13/11/2025
E se l’avessi saputo prima ?
Questa è una delle domande che mi guida e che mi fa apprezzare approcci terapeutici come quello centrato sulla persona e quello promosso dall’Educazione Terapeutica. Approcci che mettono al centro anche il potenziale dell’individuo e la sua autonomia, nel lungo periodo.
Apprezzo e approvo l’idea di mettere la persona nelle condizioni di sapere.
Sapere di sè, di come funziona, di cosa le accade, di come si autoregola, da che cosa si lascia guidare, da quali valori la ispirano, sapere come si approccia alle cose, all’altro, al mondo.
Ed è vero che come professionisti possiamo intervenire a cose fatte, sui “rottami”. Per ca**tà, ci mettiamo lì e raccogliamo i cocci.
Ma quanto è importante lavorare prima? Quanto possiamo lavorare perché le cose funzionino meglio? Quanto possiamo investire sulla costruzione di un benessere e non solo sulla sua riparazione?
E qui per certo occorre un cambio di paradigma: non intervengo perché si è rotto, intervengo perché ci tengo.
Perchè ho capito - o meglio - sentito, che è importante per me. Che è importante per l’altro. Che è importante per tutto.
E dove passa tutto questo se non attraverso la relazione?
Quella stessa relazione che, se è vero che cura, ed è vero, immaginate quanto bene possa creare ancor prima che il problema insorga (magari ce lo risparmia anche, chissà).
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Disclaimer proveniente dal mio cervello:
Non è tutto riducibile solo alla relazione, ne sono consapevole. Ci sono numerose variabili, esterne ed interne, in campo e, allo stesso tempo, riconoscerle non significa annullare il margine di manovra e riconoscere dove abbiamo la possibilità e la responsabilità di agire.