ecco 6 "Risoluzioni Professionali" per rendere il 2026 l'anno della svolta (senza lasciarci la salute):

1. Traccia "confini" non negoziabili 🚧
L'over-working cronico porta dritti al burnout. La verità è dura: se ti fermassi domani, saresti sostituibile in un mese. La tua salute mentale no. Imposta un "hard stop": dopo le 18:30 (o il tuo orario), le email restano fuori dalla porta.

2. Celebra le "piccole" vittorie 🥂
Non aspettare capodanno per brindare. I piccoli traguardi quotidiani tengono alto il morale e creano slancio. Riconoscere un lavoro ben fatto, anche piccolo, è il carburante dei grandi successi.

3. Costruisci una comunità🤝
Siamo esseri sociali. L'isolamento aumenta ansia e depressione. Sii tu quello che propone un caffè o un pranzo informale. Un ambiente di lavoro connesso è uno scudo contro lo stress.

4. Trasforma il disaccordo in innovazione 💡
Il conflitto non è "te contro di me", ma "noi contro il problema". Usa i punti di vista differenti per espandere il tuo pensiero invece di difenderlo. Il dissenso costruttivo è il segreto delle menti creative.

5. Tifa per gli altri 📣
La vita non è un gioco a somma zero. Se un collega brilla, chiedigli come ha fatto, impara da lui. Distruggere gli altri non ti porterà più in alto; costruire insieme sì.

6. Cresci con intenzione 📚
Impegnati a imparare una cosa nuova al mese. Un libro, un articolo, un podcast. Ma che sia un ritmo sostenibile. La crescita deve darti energia, non esaurirti entro febbraio.

Pianificare non significa essere rigidi, significa decidere di non farsi trascinare dalle vecchie abitudini. Buona progettazione del tuo 2026! ✨

Credits by: PsychologyToday

Il Fattore Umano vi augura Buon Natale🎄🎁
25/12/2025

Il Fattore Umano vi augura Buon Natale🎄🎁

Crescere figli gentili non è un "compito" da assegnare, ma un'identità da costruire. 🎄✨In questo periodo dell'anno, tra ...
23/12/2025

Crescere figli gentili non è un "compito" da assegnare, ma un'identità da costruire. 🎄✨

In questo periodo dell'anno, tra regali e iniziative solidali, ci viene spontaneo coinvolgere i bambini. Ma come spiegare loro il vero valore della generosità senza che sembri un obbligo o una transazione?

La ricerca in psicologia dello sviluppo (Hali Kil, 2023) ci offre tre spunti fondamentali che ribaltano alcune nostre abitudini:

1. Smetti di premiare la generosità (sì, davvero!) 🍬
Potrebbe sembrare controintuitivo, ma dare un premio materiale (un dolce, un gioco) dopo che un bambino ha condiviso qualcosa può diminuire la sua voglia di farlo in futuro. Perché? Perché il bambino sposta l'attenzione dalla gioia di aiutare al piacere della ricompensa. La generosità deve nascere da dentro, non essere "comprata".

2. Loda chi sono, non cosa fanno 👤
C'è una differenza enorme tra dire "Hai fatto una cosa bella" e dire "Sei una persona gentile". Quando lodiamo l'identità ("Sei il tipo di bambino che capisce come si sentono gli altri"), aiutiamo il bambino a costruire un'immagine di sé basata sull'altruismo. In futuro, aiuterà gli altri non per compiacere noi, ma perché "lui è fatto così".

3. Sii lo specchio, non l'insegnante
I bambini non imparano dalle nostre lezioni, ma dalle nostre reazioni.

Vedono come parliamo al corriere che consegna i pacchi?

Osservano la nostra pazienza quando siamo nel traffico?

Sentono come raccontiamo le nostre emozioni a fine giornata?

La gentilezza si impara per imitazione. Se vedono noi praticare l'empatia, la considereranno la "lingua standard" del mondo.

👨‍👩‍👦 Il ruolo dei genitori (entrambi!)
Un tempo si pensava che la sensibilità fosse "roba da mamme". La scienza oggi conferma che il ruolo dei padri è cruciale: i papà coinvolti ed empatici hanno un impatto diretto e potentissimo sulla capacità dei figli di provare compassione da adulti.

Insegnare la gentilezza non è un atto isolato delle feste, ma un dialogo quotidiano fatto di piccoli gesti e parole giuste.

Credits by: GreaterGood

⏳ "Ma come, è già Natale?" (Di nuovo?!)Ti è mai capitato di avere la sensazione che il tempo acceleri ogni anno che pass...
22/12/2025

⏳ "Ma come, è già Natale?" (Di nuovo?!)
Ti è mai capitato di avere la sensazione che il tempo acceleri ogni anno che passa? Non è solo un’impressione: è il modo in cui il nostro cervello "legge" la realtà. 🧠

La percezione del tempo è uno dei fenomeni più affascinanti della psicologia. Non è un orologio svizzero, ma un elastico che si tende e si accorcia in base a 3 fattori chiave:

1. Il paradosso dei ricordi 📸
Perché l'infanzia sembrava eterna e l'età adulta vola? Il nostro cervello misura il tempo in base ai nuovi ricordi. Da bambini, ogni esperienza è una "prima volta" (nuovi neuroni che si accendono!). Da adulti, cadiamo nella routine. Quando le giornate sono tutte uguali, il cervello smette di registrare dettagli unici. Il risultato? Guardiamo indietro e l'anno trascorso sembra un unico, breve fotogramma.

2. Il cuore accelera le lancette ❤️
La ricerca (Ogden, 2020) ci dice che quando siamo felici o eccitati, il tempo "vola". Al contrario, quando siamo ansiosi o depressi, il tempo sembra non passare mai. Durante le feste, tra l'eccitazione degli incontri e lo stress dei preparativi, creiamo un mix esplosivo che ci fa sentire come se il calendario fosse in modalità "fast forward".

3. La trappola dell'attenzione🎯
Più guardiamo l'orologio (o contiamo i giorni che mancano a una scadenza), più sentiamo la pressione temporale. La corsa ai regali e l'organizzazione delle cene ci rendono iper-consapevoli del tempo che scorre, facendoci percepire ogni minuto come più "sfuggente".

💡Come rallentare il tempo?
Non possiamo fermare l'orologio, ma possiamo espandere la nostra percezione della vita:

✅Cerca la novità: Rompi la routine. Anche un piccolo cambiamento (una strada diversa per tornare a casa, un nuovo hobby) crea nuovi "ancoraggi" nella memoria che faranno sembrare il tempo più lungo e ricco.
✅Pratica la Mindfulness: Essere presenti nel "qui e ora" durante le feste, invece di rincorrere la prossima attività, permette di assaporare il momento ed evitare che svanisca in un soffio.

Il tempo vola quando non siamo presenti. Se vuoi rallentarlo, inizia ad esserci davvero.

Credits by: StateOfMind

"È solo un lavoro. Non prenderla sul personale."Quante volte abbiamo sentito questa frase? Magari ce la siamo detta da s...
19/12/2025

"È solo un lavoro. Non prenderla sul personale."

Quante volte abbiamo sentito questa frase? Magari ce la siamo detta da soli davanti allo specchio, cercando di soffocare quel nodo allo stomaco dopo un licenziamento o un progetto fallito.

Ma la verità è un’altra: per chi mette anima, valori e identità in ciò che fa, il crepacuore professionale esiste ed è reale quanto quello sentimentale.

Non è "solo" una questione di fatturato o di scrivanie. Quando perdiamo un ruolo che abbiamo costruito per anni, o quando un sogno imprenditoriale si infrange, non stiamo solo perdendo uno stipendio. Stiamo affrontando un vero e proprio lutto dell’identità.

Ci chiediamo: "Se non sono più il manager di quel team, o il fondatore di quell'azienda... io chi sono?"

💔Perché fa così male?
Come spiega Morra Aarons-Mele, il "crepacuore professionale" colpisce i nostri valori più profondi. Può nascere da:

Un tradimento morale: Un capo o un socio che agisce contro i nostri principi.

La morte di un sogno: Dover chiudere un'attività che abbiamo cresciuto come un figlio.

L'invisibilità: Scoprire di essere stati sottovalutati o sostituiti senza spiegazioni.

Negare questo dolore, o vergognarsi di provarlo perché "è solo business", non lo fa sparire. Lo rende solo più profondo e difficile da guarire.

Cosa fare?🛠️

1️⃣Dai un nome a ciò che senti. Non chiamarlo "stress". Chiamalo delusione, tradimento o perdita. Nominare l'emozione le toglie il potere di controllarti nell'ombra.

2️⃣Spegni il critico interiore. La voce che ti dice "Sei stata ingenua" o "Avresti dovuto prevederlo" non ti sta aiutando a crescere, ti sta solo ferendo di nuovo. Usa la stessa compassione che useresti con un amico a pezzi.

3️⃣Non puoi correre verso una nuova opportunità se non hai ancora elaborato la fine della precedente. Il lutto ha i suoi ritmi, e forzarli porta solo al burnout.

Il tuo valore come persona non è mai stato racchiuso in un contratto, in un titolo o in una partita IVA. Quella era solo la forma che avevi dato al tuo talento. La forma può cambiare, ma il talento resta con te. ✨

Credits by: HBR

Siamo cresciuti con l'idea che esistano due tipi di persone: quelle "di cuore", guidate dall'empatia, e quelle "di testa...
18/12/2025

Siamo cresciuti con l'idea che esistano due tipi di persone: quelle "di cuore", guidate dall'empatia, e quelle "di testa", guidate dalla logica. Molti sostengono persino che troppa empatia ci renda di parte, portandoci ad aiutare solo chi ci è vicino o chi ci somiglia.

Una nuova ricerca pubblicata su PNAS Nexus ribalta completamente questa visione.

🔬 Lo studio: Donatori di organi vs. Altruisti Efficaci
I ricercatori hanno messo a confronto due gruppi straordinari:

Donatori viventi di rene: Persone con livelli di empatia altissimi, capaci di un gesto immenso, persino per uno sconosciuto.

Altruisti Efficaci: Persone che usano dati e logica per donare gran parte del proprio reddito dove può salvare il maggior numero di vite.

Il risultato? L'empatia e la ragione non sono rivali, ma partner. Nonostante i punti di partenza diversi, entrambi i gruppi mostrano una capacità di aiutare "verso l'esterno", superando i confini del proprio ristretto cerchio sociale.

🤝 La formula del cambiamento: Empatia + Ragione
Ecco cosa possiamo imparare da questo studio e come possiamo applicarlo:

L'empatia è la scintilla: È quella che ci fa dire "Mi importa". Senza empatia, i numeri e i fatti restano freddi e non muovono all'azione.

La ragione è il timone: È quella che indirizza la motivazione verso l'impatto reale. Ci aiuta a chiederci: "Qual è il modo migliore per essere d'aiuto?".

Quando queste due forze lavorano insieme, il risultato è un altruismo consapevole: non solo sentiamo il dolore degli altri, ma usiamo la nostra intelligenza per massimizzare il bene che possiamo fare.

🎯Nella leadership moderna, l'empatia senza direzione potrebbe portare al burnout o all'inefficacia. La logica senza empatia rischia di non coinvolgere nessuno.

Il segreto del successo (e del benessere) sta nel coltivare entrambi:
👉 Alleniamo il "cuore" per rimanere connessi alla nostra umanità.
👉 Alleniamo la "testa" per assicurarci che le nostre buone intenzioni portino a risultati concreti.

Credits by: GreaterGood

"𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐝’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨, 𝐯𝐞𝐫𝐨?"Se hai già sentito questa frase in una riunione e hai annuito pur avendo lo stomaco strett...
17/12/2025

"𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐝’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨, 𝐯𝐞𝐫𝐨?"

Se hai già sentito questa frase in una riunione e hai annuito pur avendo lo stomaco stretto in un nodo, questo post è per te.

Spesso nel lavoro (come nella vita) confondiamo il silenzio con l’armonia. Pensiamo che evitare il conflitto sia un atto di cortesia. Ci diciamo: "Non voglio rovinare il clima" o "Meglio non passare per quello difficile".

📉Ma la psicologia ci avverte: quel silenzio ha un costo invisibile e altissimo.

🎭Quando scegliamo di non dissentire, il conflitto non scompare. Semplicemente, si sposta dalla stanza alla nostra testa.

Secondo la psicologa Lynda Shaw, quando reprimiamo il disaccordo, iniziamo a provare un mix di risentimento e vergogna. Per giustificare il silenzio, il cervello mette in atto un meccanismo di difesa: iniziamo a "demonizzare" l'altro (troviamo difetti, dubbi, lo trasformiamo in un nemico).

Il risultato? Abbiamo "salvato" una riunione di 30 minuti, ma abbiamo avvelenato una relazione per i prossimi 6 mesi.

💡Il vero progresso non nasce dal consenso forzato, ma dalla "tensione creativa". Le idee migliori sono quelle che sono passate attraverso il fuoco del dubbio e della critica costruttiva.

Ecco come passare dal "conflitto tossico" al "dissenso generativo":

* Invece di pensare "Perché mi sta attaccando?", prova a chiederti: "Cosa sta vedendo che a me sfugge?". La curiosità abbassa le difese molecolari dello stress e apre alla soluzione dei problemi.

* Non c’è segnale più potente per un team di un leader che dice: "Il tuo punto di vista mi ha fatto cambiare prospettiva, grazie". Questo normalizza la vulnerabilità e premia il coraggio.

* Non accettare il primo "sì" se vedi sguardi bassi. Chiedi: "Cosa potrebbe andare storto in questo piano?". Invita il dubbio a sedersi al tavolo.

✨Una cultura dove nessuno dissente non è una cultura serena, è una cultura che ha smesso di innovare e di fidarsi.

Rispettare l'altro non significa essere sempre d'accordo. Significa avere abbastanza stima del rapporto da potersi dire la verità, anche quando è scomoda.

Credits by: PsychologyToday

Vi siete mai chiesti perché il nome di quel collega è sparito dalla vostra mente, mentre un vecchio jingle pubblicitario...
16/12/2025

Vi siete mai chiesti perché il nome di quel collega è sparito dalla vostra mente, mentre un vecchio jingle pubblicitario è rimane sempre lì, indelebile?

La psicologia e le neuroscienze ci dicono che il nostro cervello non ha un semplice interruttore ON/OFF per i ricordi. Il processo è molto più sofisticato e assomiglia a una scrematura progressiva gestita da una cascata di segnali molecolari.

💡Secondo una nuova ricerca pubblicata su *Nature*, per fissarsi nel nostro bagaglio personale, un ricordo deve superare una serie di "sbarramenti" successivi. I ricordi meno significativi vengono etichettati come da abbandonare, mentre quelli importanti progrediscono.

Questo processo graduale è gestito da molecole che funzionano come veri e propri timer, ognuno con una durata diversa, che ne controllano la persistenza in diverse regioni cerebrali:

- Camta1 si assicura che, dopo che un ricordo si è formato nell'ippocampo, rimanga inizialmente fissato nella memoria.
- Con il passare del tempo, Tc4, si attiva e fornisce supporto strutturale per prolungare la permanenza della traccia nel cervello.
- Infine, la proteina Ash1l può rendere quel ricordo ancora più persistente.

Se uno di questi passaggi non avviene, il ricordo è destinato a perdersi. Non si tratta di un fallimento, ma del modo in cui il nostro cervello fa spazio!

🎯Il messaggio chiave per il nostro quotidiano è:

* Il fissaggio nella memoria a lungo termine non si ottiene con un singolo sforzo (flash iniziale), ma con la ripetizione, la rilevanza emotiva e l'elaborazione dell'informazione.

* Dobbiamo ancora capire cosa suggerisce al cervello "quale ricordo valga la pena mandare avanti". Questo sottolinea l'importanza di dare significato e rilevanza emotiva alle esperienze che vogliamo ricordare.

* Comprendere questa "cascata di segnali" apre nuove frontiere per la ricerca sulle malattie legate alla perdita di memoria.

👉Se vuoi che un tuo cliente fissi un cambiamento comportamentale, assicurati che questo sia riattivato, rivisitato e rielaborato nel tempo. Solo così supererà tutti i "timer molecolari" del cervello!

Credits by: Focus

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E’ il guizzo geniale, la creazione sfrenata, l’imperfezione che rende la bellezza sublime. Il nostro essere umani è quello che ci porta più lontano, anche quando sembra frenarci. Lo studiamo da anni con passione e metodo per dare delle risposte e generare domande nuove e audaci.