Psicoterapia e vecchi merletti

Psicoterapia e vecchi merletti R-accolgo storie,scovando nelle fragilità tesori preziosi da intessere assieme.{ClaudiaFulvi Un ascolto che si nutre di parole, silenzi, libri, foto.

Un lavoro a due fatto di costruzioni e demolizioni, fermate e ripartenze, paure coraggiose. La PsicoTerapia “… una conversazione che comporta l’ascoltare e il parlare alle persone in difficoltà con lo scopo di aiutarle a capire e a risolvere la loro situazione; il denominatore comune è rappresentato dal fatto che la psicoterapia è una terapia della mente che si attua con la mente: La parola e l’attività mentale mettono in relazione significativa tra loro, a scopo terapeutico, il curante ed il curato”.>> Pazzagli A. e Benvenuti P.(2006)..
e i vecchi merletti? in me la parola vecchi merletti evoca tutto quell’insieme di «arti» (attività più o meno manuali o intellettuali, che generano forme espressive creative) fatte di piccole cose, che svelano a noi, e agli altri, le preziosità del nostro mondo interno. Impastare un lievito madre affinché si rinnovi, catturare immagini in un “tre quarti” fotografico per far risaltare ciò che ha incuriosito i nostri occhi, intrecciare fili di catenelle a pensieri ed emozioni dando loro forma, trovare in una pagina scritta da altri le nostre parole…
Un fare che parte dal sentito concreto e approda a parti profonde di noi dimenticate, nascoste o appena nate, mai come un arrivo ma sempre come una feconda ripartenza.

Piccolo diario della libroterapia Incontro di marzoOggi ho sentito, ancora una volta, quanto sia prezioso creare/trovare...
11/04/2026

Piccolo diario della libroterapia
Incontro di marzo

Oggi ho sentito, ancora una volta, quanto sia prezioso creare/trovare uno spazio e le parole giuste per abitarlo
e in quel luogo dare la possibilità a certi temi di essere detti, accostati, girati tra le mani.
E le Meraviglie lo sanno fare, con una cura che ogni volta mi sorprende.

Abbiamo parlato di ruoli, di quello che diventa dovere prima ancora di essere desiderio, dell’importanza di tenere davanti agli occhi il carico mentale per riconoscerlo insieme e dargli un nome collettivo, che resti.

Il libro ci ha portato dentro un’irrequietezza molto umana. Tante le emozioni in gioco: la rabbia, la delicatezza, il fare gentile.
E la vergogna, non solo come qualcosa che costringe al silenzio, ma come emozione che può essere accolta, guardata, abitata.
Maneggiarla assieme ha il valore di assegnarle una presenza che non sia condanna e sottolinea un aspetto imprescindibile: non lasciarle l’ultima parola su di noi.

Ah che belli poi i personaggi secondari!
Quelle figure buone che stanno un passo indietro ma non scompaiono mai del tutto, sono presenze salde, quasi temerarie nella loro pazienza; arrivano a sostenere anche noi che leggiamo con la loro fiducia dell’attesa, di chi sa aspettare da un angolino riservato senza smettere di esserci.

Poi il nome. Abbiamo indugiato a lungo sul destino di ciò che ci viene assegnato ancora prima di nascere, su come il nome percorra un pezzetto di strada nel mondo prima ancora che noi vi mettiamo piede e come tenti, a modo suo, di orientare le direzioni future. Ci siamo chieste quanto sia importante che chi ci ama ci tenga a mente con una quota di libertà, di possibilità aperta, non solo di progetto.

E le tracce. Quelle che portiamo addosso senza averle scelte, eredità delle generazioni che ci precedono. Le ombre degli antenati, le loro fragilità tramandate come un timore silenzioso. Quanto fanno paura, quelle ombre e quanto, forse, possono essere anche comprese.

Perché ogni trasformazione, con le Meraviglie, è sembrata possibile e necessaria e vita.

Ogni volta che arriva una festa che celebra un ruolo, sento insieme alla festa anche qualcosa che somiglia a una cautela...
19/03/2026

Ogni volta che arriva una festa che celebra un ruolo, sento insieme alla festa anche qualcosa che somiglia a una cautela.

Perché i ruoli sono contenitori (utili, necessari), ma le relazioni li eccedono sempre.
La psicoanalisi ci ha insegnato qualcosa di prezioso: più che del padre come persona, parla di funzione paterna: una funzione che non appartiene per diritto biologico a nessuno, e che non tutti i padri esercitano. È la funzione di chi introduce il limite, il terzo, la parola che separa e insieme orienta. Chi dice puoi, chi dice fin qui, chi mostra che esiste un fuori.

Quella funzione può abitare molti corpi e molte storie.

Così oggi, in mezzo ai festeggiamenti, mi piace fare spazio anche a chi questa giornata la attraversa in silenzio, a chi ha avuto un padre assente, o ingombrante, o perduto.
A chi quella funzione l’ha ricevuta da qualcun altro.
A chi la sta esercitando in forme che non corrispondono ad alcun modello prestabilito.

Celebrare, sì, ma con gli occhi aperti su tutta la complessità che una relazione porta con sé.

Ammaniti è uno di quegli scrittori che non abbandoni mai davvero. Lo porti con te, e lui ti ritrova.Il custode mi ha fat...
11/03/2026

Ammaniti è uno di quegli scrittori che non abbandoni mai davvero. Lo porti con te, e lui ti ritrova.

Il custode mi ha fatto pensare subito a Michele Amitrano, il bambino di “Io non ho paura” che scendeva nel buco nel campo di grano per ritrovarsi con un segreto che il mondo degli adulti voleva tenere nascosto a ogni costo.
Ecco: in questo romanzo Michele è cresciuto, si è fatto adolescente, si chiama Nilo Vasciaveo, e invece di abitare le colline della Campania sta su una spiaggia sperduta della Sicilia.

Ma il meccanismo è lo stesso, quasi archetipico: un bambino, un segreto mostruoso custodito dagli adulti, e la scoperta che la cosa più spaventosa non è il mostro ma è l’abitudine al mostro.
Come se il piccolo Michele fosse passato dalle pagine di “Io non ho paura” a quelle di “Ti prendo e ti porto via”, crescendo di qualche anno e cambiando latitudine, ma portando con sé lo stesso sguardo ferito e stupito sul mondo.
Qui la famiglia Vasciaveo non combatte la creatura che nasconde: la gestisce.
E questa è la chiave più contemporanea del libro: il male non è l’eccezione, ma ciò che si tollera giorno dopo giorno.

Il custode è un ritorno alle origini che suona anche come una maturità raggiunta. Una favola nera, breve, viscerale. Come solo lui sa fare.

Ho letto in alcune recensioni che il punto di svolta del romanzo è l’innanomoramento di Nilo per Arianna, io non sento sia così.
Non è l’amore che rompe l’equilibrio in Nilo. È qualcosa di più primitivo e più preciso: è l’adolescenza, anzi lo dico meglio, è il corpo che si sveglia senza chiedere il permesso.
Un corpo che non può più essere tenuto a bada dai sonniferi “materni”, finisce per Nilo il tempo del non-sentire, di non-reagire, di non-essere-corpo. Un bambino anestetizzato non può diventare adolescente. Non può individuarsi. Rimane disponibile, malleabile, custode.
Poi arriva Arianna. E il corpo di Nilo risponde. E lì — in quella risposta che non si può imbottigliare — comincia tutto. Non l’amore. La scoperta di essere un corpo che sente, che non obbedisce più alla logica familiare dell’anestesia.
È lo svincolo.

📖 L’Abbecedario della LibroterapiaV come VocazioneCi sono letture che non scegliamo: sono loro a chiamarci.Arrivano in u...
16/02/2026

📖 L’Abbecedario della Libroterapia

V come Vocazione

Ci sono letture che non scegliamo: sono loro a chiamarci.
Arrivano in un momento preciso, quando qualcosa dentro è pronto ad ascoltare.

In libroterapia, la vocazione non è un ruolo, ma un ascolto prolungato.
È il sentire che la lettura non è solo passione, ma una forma di presenza, un modo di stare accanto alle storie degli altri senza sovrapporle alle proprie.

La vocazione nasce dal tempo dedicato, dalla cura delle parole, dalla responsabilità gentile di accompagnare senza guidare, di scegliere testi sapendo che aprono mondi.

È una chiamata silenziosa, che si rinnova ogni volta che un libro diventa luogo di incontro, ogni volta che una voce trova spazio per essere detta.

La libroterapia è vocazione quando la lettura diventa servizio, e la competenza si intreccia con la grazia.

🦋📚✨

14/02/2026

18 febbraio ore 18
DiVine Letture
gli aperitivi Letterari di Agriturismo La Panoramica
Incontro dedicato al romanzo
MALANIMA
con l’autrice Rosita Manuguerra
in dialogo con Claudia Fulvi
(La Libroterapia)
Mercoledì 18 Febbraio ore 18.00 presso “La Panoramica”
via Panoramica 20, San Benedetto del Tronto
Telefono prenotazioni: +39 334 879 0588
Aperitivo - 10€
Comprensivo di Iscrizione Associazione VERO PENSIERO

Con una prosa avvolgente e un ritmo solenne, Rosita Manuguerra ha scritto un romanzo di formazione luminoso, che a partire dall’ambientazione in una piccola isola è in grado di esplorare temi universali. Malanima è la storia di due ragazze in cui riverbera e si compie il racconto di emancipazione delle loro madri, una storia capace di scavare a fondo nel cuore di tutti noi e di rammentarci che le mete di partenze e ritorni, di arrivederci e addii, non sono altro che luoghi dell’anima.

Ci sono corpi che si cercano senza sapere perché.Non per amore, non per mancanza.Per forza.In L’attrazione Marion Fayoll...
14/02/2026

Ci sono corpi che si cercano senza sapere perché.
Non per amore, non per mancanza.
Per forza.

In L’attrazione Marion Fayolle disegna ciò che accade prima delle parole: il campo magnetico che si crea tra due esseri umani quando l’incontro non è ancora relazione e il desiderio non ha ancora un nome.
Corpi che si piegano, si avvicinano, si incastrano. A volte si sostengono, a volte si feriscono.
Come se l’altro fosse insieme casa e rischio.

Quello che amo di Fayolle è la sua sospensione del giudizio, e il talento dell’osservare.
In questo piccolo libro ci mostra, con ironia sottile e una crudezza gentile, come ogni legame sia un equilibrio instabile tra il desiderio di fusione e il bisogno di restare interi.

Non va confuso con Gli amanti (titolo italiano di Les Coquins), qui non c’è il gioco dell’eros,
ma qualcosa di più primario e filosofico.
Una domanda che resta aperta: quanto dell’altro posso accogliere senza perdermi?

📘 L’attrazione — Marion Fayolle (Les Aimantes), Gallucci editore, 2026.

✍🏻 Marion Fayolle
Illustratrice e autrice francese, classe 1988. Il suo lavoro attraversa il corpo come spazio di pensiero: relazioni, genitorialità, amore, perdita.
Disegni che sembrano semplici e invece lavorano a lungo dentro, come certi pensieri che tornano
quando abbassiamo le difese.

📖 L’Abbecedario della LibroterapiaU come UnicitàOgni lettura è unica.Non perché il libro cambi, ma perché cambiamo noi o...
09/02/2026

📖 L’Abbecedario della Libroterapia

U come Unicità

Ogni lettura è unica.
Non perché il libro cambi, ma perché cambiamo noi ogni volta che lo incontriamo.

In libroterapia, l’unicità è un principio silenzioso:
ogni lettore porta la propria storia,
il proprio tempo,
il proprio modo di sentire e di attraversare le pagine.

Non esistono letture giuste o sbagliate,
ma incontri irripetibili tra un testo e una vita.

È questa unicità che rende il gruppo uno spazio vivo:
voci diverse, sguardi differenti,
risonanze che non si sovrappongono ma si arricchiscono.

La libroterapia custodisce l’unicità come un valore:
leggere insieme senza uniformare,
condividere senza perdere sé stessi,
riconoscere che ogni storia merita il proprio passo.

👣📚✨

📖 L’Abbecedario della LibroterapiaT come TempestaOgni lettura attraversa una sua tempesta.A volte è lieve, un vento che ...
26/01/2026

📖 L’Abbecedario della Libroterapia

T come Tempesta

Ogni lettura attraversa una sua tempesta.
A volte è lieve, un vento che scompiglia appena.
Altre volte è un rovescio improvviso che ci sorprende,
ci smuove, ci costringe a cambiare posizione interiore.

In libroterapia, la tempesta non è qualcosa da evitare: è una possibilità.
Il luogo in cui ciò che teniamo stretto si allenta,
in cui una pagina ci tocca a fondo,
in cui un personaggio porta alla luce ciò che non sapevamo nominare.

La tempesta è un movimento di verità:
fa rumore, ma apre varchi.
Ci insegna che non c’è trasformazione senza scosse, che le emozioni …quando arrivano,
hanno il diritto di farsi sentire.

E quando la tempesta passa,
resta l’aria più chiara,
la terra più umida,
la possibilità di ripartire da un punto nuovo.

⚡️📚🌩️

| Biblioteca del Minuscolo |Libro di gennaioA gennaio entriamo in una cucina che è anche una stanza dell’anima.La cucina...
10/01/2026

| Biblioteca del Minuscolo |
Libro di gennaio

A gennaio entriamo in una cucina che è anche una stanza dell’anima.
La cucina inglese di Miss Eliza di Annabel Abbs ( ) è un romanzo fatto di gesti lenti, di mani che imparano, di ricette che diventano linguaggio segreto per dire desiderio, ambizione, libertà.

Tra il calore dei fornelli e il rigore delle convenzioni vittoriane, Miss Eliza scopre che cucinare può essere un atto di pensiero, di coraggio, perfino di ribellione.

È una storia che profuma di brodi e di sogni trattenuti.
Un libro che ci chiede: in quali spazi quotidiani stiamo imparando, senza saperlo, a diventare noi stesse?
Questo sarà il nostro libro di gennaio.

Da leggere lentamente, come una ricetta custodita.

Buone parole, ci troviamo nel gruppo telegram del nostro gruppo lettura 📖
Claudia e Lucia

06/01/2026
Polvere di cometaL’Epifanianon arriva facendo rumore.Non spalanca porte.Non chiarisce tutto.Si posa.Come una polvere sot...
05/01/2026

Polvere di cometa

L’Epifania
non arriva facendo rumore.

Non spalanca porte.
Non chiarisce tutto.

Si posa.

Come una polvere sottile
che cade sulle cose
mentre non stiamo guardando.

Non è il momento in cui capisco.
È il momento in cui smetto di forzare.

Lascio che ciò che era rimasto sospeso
decanti.
Trovi da sé
un posto dove stare.

La polvere di cometa
non illumina come una stella ferma.
Brilla solo se cambio angolazione.

Così alcune verità interiori:
non quando le inseguo,
ma quando lo sguardo si fa più obliquo,
meno affamato.

L’Epifania è raccogliere ciò che resta.
Non le certezze.
Non le promesse.
Non le ferite già dette.

Solo una polvere comune e preziosa,
che sporca le mani
e chiede cura.

Allora la domanda cambia.
Non: chi voglio diventare.
Ma: che cosa mi ha attraversata.

Quali parole
hanno lasciato traccia
senza fare rumore.

La polvere di cometa
non si conserva.
Si perde.
Si mescola.

Eppure qualcosa resta nel corpo:
una lieve deviazione,
una scelta più gentile,
una soglia attraversata
senza proclami.

Forse l’Epifania è questo:
non sapere chi siamo,
ma intravedere, per un istante,
da quale luce
siamo state toccate.

Nei primi giorni dell’anno non scegliamo solo un libro.Scegliamo una voce con cui stare.Dentro quelle pagine spesso c’è ...
03/01/2026

Nei primi giorni dell’anno non scegliamo solo un libro.
Scegliamo una voce con cui stare.

Dentro quelle pagine spesso c’è già un indizio:
di ciò che ci portiamo appresso,
di ciò che siamo stanche di trattenere,
di ciò che, piano, vorremmo iniziare a far arrivare nelle nostre giornate.

In libroterapia il libro non è mai un buon proposito.
È un alleato.
Non ci chiede di diventare altro,
ma di riconoscerci dove siamo.

Forse la domanda non è che cosa leggerò,
ma:
che parte di me ha bisogno di essere letta adesso?

Indirizzo

San Benedetto Del Tronto
63074, 63037

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Raccolgo e accolgo storie

...ma storie un po’ speciali che gli eventi della vita hanno sgualcito, nascosto, ingarbugliato. Me ne prendo cura, cerco assieme a te il filo che hai perso, ne costruiamo di nuovi se serve, chiedendo aiuto al passato… al bambino che sei stato, a quello che ancora ogni tanto fa capolino… ma anche al futuro, ai tuoi desideri, ai luoghi che abiti o che immagini.

È un lavoro a più mani, le mie e le tue, che richiede pazienza, coraggio e fatica, ma anche fantasia, curiosità e capacità di ascolto.

Un ascolto attento e puntuale, ma anche pronto a lasciarsi sorprendere da tutti i suoni che ti porti dentro.