28/11/2025
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🔴 𝐏𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚𝐬𝐢, 𝐚𝐫𝐭𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐩𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨
Psoriasi e artrite psoriasica non sono “solo pelle secca” o “un po’ di dolori alle articolazioni”. Sono malattie infiammatorie croniche, autoimmuni, che vivono in un terreno ben preciso: stress cronico, infiammazione di basso grado e, spesso, chili di troppo.
La parte che dà fastidio (ma che bisogna guardare in faccia) è questa:
👉 Nel soggetto predisposto, il grasso in eccesso, ectopico – soprattutto quello addominale – non è un “cuscinetto”. È un organo infiammato che produce citochine e manda segnali al sistema immunitario. E questi segnali parlano la stessa lingua della psoriasi e della malattia psoriasica. Non è colpa tua se ti sei ammalato.
Ma da un certo punto in poi il peso, la pancia, l’alimentazione diventano parte della terapia, non più un dettaglio estetico.
𝐎𝐛𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 𝐩𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚𝐬𝐢𝐜𝐚: 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚, 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨
Negli studi grandi, quelli con migliaia di persone, si vede chiaro:
- chi è sovrappeso o obeso ha più rischio di sviluppare psoriasi rispetto a chi ha un peso nella norma;
- il rischio aumenta con il salire del BMI: più chili, più probabilità;
- lo stesso vale per l’artrite psoriasica: in chi ha psoriasi, un peso elevato aumenta in modo netto la possibilità che compaiano dolori, entesite, gonfiori articolari.
E non conta solo “quanto pesi”: 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒂 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒊𝒍 𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔𝒐.
l grasso viscerale (pancia dura, girovita alto) è quello più pericoloso:
- è il più infiammatorio,
- è legato a più eventi cardiovascolari,
- si associa a malattia psoriasica più aggressiva e farmaci che funzionano meno.
Tradotto brutalmente: psoriasi + obesità = malattia più tosta da controllare, più dolore, più rischio di infarto e ictus.
𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚: 𝐦𝐞𝐭𝐚𝐟𝐥𝐨𝐠𝐨𝐬𝐢, 𝐜𝐢𝐭𝐨𝐜𝐡𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨
Immagina il tessuto adiposo come un quartiere tranquillo.
Quando ingrassi molto, quel quartiere si affolla, gli appartamenti (gli adipociti) diventano troppo grandi, iniziano a soffrire, qualcuno “muore”.
Cosa fa il corpo?
- manda i macrofagi (i “netturbini” del sistema immunitario) a ripulire;
- loro si mettono attorno agli adipociti morti (le famose “crown-like structures”) e iniziano a produrre TNF, IL-1β, IL-6 e altre citochine infiammatorie;
- arrivano anche linfociti T “sbilanciati”: aumentano TH1 e TH17, diminuiscono i T regolatori che normalmente tengono a bada l’autoimmunità;
- cambiano gli ormoni prodotti dal grasso, le adipokine:
- leptina alta (pro-infiammatoria, spinge TH1/TH17, favorisce il dolore e il riassorbimento osseo),
- resistina e visfatin su,
- adiponectina fuori equilibrio.
È la metaflogosi: una infiammazione cronica, silente, a basso grado. Non ti mette a letto con la febbre, ma:
- peggiora la resistenza insulinica,
- altera i lipidi,
- nutre lo stesso asse immunologico IL-23/IL-17 che governa psoriasi e artrite psoriasica.
Risultato: 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔𝒐 𝒊𝒏𝒇𝒊𝒂𝒎𝒎𝒂𝒕𝒐 = 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒃𝒆𝒏𝒛𝒊𝒏𝒂 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂.
𝐏𝐞𝐬𝐨, 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞: 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 “𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐞𝐢 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞”
Il peso in eccesso non è solo numeri sulla bilancia.
📌 𝐂𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐦𝐞𝐜𝐜𝐚𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢
Le articolazioni e soprattutto le entesi (i punti di inserzione di tendini e legamenti) vivono sotto carico continuo. Se il peso aumenta:
- aumenta il micro-trauma ripetuto;
- le cellule locali producono mediatori infiammatori;
- la normale risposta riparativa non si spegne più → diventa infiammazione cronica entesitica, tipica della malattia psoriasica.
𝐷𝑎 𝑞𝑢𝑖 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 “𝑑𝑒𝑒𝑝 𝐾𝑜𝑒𝑏𝑛𝑒𝑟”: 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑠𝑖 𝑖𝑟𝑟𝑖𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑧𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑠𝑠 𝑚𝑒𝑐𝑐𝑎𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑑𝑒 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎.
📌 𝐃𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨
Il tessuto adiposo infiammato rilascia sostanza P, NGF, BDNF: mediatori che:
- abbassano la soglia del dolore periferico,
- favoriscono la sensibilizzazione centrale (il cervello “registra” più dolore a parità di stimolo).
𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑃𝑠𝐴 𝑒 𝑜𝑏𝑒𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑟𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎 𝑜 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑠𝑎𝑚𝑖: 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑛𝑒𝑟𝑣𝑜𝑠𝑜 𝑒̀ “𝑡𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑜”.
𝐈𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐢
L’altro pezzo dell’asse obesità-infiammazione è l’intestino.
La classica alimentazione “da fretta”:
- molti zuccheri semplici,
- farine raffinate ovunque,
- pochi legumi e poche fibre,
- grassi saturi e oli scadenti,
- verdura quasi solo come decorazione,
𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐛𝐢𝐨𝐬𝐢:
- calano i batteri buoni produttori di acidi grassi a corta catena (SCFA);
- aumentano specie che lavorano male con il nostro sistema immunitario.
𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐚 “𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞”:
- piccoli frammenti di batteri (come LPS) passano nel sangue,
- attivano recettori come TLR4,
- si accende ancora una volta la cascata infiammatoria.
𝐸 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑖̀: 𝑖𝑛𝑓𝑖𝑎𝑚𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑖𝑐𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑎 𝑝𝑠𝑜𝑟𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑒 𝑃𝑠𝐴.
𝐏𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐬𝐨: 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 (𝐦𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞)
La domanda vera: “𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑣𝑜 𝑑𝑖𝑚𝑎𝑔𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎?”
Gli studi sono abbastanza concordi:
🎯 𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐚𝐠𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟓–𝟏𝟎% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨𝐫𝐞𝐨 (ad esempio da 90 a 81–85 kg) è già sufficiente per:
- ridurre l’attività di malattia (PASI, indici di attività articolare),
- diminuire dolore e fatica,
- migliorare la risposta alle terapie sistemiche/biologiche,
- abbassare pressione, trigliceridi, glicemia.
Non servono diete estreme, 800 kcal, digiuni selvaggi o chetogeniche fai-da-te che in un paziente autoimmune rischiano di essere più stressanti che terapeutiche.
𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨: 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙’𝑒𝑛𝑛𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑠𝑠 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑡𝑜, 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒, 𝑎𝑛𝑡𝑖𝑛𝑓𝑖𝑎𝑚𝑚𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜.
𝐋𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐍𝐎𝐍 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨𝐠𝐞𝐧𝐚
🎯 𝐎𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢
- Dimagrimento lento e costante: 0,5–0,8 kg a settimana, non di più.
- Prima tappa: −5% del peso in 3–6 mesi.
- Seconda tappa (se serve): fino al −10% in 6–12 mesi.
𝑁𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 “𝑠𝑓𝑖𝑑𝑒” 𝑑𝑎 10 𝑘𝑔 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑠𝑒. 𝐼𝑙 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑒𝑑𝑖𝑜: ℎ𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀.
🧂 𝟏. 𝐎𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐢 (𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐢𝐬𝐨𝐥𝐨)
𝐂𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐚, non solo caffè e biscotto:
- fonte proteica (yogurt, uova, ricotta/fiocchi di latte o alternativa vegetale),
- carboidrato complesso (fiocchi d’avena, pane integrale vero),
- grasso buono (frutta secca, semi, olio extravergine sul pane).
𝐏𝐫𝐚𝐧𝐳𝐨 𝐞 𝐜𝐞𝐧𝐚 preferibilmente a piatto unico bilanciato:
- metà piatto verdure (cotte e crude, ben condite con olio EVO);
- un quarto proteine (pesce, legumi, carne bianca, uova, formaggi magri ben dosati);
- un quarto carboidrati complessi (riso integrale, farro, orzo, pasta integrale, patate/zucca nelle giuste quantità).
𝐒𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢 𝐟𝐚𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢:
- se servono per tenere a bada fame nervosa e cali di zuccheri → frutta, frutta secca, yogurt naturale;
- se non ne senti il bisogno, non sei obbligato a farli.
🍞 𝟐. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 (𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞)
Non c’è bisogno di abolire per sempre tutto, ma ci sono categorie che vanno ridimensionate di brutto:
- zuccheri semplici (bibite, succhi, dolci quotidiani);
- farine bianche “ovunque” (cracker, grissini, panini morbidi, snack);
- insaccati, carni processate, fast food;
- fritti ripetuti;
- alcol quotidiano (bicchiere di vino tutti i giorni “tanto è poco”).
Per il paziente con malattia psoriasica e sovrappeso, questi alimenti non sono neutri: spingono infiammazione, disbiosi, glicemia ballerina.
𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑜𝑟𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑎𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑚𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑔𝑒𝑟𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑎: “𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎𝑛𝑎. 𝑁𝑜𝑛 𝑖𝑛 𝑐𝑖𝑚𝑎 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖”.
🥦 𝟑. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 (𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞)
Qui entrano in gioco i “mattoni” antinfiammatori:
- Verdure di stagione, ogni giorno, a ogni pasto: crude e cotte, ben condite, mai solo “contornino” simbolico.
- Legumi almeno 3 volte a settimana: ceci, lenticchie, fagioli, piselli, cicerchie – da usare anche come piatto principale.
- Pesce, in particolare:
- pesce azzurro (alici, sgombro, sardine, ricchi di omega-3),
- pesce bianco magro in alternanza.
- Olio extravergine d’oliva come grasso principale, usato anche a crudo.
- Frutta secca (noci, mandorle, nocciole, pistacchi) in piccole porzioni quotidiane.
- Cereali integrali veri (non “finti integrali” di marketing) in quantità adeguate al fabbisogno.
Questa struttura è di fatto una dieta Mediterranea antinfiammatoria, non estrema, che lavora su tutti i fronti:
- migliora la disbiosi,
- stabilizza glicemia e insulina,
- riduce metaflogosi nel tessuto adiposo,
- sostiene massa muscolare se associata a movimento.
🕒 𝟒. 𝐑𝐢𝐭𝐦𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚: 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐮𝐧𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢
Il digiuno intermittente, le finestre alimentari, ecc. possono avere senso in contesti specifici, ma nel paziente con malattia autoimmune e storia di dieta “a yo-yo” rischiano di diventare:
- un ulteriore stress,
- un’ossessione mentale,
- un trigger per abbuffate e senso di fallimento.
Meglio puntare su:
- orari abbastanza regolari,
- niente abbuffata serale dopo giornata a saltare pasti,
- ridurre cibo spazzatura più che ridurre a zero i pasti.
𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑛𝑒 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑒.
🧠 𝟓. 𝐂𝐨𝐦𝐟𝐨𝐫𝐭 𝐟𝐨𝐨𝐝 “𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞”: 𝐜𝐨𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞
La psoriasi e la PsA non convivono solo con il dolore fisico, ma anche con frustrazione, vergogna, ansia, depressione. È normale cercare cibo “di conforto”.
L’errore è pensare che il comfort food debba essere per forza:
- zucchero + farina bianca + grassi pessimi.
Si può lavorare così:
- programmare 1–2 momenti a settimana in cui un cibo “piacere” è previsto e integrato (una pizza fatta bene, un dolce la domenica);
- costruire alternative più intelligenti (dessert casalinghi con meno zucchero, cioccolato fondente vero, spuntini dolci ma strutturati);
- usare altri “comfort” non alimentari: passeggiata, bagno caldo, serie tv, chiacchierata, musica.
𝐿’𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑎𝑐𝑜. 𝐸̀ 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎 “𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑜 𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒” 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑔𝑔𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜.
𝐍𝐮𝐭𝐫𝐚𝐜𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐦𝐞: 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐞
Accanto a dieta e movimento si possono considerare, con criterio:
- omega-3 (EPA/DHA) a dosaggi adeguati, per modulare infiammazione sistemica e rischio cardiovascolare;
- curcuma/curcumin ad alta biodisponibilità come supporto antinfiammatorio (sempre valutando interazioni e tolleranza gastrointestinale);
- eventuale vitamina D e altri micronutrienti sulla base degli esami e delle linee guida, non a caso.
Sul versante locale:
- creme emollienti e riparatrici (ceramidi, glicerina, urea a basse concentrazioni) per mantenere la barriera cutanea;
- formulazioni cosmeceutiche con attivi antiossidanti/antinfiammatori (es. derivati della curcuma, niacinamide, alcuni estratti vegetali) come supporto ai farmaci topici, non in sostituzione.
È fondamentale tenere chiaro un punto:
𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑚𝑎𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑖𝑐𝑖 𝑜 𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜𝑛𝑜. 𝑃𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑜𝑛𝑖 𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑑𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑠𝑜 𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎.
𝐑𝐢𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐧𝐝𝐨: 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚 𝐭𝐮𝐚, 𝐦𝐚 𝐨𝐫𝐚 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐨
La malattia psoriasica nasce da una predisposizione genetica e da un sistema immunitario che ha imboccato una strada tutta sua. Non è colpa tua.
Ma:
- il grasso in eccesso,
- la pancia infiammata,
- la disbiosi creata da anni di dieta “alla buona”
possono tenere accesa la malattia e rendere più difficile il lavoro delle terapie.
Prendersi cura del peso, dell’intestino, dei livelli infiammatori non significa fare la dieta della vita. Significa accettare che, per una malattia autoimmune come la psoriasi e l’artrite psoriasica, la cucina è una parte della terapia, al pari del farmaco.
Con un percorso non punitivo, non estremo, ma strutturato.
Con un professionista che ti segue, ti misura, ti ascolta e ti corregge la rotta.
𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒍’𝒐𝒃𝒊𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒔𝒐𝒍𝒐 “𝒑𝒆𝒓𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒍𝒊”. 𝑬̀ 𝒔𝒑𝒆𝒈𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒃𝒆𝒏𝒛𝒊𝒏𝒂 𝒅𝒂𝒍 𝒇𝒖𝒐𝒄𝒐 𝒆 𝒓𝒆𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒆𝒈𝒍𝒊𝒐, 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒅𝒊𝒆𝒕𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒏𝒏𝒆𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒏𝒆𝒎𝒊𝒄𝒐.
📚 𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚
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