19/02/2026
COME DIBATTERE EFFICACEMENTE: ALCUNI CONSIGLI
Esempio pratico di quanto spiegato ieri, se no pare che si faccia solo della teoria. Cito dallo scambio dialettico televisivo Cavallaro-Garofano, nel quale si inserisce, su invito del conduttore, De Rensis. Riprendo verbatim dal testo riportato su Libero.it.
De Rensis: "La parola di saggezza la prendo in prestito dal giudice Vitelli, di cui sono in modo fiero e convinto un grande estimatore, anche se c’è chi dice che ha sbagliato tante cose. Lui dice che ogni tanto bisogna dire: ‘Non lo so’. In questa indagine ci sono ancora dei ‘Non lo so’, i 4 capelli dove sono finiti? Non lo so? Si è lavato accuratamente ma il lavandino era sporco? Non lo so. E invece quando c’è un dibattito, non mi riferisco direttamente al generale e non voglio difendere la dottoressa Cavallaro che ha più forza di me, tutto è stato assertivo. Se iniziamo a fare il gioco delle competenze, tu non sai quello io so quell’altro, il dibattito non è costruttivo. Questa BPA ci dirà finalmente se la cornetta del telefono fosse staccata o no? Se ci dirà che era staccata voglio vedere chi dice che la dinamica è quella. Per la mano per terra, vediamo cosa ci dice la BPA, fermiamoci a qualche ‘Non lo so'".
1- AMPLIFICATIO:
L’amplificatio non è qui quantitativa (non accumula molti esempi), bensì qualitativa: ingrandisce il valore della sospensione del giudizio.
«Ogni tanto bisogna dire: “Non lo so”»
«In questa indagine ci sono ancora dei “Non lo so”»
Qui il “non lo so” diventa quasi categoria metodologica. Non è più semplice ammissione di ignoranza, ma principio di prudenza investigativa. L’oratore eleva l’incertezza a valore morale e scientifico.
Ulteriore amplificazione retorica:
«Se iniziamo a fare il gioco delle competenze… il dibattito non è costruttivo.»
Qui amplia il problema: non si tratta solo di singoli punti oscuri (capelli, lavandino, cornetta), ma di un intero metodo di confronto che rischia di degenerare. L’oggetto concreto (i quattro capelli) viene dilatato in questione sistemica.
Infine:
«Voglio vedere chi dice che la dinamica è quella.»
Qui amplifica implicitamente la portata della BPA: viene presentata come elemento potenzialmente capace di ribaltare narrazioni consolidate.
2- CONCESSIO
La concessio è centrale nel discorso.
Esempi:
«…di cui sono fiero e convinto estimatore, anche se c’è chi dice che ha sbagliato tante cose.»
Qui concede l’esistenza di critiche al giudice Vitelli, ma le neutralizza valorizzando la propria stima personale.
Altro passaggio:
«Non mi riferisco direttamente al generale e non voglio difendere la dottoressa Cavallaro…»
Questa è concessione preventiva: finge di sottrarsi al conflitto personale, ma in realtà lo evoca. È una tipica concessio attenuativa: riconosce l’autorevolezza altrui, ma prepara una critica implicita all’atteggiamento assertivo.
La struttura è:
1- Concedo valore/forza all’altro
2- Ma introduco il limite del loro approccio.
Infine, la stessa ripetizione di “non lo so” è concessio epistemica: riconoscere lacune senza però cedere terreno sostanziale.
3- ANTIFRASI
L’antifrasi qui non è ironia esplicita, ma ironia sottile.
Punto cruciale:
«…non voglio difendere la dottoressa Cavallaro che ha più forza di me…»
L’affermazione è formalmente umile, ma implicitamente suggerisce che altri la stiano attaccando o che lei sia oggetto di un conflitto.
Altro possibile elemento antifrastico:
«Se iniziamo a fare il gioco delle competenze…»
La parola “gioco” riduce ironicamente qualcosa che è in realtà uno scontro tecnico serio. È una minimizzazione ironica: ciò che è presentato come “gioco” è in realtà una competizione di autorità.
Infine:
«Fermiamoci a qualche “Non lo so”.»
Formalmente invita alla prudenza; implicitamente suggerisce che altri non si siano fermati abbastanza.
Inoltre, se ci fate caso, utilizza con grande perizia l’ANAFORA ITERATIVA (“Non lo so”): ripete cioè la stessa formula (“non lo so”) all’inizio di enunciati successivi (5 volte più “non sai”). La ripetizione crea un effetto martellante che imprime l’idea di incertezza diffusa, costruendo un ethos di prudenza e contrapponendolo implicitamente all’assertività altrui.
COME CONTROBATTERE EFFICACEMENTE?
Alle figure retoriche usate, se ne possono opporre altre:
1- ANTITESI ossia ribaltare il paradigma: non sapere è prudenza; ma non decidere quando si hanno dati è elusione. Si oppone prudenza a responsabilità decisionale.
2- DISTINCTIO (distinzione concettuale): Separare dubbio metodologico da dubbio retorico: Dire ‘non lo so’ quando mancano dati è corretto; dirlo quando i dati esistono ma non piacciono è un’altra cosa.
Si smonta così l’amplificatio del dubbio.
3- ENUMERATIO probatoria
Contrapporre una sequenza ordinata di elementi concreti: “Sappiamo A, sappiamo B, sappiamo C.”
L’accumulo di fatti neutralizza la retorica della sospensione.
4- PARADIASTOLE: ridefinire moralmente l’atteggiamento (descrivere un vizio come una virtù). Ciò che viene presentato come “prudenza” può essere invece ridefinito come “strategia dilatoria”.