30/03/2026
In un momento storico in cui guerra, polarizzazione e sistemi di oppressione sembrano dominare il campo, coltivare fiducia e gioia può sembrare paradossale. Quando c’è molto dolore nel campo, sentirci gioiosi, può far nascere un senso di colpa.
Continuare a connetterci anche con la bellezza presente, è una scelta.
Un volgersi verso la vita. E a noi stessə.
Fiducia e gioia non sono stati da aspettare. Sono muscoli da allenare.
Capacità da coltivare, momento dopo momento.
Una buona domanda da porsi:
chi guida la danza?
È la parte ferita, intrappolata in stati di sopravvivenza,
che reagisce, si chiude, si protegge?
Oppure è la Danzatrice, il Danzatore, quella parte di noi che è presente, incarnata, in relazione con sé stessə e con la vita?
Un’altra buona domanda:
è qualcosa di scomodo o è qualcosa di non sicuro?
A volte confondiamo un senso di disagio e scomodità interiore che nasce con il nuovo, con l’essere in spazi non sicuri.
Sviluppare questa capacità di distinzione, è una chiave importante nella crescita somatica. Con la consapevolezza che nel discomfort usciamo dal conosciuto e cresciamo. �Danzando al centro del nostro centro, nel presente.
Questa è la pratica.
Non si tratta di non perdere mai l’equilibrio e di cadere.
Ma di sviluppare la capacità di restare presenti e di ritornare.
Di riconoscere quando ci allontaniamo e, con gentilezza, ri-orientarci dalle risposte automatiche del passato, alla scelta consapevole del presente.
La natura è un ancora potente, ci ricorda che la forza che l’attraversa, l’Unbroken, vive anche dentro di noi. Qualcosa che è integro, che non si spezza.
Un filo continuo, un movimento profondo, un’intelligenza che germoglia dopo l’inverno.
La natura non forza. Non trattiene ciò che è finito. Non esita a lasciare andare ciò che non serve più.
E allo stesso tempo, continua a nutrire ciò che è vivo.
Possiamo ascoltare questo ritmo anche dentro di noi.
Come nutri la tua natura, in questo tempo?
Cosa ha bisogno di acqua, di spazio, di luce?
Ci sono rami secchi da potare?
Abitudini, pensieri, relazioni che chiedono di essere lasciate andare?
Ci sono nuovi germogli, ancora fragili, che hanno bisogno di protezione e presenza?
Dove senti, nel tuo corpo, quel filo che non si è mai spezzato?
Coltivare fiducia e gioia è anche questo: restare in relazione con ciò che è vivo,
in noi e intorno a noi e la danza è uno strumento incredibile per ricontattare queste parti dentro di noi, individualmente e collettivamente.
Quindi, let’s dance!�
con amore e gratitudine,
Tamara
�
Foto di Michela Di Savino
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