Francesco M. Galassi, MD, Paleopatologo

Francesco M. Galassi, MD, Paleopatologo Pagina di divulgazione di Francesco M. Galassi (MD, PhD, 5 ASN), prof. associato presso Univ. Autore di ~300 pub. scientifiche e vari libri.

di Łódź, medico, paleopatologo, antropologo fisico, storico della medicina e scrittore. Forbes 30U30 Europe 2017.

22/02/2026

VIDEO-LETTERA A GIANLUCA ZANELLA E A DarkSide - Storia Segreta d'Italia:

PERCHÈ UNA ALTA COMPATIBILITÀ ANTROPOMETRICA PUÒ DIVENTARE UN PROBLEMA NON INDIFFERENTE PER L'INDAGATO NEL DELITTO DI GARLASCO

Pubblico la mia video lettera inviata alla redazione di DarkSide - Storia Segreta d'Italia, che, purtroppo, a motivo di comunicatemi difficoltà di carattere organizzativo-logistico negli ultimi giorni, non ha potuto essere pubblicata.

Essendo, tuttavia, trascorse, circa due settimana dalla mia prima intervista presso quel canale, cosiddetta "dello scandalo" per la procella di commenti rabbiosi scaturitane, avevo in animo di rivolgermi direttamente al pubblico di quella sede il più tempestivamente possibile

Ringrazio, ad ogni modo, il dott. Gianluca Zanella per lo spazio concessomi e la considerazione.

Spero, in questo modo, che il mio messaggio sia più chiaro a tutti, anche alla luce e in previsione dei significativi - potenzialmente importantissimi - sviluppi che si attendono a partire dalla settimana ventura.

Laddove esistano gruppi che raccolgano la medesima community o parte di esso, essendo voi più avvezzi del sottoscritto a tali dinamiche e frequentazioni digitali, vi sono anticipatamente grato della condivisione.

Infine, un grazie speciale a tutti quanti hanno inviato messaggi di felicitazioni dopo la rimessa in onda del servizio sull'antropologia forense, che vede protagonisti la dott.ssa Varotto e me, al TG5 di questa mattina delle ore 08:00.

Una buona domenica a tutti e grazie dell'attenzione.
prof. FM Galassi

INTERVISTA SULL’ANTROPOLOGIA FORENSE AL TG5Per tutti gli interessati, oggi è andato in onda al TG5 delle ore 13:00 un se...
21/02/2026

INTERVISTA SULL’ANTROPOLOGIA FORENSE AL TG5

Per tutti gli interessati, oggi è andato in onda al TG5 delle ore 13:00 un servizio dedicato all’antropologia forense al quale abbiamo partecipato la dott.ssa Elena Varotto ed io, parlando della storia della disciplina, che abbiamo compendiato in un nostro recente libro, “Breve storia dell’Antropologia Forense” (Bookstones, 2025). Servizio filmato presso il FAPAB Research Center (nostro centro di ricerca italiano extra universitario) poco dopo le festività natalizie.

Il servizio dovrebbe andare nuovamente in onda domani mattina alle ore 8:00, ma lo trovate su Mediaset Infinity.

Un buon weekend a tutti,
Prof. Francesco M. Galassi

20/02/2026

FUNGHI vs ERITROCITI

Giova ricordare che, laddove si discetti di Saccharomyces cerevisiae (lievito di birra), non sarebbe disprezzabile, desiderando diagnosticarne la presenza, anche accertarne, inter alia, la presenza di parete cellulare netta, la presenza di citoplasma organizzato e di nucleo, di differenziazione strutturale interna, di ovoidità morfologica chiara, ricordando che la gemmazione con collo è la presenza di una cellula madre e di una figlia unite da una strozzatura anatomica netta e regolare che rappresenta il punto di divisione cellulare. Giocoforza, il fenomeno fungino della gemmazione non è caratteristico, manco a dirlo, dei nostri globuli rossi.

È noto che gli eritrociti, una volta esposti all’ambiente esterno, vanno incontro a rapida essiccazione e ossidazione dell’emoglobina, con conseguente viraggio cromatico dal rosso vivo al bruno-violaceo o brunastro. La disidratazione determina, poi, il collasso della membrana e la perdita della tipica morfologia discoidale biconcava. In tali condizioni essi possono assumere forme irregolari o appiattite. Inoltre, per alterazioni delle forze di superficie e fenomeni di concentrazione legati alla disidratazione, gli eritrociti tendono facilmente ad aderire e aggregarsi tra loro.

Perdonate l'intrusione morfologica, ma non vorrei distrarvi troppo dalla scienza garlaschese televisiva.

19/02/2026

Appare evidente che il fronte stasiano (parlo dei simpatizzanti, non del condannato né del suo team legale), che da tempo sembra aver messo in minoranza gli elementi più moderati nella propria narrazione social e mediatica, abbracciando una visione più ortodossa e radicale, stia vivendo una fase di interno travaglio, con un sempre più manifesto regolamento di conti.

Se capisco bene, ma non ne sono sicuro e vi prego di correggermi se erro nella mia lettura, la componente di questo variegato e variopinto movimento che predilige la pista di una organizzazione criminale appare essere stata sconfessata in queste ultime ore.

Rimarrebbe ancora nel novero dell'armamentario la pista cosiddetta esoterica, ma che comunque contemplerebbe - anche qui se ho ben compreso - uno scenario con più assalitori, al momento insostenibile con la vecchia BPA. La nuova BPA potrebbe, comunque, confermare l'unico aggressore e decretare l'exitus anche di questa interpretazione. Ne rimarrebbe così un all-in contro l'indagato Sempio, con, sullo sfondo ma difficile a credersi, la proposta lovatiana di un sicario.

Comprendo forse bene?

Sono abituato a interpretare testi scientifici e meno avvezzo all'esegesi dei contenuti del web.

Ovviamente, manco a dirlo, si dissenta liberamente dalle opinioni nei commenti, ma semper absit iniuria verbis.

19/02/2026

Quando i giacobini istituirono in Francia la libertà di parola, avrebbero dovuto altresì stabilire anche una franchigia modulabile e progressiva sulla facilità di idiozie che inevitabilmente si sarebbe accompagnata alla suddetta libertà.

In tal modo, la libera espressione sarebbe rimasta una conquista, ma sarebbe stata posta anche molta maggiore attenzione al peso delle parole, giacché dinanzi all’oro e all’argento il verbo spesso si è affievolito nella sua convinzione e potenza nella lunga e travagliata storia del genere umano.

Mi trovo nell’impossibilità di accogliere la richiesta del Messere.
19/02/2026

Mi trovo nell’impossibilità di accogliere la richiesta del Messere.

19/02/2026

Venga lasciato in pace Marco Poggi. È vergognoso che lo si continui ad associare al delitto. Ha un alibi fortissimo e dimostrato. Intervenga qualcuno a porre argine a questo scempio.

19/02/2026

COME DIBATTERE EFFICACEMENTE: ALCUNI CONSIGLI

Esempio pratico di quanto spiegato ieri, se no pare che si faccia solo della teoria. Cito dallo scambio dialettico televisivo Cavallaro-Garofano, nel quale si inserisce, su invito del conduttore, De Rensis. Riprendo verbatim dal testo riportato su Libero.it.

De Rensis: "La parola di saggezza la prendo in prestito dal giudice Vitelli, di cui sono in modo fiero e convinto un grande estimatore, anche se c’è chi dice che ha sbagliato tante cose. Lui dice che ogni tanto bisogna dire: ‘Non lo so’. In questa indagine ci sono ancora dei ‘Non lo so’, i 4 capelli dove sono finiti? Non lo so? Si è lavato accuratamente ma il lavandino era sporco? Non lo so. E invece quando c’è un dibattito, non mi riferisco direttamente al generale e non voglio difendere la dottoressa Cavallaro che ha più forza di me, tutto è stato assertivo. Se iniziamo a fare il gioco delle competenze, tu non sai quello io so quell’altro, il dibattito non è costruttivo. Questa BPA ci dirà finalmente se la cornetta del telefono fosse staccata o no? Se ci dirà che era staccata voglio vedere chi dice che la dinamica è quella. Per la mano per terra, vediamo cosa ci dice la BPA, fermiamoci a qualche ‘Non lo so'".

1- AMPLIFICATIO:

L’amplificatio non è qui quantitativa (non accumula molti esempi), bensì qualitativa: ingrandisce il valore della sospensione del giudizio.

«Ogni tanto bisogna dire: “Non lo so”»
«In questa indagine ci sono ancora dei “Non lo so”»

Qui il “non lo so” diventa quasi categoria metodologica. Non è più semplice ammissione di ignoranza, ma principio di prudenza investigativa. L’oratore eleva l’incertezza a valore morale e scientifico.

Ulteriore amplificazione retorica:

«Se iniziamo a fare il gioco delle competenze… il dibattito non è costruttivo.»

Qui amplia il problema: non si tratta solo di singoli punti oscuri (capelli, lavandino, cornetta), ma di un intero metodo di confronto che rischia di degenerare. L’oggetto concreto (i quattro capelli) viene dilatato in questione sistemica.

Infine:

«Voglio vedere chi dice che la dinamica è quella.»

Qui amplifica implicitamente la portata della BPA: viene presentata come elemento potenzialmente capace di ribaltare narrazioni consolidate.

2- CONCESSIO

La concessio è centrale nel discorso.

Esempi:

«…di cui sono fiero e convinto estimatore, anche se c’è chi dice che ha sbagliato tante cose.»

Qui concede l’esistenza di critiche al giudice Vitelli, ma le neutralizza valorizzando la propria stima personale.

Altro passaggio:

«Non mi riferisco direttamente al generale e non voglio difendere la dottoressa Cavallaro…»

Questa è concessione preventiva: finge di sottrarsi al conflitto personale, ma in realtà lo evoca. È una tipica concessio attenuativa: riconosce l’autorevolezza altrui, ma prepara una critica implicita all’atteggiamento assertivo.

La struttura è:

1- Concedo valore/forza all’altro

2- Ma introduco il limite del loro approccio.

Infine, la stessa ripetizione di “non lo so” è concessio epistemica: riconoscere lacune senza però cedere terreno sostanziale.

3- ANTIFRASI

L’antifrasi qui non è ironia esplicita, ma ironia sottile.

Punto cruciale:

«…non voglio difendere la dottoressa Cavallaro che ha più forza di me…»

L’affermazione è formalmente umile, ma implicitamente suggerisce che altri la stiano attaccando o che lei sia oggetto di un conflitto.

Altro possibile elemento antifrastico:

«Se iniziamo a fare il gioco delle competenze…»

La parola “gioco” riduce ironicamente qualcosa che è in realtà uno scontro tecnico serio. È una minimizzazione ironica: ciò che è presentato come “gioco” è in realtà una competizione di autorità.

Infine:

«Fermiamoci a qualche “Non lo so”.»

Formalmente invita alla prudenza; implicitamente suggerisce che altri non si siano fermati abbastanza.

Inoltre, se ci fate caso, utilizza con grande perizia l’ANAFORA ITERATIVA (“Non lo so”): ripete cioè la stessa formula (“non lo so”) all’inizio di enunciati successivi (5 volte più “non sai”). La ripetizione crea un effetto martellante che imprime l’idea di incertezza diffusa, costruendo un ethos di prudenza e contrapponendolo implicitamente all’assertività altrui.

COME CONTROBATTERE EFFICACEMENTE?

Alle figure retoriche usate, se ne possono opporre altre:

1- ANTITESI ossia ribaltare il paradigma: non sapere è prudenza; ma non decidere quando si hanno dati è elusione. Si oppone prudenza a responsabilità decisionale.

2- DISTINCTIO (distinzione concettuale): Separare dubbio metodologico da dubbio retorico: Dire ‘non lo so’ quando mancano dati è corretto; dirlo quando i dati esistono ma non piacciono è un’altra cosa.
Si smonta così l’amplificatio del dubbio.

3- ENUMERATIO probatoria
Contrapporre una sequenza ordinata di elementi concreti: “Sappiamo A, sappiamo B, sappiamo C.”
L’accumulo di fatti neutralizza la retorica della sospensione.

4- PARADIASTOLE: ridefinire moralmente l’atteggiamento (descrivere un vizio come una virtù). Ciò che viene presentato come “prudenza” può essere invece ridefinito come “strategia dilatoria”.

18/02/2026

Alcuni non hanno gradito il mio post sulla tecnica retorica di Rensis, ma a me piace analizzare i fenomeni in maniera razionale e globale.

Potrei dirvi che la tigre è un docile gattino, ma poi se vi azzanna mentre cercate di accarezzarla non venite a lamentarvi da me (come medico mi prenderei comunque cura di voi, ma dico moralmente).

Preferisco dire “Tizio è molto forte” e lavorare per riuscire meglio di lui, invece che dire “è scarso”, sottovalutarlo e poi rimediare figure di basso livello.

Anche a livello organizzativo, il modello di team legale-scientifico da lui messo in campo non è da disprezzare.

Anche se disomogeneo nelle competenze e nella composizione, trattasi di una squadra ben organizzata e ad alto livello di coordinamento: Bocellari meno esposta sui media ma più sulle carte; consulenti tecnici in gran copia a coprire vari aspetti e mandati a parlare solo su temi di loro attinenza in situazione topiche, quasi mai da soli ma con qualcuno del team legale presente; De Rensis come testa d’ariete sui principali canali televisivi in maniera continuativa alzando l’asticella mediatica, portando l’attenzione del pubblico dove vuole lui.

Una squadra ben organizzata può ottenere risultati migliori di un collettivo con grandi individualità ma che non canta in maniera corale.

Quando un processo è anche FORTEMENTE mediatico, bisogna controbattere e, anzi, in molti casi prevenire e provare a giocare in attacco.
Il coordinamento tra le parti è tutto.

PARLO A LIVELLO MEDIATICO.

Le carte e le prove sono invece il vero punto dolente della difesa Stasi e non diciamo poco, signori miei; ma, intanto, con la sola retorica ed organizzazione del team, in pochi mesi hanno fatto una operazione di alto livello a partire da una base debolissima, ossia la sentenza di condanna.

Ripeto: le analisi devono essere complete e obiettive.

18/02/2026

A livello mediatico e social la difesa Stasi sta giocando - passatemi la metafora sportiva - ad un livello molto alto. Bisogna essere obiettivi, al netto di come la si pensi e di certo chi scrive non è un teorico della necessità di una revisione, anzi, non ne è convinto affatto. Ho spiegato più volte come mai a mio avviso le prove a sostegno della nuova tesi su Sempio non siano troppo solide a livello scientifico.

L’avv. De Rensis potrà non piacere, gli si può contestare, a mio avviso, molti punti scientifici e tecnici, ma a livello retorico va riconosciuto che ha una padronanza della lingua e dei tempi molto elevata: affonda il colpo quando l’avversario presta il fianco, chiude benissimo lo schieramento quando c’è da difendersi.

Le captationes benevolentiae che gli vengono attribuite non sono tali. Se lo fossero, l’esagerazione servirebbe a presentarsi come vittima o parte debole, per rientrare in una strategia di auto-minimizzazione funzionale alla simpatia del pubblico.

Non usa questa figura retorica, ma appare usarne altre, tecniche peraltro già note agli antichi retori.

Una è la auxesis (o amplificatio), ossia la figura generale dell’ingrandimento retorico. Tramite essa si esagera un elemento — in questo caso l’avversario dialettico o un aspetto da costui presentato — per attribuirgli un peso superiore al reale.

Un’altra è la “concessio”, ossia quando si “carica” l’avversario riconoscendogli grandezza apparente per poi usarla a proprio favore, ossia si concede qualcosa all’altro per costruire la propria posizione.

A ciò pare aggiungersi un uso sistematico della antifrasi, ossia una parola o una espressione adoperata con significato opposto al proprio, finendo per cagionare un effetto ironico nell’uditore.

Non voglio aggiungermi alla schiera dei suoi biografi, ci mancherebbe, ma chi ne sminuisce la potenza dialettica ha capito e studiato poco.

Azzarderei che la sua dialettica da sola contribuisca al 40-50% della riconsiderazione della posizione di Stasi. Il suo modo di mettere al tappeto dialetticamente gli avversari non va sottovalutato. Poche volte l’ho visto veramente in difficoltà. Ad esempio, quando Roberta Bruzzone lo ha incalzato sulla questione della spazzatura, non è riuscito, a mio avviso, a controbattere con la stessa efficacia mostrata in altre situazioni.

Una migliore conoscenza degli strumenti della retorica o una maggiore prudenza nei duelli verbali televisivi avrebbe evitato certe situazioni. Sfidare dialetticamente un competitor con le sue abilità linguistiche, senza averne a propria volta, è un errore madornale.

Non posso giudicare a livello giuridico e processuale la sua forza, ma sicuramente a livello mediatico si presenta come molto forte.

Mi piacerebbe che, comunque uno la pensi, si facessero analisi più precise e complete.

Se un avversario è forte, bisogna riconoscerlo e lavorare meglio per batterlo. Sottovalutare può dimostrarsi nel lungo periodo un errore fatale.

18/02/2026

La teoria del sicario a Garlasco non appare avere fondamento a livello logico o scientifico: è forte, a mio modestissimo avviso, solo a livello narrativo.

Rigettata in toto anche dall'Avv. De Rensis che, penso, in linea di principio non disprezzerebbe scenari alternativi, ma solidi, capaci di scagionare il proprio assistito.

Quando si analizzano questi casi non bisogna aumentarne la complessità interpretativa, ma urge essere occamistici (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem), limitandosi alle evidenze e agli scenari più economici di dettagli ma bastevoli a spiegare il quadro.

Dopo Zanella, reo di aver intervistato uno che di medicina ne capisce e non inventa teorie ad usum mentulae, anche un al...
18/02/2026

Dopo Zanella, reo di aver intervistato uno che di medicina ne capisce e non inventa teorie ad usum mentulae, anche un altro youtuber romano, Fabrizio Giancaterini, viene attaccato con violenza da orde di squadristi del web. Non gli si perdona l’aver intervistato l’avvocato Compagna, reo a sua volta di fare il proprio lavoro, cioè l’avvocato e di aver rappresentato al pubblico la posizione del proprio assistito.

Tutta questa vicenda finirà molto male.

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