Dott.ssa Ilaria Romana Elia - Psicologa Psicoterapeuta

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Dott.ssa Ilaria Romana Elia - Psicologa Psicoterapeuta Trasformiamo la crisi in crescita. 🌿
📍 In studio e online.

Psicologa Psicoterapeuta | Approccio Sistemico-Relazionale ed EMDR
Supporto persone, coppie e famiglie nelle crisi relazionali, nelle transizioni critiche e nella gestione del trauma. Offro servizi specialistici di valutazione, consulenza e intervento per individui, coppie e famiglie che attraversano difficoltà evolutive e relazionali: difficoltà nella relazione tra genitori e figli; problematiche nella sfera affettiva e della sessualità; conflittualità nei rapporti, separazioni; esperienze di malattia o lutto che si incontrano nelle diverse fasi del ciclo di vita. L'obiettivo del lavoro terapeutico mira a promuovere la salute e lo sviluppo delle persone attraverso l'attivazione, il potenziamento e l'integrazione delle risorse interne, cognitive, affettive e relazionali in rapporto alle diverse fasi di vita e differenti contesti di appartenenza, al fine di supportare percorsi evolutivi consapevoli, rafforzare diverse modalità di comunicazione, migliorare la sintonizzazione con le proprie emozioni, acquisire consapevolezza di sé e sviluppare nuovi modi di sentirsi e percepirsi con l’altro. Spesso si vengono a creare tensioni emotive, frutto di molteplici fattori come i conflitti latenti, dinamiche relazionali complicate, difficoltà di comunicazione all'interno della famiglia e/o della coppia; ciò può causare una condizione di malessere in uno o più membri del nucleo familiare. Chiedere aiuto, fin dai primi segnali di malessere, può diminuire il carico di tensione e prevenire l’insorgenza di comportamenti sintomatici. L'orientamento relazionale - sistemico, considera i sintomi non solo come l’espressione di problematiche personali interne all’individuo, ma come metafora delle difficoltà e delle problematiche esistenti nelle relazioni in un determinato momento del ciclo vitale. Il sintomo è letto nella sua funzione comunicativa e nella sua opportunità trasformativa sia del singolo che delle persone che partecipano al suo sistema relazionale. Nel mio lavoro l'attenzione alla dimensione relazionale si integra con la comprensione della domanda individuale, di coppia e familiare da cui parte la richiesta di cura e di cambiamento.

Perché alcune relazioni sembrano magiche all'inizio, ma finiscono sempre per diventare un campo di battaglia?​Forse perc...
03/02/2026

Perché alcune relazioni sembrano magiche all'inizio, ma finiscono sempre per diventare un campo di battaglia?

​Forse perché non stai cercando un compagno di vita, ma un compagno di orfanotrofio. Qualcuno che porti il tuo stesso odore, quello del deserto emotivo.
​Ma cosa succede quando la "capanna" che abbiamo costruito insieme inizia a crollare?

​🏠 I COMPAGNI DI ORFANOTROFIO

​Esistono legami che non nascono per costruire un futuro, ma per tentare di risarcire un passato. Li chiamo i COMPAGNI DI ORFANOTROFIO. Si riconoscono al primo sguardo perché portano lo stesso odore: quello del deserto emotivo.

​L’orfanilità di cui parlo non è l’assenza fisica dei genitori, ma una TRASCURATEZZA che può prendere molte forme:

​• LA CONFLITTUALITÀ: Essere cresciuti in un campo di battaglia dove i bisogni del bambino erano solo un rumore di fondo.

​• L’INDISPONIBILITÀ EMOTIVA: Genitori fisicamente presenti ma i cui "radar" restano spenti, rendendoli incapaci di sintonizzarsi sul mondo interno del figlio.

​• I TRADIMENTI: Promesse mai mantenute che hanno insegnato al bambino che contare su qualcuno è un errore fatale.

​• LE SVALUTAZIONI: Essere stati visti solo attraverso l'errore o il giudizio, mai per il proprio valore intrinseco.

​• L'INVERSIONE DEI RUOLI: Dover fare da genitori ai propri genitori, spegnendo la propria infanzia per tenere in piedi la famiglia.

​Il risultato è un VUOTO PRIMARIO in cui si è imparato che i propri bisogni non hanno cittadinanza, costringendo il bambino a "compattarsi" per sopravvivere.

​In questi incontri si costruisce una "CAPANNA" nel deserto, un rifugio fatto di sguardi e promesse dove ci si tiene in braccio a vicenda. Ma la capanna è fatta di rami fragili e il patto entra in crisi non appena la vita chiede di portare quel legame fuori dal rifugio.

​🔻 IL PATTO SI ROMPE QUANDO:

​L'INTENSITÀ DEVE DIVENTARE DURATA:

Nella capanna bastava un weekend di passione o una notte a piangere insieme. Fuori serve la capacità di restare.

​• ESEMPIO: È quel lunedì mattina in cui lui sparisce nel lavoro e non ti scrive più con la stessa urgenza, o quando lei ha bisogno di passare una serata con le amiche. Se non sai stare in piedi da solo, quel silenzio o quello spazio diventano un abisso. Non è "autonomia", la senti come nuova trascuratezza. E allora o aggredisci per avere attenzioni o ti congeli per non soffrire, distruggendo la pace che avevate appena costruito.

​L'ALTRO SMETTE DI ESSERE IL TUO SALVATORE E DIVENTA UNO SPECCHIO:

Nella capanna vi incastravate perfettamente: uno faceva la forza e l'altro lo scudo. Fuori, se non hai una tua sicurezza interna, l’altro diventa il testimone scomodo delle tue fragilità.

​• ESEMPIO: Se lui fa un errore banale, dimentica un impegno o ha un tono distratto, tu non vedi un uomo stanco, ma un "inaffidabile traditore". Se lei ti muove una critica costruttiva, tu non senti un consiglio, ma il peso insopportabile del "non essere abbastanza". In un attimo, la persona che ti teneva in braccio diventa il nemico da cui difendersi a ogni costo.

​🎭 LE MASCHERE DELLA PAURA

​Quando la fusione si spezza, l’urgenza di proteggersi prevale sul bisogno di darsi amore:

​• L’IPER-AUTONOMO (Il Diffidente Solitario): È il bambino che ha imparato che chiedere aiuto è inutile o pericoloso. Nella relazione, riattiva i confini per non smarrirsi, usando il rigore per rimettere ordine dove sente caos.

​• IL CONGELATO (L'Anestetizzato): Ha imparato a "spegnere" le emozioni. Percepisce la richiesta di presenza come un’invasione e si ritira nel silenzio perché la vicinanza reale lo terrorizza.

​• IL SEDUTTORE SALTIMBANCO (L'Intrattenitore del vuoto): Ha ricevuto attenzione solo facendo "lo spettacolo". Scappa quando la realtà chiede stabilità, temendo che nella sua normalità smetterebbe di essere amato.

​• L’INVALIDO AFFETTIVO (Il Cercatore di risarcimento): Utilizza le ferite passate come scudo. Quando chiedi reciprocità, risponde: "Come puoi chiedermi questo, dopo quello che ho passato?". La fragilità diventa un'arma di controllo.

​• IL MORALISTA GIUDICANTE (Il Perfezionista del trauma): Misura l'amore attraverso standard impossibili. Il "fallimento" del partner è la prova che non è degno. Punisce l'altro con una superiorità morale gelida.

​• L’ACCUDENTE COMPULSIVO (Il Salvatore disperato): Si annulla per "aggiustare" l’altro. Crolla sotto un risentimento sordo quando capisce che non può colmare il vuoto di chi non vuole essere salvato.

​• IL VIGILANTE (L’Erede del caos): Cerca segnali di tradimento ovunque. Rompe il legame per primo: preferisce distruggere tutto lui piuttosto che subire la sorpresa di essere lasciato.

​💥 L'INTRECCIO: PERCHÉ NASCE IL CAOS

​Il caos orfanile nasce dallo scontro tra queste armature. Finché si è nella capanna, le maschere riposano. Ma fuori, se uno cade, l'altro non lo sostiene: attiva il proprio allarme.
​Immagina l'incontro tra un Seduttore che promette il sogno e un'Iper-Autonoma che cerca lealtà. Finché sono nella fusione, lui la incanta e lei si sente protetta. Ma appena lei chiede stabilità (fatti concreti), lui si sente smascherato e si trasforma in Congelato (sparisce) o in Moralista (ti giudica perché chiedi troppo). Lei, per non affogare nel dolore, riattiva il proprio Giudizio. Lui risponde come Invalido, rinfacciando le ferite passate. In questa danza, nessuno vede più l'altro. Si vedono solo i propri fantasmi di trascuratezza.

​🌱 GUARIRE LA MEMORIA DELLA STIRPE

​Uscire dalla stirpe non significa rinnegare le proprie radici, ma smettere di agire per delega dei traumi dei nostri avi. È l'atto di dire: "Si ferma con me". Guarire questa memoria richiede un’evoluzione profonda:

​• IL TRAMONTO DEL SALVATORE: Dobbiamo accettare che nessun compagno può riscrivere la nostra infanzia. Uscire dalla stirpe significa riprendersi la delega della propria felicità, riconoscendo all'altro il diritto di essere solo un uomo o una donna, con i propri limiti.

​• ABITARE LA PROPRIA SOLITUDINE: Significa costruire una base sicura interna: quella capacità di dirsi "Io resto con me", che permette di non andare in pezzi quando la realtà chiede spazio o quando la "capanna" vacilla.

​• DALLA DIFESA ALLA SCELTA: Non si tratta di distruggere le armature, ma di togliere loro il comando. Significa accorgersi di quando stiamo per indossare la maschera e scegliere, per la prima volta, di restare presenti.

​Uscire dalla capanna significa accettare che quella riparazione infantile non avverrà mai retroattivamente (🍼). Finché cercherai nell'altro chi non ti ha visto allora, sarai condannato a confermarti sempre la stessa ferita.

​Carichi l'altro di un MANDATO DI RISARCIMENTO, un compito impossibile: riparare un danno antico. E resti lì, aspettando inevitabilmente che fallisca. Quando succede, quando l'altro mostra il suo limite umano, la delusione serve solo ad alimentare la tua PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA: "Non mi posso fidare di nessuno", "Non sono amabile", "Tanto alla fine restano tutti delusi da me".

​Sottoporre l'altro a questo fallimento programmato non è un tentativo di salvarsi, è solo l'ultimo modo per RESTARE ORFANO.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia

✨ NOSTALGIA DI UN LUOGO CHE NON È MAI ESISTITO ✨🪞 Quando la connessione diventa una trappola di specchi.​Esistono incast...
02/02/2026

✨ NOSTALGIA DI UN LUOGO CHE NON È MAI ESISTITO ✨

🪞 Quando la connessione diventa una trappola di specchi.

​Esistono incastri che sembrano scritti nel destino, ma che appartengono solo a una dimensione: quella del sentire immediato. ⚡️

​In psicologia, ci scontriamo spesso con il paradosso di legami che funzionano perfettamente su un registro comunicativo implicito e non verbale — quello dei corpi, di un abbraccio, dell'intesa erotica e dei nuclei emotivi che si riconoscono senza parlare — ma che naufragano inevitabilmente non appena provano a farsi "relazione". È il dramma di chi vive una sintonia profonda con una persona con cui, tuttavia, risulta strutturalmente faticoso costruire una quotidianità solida. 🏗️

​📌 COSA MANCA QUANDO MANCA LA "SOLIDITÀ"?

​🔹 L’ascolto viene sostituito da una razionalità che invalida l'emozione.

Esempio: «Soffro quando sparisci per giorni». Risposta: «Non ha senso soffrire, sai che ho molto lavoro, è illogico che tu la prenda così». (Qui la logica viene usata per negare il diritto dell'altro di sentire ciò che sente).

​🔹 L'impatto di un'azione viene negato in nome della "buona fede".

Esempio: «Mi ha ferito che tu abbia dato priorità a lei». Risposta: «Ero in buona fede, quindi la tua ferita è un tuo errore di percezione». (Qui l'assenza di intenzione diventa una licenza per non curare il danno prodotto).

​🔹 Non c'è continuità operativa. Si è vicini nell'estasi, ma latitanti nel supporto concreto. 🌫️

Esempio: «Oggi ho avuto una giornata terribile, avrei bisogno di sentirti». Risposta: (Silenzio per ore o giorni, seguito da un messaggio decontestualizzato) «Ciao, ho visto un video che mi ha fatto pensare a noi, quando balliamo è tutto magico». (Qui manca la capacità di esserci nel bisogno reale, preferendo rifugiarsi nel ricordo del piacere).

​🔹 Manca la sicurezza emotiva e la fiducia nella prevedibilità. 🛡️

Esempio: «Mi sento insicura quando sparisci e non so se domani ci sarai». Risposta: «Non posso darti certezze, io vivo giorno per giorno. Se hai bisogno di stabilità, il problema è la tua ansia». (Qui la mancanza di presenza viene ribaltata sull'altro, facendolo sentire inadeguato perché desidera una base sicura).

​🔹 Manca la metacognizione. Ovvero la capacità di "pensare il proprio pensiero": osservare i propri processi mentali da una prospettiva esterna. Senza questa funzione, la persona resta prigioniera della propria narrazione: non mette in discussione se stessa, ma invalida la percezione altrui per proteggere la propria immagine di "giusto". 🧩

Esempio A: «Il tuo silenzio mi fa sentire ignorata». Risposta: «Io non ignoro nessuno, semplicemente non avevo nulla da dire. Sei tu che analizzi troppo». (L'incapacità di vedere che il proprio comportamento ha un significato relazionale).

Esempio B: «Mi sento ferita dal tuo atteggiamento». Risposta: «Ma io sono stato gentilissimo, non capisco di cosa parli». (L'impossibilità di concepire che l'altro possa avere un dato di realtà diverso dal proprio).

​🔮 LA BOLLA DELLA SOSPENSIONE: REGRESSIONE E PROIEZIONE

In questo spazio, avviene una sospensione del principio di realtà a favore del principio di piacere. Le difese si sciolgono attraverso un processo di regressione benigna: ci permettiamo di tornare fiduciosi, convinti che l'altro sia il depositario di ogni nostra risposta. Ma è un luogo che non ha una sede nella realtà fenomenica: è uno spazio transizionale alterato, una proiezione dei nostri bisogni più arcaici di fusione che trova nell'altro un appiglio temporaneo. Non stiamo guardando l'altro per ciò che è, ma lo usiamo come uno specchio per vedere la parte di noi che desidereremmo finalmente libera. 🕊️

​💡 L'ESEMPIO: Sei in un abbraccio e, nonostante le incoerenze dell'altro, il tuo corpo "decide" che lui è l'unico che può capirti. Pensi: «Se riusciamo a stare così, tutto il resto si sistemerà». Ma stai scambiando una sintonia corporea per una compatibilità esistenziale che, fuori da quel cerchio, non ha una struttura capace di reggere il peso della realtà.

​⚖️ IL DRAMMA INTERNO: LA SCISSIONE TRA CORPO E MENTE

Questa discrepanza genera una confusione semantica tra tre dimensioni: la connessione (il riconoscimento dei nuclei emotivi), l’intensità (la chimica della passione) e la compatibilità (la capacità adulta di costruire).

​Il conflitto prosciuga le energie perché mette in scena una scissione profonda:

🔸 Una parte di noi, quella istintiva e sensoriale, resta aggrappata al ricordo del picco, vittima di un rinforzo intermittente che scambia l'eccitazione per amore. 🧠⚡️

🔸 L'altra parte, quella adulta, abita una solitudine cronica perché i suoi bisogni di sicurezza e reciprocità restano insoddisfatti. 🥀

​È il paradosso del desiderio (che si nutre di distanza) contro una realtà (che necessita di prossimità): due forze che non riusciranno mai a trovare un accordo.

​🌅 IL RITORNO DEL CONFINE

Quando le luci della realtà si riaccendono, il divario torna a farsi sentire. È qui che comprendiamo che l'intensità vissuta a livello pre-verbale era priva di una base di linguaggio comune. Senza una reale responsabilità affettiva fuori da quel cerchio, senza la capacità di tradurre l'intensità in cura quotidiana, il legame si rivela per quello che è: una trappola di specchi. 🪞⚠️

La scoperta che quella connessione non corrisponde alla capacità di accogliere la nostra complessità genera un profondo senso di perdita. Cedere a quel richiamo può farci sentire deboli, ma in verità ci rende profondamente umani: lo smarrimento che proviamo non è un fallimento, ma la fatica di accettare un'illusione che si spezza. In quell'istante di fusione, avevamo proiettato nell'altro la possibilità di sentirci integri, sospendendo per un attimo il peso delle nostre fragilità. È qui che si consuma il dramma: tra la bellezza del momento e il dolore del risveglio. L'aver toccato con mano un porto sicuro, scoprendo che è fatto di nebbia.
Tornare a cercare quel contatto non è dunque desiderio dell'altro per ciò che è nella realtà, ma il tentativo di ritrovare quella versione di noi — FINALMENTE NUTRITA — che abbiamo sperimentato dentro quella bolla. 🫧

​È una nostalgia che può diventare prigione: continuiamo a cercare l'accesso a un luogo che non ha mai avuto una sede nella realtà, ma solo nel nostro bisogno di sentirci accolti, di trovare una tregua o un porto sicuro. ⚓️

​🌱 EVOLVERE significa abitare consapevolmente questa scissione imparando la compassione verso se stessi. Non si tratta di rinnegare ciò che è stato, ma di onorare la bellezza di ciò che si è sentito, proteggendo però la propria integrità dal vuoto relazionale che segue. Perché la propria tenuta emotiva risiede nella capacità di distinguere un picco sensoriale da una terra in cui poter, davvero, restare.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia

🌪️ LA DANZA DEI LEGAMI: Oltre l'attrazione, la sopravvivenza.Perché finiamo per scegliere chi riattiva le nostre ferite?...
01/02/2026

🌪️ LA DANZA DEI LEGAMI: Oltre l'attrazione, la sopravvivenza.

Perché finiamo per scegliere chi riattiva le nostre ferite? Perché certe dinamiche, pur facendoci soffrire, ci sembrano così "familiari"?

La risposta non risiede nel destino, ma nelle nostre radici emotive. Nelle relazioni non si incontrano solo due persone, ma due eredità familiari che cercano sicurezza. Spesso siamo attratti da ciò che ci è familiare, ritrovando nel partner dinamiche già vissute: è un tentativo inconscio di riattualizzare antiche ferite nella speranza di dare loro un finale diverso e raggiungere quella riparazione che allora è mancata.

In queste immagini ho provato a dare voce a un conflitto profondo: quello tra il nostro bisogno naturale di legame e la paura che ci spinge a difenderci dal dolore. È il racconto di quella danza dove il desiderio di connessione si scontra con la necessità di proteggersi.

Cosa troverai in questo percorso:

🪞 Il gioco di specchi tra chi insegue e chi si nasconde.

👻 Le eredità familiari che si sostituiscono al partner reale.

🧊 I deserti affettivi scambiati per stabilità.

⚡ La collisione tra memorie che cercano cura attraverso il conflitto.

La nostra "grammatica" dell'attaccamento non è un destino immutabile. Attraverso la consapevolezza e nuovi legami nutrienti, è possibile ammorbidire le corazze e abitare una nuova stabilità emotiva.

📌 Nota tecnica: In questa analisi ho scelto di focalizzarmi sugli incastri nati dalle polarità (dove la difesa di uno attiva l’allarme dell’altro) e sul silenzio del "deserto" evitante. Non troverete il legame sicuro (dove la corazza non è necessaria) o l’incastro speculare ansioso-ansioso, per dare risalto a quelle dinamiche dove la differenza tra i partner trasforma la vicinanza in un campo di battaglia.

👇 Ti riconosci in una di queste vignette? Quale "passo di danza" senti di ripetere più spesso?

Nessuno è un’isola: la nostra sofferenza parla sempre della nostra storia multigenerazionale e delle nostre relazioni.​I...
31/01/2026

Nessuno è un’isola: la nostra sofferenza parla sempre della nostra storia multigenerazionale e delle nostre relazioni.
​In questa sintesi spiego come mi occupo della cura della persona e del sistema relazionale in cui vive, integrando il metodo EMDR per sciogliere ciò che il tempo ha congelato.
​Perché riprendere in mano la propria vita significa, innanzitutto, tornare ad abitare la propria storia con libertà.

​👇 Se senti che è il momento di sciogliere i nodi del passato, trovi i miei contatti di seguito o puoi scrivermi qui in privato.

​Dott.ssa Ilaria Romana Elia

📞 (+39) 389 6296961

📧 ilaria.elia@gmail.com

🖤 IL LUTTO DELL'IDEALIZZAZIONE: CIÒ CHE SPERAVAMO FOSSEIl dolore più complesso da elaborare in una relazione non è legat...
30/01/2026

🖤 IL LUTTO DELL'IDEALIZZAZIONE: CIÒ CHE SPERAVAMO FOSSE

Il dolore più complesso da elaborare in una relazione non è legato solo alla separazione, ma alla disillusione, un addio silenzioso. 🌪️

È il momento in cui l'immagine proiettata sull'altro crolla, lasciando spazio alla sua realtà nuda. Questo spartiacque è prezioso, obbliga a fare i conti con ciò che il legame prometteva di essere, ma non è mai stato. La fine dell’idealizzazione rappresenta un punto di non ritorno, il passaggio cruciale dall'investimento nel "potenziale" all'impatto con il dato di realtà.

❓ PERCHÉ PARLIAMO DI LUTTO?

Definiamo questo processo "lutto" perché la mente deve elaborare la morte di un’immagine psichica. Non stiamo piangendo la perdita della persona reale, ma la scomparsa della persona che avevamo immaginato e della relazione che avevamo progettato. 🥀

È un lutto faticoso perché è "disabitato": non c'è una tomba su cui piangere, ma un vuoto di senso che richiede di disinvestire energia da un futuro che non esisterà mai.
È un processo che ricalca le fasi classiche dell'elaborazione della perdita:

⚪ LA NEGAZIONE: il tentativo di ignorare le evidenze, aggrappandosi a piccoli segnali positivi per non guardare l'abisso del disallineamento.

🔴 LA RABBIA E IL SENSO DI INGIUSTIZIA: è la fase della ribellione. Ci si scontra con l'ingiustizia di non essere visti, di non ricevere reciprocità nonostante l'impegno profuso. La rabbia qui ha una funzione vitale: serve a mettere un confine, a dire "questo non è giusto".

🔵 IL PASSAGGIO DALLA RABBIA ALLA TRISTEZZA (IL DISINVESTIMENTO): il senso di ingiustizia e la rabbia sono le ultime barriere che la mente erige per non soccombere alla realtà. Si combatte perché si spera ancora. Il passaggio alla tristezza avviene quando questa spinta si esaurisce. È il segnale che il disinvestimento è iniziato.

🟢 L’ACCETTAZIONE: è l’atto che sancisce la fine della pretesa. Si accetta che l'altro sia esattamente ciò che manifesta. È lo stesso passaggio che avviene nel lutto biologico: così come si smette di aspettarsi che chi non c’è più varchi la porta di casa, qui si smette di aspettarsi che l'altro aderisca alle proprie aspettative.

💎 IL POTERE DELL'IDEALIZZAZIONE

L’idealizzazione non è un semplice "errore di valutazione", ma una necessità psichica. All'inizio di un legame, funge da collante: ci permette di proiettare sull'altro le nostre parti migliori e i nostri desideri di riparazione.

È un rifugio che ci protegge temporaneamente dalle asprezze della realtà. Per molte persone, è l'unico modo per tollerare l'intimità, poiché permette di amare una versione "perfetta" dell'altro, evitandoci l'impatto con le sue zone d'ombra. È una lente che deforma per proteggere, ma che prima o poi la realtà obbliga a infrangere.

✨ LA TRISTEZZA CHE SALVA

Esiste un momento in cui la lotta per la sintonizzazione affettiva deve arrestarsi davanti all’evidenza del limite. Non è una resa, ma un atto di integrazione della realtà necessario per interrompere un circuito di sofferenza. Questa consapevolezza porta con sé una tristezza profonda, ma è una tristezza che salva.
È il passaggio in cui:

• SI SMETTE DI CHIEDERE ACQUA A UN POZZO VUOTO. Si comprende che il mancato rispecchiamento o l’assenza di responsabilità non sono necessariamente frutto di una volontà malevola, ma di una carenza strutturale. È il limite di chi non possiede gli strumenti per offrire ciò che gli viene chiesto. Pretendere profondità da chi non ha ancora imparato a leggere il proprio mondo interno è un paradosso relazionale.

• SI ATTRAVERSA IL LUTTO DELL’IMMAGINE PROIETTATA. Spesso il legame non si fonda sulla realtà dell’altro, ma sul suo "potenziale": su ciò che l'altro potrebbe diventare se solo evolvesse o comprendesse. Il lutto necessario è quello verso questa proiezione. Significa accettare che l'individuo reale è solo quello che si manifesta nei fatti, nei silenzi e nell'incapacità di riparare.

• SI CHIUDE IL TRIBUNALE DELLA RAGIONE. Il braccio di ferro per dimostrare la validità dei propri dati di realtà contro quelli dell’altro è un'attività logorante.

La tristezza arriva quando si comprende che la propria tenerezza non basta a "curare" e la propria rabbia non basta a "svegliare" chi non possiede un’intelligenza emotiva sufficiente a sostenere l'incontro.

🧱 I NODI STRUTTURALI

Quando si smette di confondere la speranza con la possibilità, emergono i limiti che rendono la relazione non più percorribile. Riconoscere questa differenza significa accettare che la speranza non ha il potere di creare nell'altro risorse che non ha costruito:

🚫 L’IMPOSSIBILITÀ DELLA RIPARAZIONE: il limite di chi non possiede gli strumenti di introspezione per riconoscere l'impatto delle proprie azioni.

🌫️ L’INDISPONIBILITÀ PSICHICA: l'assenza o la fuga difensiva proprio quando il contesto richiede presenza e responsabilità.

🧠 IL DEFICIT DI MENTALIZZAZIONE: l'impossibilità di rappresentarsi il vissuto emotivo dell'altro, percepito come un'interferenza.

⚖️ LA FRAGILITÀ DELLA COERENZA: l'incapacità di mantenere un allineamento tra l'intento dichiarato e l'azione agita.

✨ IL LUTTO DELLA PROIEZIONE

Fare i conti con il reale significa smettere di agire come se l'altro fosse una versione incompiuta di se stesso. Significa accettare che i silenzi, le ambiguità o le fughe sono la misura reale dell’altro in quel legame. Il vero lutto è la rinuncia all'idea che l'amore possa colmare vuoti strutturali di un’altra persona.

Senza una reale consapevolezza del proprio funzionamento, dei propri pattern relazionali e del proprio impatto sull'altro, il legame non può evolvere. Accettare questa asimmetria è un processo doloroso ma imprescindibile.

🌱 LASCIARE ANDARE È UN RITORNO ALLA VITA

Finché restiamo ancorati alla pretesa che l'altro aderisca alle nostre aspettative, manteniamo una paradossale lealtà al fantasma: restiamo fedeli a un’immagine che non esiste. Questa lealtà ci condanna a una forma di vedovanza psichica, un lutto perenne che ci tiene fermi, impedendoci di muoverci verso il presente.

Lasciare andare significa smettere di presidiare un vuoto per tornare ad abitare il proprio spazio. È solo liberando le mani dal fantasma di ciò che speravamo fosse che facciamo spazio per accogliere, finalmente, la VITA. ☀️

I lutti sono necessari nostro malgrado. Talvolta, perdersi è l’unico modo per smettere di perdersi.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia

L’ILLUSIONE DELLA SCORCIATOIA EROTICA​Esiste una dinamica ricorrente nei rapporti che attraversano una crisi profonda: i...
27/01/2026

L’ILLUSIONE DELLA SCORCIATOIA EROTICA

​Esiste una dinamica ricorrente nei rapporti che attraversano una crisi profonda: il tentativo di utilizzare l’intensità erotica e sessuale come unico strumento di risoluzione dei conflitti.
​Quando un legame subisce una frattura strutturale, dovuta a visioni che non si incontrano più, a una divergenza di valori o a una scarsa cura della relazione, un'autentica riparazione richiederebbe un’evoluzione che non tutti sono in grado di sostenere.

​In questi casi, si attiva spesso una strategia di bypass: si punta a ristabilire il contatto attraverso la sfera sensoriale per evitare il peso della riflessione e le criticità del rapporto.

​Questa modalità segue indicatori precisi:

​📍 La sovrapposizione dei piani
Si tenta di usare l'attrazione fisica per rispondere a un distacco che è, invece, profondo e sostanziale. È il tentativo di tornare a parlarsi "attraverso il corpo" perché è venuta meno la solidità del noi e quella stima profonda che permette di affidarsi. Si cerca un contatto immediato quando non esiste più un terreno di verità comune su cui potersi ritrovare.

​📍 L’uso dell’affinità come scudo
Si agisce sulla convinzione che l’esistenza di un’intesa basti a neutralizzare le mancanze nel quotidiano. La chimica viene usata per giustificare la fragilità della struttura, come se l'intensità potesse compensare la mancanza di solidità e di riparo emotivo.

​📍 La visione parziale del quadro
È un modo per preservare l'idealizzazione e non guardare all'interezza del rapporto. Ci si focalizza solo su un'angolazione, quella più funzionante, bella, abbagliante, per tentare di annullare un quadro che rivela invece punti ciechi, zone d’ombra e rischi.

​Tuttavia, esistono limiti che la consapevolezza non può ignorare:

​1️⃣ L’erotismo non è riparazione. Cercare di ripristinare la vicinanza fisica per eludere il peso della realtà è una scelta che tutela solo chi non intende intraprendere un cambiamento reale.

​2️⃣ L’intesa non sostituisce la sicurezza. Nessun magnetismo può colmare il vuoto lasciato da un comportamento privo di empatia, di coerenza, di costanza e di reale assunzione di responsabilità. Senza una base di affidabilità che si dimostra nei fatti, l’attrazione non genera stabilità.

​3️⃣ L’asimmetria dei bisogni. Proporre la chimica come soluzione a una crisi di valori crea un cortocircuito. Si presuppone che una fiammata emotiva ed estemporanea possa sovrascrivere il bisogno di integrità e di rispetto, ignorando che in un legame maturo la dimensione erotica non può sopravvivere al crollo della stima.

​Senza affidabilità, il desiderio non ha radici, non può proteggere né costruire nulla.

​La tenuta di un legame non dipende da ciò che accende l'attrazione, ma da ciò che sostiene la fiducia.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia

Siamo abituati a pensare all'intimità come a qualcosa di fisico, ma la vicinanza più autentica è un incastro di menti. 💬...
24/01/2026

Siamo abituati a pensare all'intimità come a qualcosa di fisico, ma la vicinanza più autentica è un incastro di menti. 💬

​Spesso ci si sente soli anche a un centimetro di distanza da qualcuno. La vera connessione accade quando l’altro non si ferma alla superficie delle parole, ma sa leggere i tuoi "non detti".
​È quel momento in cui senti che i tuoi pensieri non hanno bisogno di traduzione o giustificazioni, l’altro possiede già la tua grammatica interna.

​C'è una forma di METACOGNIZIONE CONDIVISA in tutto questo, non è solo capire cosa prova l'altro, ma intuire il suo modo di abitare i pensieri.
Il rispetto diventa fondamentale: significa non invalidare l'esperienza altrui, accogliendo la sua visione senza il bisogno di correggerla o ricondurla a sé.

​È bene non confondere l'intensità con la connessione. L'attrazione e il desiderio sono picchi di adrenalina, necessari ma spesso miopi; la connessione mentale è una frequenza costante, un incontro di consapevolezze che scelgono di restare.

​È la libertà di essere fragili, sapendo che quella vulnerabilità verrà trattata con cura, non usata come un punto debole.

​Certo, descritta così sembra una chimera utopistica in un mondo che corre veloce sulla superficie. Soprattutto quando, per paura di restare soli, diventa più comodo mettere la maschera dell’amore alla prima persona che passa per la via...

Dott.ssa Ilaria Romana Elia

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La riparazione non è un ritorno al passato, né un semplice "fare pace". È l'atto di coraggio di chi decide che il legame...
19/01/2026

La riparazione non è un ritorno al passato, né un semplice "fare pace". È l'atto di coraggio di chi decide che il legame è più importante della propria ragione.
​Spesso nei conflitti di coppia ci si incastra in un duello di logica dove ognuno cerca di dimostrare la propria verità. Ma in quel corpo a corpo, l'unica cosa che si ottiene è la distanza.
​Riparare significa cambiare rotta: smettere di brandire i fatti come armi e iniziare a guardare l'impatto che abbiamo avuto sull'altro. Significa validare un dolore anche se non ne condividiamo la genesi. La riparazione è l'arte di ricostruire dove il conflitto ha creato una frattura.

​Se sentite di aver perso la rotta e il dialogo è diventato solo uno scontro di ragioni, posso aiutarvi a ritrovare la vostra bussola.

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ANATOMIA DELL’INVALIDAZIONE: IL NAUFRAGIO DELLA FIDUCIAIn ambito clinico, spesso non sono i grandi eventi traumatici a d...
18/01/2026

ANATOMIA DELL’INVALIDAZIONE: IL NAUFRAGIO DELLA FIDUCIA

In ambito clinico, spesso non sono i grandi eventi traumatici a distruggere una relazione, ma una serie continua di ferite relazionali che agiscono in silenzio. Il colpo più insidioso è l’INVALIDAZIONE EMOTIVA.

COS’È TECNICAMENTE L’INVALIDAZIONE?
È un fallimento della sintonia affettiva. Si verifica quando una persona significativa comunica — in modo esplicito o sottile — che la nostra risposta emotiva è sbagliata, eccessiva o inesistente.
Questa dinamica crea una FRATTURA EMPATICA profonda.

Per capirla, immagina che dentro di te ci sia una RADIO che trasmette un segnale di dolore o paura:

🔹 LA SINTONIZZAZIONE: L'altro ascolta la tua radio, si sintonizza sulla tua frequenza e ti aiuta ad abbassare il volume. Tu ti calmi perché ti senti RICONOSCIUTO.

🔸 L'INVALIDAZIONE: L'altro ti dice che quella radio è spenta o che il rumore non esiste.

Questo genera una disregolazione che va ben oltre la semplice perdita di controllo. È una ROTTURA DELLA FIDUCIA NELLA PROPRIA BUSSOLA INTERNA: se non trovi rispecchiamento negli occhi dell'altro, inizi a dubitare della tua stessa realtà.
Il tuo sistema va in tilt: o alzi il volume al massimo (caos, panico, rabbia esplosiva) oppure avviene un ripiegamento depressivo. Ti senti spento, improvvisamente esausto. È un distacco difensivo: se il mio sentire non ha cittadinanza nella relazione, smetto di sentire per non soccombere alla solitudine.

LE TRE FACCE DELLA FRATTURA EMPATICA

1️⃣ LA NEGAZIONE MANIPOLATORIA (Gaslighting relazionale) L'obiettivo è proteggere la propria immagine trattando chi ha di fronte come un "soggetto visionario" che inventa la realtà.
• "SEI PAZZO / SEI PAZZA! Ti stai inventando tutto."
• "Non è mai successo, hai una visione distorta di quello che dico."
📍 IL PARADOSSO DELL'INTENZIONE: "Dato che non volevo farti del male, allora non stai soffrendo."

2️⃣ LA MODALITÀ PASSIVO-AGGRESSIVA: L'OSTILITÀ INDIRETTA La rabbia viene espressa attraverso il ritiro o la svalutazione.
• L’OSTRUZIONISMO: "Non ho niente, va tutto bene" (seguito da ore di silenzio punitivo).
• IL RIBALTAMENTO DEL FOCUS: "Il problema non è quello che ho fatto io, ma il tuo modo isterico di reagire."

3️⃣ L'ANSIA DA RIPARAZIONE (L'urgenza di "spegnere" l'emozione) Agitata da chi non tollera il dolore altrui. Si tenta di "guarire" l'altro in fretta, cancellandone il vissuto.
• "Ma dai, non piangere per queste sciocchezze! Pensa a chi ha problemi veri."

AMMETTERE IL PROPRIO CONTRIBUTO

La riparazione profonda non è solo "capire che l'altro sta male", ma ammettere che siamo stati noi a causare o alimentare quel male attraverso un comportamento egoista, superficiale o aggressivo. Solo questo restituisce GIUSTIZIA RELAZIONALE:

✅ "Riconosco di essere stato superficiale nel sottovalutare il tuo bisogno. Anche se non volevo ferirti, ammetto di aver ignorato la tua richiesta di aiuto."

✅ "Ammetto di essere stato aggressivo: ho usato il mio tono di voce per schiacciarti e questo è stato ingiusto verso di te e verso il nostro legame."

✅ "In quel momento ho agito con egoismo. Mi assumo la responsabilità di aver creato questa distanza tra noi negando quello che stavi provando."

PERCHÉ LA RIPARAZIONE AUTENTICA CURA?

Senza responsabilità, la validazione rischia di sembrare un gesto di circostanza. Quando invece l'errore viene ammesso onestamente, la bussola interna di chi è stato ferito smette di girare a vuoto.
Sentirsi dire "IL TUO DOLORE È REALE E IO NE SONO RESPONSABILE" agisce come un potente riparatore biologico. Restituisce dignità e permette alla fiducia di tornare a circolare.

​📖 Sfoglia le slide allegate per l'approfondimento completo.
Consiglio di visualizzazione: per un'agevole lettura da mobile, apri la singola immagine e ruota lo smartphone in orizzontale. 🔄

​Nota di lettura: In queste slide ho utilizzato il femminile per fluidità narrativa, ma le dinamiche descritte riguardano la persona e il legame, indipendentemente dal genere o dall'orientamento. L'invalidazione emotiva è un'esperienza umana universale: invito chiunque a riflettere su questi segnali, per costruire una relazione più sana e rispettosa.

Indirizzo

Rome

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La mia storia professionale

Psicologa, psicoterapeuta relazionale - sistemico. Laureata con lode in Psicologia a indirizzo Clinico e della Salute presso l'Università degli Studi di Firenze, ho conseguito la specializzazione in psicoterapia presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma. Mi occupo prevalentemente di interventi rivolti alla coppia, alla famiglia e alla fase dell'adolescenza. Ho maturato le mie competenze professionali nell’area clinica, in ambito privato e ospedaliero. All’interno del tirocinio di specializzazione ho prestato attività presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma, svolgendo consulenze ospedaliere e gruppi terapeutici con pazienti psichiatrici in fase di acuzie. In seguito ho collaborato con il Servizio di Consultazione Psichiatrica del Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, occupandomi prevalentemente di problematiche nelle dinamiche relazionali di coppia e familiari, offrendo supporto alle famiglie che si interfacciano con i disagi caratteristici dell’età evolutiva e dell’adolescenza (Disturbi dell'alimentazione, Dipendenze, Disturbi d'Ansia, Disturbi dell'Umore).

Ho svolto attività di docenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia A. Gemelli, Roma all’interno nel Corso di perfezionamento: "I disturbi del comportamento alimentare. L'intervento integrato e multidisciplinare".

Ho sviluppato competenze nell’area della sessuologia durante il tirocinio di specializzazione post laurea presso l'Istituto Internazionale di Sessuologia – Istituto Ricerca e Formazione I.R.F., Firenze. Nell’ambito dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale ho pubblicato una delle prime ricerche italiane sulle dinamiche relazionali delle famiglie omogenitoriali, esplorando i punti di forza e i fattori di rischio di fronte alla disconferma dei contesti.


  • Elia, I. R., Antonelli, P., & Dèttore, D. (2013), Il parenting nella maternità lesbica: una ricerca italiana. Dèttore, D., & Parretta, A. (Eds.) Crescere in famiglie omosessuali: un approccio psicologico. Carocci, Roma.