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18/12/2025

TROPPA ENERGIA SESSUALE?

Dai, ti svelo un segreto...
C’è una cosa di cui quasi nessuno parla apertamente, soprattutto in ambito spirituale.
Quando inizi davvero a praticare, quando il corpo si pulisce e la mente si calma, l’energia sessuale non diminuisce… aumenta.
E no, non è un errore nel sistema è esattamente il contrario.
Il sesso è il motore di questo mondo e quella spinta non è “bassa” né “impura”... È forza creativa allo stato puro.
Il problema è che a nessuno viene insegnato cosa farsene, così molti si ritrovano con un’energia enorme che sale, preme, spinge… e non trova una direzione.
C’è una distinzione che quasi nessuno fa... la stessa energia, se scaricata in basso, crea un corpo, un figlio, una continuazione biologica. Se invece viene guidata verso l’alto, può trasformarsi in lucidità, stabilità, visione, presenza.
Ma se non sale e non viene educata, diventa tensione, nervosismo, frustrazione ed è lì che nasce la repressione, spesso mascherata da “disciplina spirituale”.
Molti provano a controllarla con la testa o a fare tecniche quando l’energia è già esplosa.
Ma qui sta il segreto: la trasmutazione non è un’idea da capire, né qualcosa che si risolve con la forza di volontà.
È UNA CAPACITÀ CHE IL CORPO DEVE IMPARARE LENTAMENTE!
Se sei una persona comune puoi anche scegliere di scaricare quell’energia senza colpe e senza drammi.
Ma se senti che sprecarla non ti basta più, allora devi sapere che non è la mente che deve imparare a trasmutare, è il corpo!
Come quando impari a guidare. All’inizio pensi a ogni gesto, poi a un certo punto il corpo sa cosa fare da solo.
Quando il corpo è stato educato, quando arriva il momento giusto, non c’è più lotta, non c’è repressione, non c’è controllo forzato. L’energia sale in modo naturale.
E questa è una delle cose più fraintese e più nascoste nel cammino spirituale.
Quindi come si fa?
Devi praticare!
Ta**ra?
No YOGA ma*****ia a zio Pippo!!!!! E magari impari finalmente a respirare e ad usare il corpo che gli "Dei" ti hanno dato!

- MonolituM

25/10/2025
22/10/2025

Danze Sacre e Movimenti di Gurdjieff

17/10/2025
05/10/2025

Il suo nome era Anarcha
Un nome che la storia ha sepolto sotto secoli di silenzio.
Un nome che merita di essere ricordato con rispetto, con rabbia, con verità.

Anarcha era solo una ragazza. Diciassette anni, un'età in cui il mondo dovrebbe ancora essere un sogno da scoprire. Ma per lei, il mondo era una prigione.
Era schiava.
E quando partorì, lo fece senza assistenza, senza conforto, senza dignità. Il parto le lacerò il corpo. Rimase ferita, sofferente, distrutta nel fisico e nel cuore. Aveva bisogno di cure, di un rifugio, di umanità.

Invece, le fu strappato anche quello.

Fu portata da un medico. Non per guarirla. Ma per usarla.
Il suo nome era J. Marion Sims.
Un uomo che la storia ha celebrato.
Un uomo che è stato chiamato il “padre della ginecologia moderna”.

Ma dietro quel titolo c’è una verità scomoda.
Una verità sporca di sangue, di urla, di dolore messo a tacere.

Sims non vide in Anarcha una giovane donna. Non vide una persona. Vide un corpo.
Un corpo da aprire, studiare, testare.
Un contenitore per i suoi esperimenti.
Le praticò oltre trenta interventi chirurgici.
Trenta volte.
Trenta ferite.
Trenta urla.

Senza anestesia.
Perché, secondo lui, le donne nere “non sentivano dolore come le bianche”.
Perché era schiava. E il dolore di una schiava non aveva valore.

Anarcha gridava. Piangeva. Lottava.
Ma nessuno ascoltava.
Il suo corpo veniva aperto. Ricucito. Riaperto. Ancora e ancora.
E intanto, la medicina avanzava.
Le sue ferite diventavano strumenti. Tecniche. Manuali. Scienza.

Lui diventava celebre.
Statue. Onori. Istituzioni che portano ancora oggi il suo nome.

E lei?
Lei fu dimenticata.
Come tante altre.

Nessun libro di testo.
Nessun monumento.
Nessun grazie.
Nessuna giustizia.

Ma il suo corpo ha parlato, anche se nessuno volle ascoltare.
Il suo sacrificio fu silenzioso, ma fondamentale.
E oggi, finalmente, possiamo ridarle il nome, la voce, la memoria.

Anarcha non fu solo una vittima.
Fu un essere umano costretto a soffrire perché nata nel posto sbagliato, nel corpo sbagliato, sotto un sistema disumano.

La medicina ha costruito parte delle sue fondamenta sulla sua carne.
E ora, è nostro dovere costruire la memoria sulla verità.

Ricordiamo Anarcha.
Non come uno strumento. Ma come una donna.
Non come un caso clinico. Ma come una vita spezzata, usata, ignorata.
Una vita che merita rispetto.
Una storia che deve essere raccontata.

Perché senza giustizia, nessun progresso è davvero umano.

Piccole Storie.

🕯️ 𝐴𝑛𝑎𝑟𝑐ℎ𝑎 𝑒̀ 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎. 𝐼 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑖 𝑏𝑎𝑠𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑢 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑒𝑚𝑖𝑐ℎ𝑒. 𝐴𝑙𝑐𝑢𝑛𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖, 𝑟𝑒𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑚𝑖𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒.

🎨 Ricostruzione artistica ispirata a fatti storici realmente accaduti. Non si tratta di una foto d’epoca.

Fonte: Piccole storie

05/10/2025
05/10/2025

RIFLESSIONE SUL PERDONO

A volte penso agli anni che ho vissuto, a tutte le persone che hanno incrociato il mio cammino, e ai rancori che un tempo ho custodito.
La vita ha un modo curioso di insegnarti a lasciar andare, di mostrarti che il peso del risentimento imprigiona solo te, mentre coloro verso i quali lo dirigi, spesso, nemmeno se ne accorgono.

Non so se esista un’età precisa per dimenticare i rancori.
Forse è qualcosa che arriva con la saggezza che solo il tempo può portare.

Ricordo che quando ero giovane mi aggrappavo a ogni offesa come se fosse parte della mia identità. Ogni insulto, ogni tradimento, ogni ingiustizia: tutto si sommava a un elenco interminabile di lamentele. Ma col passare degli anni, quell’elenco divenne troppo pesante da portare.

Con ogni capello bianco, con ogni ruga, ho compreso che il perdono non è per chi ti ha ferito, ma per te stessa.
È un atto di liberazione, una porta che si apre verso la pace interiore. Non posso dirti l’esatto momento in cui ho lasciato andare i miei rancori, so solo che un giorno, guardando indietro, mi sono resa conto che non c’erano più.

Ora, in questa fase della mia vita, capisco che i rancori non valgono la pena.
La vita è troppo breve per viverla imprigionati nel passato.
Preferisco riempire i miei giorni di ricordi felici, dell’amore della mia famiglia, della serenità che nasce dal sapere di aver fatto pace con la mia stessa storia.

Quindi, se mi chiedi a quale età si dimenticano i rancori, ti direi che non è questione di anni, ma di saggezza.
Quando impari che il perdono è un dono che fai a te stessa, è lì che inizi a dimenticare.
È lì che la vita diventa un po’ più leggera, un po’ più gentile, e molto più bella...

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