Comitato del Sanvitese Salute Pubblica

Comitato del Sanvitese Salute Pubblica Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Comitato del Sanvitese Salute Pubblica, Medicina e salute, Comprensorio di San Vito al Tagliamento (PN), San Vito al Tagliamento.

23/05/2026
Un sentito ringraziamento a tutti e tutte coloro che erano presenti stamani al Presidio.Buona partecipazione (oltre 100 ...
18/05/2026

Un sentito ringraziamento a tutti e tutte coloro che erano presenti stamani al Presidio.

Buona partecipazione (oltre 100 persone) stamani al Presidio promosso dal Coordinamento del Sanvitese Sanità Pubblica per un confronto sulla Casa della Comunità che aperta a fine aprile offre sono alcuni servizi e non è chiaro quali siano veramente attivi.
Il Coordinamento aveva invitato tutti i sindaci dell'ambito ma era presente solo Bernava, che ha preso la parola chiarendo che da parte di ASFO finora non c'è stato alcun coinvolgimento, e esprimendo qualche dubbio sull'opportunità di aprire un servizio con il cantiere ancora aperto.
Anche il consigliere Conficoni è intervenuto sostenendo l'attività dei comitati.
Presente anche il comitato salute pubblica di Pordenone che con la voce di Michele Negro, ha invitato i presenti a partecipare al presidio organizzato da 4 comitati del Friuli occidentale, tra cui quello sanvitese, al presidio che si terrà mercoledì 27 maggio in P.ta portello, sotto la sede ASFO.
I cittadini e cittadine presenti hanno confermato la necessità di essere ascoltati chiedendo incontri pubblici con ASFO e Sindaci dell'ambito e la commissione regionale di sanità.
Consegnate al Sindaco le richieste, saranno inviate anche ai vertici di ASFO e presidente della III commissione Bolzonello.

Il Consigliere Honsell ci ha inviato questo messaggio:

Non potrò partecipare al vostro presidio perché sono a Trieste per una conferenza stampa sul tema dei migranti abbandonati.

" La casa di comunità ha da essere intesa come un centro di "servizi" che rispondono a bisogni di salute dei cittadini e non un immobile che risponda alle logiche di un "sistema sanitario" che non riconosce la centralità dei cittadini, come li concepiscono Riccardi e Fedriga."

Adesso è arrivato il momento dell'Ematologia. C’è un’immagine che racconta meglio di tante delibere e conferenze stampa ...
16/05/2026

Adesso è arrivato il momento dell'Ematologia. C’è un’immagine che racconta meglio di tante delibere e conferenze stampa quello che sta accadendo alla sanità pordenonese: una margherita che viene sfogliata lentamente. Un petalo alla volta. Prima la senologia. Poi anatomia patologica. Ora ematologia. E alla fine, quando l’ultimo petalo cadrà, il rischio è che il Santa Maria degli Angeli non sia più il terzo grande ospedale del Friuli Venezia Giulia, ma un semplice ospedale di rete, depotenziato, svuotato, subordinato.

La questione ematologia non è una banale riorganizzazione tecnica. È politica sanitaria pura. È la scelta precisa di spostare progressivamente funzioni, competenze e professionalità da Pordenone verso il Cro di Aviano nel nome di una parola diventata ormai magica: integrazione. Ma qui l’integrazione c’entra poco. Qui si sta parlando di trasferimenti, di svuotamenti, di perdita di identità e autonomia.

Ed è difficile non vedere un disegno preciso.

Da anni il Santa Maria degli Angeli perde pezzi importanti. Sempre con la stessa motivazione: rafforzare il Cro, creare poli di eccellenza, razionalizzare. Tutto legittimo, almeno in teoria. Ma a forza di concentrare servizi ad Aviano si corre un doppio rischio devastante: depotenziare l’ospedale di Pordenone e trasformare il Cro in qualcosa che non dovrebbe essere, cioè l’ospedale oncologico della provincia, anziché un centro nazionale e internazionale di ricerca, alta specializzazione e sperimentazione.

Il Cro nasce con una missione diversa. Non per sostituire il Santa Maria degli Angeli, ma per affiancarlo. Non per fagocitarlo, ma per integrarsi con esso. Se invece diventa il contenitore di tutto ciò che è oncologico o specialistico della provincia, allora perde la sua natura di istituto scientifico d’eccellenza e si trasforma in un ospedale territoriale mascherato.

Nel frattempo Pordenone arretra.

E il silenzio politico attorno a questa operazione è assordante. Ovvio che l'opposizione incalzi, ma la squadra dei consiglieri regionali di maggioranza eletti in provincia osserva, tace, abbassa lo sguardo. Nessuno che alzi davvero la voce contro il progressivo ridimensionamento dell’ospedale cittadino inserito nel progetto di depotenziamento voluto dall'assessore Riccardo Riccardi che ha mano libera da parte del presidente Fedriga. Nessuno che difenda apertamente il ruolo strategico del Santa Maria degli Angeli. Eppure tra poco si voterà. E forse gli elettori si ricorderanno di chi è rimasto zitto mentre venivano smontati reparti, professionalità e servizi.

L’ematologia, poi, non è un reparto qualunque. È stata per anni uno dei fiori all’occhiello della sanità pordenonese. Non solo per la qualità clinica, ma per la capacità di costruire una rete diagnostica e terapeutica multidisciplinare riconosciuta ben oltre i confini provinciali.

L’ematologia si occupa delle malattie del sangue, oncologiche e non oncologiche: leucemie, linfomi, mielomi, ma anche anemie, problemi della coagulazione, citopenie immuni. Dietro questa definizione apparentemente tecnica c’è però una realtà molto concreta: centinaia di pazienti fragili, spesso anziani, che necessitano di diagnosi rapide, cure vicine a casa, continuità assistenziale e integrazione con pronto soccorso, medicina interna, laboratorio analisi e specialisti.

Ed è proprio qui il punto.

L’ematologia dell’ospedale di Pordenone non è un doppione del Cro. Svolge un lavoro completamente diverso. Gestisce prime visite, urgenze, consulenze ai reparti, pazienti complessi, accessi dal pronto soccorso. Oltre mille prime visite all’anno, tremila controlli, centinaia di consulenze. È il filtro fondamentale che distingue tempestivamente le patologie più gravi, indirizzando i pazienti verso i percorsi adeguati.

Dietro tutto questo c’è un sistema costruito nel tempo. C’è il laboratorio di patologia clinica di Pordenone che ha sviluppato competenze diagnostiche di altissimo livello: citofluorimetria, esami del midollo osseo, biologia molecolare. Un’eccellenza riconosciuta anche a livello nazionale. Professionalità cresciute spesso “isorisorse”, cioè con buona volontà, sacrifici e dedizione.

Ora si vorrebbe trasferire tutto questo ad Aviano.

Ma davvero si pensa che basti spostare macchinari e carte per trasferire automaticamente esperienza, competenze e organizzazione? Davvero si può credere che un centro senza pronto soccorso e senza gestione quotidiana dell’urgenza possa assorbire in tempi rapidi un’attività quattro volte superiore? E soprattutto: sulla pelle di chi si farà questa sperimentazione?

Perché il rischio concreto è proprio questo: rallentamenti diagnostici, difficoltà nei percorsi urgenti, frammentazione della presa in carico, disagi enormi per pazienti già fragili.

La sensazione sempre più diffusa è che si stia applicando una logica aziendalistica fredda, quasi ragionieristica, senza considerare che la sanità non è fatta solo di numeri e bilanci, ma di persone, relazioni cliniche, competenze costruite negli anni. Il problema vero è che questa operazione sembra guardare più alla sopravvivenza del Cro che al rafforzamento complessivo della sanità provinciale. Se il Cro soffre di attrattività, allora lo si aiuti con investimenti, ricerca, professionisti, collaborazioni internazionali. Non depredando progressivamente l’ospedale di Pordenone.

Perché un ospedale svuotato perde inevitabilmente attrattività anche per medici e specialisti. E quando i professionisti migliori iniziano ad andarsene o a non arrivare più, il declino accelera. È già successo altrove. La verità è che qui non si sta discutendo solo di ematologia. Si sta decidendo quale futuro avrà la sanità pordenonese nei prossimi vent’anni. Se resterà una sanità forte, autonoma e completa oppure una periferia sanitaria costretta a dipendere da altri.

E questa, più che una riorganizzazione, assomiglia sempre di più a una resa.

https://www.pordenonetoday.it/cronaca/trasferimento-ematologia-cro-aviano.html
© PordenoneToday

16/05/2026
Ocse, il 7,6% degli italiani rinuncia alle cure per le liste d'attesa(ANSA) - Le lunghe liste d'attesa rappresentano il ...
06/05/2026

Ocse, il 7,6% degli italiani rinuncia alle cure per le liste d'attesa

(ANSA) - Le lunghe liste d'attesa rappresentano il principale ostacolo nel sistema sanitario italiano, causando nel 2023 la rinuncia alle cure mediche necessarie da parte del 7,6% della popolazione.
A ciò si aggiunge la bassa copertura pubblica per le prestazioni ambulatoriali e odontoiatriche, che spesso spinge i pazienti a pagare di tasca propria per accedere più rapidamente ai fornitori privati. Ciò crea una forte disuguaglianza: nel 2024, gli adulti a rischio di povertà erano oltre 2,5 volte più propensi a segnalare bisogni sanitari insoddisfatti rispetto alla popolazione generale. Lo rileva il report dell'Ocse 'Profilo della Sanità 2025: Italia' presentato oggi al Cnel.
L'eccessiva lunghezza delle liste d'attesa ha interessato 2,7 milioni di persone, quasi il doppio rispetto agli 1,5 milioni registrati nel 2019, a indicare come la pandemia abbia acuito un problema di vecchia data. I ritardi si concentrano nei punti di accesso alle cure specialistiche: le visite iniziali e gli esami diagnostici hanno rappresentato oltre il 60% di tutti gli ostacoli all'accesso legati ai tempi di attesa, superando di gran lunga i problemi relativi alle fasi successive del trattamento.

Permetteteteci una vignetta...
01/05/2026

Permetteteteci una vignetta...

Apprendiamo dai giornali che la Casa di comunità Hub di san vito, in via della Bontà,  è stata attivata per svolgere tut...
29/04/2026

Apprendiamo dai giornali che la Casa di comunità Hub di san vito, in via della Bontà, è stata attivata per svolgere tutte le sue funzioni.
In realtà al momento, l'unica attività che è stata trasferita nei locali a piano terra, è il medico di continuità assistenziale (guardia medica) che comincerà da stasera mercoledì 29 alle 20.00. come riportato dagli avvisi nella attuale sede.

Il DM77 DEL 2022 però prevedeva che le CdC dovessero essere pensate, progettate e avviate con la PARTECIPAZIONE della comunità a cui si rivolge ...
Bene, non ci sembra che la popolazione del Sanvitese sia mai stata coinvolta...
altrimenti molti di noi avrebbero sollevato dei dubbi sulla necessità di costruire ex novo l'edificio invece di ristrutturate spazi già presenti e poco utilizzati nell'attuale distretto, come hanno fatto altre aziende in FVG.

Tutti i seguenti servizi indicati all'ingresso, sono già fruibili?
Ambulatorio medico H24
Ambulatorio continuità assistenziale
Ambulatorio infermieristico della cronicità
Ambulatorio specialistico
Punto unico di accesso socio-sanitario
Punto prelievi - CUP

Ci chiediamo: e gli altri servizi previsti dal DM77/2022 e dal DGR 664/2025 saranno attivati?
Con quale personale?

Riteniamo che oltre non aver fatto partecipare la Comunità alla progettazione, l'annuncio ufficiale di apertura della Casa di Comunità non sia stato preceduto da un'adeguata e chiara informazione all'utenza sulle nuove attività e i nuovi percorsi.

Il Coordinamento del Sanvitese per la Sanità pubblica continuerà a vigilare e a raccogliere le segnalazioni e difficoltà dell'utenza.

Presente anche il Coordinamento Sanvitese per la sanità pubblica all'incontro che si è tenuto ieri organizzato dal Comit...
18/04/2026

Presente anche il Coordinamento Sanvitese per la sanità pubblica all'incontro che si è tenuto ieri organizzato dal Comitato Salute Pubblica di Pordenone sul tema delle strutture intermedie, la cui situazione è stata illustrata dal dott. Simon e dal portavoce del comitato pordenonese.
Il Coordinamento del Sanvitese in quest'ultimo mese, ha portato a conoscenza la cittadinanza del mandamento, attraverso comunicati stampa e volantinaggio durante il mercato settimanale, della situazione delle strutture intermedie nel nostro territorio e come in prospettiva questa peggiorerà.

Obbligo quindi partecipare all'iniziativa pordenonese di ieri 17 aprile, durante la quale una componente del Coordinamento è intervenuta mettendo l'accento sulla situazione attuale dell'ospedale di comunità di San Vito che vedrà la sua chiusura a gennaio del prossimo anno senza che ci siano documenti ufficiali (se non una dichiarazione del Sindaco) che attestino la prospettiva dell'apertura in alternativa della locale RSA, di nuovi reparti per la riabilitazione, funzione respiro e assistenza pazienti post acuti, come ha sottolineato anche il dr. Simon.

L'unica certezza sembra essere la conversione della RSA di Azzano decimo, in ospedale di comunità (in costruzione) con soli 20 posti letto che dovrebbero bastare per un centinaio di utenti che afferiscono ai due Distretti unificati (Tagliamento e Sile).

Inoltre la portavoce ha sottolineato come Il voto quasi all'unanimità di approvazione ogni anno, del piano attuativo locale presentato da ASFO, mostra la difficoltà degli amministratori locali a sganciarsi dalle direttive di partito per attivarsi affinché la sanità risponda ai bisogni dei cittadini che rappresentano, nonostante la loro carica li renda responsabili della salute della Comunità.

Ancora una volta, i Comitati riuniti nell'incontro denunciando i vari aspetti del mancato rispetto del diritto alla salute, si dimostrano competenti interlocutori che chi amministra la sanità dovrebbe ascoltare attuando il principio di partecipazione previsto anche dalla normativa nazionale.

Indirizzo

Comprensorio Di San Vito Al Tagliamento (PN)
San Vito Al Tagliamento

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Comitato del Sanvitese Salute Pubblica pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi