05/11/2020
L'abbandono del sé
“Ho iniziato presto ad abbandonare quella parte di me stesso così viva e pulsante che tu, più spesso di quanto vorrei, mi richiami.
Più o meno quell'abbandono risale a quando i miei stessi genitori hanno iniziato ad abbandonarla. Non si è trattato di un abbandono fisico, per questo motivo è così difficile da spiegare e da riconoscere anche per me che ci abito e ci convivo da sempre. Figuriamoci per gli altri. Anche se tu mi vedi, più spesso di quanto vorrei. Più spesso di quanto vorrei...
Quando richiami quella parte di me, quando la vedi e, in qualche modo pretendi che io la viva, per essere libero, dici tu, richiami in me tutte le volte che ho dovuto sotterrarla, negarla, ogniqualvolta mi veniva chiesto di essere diverso, di non avere paura, di non arrecare troppo disturbo, di non esistere, o di esistere ad immagine e somiglianza di qualcun altro che non contemplava quella parte di me, perché io, non andavo bene. Per questo mi sono abbandonato. Per questo sono solo. Ma la solitudine mi angoscia a tal punto che devo, devo per forza, essere qualcos'altro da me per non sentirla e da grande, non ho fatto altro che lottare, lottare, lottare...una guerra senza fine per riempire quella solitudine, nutrirmi di bellezza e di importanza, avvicinare persone, attrarle a me, alla mia maschera ben architettata e costruita ad hoc per appiccicarle al mio miele ma non farle mai entrare dentro l'alveare dove vivo, da solo, con tanti fantasmi. In questo modo mi illudo di non essere solo. Di non essere abbandonato. Ma come tu mi fai vedere, troppo spesso, in realtà non mi accetto, non mi amo, investo tutte le mie energie per conquistare trofei, persone, per non sentirmi rifiutato. Perché ho paura delle parti di me più vere, perché credo che siano la causa del mio essere sbagliato, del mio essere rifiutabile, deplorevole, non meritevole di esistere. E tu mi vuoi convincere che invece è lì il mio tesoro? Tu non capisci. Lì dentro lo scrigno che tu chiami tesoro c'è la mia morte. C'è una tomba in cui è stato seppellito quel bambino mai nato. Vorresti resuscitarlo con il tuo amore? Vorresti nutrirlo con le tue carezze? Troppe volte questa illusione mi ha abbracciato e fatto sentire il calore di cui sono assetato. Troppe volte ho dato potere a donne che hanno fatto prostituire ancora una volta il mio essere. Tutto per non rimanere da solo. Tutto per quel grido di quel bambino nella tomba. “Non lasciarmi!”. Troppe volte l'ho fatto avvicinare da donne capaci di farmi sentire che forse, sono meritevole anche io di amore, solo per un abbraccio, un po' di calore umano, per quella speranza di vicinanza, di assenza di dolore e solitudine. Per l'illusione che non mi abbandonassero. Ho fatto di tutto per loro, e loro, mi hanno solo usato e poi buttato via. Sei anche tu una di queste donne? Mi abbandonerai anche tu? Ti trasformerai da dea dell'amore a tempio di satana in grado di ferirmi ancora, ancora e ancora e farmi sentire che era meglio non farti entrare nel mio regno? Mi dici che il problema è che non do me stesso ma cose alle persone per questo poi le persone mi abbandonano. Che tengo le distanze e non mi mostro. Come posso io sapere se è vero ciò che dici? I miei fantasmi non mi permettono di vedere chiaramente, sono come una patina, una velina, si posano sulle persone e non mi fanno vedere cosa c'è dietro la magnifica illusione o dietro il terrore più puro. Per questo, non posso rischiare di nuovo Perché spesso, troppo spesso, tu richiami quella parte di me più autenticamente fragile. Non posso permettere di essere di nuovo tradito e ferito. Di sentirmi di nuovo solo e morto. Credimi vorrei potermi fidare, ma di quel bambino bisognoso non posso fidarmi, nessuno si è mai fidato, è sbagliato, mi hanno insegnato. Ma tu sei ostica. Credi in me e nella mia resurrezione più di quanto abbia mai creduto nessun altro. Come una crocerossina al capezzale di un malato terminale continui ad operare le tue magie per riuscire a salvarmi. Ed io, non voglio più essere salvato da nessuno. Anche se tu dici che cercherò per sempre quella salvezza per poi scapparne come un ladro di gioielli. Fa troppo male scoprirmi ancora una volta, da solo. A te che sei speciale, non ruberò quel gioiello e con il dubbio e il sospetto di stare a sbagliare, ti dirò che questo è un addio.”
Anonimo