07/01/2026
"Cosa penserà di me dopo quello che gli ho detto?" 💭
Ti è mai capitato di uscire da una seduta di psicoterapia e sentirti "n**o"? Magari hai appena confessato quel pensiero bizzarro, quel segreto di famiglia o quel comportamento di cui ti vergogni profondamente.
Mentre chiudi la porta dietro di te, la mente inizia a correre: "L’avrò scioccato?" "Penserà che sono un caso disperato?" "Mi sta giudicando?"
È una sensazione umana. Portiamo in seduta verità che non diremmo a nessuno e temiamo che possano spaventare chi abbiamo di fronte. Ma ecco la verità dal punto di vista di chi siede dall'altra parte della scrivania:
1. Il terapeuta non pensa che tu sia "pazzo" 🧠
Quello che tu vedi come un "sintomo terribile", il terapeuta lo vede come la strategia che la tua mente ha usato per sopravvivere a una sofferenza. Il suo lavoro non è dare voti alla tua moralità, ma capire come aiutarti a stare meglio.
2. "No-Judgment Zone" 🚫⚖️
Dalle difficoltà nella genitorialità agli stili di vita alternativi, dalle dipendenze ai pensieri più oscuri: i professionisti sono formati per accogliere queste realtà senza pregiudizi. Un buon terapeuta si concentra su come farti sentire al sicuro, non su come classificarti.
3. Sì, il terapeuta ti pensa (ma non come credi) 🔎
Tra una seduta e l'altra, il lavoro non si ferma. Il terapeuta continua a elaborare i tuoi passi, riflette sulla strategia migliore, riconsidera un intervento fatto. Non pensa: "Guarda Ezio che problemi ha", ma cerca di unire i puntini del tuo puzzle per offrirti la chiave giusta alla prossima seduta.
4. E se non mi sento capito? 🛑
Può succedere. A volte il "feeling" non scatta o senti che il professionista non è adatto a te. La cosa migliore? Parlane apertamente insieme. Una "rottura" riparata in seduta è spesso uno dei momenti di crescita più potenti di tutto il percorso.
Non aver paura di mostrare le tue crepe. È proprio da lì che entra la luce, e un terapeuta esperto non vede il danno, ma il potenziale di riparazione.
Credits by: StateOfMind