AIGOC Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

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AIGOC Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici Associazione privata di fedeli riconosciuta dalla Diocesi Suburbicaria di Palestrina con Decreto Canonico del 25 luglio 2014

L’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici è costituita da Ostetrici e Ginecologi Cattolici che incoraggiano e sostengono l’opportunità di integrare la conoscenza professionale, le competenze e l'esperienza con la Fede del Magistero in un modo nuovo ed autentico. Si impegna pertanto a fornire a tutte le donne, in gravidanza e non, un’assistenza basata sulla Vita, sulla Speranza e sui più alti standard medici, etici e scientifici.

22/04/2024
03/02/2024

Il Corso: Milano, febbraio-giugno 2024 Corso di formazione per Medico e Ostetrica competente in Riconoscimento Naturale della Fertilità Il corso che proponiamo vuole sviluppare nuove competenze a medici ed ostetriche, in modo che sappiano valorizzare in modo adeguato la capacità osservazionale del...

02/02/2024
Comunicato Stampa n. 1 del 12 gennaio 2024A 20 anni dall’approvazione della Legge 40/2004, dopo le sentenze della Corte ...
12/01/2024

Comunicato Stampa n. 1 del 12 gennaio 2024

A 20 anni dall’approvazione della Legge 40/2004, dopo le sentenze della Corte Costituzionale che hanno stravolto la volontà del Legislatore, tutte le criticità che le tecniche di fecondazione extracorporea avevano, appaiono in quest’ultima relazione ministeriale - seppur incompleta per il mancato invio dei dati relativi alle tecniche applicate. Infatti, solo il 78,3% dei centri che hanno ottenuto almeno una gravidanza omologa ed il 74,1% dei centri che hanno ottenuto almeno una gravidanza eterologa hanno fornito informazioni circa l’esito delle gravidanze. In Campania non sono state fornite informazioni nel 47,7% e nel Lazio nel 14,1% delle gravidanze omologhe e rispettivamente nel 20,0% (Campania) e nel 14,1% (Lazio) delle gravidanze eterologhe.

- È aumentato il numero medio di ovociti per prelievo: 7,7 nel 2021 mentre era 7,5 nel 2020. Ma, a fronte di un numero elevatissimo (354.291) di ovociti prelevati, nella FIVET/ICSI omologa, ne sono stati inseminati soltanto 5,5/prelievo e fecondati 182.128. Di questi embrioni prodotti, soltanto 96.696, ossia il 53,09%, sono stati giudicati trasferibili; ma ne sono stati effettivamente trasferiti 38.188, il 38,69% degli embrioni trasferibili, pari al 20,96% di tutti gli embrioni prodotti (182.128).

- La prima fase, cioè la stimolazione ovarica, ogni anno mostra le sue crescenti criticità: 4.480 cicli vengono sospesi prima del prelievo ovocitario (8,9% dei cicli iniziati a fresco), di cui 2.932 (5,8%) per mancata risposta alla stimolazione ovarica (causa non difficile da prevedere in centri specializzati!). Il tentativo di ottenere ovociti anche in donne di età superiore ai 40 anni causa il maggior numero di interruzione dei cicli dopo il prelievo degli ovociti che vengono tutti crioconservati per rischio di Sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS severa in: 2.649 donne): nell’11,9% nell’età 40-42 anni e nel 15,7% a 43 o più anni di età della donna.

- È in costante aumento il numero degli embrioni crioconservati nella FIVET/ICSI omologa (61.212 nel 2021) che vanno ad aggiungersi – poiché nello stesso anno se ne scongelano di meno - agli altri già conservati nei freezer dei laboratori italiani per un numero totale, fino al 31.12.2021, di ben 168.076 di embrioni omologhi. Per la FIVET/ICSI da donatore o donatrice di gameti (eterologa) questo dato sulla crioconservazione non viene neppure riportato nella Relazione ministeriale.

Considerando che negli ultimi anni il 94,8% dei trasferimenti in utero sono costituiti da 1-2 embrioni, appare improprio continuare ad iperstimolare le ovaie delle donne per produrre tanti embrioni in vitro destinati al gelo. Il numero massimo di 3 embrioni per ciclo da produrre con l’obbligo di trasferirli tutti nell’utero anche in tempi diversi nella stessa donna ci sembra un limite ragionevole da porre.

PMA nei LEA? I risultati della FIVET/ICSI nelle donne di età pari o superiore ai 40 anni, soprattutto per le tecniche omologhe “a fresco” e con scongelamento di ovociti, dovrebbero far comprendere ai Responsabili Nazionali e Regionali la necessità di escluderle dai LEA in una Nazione in cui tutti giudicano insufficienti le risorse destinate alla Sanità!

Le problematiche della PMA con gameti “donati”. Anche i dati per la PMA con donazione di gameti (FIVET/ICSI eterologa), oltre al fatto di confermare un’alta perdita di embrioni prodotti (nel 2021, su un totale di 45.293 solo 14.421 embrioni sono stati trasferiti in utero, pari al 31,83%; sono nati vivi soltanto 2.063 bambini pari al 21,5% degli embrioni trasferiti e al 4,55% di tutti gli embrioni prodotti; dei 30.872 embrioni che non sono stati trasferiti non si conosce la sorte!), offrono ulteriori riflessioni relative al “traffico” di gameti ed embrioni congelati. L’incrocio di import/export tra centri italiani e stranieri e la pratica dell’egg sharing crociata di una coppia che offre i propri ovociti in cambio del liquido seminale possono creare nel tempo grandi problemi, già da noi denunciati il 23 settembre 2014 in occasione dei disegni di legge presentati al Parlamento sulla PMA eterologa.

La legittimazione della FIVET/ICSI nella forma eterologa da parte della Corte Costituzionale ha dunque rimesso in campo tutti quei problemi che la legge 40 si era prefissa di evitare o prevenire. Compresa la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT) che ha dato alla legge un risvolto meramente selettivo ed eugenetico. Riteniamo sia venuto il momento per il Parlamento di resettare il “sistema procreatico”, garantendo quanto meno una maggiore trasparenza e completezza dei dati, ripristinando un protocollo di attuazione delle tecniche che consentano il massimo rispetto della salute psicofisica delle coppie e il maggior beneficio possibile per i figli concepiti in vitro, la loro vita (limitare al massimo le perdite di embrioni concepiti) e il diritto di conoscere la loro paternità e maternità e a prevenire la loro eterna (?) crioconservazione.

Per l'articolo completo di tabelle vai sul sito www.AIGOC.it al seguente link:

/ Articoli / Di Alessandro Feo Improcrastinabile dopo 20 anni dall’approvazione della legge, 15 anni dopo il primo stravolgimento operato dalla Corte Costituzionale, 10 anni dopo l’abolizione operata dalla stessa Corte del divieto dell’eterologa, 9 anni dopo le sentenze del 14 maggio – 5 giu...

«I miei 5.000 bambini concepiti in provetta. I cardinali mi chiamavano prima di andare in tv»Dopo aver letto sul Corrier...
10/01/2024

«I miei 5.000 bambini concepiti in provetta. I cardinali mi chiamavano prima di andare in tv»

Dopo aver letto sul Corriere della sera l'articolo il cui titolo è sopra riportato ho scritto una lettera al Direttore, che mi sembra non abbia pubblicato, per cui ora pubblico su fb assieme al link di un articolo del Cardinale Sgreccia che rende chiara la Sua posizione sulla pma.

Quando si raggiunge una certa età e si ha più tempo libero a disposizione si ha la tentazione di rivivere i bei tempi quando si era più ricercati e gratificati oppure se si è stati sempre impegnati nella difesa della dignità e della vita umana dal concepimento alla morte naturale si continua a combattere per far conoscere e trionfare la verità scientifica, ontologica e - per chi è credente - etico religiosa.
Come ginecologo cattolico ed ancor prima già da giovane mi sono sempre battuto per difendere la dignità e la vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale.
Leggendo l’articolo «I miei 5.000 bambini concepiti in provetta. I cardinali mi chiamavano prima di andare in tv» ho subito pensato che assieme ai 5.000 figli sparsi in Italia ci sono almeno altri 20.000 figli sacrificati sull’altare della scienza per poterli far nascere. Ed è un calcolo ottimistico perché dal 2005 al 2021 il tasso più alto di coppie con figlio/i in braccio è stato raggiunto nel 2021 col il 17%!
Una grande caduta di stile mi sembra la battuta riportata nel titolo “I cardinali mi chiamavano prima di andare in tv “ed ancor più irrispettoso il riferimento esplicito al Card. Elio Sgreccia ed a Mons. Tonini , che non possono intervenire nel dibattito. Mi sorprende che non abbia citato gli Arcivescovi di Bologna del periodo in cui intraprese questa attività, come il Cardinale Giacomo Biffi (1984-2004) ed il cardinale Carlo Caffarra (2004-2015), che non era certamente inesperto in questo settore, ma che sicuramente non avrebbe potuto mai incoraggiarla ad intraprendere o continuare questo tipo di attività.
Certo in quegli anni per chi voleva conoscere la verità etico-religiosa sulla trasmissione della vita umana i documenti ufficiali della Chiesa Cattolica non mancavano a partire dall’Humanae vitae di San Paolo VI , al Donum vitae Congregazione della Dottrina della Fede (1988), all’Evangelium vitae di San Giovanni Paolo II (1995) ed alla Dignitas personae della Congregazione della Dottina della Fede (2008).
Un merito si deve riconoscere alla prof.ssa Eleonora Porcu: quello di aver scelto la crioconservazione degli ovociti! Certamente se tutti i Centri italiani avessero seguito la sua scelta non avremmo avuto fino al 2021 i più di 168.166 embrioni omologhi, che giacciono nei crioconservatori italiani, molti dei quali sicuramente non saranno mai trasferiti nell’utero delle proprie madri, ma solo ovociti non fecondati, che sono semplici cellule umane!
Dal punto di vista etico occorre, però precisare che le donne che devono sottoporsi a terapie radianti e che vogliono preservare la loro capacità procreativa e mantenersi fedeli all’Insegnamento della Chiesa Cattolica non devono crioconservare i propri ovociti, ma una piccola parte del proprio ovaio, che alla fine della terapia può essere reimpiantata nell’ovaio e riprendere a funzionare ciclicamente, per cui possono avere naturalmente una gravidanza senza ricorrere alla fecondazione in vitro.
Angelo Francesco Filardo

Fondata dal Cardinale Elio Sgreccia

08/01/2024

Esprimiamo il nostro cordoglio al presidente dott. Alberto Virgolino per la perdita della suocera Valentina che, alle ore 21:35 di questa sera, è tornata alla Casa del Padre alla venerabile età di 98 anni. Un abbraccio a Patrizia, la moglie di Alberto.

La recente decisione del CdA dell’AIFA (Agenzia del Farmaco Italiana) e degli esperti delle Regioni di poter rendere gra...
13/11/2023

La recente decisione del CdA dell’AIFA (Agenzia del Farmaco Italiana) e degli esperti delle Regioni di poter rendere gratuita la distribuzione delle pillole per contraccezione ormonale alle donne di età inferiore a 26 anni risulta assolutamente inappropriata per le seguenti ragioni.
Distogliere ulteriori risorse al SSN già in grave difficoltà nel garantire le cure di base – controlli clinici, esami di laboratorio, ecografie, TAC, RMN – ai cittadini, è un evidente danno alla sanità pubblica, un inaccettabile aggravio per le persone malate più fragili e meno abbienti.
Di contro, i dati riportati nelle Relazioni del Ministero della Salute al Parlamento Italiano sulla Legge 194/78 negli ultimi due anni censiti, 2020 e 2021, e quelli del Rapporto Osmed 2021, evidenziano che il tasso di abortività nelle fasce di età delle donne comprese tra i 15 e i 24 anni è aumentato a livello nazionale e, paradossalmente, proprio in quelle Regioni che già da diversi anni distribuiscono gratuitamente le pillole estroprogestiniche (E.P.) alle donne sotto i 26 anni (Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Piemonte) e in quelle con maggior consumo di pillole E.P. (Sardegna e Liguria); l’Umbria, la terza Regione per numero di Consultori pubblici (2,9/10.000 donne di 15-49 aa.), ha fatto registrare il maggior incremento percentuale delle Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG) nel 2021 rispetto al 2020.
Alla luce di questi dati inoppugnabili non riusciamo a comprendere il motivo per cui il Cda dell’AIFA tra le sue priorità ponga la distribuzione gratuita delle pillole E.P. alle utenti di età inferiore a 26 anni e non quella di ridurre i prezzi di vendita di tanti farmaci necessari per curare i cittadini italiani o di inserirli nell’elenco dei farmaci prescrivibili dal SSN.

Per l'articolo completo di dati e tabella cliccare sul link seguente:

/ Articoli / Di Alessandro Feo La notizia diffusa da Adnocronos Salute il 3 novembre u.s. ci fa pensare che il CdA dell’AIFA e gli esperti delle Regioni vivono in un altro mondo o siano completamente disinformati od – ancora peggio – non hanno un minimo di considerazione delle difficoltà che ...

20/10/2023

L'ab**to farmacologico si conferma più rischioso per la salute delle Donne

Comunicato Stampa n. 5 del 19 ottobre 2023

La novità più importante riscontrata nella Relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sulla applicazione della L. 194/78 pubblicata il 6.10.2023 è la tabella 27, che - dopo le nostre critiche ripetute ogni anno e la dimostrazione fatta nel nostro comunicato stampa n. 3 del 4 luglio 2022 - riporta un numero di complicazioni (1.333) nettamente superiore a quelle dell’anno 2020 (490) ed ancora 1.347 dati non rilevati.
Le complicanze associate alle Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG) effettuate entro i primi 90 giorni, pur non potendo considerare ben 737 casi non riportati, risultano essere 3,7 volte più frequenti per le IVG farmacologiche rispetto a quelle chirurgiche.
L’alto uso di contraccettivi non porta ad una significativa riduzione del rapporto di abortività nelle popolazioni in cui ciò è già in atto. Ne sono prova gli alti tassi di abortività nelle regioni italiane nelle quali si registra un più alto consumo di contraccettivi: la Liguria, o vengono offerti gratuitamente da anni ad alcune categorie di donne: il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Puglia, la Toscana e il Lazio.
Nel paragrafo 3 a pag. 11 - Divulgazione delle informazioni – ci preme segnalare una carenza importante in questo progetto, cioè la completa assenza di attenzione alle Associazioni, che sono da molti decenni impegnate nell'aiuto alle Donne in difficoltà per il sopraggiungere di una gravidanza inaspettata, che possono offrire aiuti concreti in situazioni di difficoltà alle Donne e favorire l’accoglienza del figlio/a inaspettato/a ed evitare loro il dramma ed il trauma dell'ab**to.
Nelle conclusioni il Ministro della Salute sottolinea l’aumento - dopo 10 anni di discesa - del tasso di abortività registrato nel 2021 nelle minorenni italiane, passato in un anno dall’1,94‰ al 2,06‰ con un incremento di 105 IVG su 3.364 ragazze di 15-17 anni in più rispetto all’anno precedente.
Se affianchiamo a questo dato quello del consumo delle pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo in Italia nel 2021 (616.358 confezioni, cioè 60.474 in più del 2020!) di cui le minorenni costituiscono la maggioranza assoluta delle acquirenti senza ricetta medica, si evidenzia un “costume sessuale” molto allarmante per le minorenni, meritevoli di più adeguati programmi educativi degni di questo nome.
PER L'ARTICOLO COMPLETO segui il link: https://aigoc.it/2023/10/20/nel-2021-lab**to-farmacologico-si-conferma-piu-rischioso-per-la-salute-delle-donne/

https://aigoc.it/2023/09/02/un-cuore-che-batte/Comunicato Stampa n. 4 del 2 settembre 2023 RIASSUNTO: Nel Consenso infor...
02/09/2023

https://aigoc.it/2023/09/02/un-cuore-che-batte/

Comunicato Stampa n. 4 del 2 settembre 2023
RIASSUNTO: Nel Consenso informato il medico non può omettere di mostrare alla donna che richiede un’azione “medica” le immagini e i segni di vitalità dell’essere umano nell’utero materno coinvolto dalla suddetta azione “medica”.
La campagna per “Un cuore che batte” riporta alla luce la realtà scientifica della vita umana concepita e viva nel grembo materno.
Il riconoscimento da parte della madre della presenza vitale di un essere umano, il figlio, all’interno del suo utero, le conferma quanto già percepisce per effetto delle modificazioni anatomiche ed endocrino/neuro/funzionali legate all’inizio della gravidanza dandole tutti gli elementi per una scelta informata, libera e consapevole che la vedrà protagonista e non condizionata da pregiudizi e omissioni altrui e dall’ignoranza.
_________

La campagna in corso per la raccolta di firme presso i Comuni italiani finalizzata alla presentazione della PLIP che vuole integrare la legge 194/78 all’articolo 14 con il comma 1-bis: “Il Medico che effettua la visita che precede l’interruzione di gravidanza ai sensi della presente legge, è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso”, non può lasciarci indifferenti!
A prescindere dalle considerazioni di opportunismo politico, giuridico o altro che sono state presentate, vorremmo entrare nel merito “medico” e specialistico della proposta.
Premessa tecnica: la rilevazione visiva del battito cardiaco fetale (bcf) può essere effettuata in sicurezza per il feto con gli ultrasuoni (ecografia) in M-mode e B-mode nelle prime 10 settimane di gravidanza
Dunque, il battito cardiaco fetale, anche quando non è consigliato rilevarlo acusticamente, può essere chiaramente visualizzato sul monitor dell’ecografo!

Aspetto deontologico.
Nel caso specifico dell’ecografia, necessaria a determinare la sede (intra o extrauterina) e l’evolutività della gravidanza, previamente all’intervento di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG), il medico incaricato potrebbe sentirsi profondamente condizionato ad effettuare un consenso informato valido dalla determinazione della donna che ha già intrapreso un percorso legalizzato di rinuncia al figlio, a tal punto da omettere di mostrare il feto alla madre attraverso il monitor dell’ecografo e, ancor di più, di farle vedere le pulsazioni cardiache ed ascoltare (se in un’epoca della gravidanza oltre la decima settimana) il segnale acustico del battito cardiaco.
Il medico, viceversa, è tenuto deontologicamente a rispettare, oltre che il diritto della madre ad un consenso informato, anche la dignità del bambino presente e vitale che appare sotto la sonda ad ultrasuoni, indipendentemente dai suoi personali orientamenti. Anche se il bambino in utero non fosse considerato “soggetto” di pari dignità, ma soltanto “oggetto” della decisione di altri, è quantomeno doveroso e corretto deontologicamente renderlo visibile per deciderne le sorti! La madre deve poter decidere solo dopo essere stata informata in modo completo. Le informazioni disponibili, tra cui quelle raccolte con l’esame ecografico, vanno comunicate e debitamente documentate da parte del medico, a prescindere dal fatto di essere “obiettore” o “non obiettore di coscienza”.
L’esame ecografico, dunque, pur facendo parte di un percorso finalizzato alla IVG, è parte integrante del “consenso informato” in quanto apporta elementi conoscitivi essenziali per una scelta veramente consapevole e libera della donna. Quest’ultima ha la possibilità e la facoltà di poter revocare la sua decisione abortiva in ogni fase dell’iter assistenziale e dovrebbe esserle garantita una scelta libera, basata su un regolare e completo consenso informato.

Aspetto scientifico ed ontologico
Auspichiamo che venga data alla mamma la possibilità di riconoscere la presenza di un altro essere umano in sviluppo nel suo grembo.
Il prevalere mediatico e culturale del principio dell’“autodeterminazione” in senso assoluto, ha completamente oscurato fino a negarla una presenza umana nell’utero materno, realtà oggettiva che ha caratterizzato la storia prenatale di ognuno di noi. Solo la negazione della presenza di una nuova vita, unica, irripetibile, autonoma nel grembo della donna che diviene madre sembrerebbe giustificare il diritto insindacabile delle sue decisioni e quindi l’equazione: diritto di scelta della donna = diritto di ab**to.
La campagna per “Un cuore che batte” riporta finalmente alla luce la realtà scientifica della vita umana concepita e viva nel grembo materno!
Oscurare deliberatamente questa verità è la prima violenza contro la donna, suo figlio e l’umanità tutta!
Rendere evidente alla sua mamma la presenza di una vita umana, indifesa e bisognosa di essere accolta, è atto di corretta deontologia ippocratica e di vera giustizia!

Infine si consideri la conferma sperimentata della validità di questo approccio clinico rispettoso della madre e del suo bambino, nel salvare la vita dei bambini in utero insieme alla felicità delle loro mamme.
Ogni ginecologo può testimoniare che più di una donna, dopo aver visto sul monitor dell’ecografo il proprio figlio/a muoversi con il suo evidente battito cardiaco, ha chiesto di essere dimessa, anche se già in ospedale, e ha lottato come una leonessa per la vita di suo figlio, qualcuna anche sottoponendosi a terapie per contrastare l’effetto dell’Ru486. Qualcuna, per riconoscenza, ha anche dato il nome dell’ostetrico al proprio figlio dopo che questi, avendole effettuato un consenso realmente informato, l’ha aiutata ad evitarne l’uccisione.

L’efficacia nel prevenire così l’ab**to volontario, in buona parte con evidente piena soddisfazione della mamma, viene dimostrata anche dalle statistiche provenienti da quei Paesi che hanno già adottato, in modo formale e normativo, la modalità dell’esposizione alla madre delle immagini ecografiche del feto e del suo battito cardiaco, prima di essere sottoposta all’ab**to volontario.

/ Comunicati / Di Alessandro Feo Comunicato Stampa n. 4 del 2 settembre 2023 RIASSUNTO: Nel Consenso informato il medico non può omettere di mostrare alla donna che richiede un’azione “medica” le immagini e i segni di vitalità dell’essere umano nell’utero materno coinvolto dalla suddetta...

https://aigoc.it/2023/05/22/45-anni-di-ab**to-volontario-in-italia/Comunicato Stampa n.3 del 22 maggio 2023 45 anni di A...
22/05/2023

https://aigoc.it/2023/05/22/45-anni-di-ab**to-volontario-in-italia/
Comunicato Stampa n.3 del 22 maggio 2023
45 anni di Ab**to Volontario in Italia
Più di sei milioni di vittime innocenti. Di bambini nella fase più fragile della loro vita. Sei milioni di esistenze umane smembrate, dissolte ed annientate, buttate nei rifiuti pericolosi ospedalieri o, come accade con l’ab**to chimico (RU486), anche nei WC delle proprie case.

45 anni di disprezzo della vita umana più nobile, perché più meritevole di cure ed attenzioni, eppure più povera ed indifesa.

45 anni di violenza spietata verso gli esseri umani più preziosi perché veri depositari del nostro futuro personale e sociale.

45 anni di menzogne legittimate e potenziate dal potere mediatico nazionale ed internazionale tanto da indurre le nuove generazioni a considerare l’ab**to volontario un nuovo “diritto umano”. Un altro gravissimo esito culturale di quella legge 194 che ha ucciso le coscienze e ancora le inganna facendo assurgere la scelta abortiva ad atto di libertà e di autodeterminazione. Tanto da mettere in discussione il diritto alla “obiezione di coscienza” da parte del personale sanitario, prevista dalla stessa legge.

45 anni di inganni e di reticenze sulle gravi conseguenze psico-fisiche dell’ab**to volontario, di cui i redattori del “documento” per l’IVG (Interruzione Volontaria della Gravidanza) non informano le donne, come invece dovrebbero per un legittimo “consenso informato”. Donne che scontano per lunghi anni queste conseguenze, senza un supporto adeguato da parte degli stessi Servizi che hanno certificato la loro decisione.

45 anni di connivenza della Medicina e della Ginecologia corporativa nazionale ed internazionale con i grandi poteri economici ed ideologici che misconoscono intenzionalmente l’inizio della vita umana dal concepimento, tanto da approvare e raccomandare l’utilizzo, anche gratuito, di sostanze ormonali in pillole con prevalente (pillole post-coitali del “giorno e dei 5 giorni dopo”) o possibile effetto abortivo precoce (pillole estro-progestiniche, o solo progestiniche), determinando un numero di “criptoaborti” o aborti “nascosti” molto superiore a quello registrato secondo la legge 194.

La coscienza formata alla verità scientifica ed etica sulla vita umana concepita, quale quella dei Ginecologi ed Ostetrici Cattolici, non può non denunciare una simile ingiustizia che perdura immutata da 45 anni. La più grave delle ingiustizie contro una moltitudine di esseri umani innocenti ed indifesi.

La dignità di questi nostri piccoli fratelli e sorelle non nati merita il nostro rispetto e tutto il nostro impegno professionale affinché venga debitamente riconosciuta, in quanto esseri appartenenti alla specie umana e, come tali, soggetti di diritto. Primo fra tutti, dal quale tutti gli altri derivano, quello alla vita

/ Comunicati / Di Alessandro Feo Comunicato Stampa n.3 del 22 maggio 2023 Più di sei milioni di vittime innocenti. Di bambini nella fase più fragile della loro vita. Sei milioni di esistenze umane smembrate, dissolte ed annientate, buttate nei rifiuti pericolosi ospedalieri o, come accade con l’...

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