L'ottavo filo - arte terapia -

L'ottavo filo - arte terapia - Emanuela Paradiso è arte terapeuta professionale ad indirizzo gestaltico e psicodinamico, iscritta al registro APIART con il n. 770.

Nel suo studio offre percorsi individuali per qualsiasi fascia di età.

OpenLab Espressivo🌸 tutti i giovedi - h.18.45Che cos'è un 'open studio'?"(...) È un intervento in cui ciascuno partecipa...
21/01/2026

OpenLab Espressivo🌸 tutti i giovedi - h.18.45

Che cos'è un 'open studio'?
"(...) È un intervento in cui ciascuno partecipante è solo - ma in gruppo: lavora liberamente per conto proprio, ma con la sicurezza di essere parte di un gruppo". (Luzzatto)
Si tratta di fornire ai partecipanti un rifugio sicuro in cui poter sperimentare le proprie capacità creative allo scopo di esprimere emozioni e di conoscere il proprio mondo interiore.
All'inizio di ogni giovedì potrà essere fornito uno spunto o un tema iniziale ma sarà possibile decidere o meno di coglierlo...
Lo scopo dell'arteterapeuta sarà quello di stare al vostro fianco e di accogliere le vostre esperienze, facendosi custode attenta del vostro sentire.

La partecipazione è estesa a chiunque abbia piacere di unirsi anche solo per un incontro.
Potrebbe essere una buona occasione per invitare persone a voi vicine con le quali avete il desiderio di rapportarvi in un contesto protetto e privo di giudizio.

Per info e prenotazioni contatta su WhatsApp Emanuela al 349 611 5445
Non sono richieste competenze artistiche.
€20 a incontro. Tutti i materiali sono forniti.

Evidenze scientifiche sull'ARTE COME CURA
14/12/2025

Evidenze scientifiche sull'ARTE COME CURA

I ministeri della Salute e della Cultura hanno siglato un protocollo d’intesa per diffondere l’arte come strumento terapeutico negli ospedali italiani, basandosi su evidenze scientifiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che documentano gli effetti positivi di museoterapia, arteterapia e musicoterapia sulla salute.
L’iniziativa prevede la creazione di un comitato scientifico che elaborerà linee guida nazionali, censerà le realtà esistenti che offrono attività artistiche in ambito terapeutico, definirà profili professionali come l’arteterapeuta e avvierà sperimentazioni nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

Diversi ospedali hanno già inaugurato esperienze significative, come il progetto Art4ART del Policlinico Gemelli che integra arte contemporanea nei percorsi oncologici, dimostrando che l’esperienza estetica può ridurre ansia, stress e percezione della malattia, migliorando la relazione tra paziente e personale sanitario con impatti clinici ed economici positivi.

A volte le cose tornano in modo inaspettato e forse non è per nulla un caso che alla presentazione di sabato presso l'at...
09/12/2025

A volte le cose tornano in modo inaspettato e forse non è per nulla un caso che alla presentazione di sabato presso l'atelier di Carla Qu***ia a Savona mi sia sentita di nuovo un po' a casa.
Una parete meravigliosa di bobine di fili colorati, le creatività e la passione per la qualità e per il proprio mestiere e la cura riservata alle persone sono state un perfetto setting improvvisato per fare sperimentare un assaggio di ciò che si può fare non servendosi del canale verbale.
Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato e a Laura di Indaco di avermi coinvolta.

E' innegabile, le dimensioni dell'arte e della cura sono strettamente connesse con il femminile. Fin dal momento in cui ...
24/11/2025

E' innegabile, le dimensioni dell'arte e della cura sono strettamente connesse con il femminile. Fin dal momento in cui ho intrapreso il cammino di formazione come arte terapeuta e ancora di più oggi che pratico questa professione, mi sono ritrovata spesso ad avere a che fare con la sofferenza esperita dalle donne.
Sofferenza causata dalla violenza subita, una violenza a volte più difficile da accettare quando si è fatta subdola e si è sperimentata anche per colpa di altre donne.
Così come è possibile vivere un profondo senso di sorellanza che nutre la condivisione di esperienze dolorose, è purtroppo più frequente sperimentare una mentalità che, per semplicità, definirei patriarcale, anche in soggetti di sesso femminile.
Mi viene in mente banalmente la canzone “Bocca di rosa” in cui sono proprio le donne a condannare la protagonista del brano. E non c'è cosa che fa più male ad una donna di non essere compresa da un'altra donna. Alla violenza e alla forza esercitata dagli uomini siamo state, nostro malgrado abituate, da essa abbiamo imparato a difenderci, ma della violenza e della mancanza di compassione dimostrata dalle donne, non siamo ancora riuscite a salvarci.
Nella Giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, una riflessione andrebbe fatta guardando un po' anche a quell'ombra che proiettiamo sul muro.
Penso alle scarpette rosse di Elina Chauvet , diventate simbolo della lotta, ma penso anche alla storia amara e significativa di quelle scarpette rosse citate da Clarissa Pinkola Estés nel suo libro “Donne che corrono con i lupi”.

“C’era una volta una povera orfana che non aveva scarpe. La bimba conservava però tutti gli stracci che riusciva a trovare, finché un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse le sue giornate, fino a sera inoltrata, a raccogliere cibo nei boschi. Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto. La vecchia signora che la occupava le disse che l’avrebbe portata a casa con sé e l’avrebbe trattata come una sua figlioletta. Così andarono nella dimora della vecchia ricca signora, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell’abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere. Quanto la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che gli abiti erano talmente sudici e le scarpette talmente ridicole che li aveva gettati nel fuoco, e questo si era incaricato di ridurli in cenere. La bimba era molto triste, a dispetto della ricchezza che la circondava, perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato una grande felicità.
Adesso era costretta a starsene sempre ferma e tranquilla, a camminare senza saltellare e a parlare soltanto se interrogata. Un fuoco segreto le si accese nel cuore, e continuò a desiderare più di qualsiasi altra cosa le sue vecchie scarpette rosse. Poiché la bambina era abbastanza grande per la confermazione nel Giorno degli Innocenti, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo per acquistare un paio di scarpe speciali per l’occasione.
In vetrina faceva bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si potesse trovare. Sebbene fosse scandaloso arrivare in chiesa con delle scarpe rosse, la bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse. La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore delle scarpe e gliele comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l’occhio alla piccola e le incartò.
Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero assai sorpresi da quelle scarpe rosse ai piedi della bambina che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Perfino le icone e le statue guardavano con disapprovazione le scarpe. Ma alla bimba piacevano sempre di più. Quando il vescovo intonò un canto, seguito dal coro e accompagnato dall’organo, la bambina pensò che nulla era più bello delle sue scarpette rosse.
In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla. «Non mettere mai più quelle scarpe!» le ordinò minacciosa. Ma la domenica seguente la bambina non poté fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e come al solito si avviò alla chiesa con la vecchia signora.
Sulla porta della chiesa c’era un vecchio soldato con il braccio al collo. Indossava una giacchetta smilza e aveva la barba rossa. S’inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe della bambina. Lei sollevò un piede, poi l’altro, e lui toccò le suole delle sue scarpette cantando una canzoncina che le fece sentire uno strano prurito sotto i piedi. «Ricordati di restare per il ballo», sorrise, e le strizzò l’occhio.
Anche questa volta tutti guardarono di traverso le scarpette rosse della bambina. Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrana, che non riusciva a pensare ad altro, non riusciva quasi a seguire il servizio religioso. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, in ammirazione delle sue scarpette rosse, tanto che si dimenticò di cantare. Quando con la vecchia signora uscì dalla chiesa, il soldato ferito esclamò: «Che belle scarpette da ballo!». A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, e danzò sulle aiuole del fuori allontanandosi dalla chiesa tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi una esarda e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi.
Il cocchiere della vecchia signora saltò giù dal seggiolino e si lanciò all’inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che calzavano le scarpette rosse continuavano a danzare nell’aria. La vecchia signora e il cocchiere presero a ti**re e a dar strattoni per cercare di togliergliele. Finalmente, fra cappelli di sghembo e gambe scalcianti, i piedi della bambina si quietarono.
Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e di desiderare. Per lei erano ancora la cosa più bella che si potesse trovare sulla faccia della terra.
Poco tempo dopo il destino volle che la signora fosse costretta a letto e non appena il medico se ne fu andato, la bambina sgusciò nella stanza in cui erano conservate le scarpette rosse. La guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male. Ma non appena quelle furono a contatto con dita e calcagni, si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare.
Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi una esarda e poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solamente quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire.
E siccome erano le scarpe a farla danzare, e non il contrario, quelle danzando la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi, e nella foresta oscura.
Appoggiato a un albero c’era il vecchio soldato dalla barba rossa, con il braccio al collo e con indosso la sua giacchetta. «Oh, che belle scarpette da ballo!» esclamò. Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsele, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi.
Saltellò prima su un piede, poi sull’altro, tentando ancora di togliersi le scarpe, ma il piede che restava a terra continuava a danzare e quello che stava su faceva la sua parte nell’aria. E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all’alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo.
Danzando entrò in un cimitero, e là uno spirito pronunciò queste parole: «Danzerai con le tue scarpette rosse finché non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Andrai danzando di porta in porta in tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e la gente guardando fuori ti vedrà, paventando per sé lo stesso tuo fato. Danzate, scarpette rosse, danzate!».
La bambina implorò pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via. Ballò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando danzando arrivò a casa, e c’erano persone in lutto. La vecchia signora era morta. Nonostante ciò, lei continuava a danzare e a danzare, perché danzare doveva. Esausta e terrorizzata, entrò danzando nella foresta in cui viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare non appena sentì che lei si avvicinava.
«Per favore!» pregò il boia mentre danzava sulla sua porta.
«Per favore, mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato.»
E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi. E lei lo implorò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi. E le scarpette rosse con i piedi dentro continuarono a danzare attraverso la foresta e sulle colline e oltre, fino a sparire alla vista. E ora la bambina era una povera storia, e doveva cavarsela da sola andando a servizio, e mai più desiderò delle scarpette rosse”.

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Colgo occasione per comunicare che con piacere faccio parte della giuria che voterà le vetrine dedicate alla Giornata contro la violenza sulle donne.
Zonta International sezione di Savona ha organizzato la seconda edizione di una iniziativa molto particolare, un contest che coinvolge i commercianti della città per sensibilizzare i cittadini su un tema importante. Le vetrine delle attività aderenti all'iniziativa allestite a tema esporranno le “scarpette rosse in ceramica” parte del progetto nato dal 2017 proprio con i partner di questa iniziativa (AICC e Baia della ceramica).
Il 28 novembre, alle ore 14,30, nella Sala Rossa del Comune di Savona, verrà dato un riconoscimento alle tre vetrine più votate.

Grazie a Laura di bio per avermi coinvolta

Custodisco gelosamente ogni singolo disegno che i bambini a scuola mi regalano. Questi disegni che ho ricevuto in dono h...
21/11/2025

Custodisco gelosamente ogni singolo disegno che i bambini a scuola mi regalano. Questi disegni che ho ricevuto in dono hanno resistito a traslochi e momenti di raptus "svuota tutto". Ne ho infilato un po' dappertutto: dentro i libri per ritrovarli con effetto sorpresa, tra i documenti e le vecchie bollette, per smorzare la serietà e la pesantezza del vivere quotidiano; ne ho addirittura messo uno all'interno di una cartellina in cui raccolgo i referti medici, perché sono sicura che sia stato di buon auspicio in più di un'occasione quando si è trattato di avere a che fare con piccoli problemi di salute.

Ogni volta che un bambino mi regala un disegno, non riesco a fare a meno di chiedermi perché?

E' un gesto ricco di significato e foriero di avvenimenti importanti.

Quando un bambino regala un disegno, sta regalando un pezzettino di sé, sta cercando di "portarti dalla sua parte", di farti vivere il suo mondo, sta cercando di ottenere la tua approvazione, di mostrarti che ha capito di poter contare su di te, ti sta donando la sua fiducia... tutto questo, spesso indipendentemente da ciò che il disegno rappresenta.

In arte terapia, quando un bambino si accerta che sia tu a conservare il prodotto di cui è stato artefice, significa che si è creata un'alleanza che è necessario preservare con tutta la cura di cui il terapeuta è capace.
Un disegno può chiedere: "Non tradirmi", "Non mi abbandonare", "Non lasciarmi solo", "Abbi cura di me"...

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Colgo occasione per ricordare che oggi è la "Giornata mondiale al diritto all'infanzia" e che, all'interno della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, esiste un articolo che difende il diritto al gioco e alle attività ricreative ed artistiche.

“Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.”

Ancora qualche posto disponibile ❤️
19/11/2025

Ancora qualche posto disponibile ❤️

Laboratorio introduttivo di arteterapia in piccolo gruppo, tenuto dall’arteterapeuta certificata Emanuela Paradiso. Il 20 novembre ci sarà il primo di un ciclo di incontri per riconoscere e sviluppare le proprie risorse creative, espressive e relazionali attraverso l’utilizzo dei materiali arti...

* Un ciclo di 5 incontri destinati agli adulti per riconoscere e sviluppare le proprie risorse creative, espressive e re...
05/11/2025

* Un ciclo di 5 incontri destinati agli adulti per riconoscere e sviluppare le proprie risorse creative, espressive e relazionali, attraverso l’uso dei materiali pittorici e secondo le tecniche dell’arte terapia a orientamento psicodinamico e gestaltico.
** A Savona, presso lo spazio "L'Angolo delle arti" , in Corso Ricci 39 Rosso, il giovedì dalle 19:00 alle 20:30.
*** Il percorso è aperto a tutti gli adulti interessati e si svolge in piccolo gruppo (min. 5 – max 8 partecipanti).
**** Non sono richieste competenze di tipo artistico.
***** Materiali inclusi nel costo.

“Spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto intorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente” (C.G. Jung)
I Laboratori di Arte Terapia di gruppo si fondano sulla centralità della dimensione comunicativa nel processo artistico, sulla potenzialità dell’arte di farci accedere a dimensioni dell’esperienza difficilmente contattabili con le sole parole. Si svolgono in uno spazio-tempo protetto, fuori dal rumore e dalla fretta del quotidiano e sono un invito ad esplorare sensazioni ed emozioni attraverso i linguaggi artistici in un clima accogliente e non- giudicante.
COSA ACCADE DURANTE UN LABORATORIO
Nella fase di accoglienza, vengono comunicate ai partecipanti due "raccomandazioni" di base: quella del non-giudizio e quella del rispetto nei confronti delle opere e degli "spazi" altrui.
Nella fase introduttiva l’arte terapeuta ha il ruolo di facilitare e sostenere la produzione dei componenti del gruppo attraverso l’utilizzo dei materiali per consentire l'espressione delle emozioni e dei vissuti personali.
Nella fase di creazione ciascuno ha a disposizione uno “spazio tutto per sé” per creare o per stare in ascolto. L’arte terapeuta garantisce che tutto si svolga in un clima emotivo accogliente e non-giudicante e guida la persona a stare in contatto con ciò che sente e pensa mentre le sue mani lavorano.
Nella fase di riflessione ciascuno può prendersi un tempo e uno spazio in cui ripensare al lavoro fatto, annotare elementi importanti del processo creativo appena concluso e mettersi in contemplazione dell'immagine sperimentando diversi punti di vista.
Nella fase di condivisione, che può avvenire in maniera verbale o non verbale, ciascuno è libero di decidere se e cosa condividere con gli altri membri del gruppo rispetto al processo svolto e al lavoro finale creato.
Al termine del percorso, ciascun partecipante avrà sviluppato un proprio tema personale. Anche nel gruppo, col procedere degli incontri, si andrà via via delineando un filo conduttore, che costituirà l’identità specifica di quel gruppo. Tema individuale e tema di gruppo potranno restare fili separati o fili che si intrecciano.
IL VALORE AGGIUNTO DI UN LABORATORIO DI GRUPPO
Nei Laboratori di gruppo, i materiali e le immagini create possono costituire un ponte tra la mente e il corpo, tra sé e l’altro.
Oltre a favorire l’autoespressione, mediano la relazione tra i partecipanti.
Nei laboratori, attraverso l’utilizzo “guidato” dei materiali secondo le tecniche dell’arte terapia, ciascuno può intraprendere un percorso in cui sviluppare, riconoscere e ampliare il proprio stile espressivo personale ed entrare in relazione con lo stile espressivo degli altri componenti del gruppo.
Nel rispetto della persona , del suo spazio intimo e dell’immagine creata, nei Laboratori non è consentito fare commenti sulle immagini altrui, a meno che non sia l’autore stesso a desiderarlo e a richiederlo. In quest’ultimo caso, l’invito è quello di considerare tutto ciò che verrà detto quale punto di vista. Tale punto di vista potrà confermare il proprio oppure differenziarsi da questo, andando o meno ad ampliare e ad arricchire la propria percezione iniziale rispetto all’immagine creata, ma non potrà in alcun modo essere considerato come appartenente all’immagine e tanto meno al suo autore.
Il valore aggiunto di un gruppo di arte terapia rispetto a un lavoro individuale è la possibilità di stare in presenza delle immagini altrui e di farsi da queste “contaminare”, attivando collegamenti e costruzioni di senso che possono rimanere patrimonio personale oppure divenire patrimonio di gruppo.

"Cerchio significa pienezza, ricchezza, dono, anche gioia, attenzione, valore. Ciò che per noi è importante lo accerchia...
27/09/2025

"Cerchio significa pienezza, ricchezza, dono, anche gioia, attenzione, valore. Ciò che per noi è importante lo accerchiamo, ciò che ci è caro lo inanelliamo. Anello e cerchio sono simboli della vita e dell'unione".
Heinrich Rombach

Movimenti che fluttuano in uno spazio sospeso.
Fili rossi tagliati da mani che ricordano antichi gesti.
Emozioni che attraversano e si rincorrono intorno ad un cerchio ben presto divenuto sacro.
L'atmosfera è densa e i cuori pieni di aspettative e curiosità.

Contattare l'emozione che ci abita attraverso il linguaggio grafico espressivo è un viaggio che può portare molto in profondità. Farlo in un ambiente che sentiamo protetto e privo di giudizio può farci vivere un senso di leggerezza e di appagamento.
Connetterci con il sentire del gruppo spezza il senso di isolamento in cui ci sentiamo immerse.
Il potere dell'espressività è autentico, immediato, giunge dove la parola da sola può fare fatica ad arrivare.

Grazie a tutte le partecipanti al workshop di arte terapia che si è tenuto ieri presso il di Savona.
Grazie per la fiducia che avete messo in questo cerchio, per la curiosità e la generosità con le quali vi siete espresse ed esposte.

Grazie anche al ed in particolare ad , e Donatella per averci ospitate.

Indirizzo

Via Montenotte 20/3
Savona
17100

Sito Web

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