11/05/2025
Oggi torno a casa colma di commozione e gratitudine.
Felice Vesak, amici.
"Nel mese di maggio, i centri buddhisti di tutta Italia si preparano a celebrare il Vesak, la festa più sacra del calendario buddhista. Non si tratta soltanto di una ricorrenza simbolica, ma di un momento di profonda ispirazione e rinnovamento interiore.
Il Vesak ricorda tre eventi fondamentali della vita del Buddha Siddhartha Gautama: la Nascita, il Risveglio (Bodhi) e il Parinibbana, la liberazione finale dal ciclo delle rinascite. Secondo la tradizione, tutti e tre si verificarono nello stesso giorno: quello della luna piena del mese di maggio. Nel 2025, la luna piena cade il 12 maggio, e attorno a questa data si svolgono le celebrazioni in molti luoghi del mondo.
Una tradizione millenaria e sempre viva
Siddhartha Gautama visse per circa 80 anni tra il VI e il V secolo a.C. nel nord dell’India. Conosciuto come il Buddha Sakyamuni, il “Risvegliato Saggio della tribù dei Sakya”, ha lasciato un insegnamento che da oltre 2500 anni continua a trasformare la vita di chi lo ascolta e lo mette in pratica.
Questa celebrazione è chiamata anche Vesak Puja, ed è un’occasione per fermarsi, respirare, ritrovare l’essenziale. Il Buddha non trasmise dogmi o imposizioni, ma indicò un Sentiero di consapevolezza e liberazione, accessibile a tutti, il Nobile Ottuplice Sentiero, fondato su:
Retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione.
Questo cammino è l’essenza della pratica buddhista. Non richiede appartenenze, ma ascolto. Non chiede sacrifici, ma presenza. È un percorso che conduce, passo dopo passo, verso la fine della sofferenza.
Un insegnamento per ogni tempo
Si racconta che, poco prima del suo Parinibbana, il Buddha – ormai prossimo alla morte – si rivolse ai suoi discepoli disteso su un giaciglio. In quel momento, si udirono dal cielo canti e melodie celesti in suo onore. Ma egli disse al suo devoto assistente Ananda che il giusto modo per onorare il Tathagata non consiste in omaggi esteriori. L’unico vero omaggio è vivere una vita guidata da purezza, concentrazione e saggezza, con totale dedizione e costanza.
La sua ultima esortazione, rimasta come faro per generazioni di praticanti, fu chiara e profonda: “Transitorie sono le cose composte, soggette all’impermanenza; ogni cosa nata deve perire. Esercitatevi con sollecitudine!”
Queste parole non suonano come un ammonimento, ma come un invito amorevole. La vita è impermanente, fragile e preziosa. Non possiamo permetterci di rimandare il lavoro interiore. Ogni giorno è un’opportunità per coltivare comprensione, pace, compassione."
M. Thanavaro