Psicoterapia e vecchi merletti

Psicoterapia e vecchi merletti R-accolgo storie,scovando nelle fragilità tesori preziosi da intessere assieme.{ClaudiaFulvi Un ascolto che si nutre di parole, silenzi, libri, foto.

Un lavoro a due fatto di costruzioni e demolizioni, fermate e ripartenze, paure coraggiose. La PsicoTerapia “… una conversazione che comporta l’ascoltare e il parlare alle persone in difficoltà con lo scopo di aiutarle a capire e a risolvere la loro situazione; il denominatore comune è rappresentato dal fatto che la psicoterapia è una terapia della mente che si attua con la mente: La parola e l’attività mentale mettono in relazione significativa tra loro, a scopo terapeutico, il curante ed il curato”.>> Pazzagli A. e Benvenuti P.(2006)..
e i vecchi merletti? in me la parola vecchi merletti evoca tutto quell’insieme di «arti» (attività più o meno manuali o intellettuali, che generano forme espressive creative) fatte di piccole cose, che svelano a noi, e agli altri, le preziosità del nostro mondo interno. Impastare un lievito madre affinché si rinnovi, catturare immagini in un “tre quarti” fotografico per far risaltare ciò che ha incuriosito i nostri occhi, intrecciare fili di catenelle a pensieri ed emozioni dando loro forma, trovare in una pagina scritta da altri le nostre parole…
Un fare che parte dal sentito concreto e approda a parti profonde di noi dimenticate, nascoste o appena nate, mai come un arrivo ma sempre come una feconda ripartenza.

Nei primi giorni dell’anno non scegliamo solo un libro.Scegliamo una voce con cui stare.Dentro quelle pagine spesso c’è ...
03/01/2026

Nei primi giorni dell’anno non scegliamo solo un libro.
Scegliamo una voce con cui stare.

Dentro quelle pagine spesso c’è già un indizio:
di ciò che ci portiamo appresso,
di ciò che siamo stanche di trattenere,
di ciò che, piano, vorremmo iniziare a far arrivare nelle nostre giornate.

In libroterapia il libro non è mai un buon proposito.
È un alleato.
Non ci chiede di diventare altro,
ma di riconoscerci dove siamo.

Forse la domanda non è che cosa leggerò,
ma:
che parte di me ha bisogno di essere letta adesso?

Non una classifica,ma una costellazione.Libri che nel tempo di questo annosono stati sosta, fenditura, richiamo.Li guard...
31/12/2025

Non una classifica,
ma una costellazione.
Libri che nel tempo di questo anno
sono stati sosta, fenditura, richiamo.

Li guardo ora, uno accanto all’altro,
e mi accorgo che non parlano solo di storie lette
ma di parti di me che hanno chiesto spazio:
alcune con passo esitante,
altre con voce ferma,
altre ancora restando in silenzio,
come fanno le cose essenziali.

Sono stati libri-trampolino e libri-rifugio,
libri che hanno tolto parole
e altri che ne hanno restituite di nuove,
inermi e precise.
Mi hanno insegnato che si può restare
anche quando tutto invita a scappare,
che certe identità crescono meglio
se esposte al vento giusto,
e che lo stupore non è un lusso
ma una forma di cura.

So che qualcuno manca all’appello.
È rimasto in quel luogo fertile dell’oblio
dove i libri attendono
di tornare a parlarci
quando siamo pronti ad ascoltare davvero.

Li consegno così, senza spiegazioni definitive,
con la fiducia che ogni lettura
continui a fare il suo lavoro segreto.

Ora però tocca a te:
se lasci sostare lo sguardo
sui libri che hanno abitato il tuo 2025,
che cosa raccontano di te?

Buon attraversamento di fine anno,
grazie per il tempo, la presenza
e per questa comunità che legge piano
ma a fondo.

Claudia





Il solstizio d’inverno segna il punto di massima oscurità.Non è un passaggio, è una soglia che chiede di essere abitata....
21/12/2025

Il solstizio d’inverno segna il punto di massima oscurità.
Non è un passaggio, è una soglia che chiede di essere abitata.

Nel lavoro terapeutico riconosciamo bene questi momenti:
fasi in cui il processo non avanza, non chiarisce, non illumina.
Il movimento si arresta. Il linguaggio si assottiglia.
Ciò che resta è la qualità della presenza.

Il solstizio, come la seduta nei momenti più complessi, non chiede azione ma tenuta.
Tenere il limite.
Tenere il tempo.
Tenere la relazione quando la spinta al cambiamento non è ancora disponibile.

In questi passaggi la cura è uno stare a due:
due soggettività che restano in contatto mentre l’oscurità raggiunge il suo massimo.

Il sistema psichico, come quello naturale, ha bisogno di segnali minimi e affidabili:
una voce costante, un ritmo, una presenza che non arretra.
Non per “portare la luce”, ma per attraversare il buio senza esserne sopraffatti.

Il solstizio non promette un cambiamento visibile.
Promette solo che il buio ha raggiunto il suo limite.

E questo, nel lavoro clinico come nella vita, è già una forma di trasformazione.
Quando nulla sembra muoversi,
qualcosa ha smesso di sprofondare.

Quando il buio non cresce più,
la psiche ha già iniziato a fare spazio.

📖
Se questa riflessione fosse un libro sarebbe
“L’incanto del buio
Racconto di Natale” ✨
di
illustrazioni di Claudia Palmarucci edito

✨ | Incontro di fine anno | ✨In casa la_libroterapia è diventata una piccola consuetudineregalarci, sul finire dell’anno...
18/12/2025

✨ | Incontro di fine anno | ✨
In casa la_libroterapia è diventata una piccola consuetudine
regalarci, sul finire dell’anno,
un incontro speciale.

Un tempo per farci gli auguri,
per ricordarci quanto è bello leggere insieme,
perché di parole — lo sappiamo —
noi non ne abbiamo mai abbastanza.

Quest’anno ho il desiderio di invitarvi
a un incontro serale
per attraversare la poesia
insieme a .mencaroni

Claudia sarà con noi per condividere
il suo percorso verso la poesia
e le sue esperienze attorno ad essa,
con e attraverso i suoi libri
(Le cose che porto con me, Letargo, Disnascere…),
ma anche attraverso i libri degli altri:
quelli che ci accompagnano,
sostengono, regalano voli e forma.

Non una presentazione,
ma un dialogo aperto,
fatto di parole che restano,
di letture che ci hanno formati,
di ciò che scegliamo — consapevolmente o meno —
di portare con noi alla fine di un anno.

📅 29 dicembre
🕰 ore 20.00
📍 online su Zoom

Un incontro da abitare con lentezza,
come si fa con le cose importanti.

Se hai desiderio di partecipare scrivilo nei commenti e ti invierò il link per il collegamento.
Ti aspettiamo!



🐅 Nostra solitudine — Daria BignardiHo letto Nostra solitudine in un mucchietto di ore.Prima ancora di aprirlo, qualcosa...
08/12/2025

🐅 Nostra solitudine — Daria Bignardi

Ho letto Nostra solitudine in un mucchietto di ore.
Prima ancora di aprirlo, qualcosa mi aveva già scelta:
la tigre in copertina
e la parola solitudine.

La tigre, animale solitario, feroce, silenzioso, mi ha chiamata come fa ciò che riconosci prima di capire.
E la solitudine… quella che ti rimette a posto la pelle,
che ti riporta al centro,
alla forma che abiti.
Ma anche l’altra, quella storta,
un po’ melanconica,
che insegui o eviti
finché non ti siedi e la ascolti.

All’inizio credevo fosse quella la parola chiave.
Ma poi, pagina dopo pagina, è stata un’altra a imporsi:
nostra.

Perché la solitudine, qui, non resta mai solo “mia”.
Si allarga.
Si fa eco.
Diventa collettiva.

Bignardi attraversa luoghi e ferite del mondo — Vietnam, Uganda, Palestina —
e mentre racconta ciò che ha visto
ti accorgi che certe solitudini sono di tutti,
anche se non tutte ci attraversano allo stesso modo.

C’è la solitudine di fronte al dolore immenso.
Quella che ti fa sentire inadeguata,
non autorizzata a parlare.
E a volte nemmeno a vivere pienamente,
quando altri vivono dentro l’ingiustizia, la perdita, la paura.

Eppure, nelle pagine, trovi anche tutt’altro:
le domande sull’identità,
il femminile,
la maternità,
quel riconoscersi improvviso che apre porte che sapevi già transitate, ma con luce meno nota.

Forse è per questo che l’ho letto così in fretta.
Per fame, sì.
Ma anche per timore:
come se rallentare significasse lasciarmi toccare troppo.

E allora, se potessi consigliare come leggerlo,
direi questo:
un capitolo alla volta.
Con un po’ di respiro tra l’uno e l’altro.
Quel tempo necessario perché le parole trovino posto.

Perché la scrittura di Bignardi è essenziale, immediata,
ma dentro porta un mondo intero.

E allora torno alla tigre.
Alla sua solitudine selvatica.
Alla sua forza quieta.

Forse è lei che ci ricorda che essere soli è naturale,
ma farne un “noi”
è un gesto di responsabilità.
Un modo per restare presenti.
Per non voltarsi.

Nostra solitudine non rassicura.
Accompagna.
Chiama dentro.
Restituisce umanità.

Ed è già moltissimo.

Dicembre: libri da accogliere.Presenze gentili da tenere vicino, come si fa con chi ti scalda le mani nei giorni freddi....
02/12/2025

Dicembre: libri da accogliere.
Presenze gentili da tenere vicino, come si fa con chi ti scalda le mani nei giorni freddi.

In questo dicembre che cambia umore a ogni passo, non ti porto una lista di libri, ma tre talismani narrativi.
Sceglili non per “dovere”, ma per risonanza, solo se senti che sono lì a dirti qualcosa di intimo.

✨ Se dicembre ti trova stanca cerca un libro che ripara, la mia proposta?
Poesie della neve • Azzurra D’Agostino & Estefanía Bravo
Un albo illustrato che è quasi un respiro: una storia lieve come fiato sul vetro, dove un piccolo coniglio bianco attraversa un mondo incantato. Cambia l’odore dell’aria, gli adulti tornano bambini, e la neve diventa un linguaggio che consola.
È un libro che ti avvolge, più che chiederti di seguirlo.

✨ Se dicembre ti trova in attesa accogli un libro che apre, come
Mi stai ascoltando? • Tillie Walden
Una graphic novel che è un viaggio dentro e fuori di sé. Due donne che si stanno allontanando da qualcosa si incontrano lungo la strada: non sanno dove andare, ma cominciano a fidarsi. Il paesaggio si deforma, si fa surreale, come succede alle emozioni quando non hanno ancora un nome.
È una storia di vicinanza, accoglienza e demoni ammessi sottovoce. Una porta che non sai dove conduce, ma che senti di poter attraversare.

✨ Se dicembre ti trova in cambiamento apri la porta ad un libro che orienta, io ho pensato a
Inverno • Ali Smith
Un romanzo come un arazzo luminoso: generazioni che si incontrano e si scontrano, vecchie ferite, nuove possibilità, un Natale caldo e senza neve. Art, Sophia, Lux, Iris: ciascuno cerca il proprio posto mentre il mondo cambi.
Con tocchi di realismo magico e allusioni letterarie, Ali Smith costruisce una bussola che non indica nord e sud, ma domande: chi sei adesso? con chi scegli di stare? verso quale futuro ti muovi?

Tre libri-presenza, tre modi di abitare l’inverno.
Tu, in quale dicembre ti riconosci oggi?




☁️ Cieli dentro — un laboratorio tra presenza, tempeste e trasformazioneCi sono albi che non si leggono soltanto: si att...
23/11/2025

☁️ Cieli dentro — un laboratorio tra presenza, tempeste e trasformazione

Ci sono albi che non si leggono soltanto: si attraversano.
Il laboratorio Cieli dentro pensato per il ritiro di è nato dall’incontro fra due opere potenti e profondamente simboliche:
Nuvola di Alice Brière-Haquet e Monica Barengo ( ), e il silent book Come le nuvole di ( ).

Due modi diversi di raccontare il nostro clima interiore.

“Nuvola” ci ha insegnato l’arte dello stare:
accogliere l’ombra, sostare sotto il suo peso, lasciarla esistere.
Solo poi trasformarla in respiro per sé.

“Come le nuvole” ci ha portate nell’altro movimento:
lasciare che le emozioni si addensino, si manifestino, perfino che ci abitino per un tratto.
Riconoscere la tempesta senza scacciarla, sapendo che ogni vento ha qualcosa da dire.

Dall’incontro tra questi due albi è nato un gesto semplice e profondo:
disegnare il proprio cielo interiore.

Non un esercizio tecnico, ma un atto simbolico:
dare forma al clima che ci abita, riconoscerlo, lasciarlo respirare sulla carta.

Sono nati tanti cieli:
sereni, densi, graffiati, luminosi, velati, in tempesta, anche sospeso nel vuoto.
Un orizzonte collettivo che ha raccontato, in modi diversi, la stessa verità:

Le nostre nuvole non sono un errore:
sono il modo in cui la psiche ci parla.

E quando vengono accolte — che restino, che si muovano, che si trasformino — trovano sempre la loro luce.

E tu? Hai mai disegnato il tuo cielo interiore?

📖 L’Abbecedario della LibroterapiaO come OmbraOgni lettura porta con sé un incontro con la propria ombra.Le pagine che c...
17/11/2025

📖 L’Abbecedario della Libroterapia

O come Ombra

Ogni lettura porta con sé un incontro con la propria ombra.
Le pagine che ci inquietano, che ci urtano o ci commuovono
sono spesso quelle che illuminano le parti di noi
che restano in penombra.

In libroterapia, l’ombra non è qualcosa da temere,
ma da riconoscere e accogliere:
è la zona viva dove si nascondono desideri non detti,
ricordi, possibilità.

I libri che ci mettono a disagio sono spesso quelli che ci chiamano più vicino.
Perché è nell’ombra che comincia il vero lavoro della luce.

🐦‍⬛📚✨

Piccolo Diario della Libroterapia – incontro di novembreSi è parlato del tempo.Del prenderselo, più che del trovarlo.Abb...
12/11/2025

Piccolo Diario della Libroterapia – incontro di novembre

Si è parlato del tempo.
Del prenderselo, più che del trovarlo.
Abbiamo nominato il rifugio, e il diritto di essere candidamente imperfette, senza il dovere di comprendere tutto, di dire sempre la parola giusta.

Parlando di ben-essere, l’ho sentito come scritto così, con un trattino nel mezzo.
Quel piccolo segno, quasi un respiro, a contenere il molto: il ben e l’essere che finalmente si incontrano, senza che l’uno debba prevalere sull’altro.

Accogliere l’altro nella sua interezza è stato il nostro esercizio più delicato: uno sguardo che accarezza e restituisce, che fa sentire al sicuro chi si lascia vedere.
Forse è questo il senso ultimo della cura: restituire uno sguardo diverso sull’altro, più compassionevole, e nel farlo trovare nuove parole per raccontare anche il sé.

Abbiamo scoperto che, a volte, parlare all’altro è un modo per riportarsi a casa:
il “ti dico” che piano diventa un “mi dico”.
Parlare per restituirsi, non per preservarsi.

E farlo di notte, quando forse è la voce che veglia, che sa che l’altro non ascolta ma sente.
O è il bisogno di dire senza aspettare risposta, di affidare al silenzio qualcosa che non sappiamo dove mettere…
come un epilogo non letto, non ancora, che a volte non serve chiudere un cerchio per sentirsi dentro una storia.
Forse il non-finire è un modo per restare aperti, in ascolto o in attesa, di una mano amica, di un abbraccio, di un insieme prezioso.

Alla fine della serata, il tempo era ancora lì — calmo, disteso.
Come se anche lui avesse deciso di restare un po’ con noi,
per ricordarci che prendersi cura, in fondo, comincia da questo:
darsi tempo per essere.
tesio

Indirizzo

San Benedetto Del Tronto
63074, 63037

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Raccolgo e accolgo storie

...ma storie un po’ speciali che gli eventi della vita hanno sgualcito, nascosto, ingarbugliato. Me ne prendo cura, cerco assieme a te il filo che hai perso, ne costruiamo di nuovi se serve, chiedendo aiuto al passato… al bambino che sei stato, a quello che ancora ogni tanto fa capolino… ma anche al futuro, ai tuoi desideri, ai luoghi che abiti o che immagini.

È un lavoro a più mani, le mie e le tue, che richiede pazienza, coraggio e fatica, ma anche fantasia, curiosità e capacità di ascolto.

Un ascolto attento e puntuale, ma anche pronto a lasciarsi sorprendere da tutti i suoni che ti porti dentro.