20/03/2024
IML Italia Srl 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 ‼️
𝐈𝐧 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 𝐥’𝐢𝐧𝐪𝐮𝐢𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐭𝐦𝐨𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟓% 𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐢
Una nuova ricerca ha fatto chiarezza sul ruolo giocato dagli allevamenti intensivi nel determinare la pessima qualità dell’aria in Lombardia. Lo studio, pubblicato su Environmental Impact Assessment, 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝗹𝗲𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗯𝗼𝘃𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝟮𝟱% 𝗹’𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝘁𝗺𝗼𝘀𝗳𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲.
Secondo i risultati dell’analisi, in particolare, un aumento di 1000 unità di bestiame, corrispondente rispettivamente all’1% e allo 0,3% della popolazione media di bovini e suini in una data unità di area, provoca un corrispondente aumento giornaliero delle concentrazioni di ammoniaca e polveri sottili PM10.
𝗟’𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗺𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗲𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗯𝗼𝘃𝗶𝗻𝗶, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼, +𝟬,𝟮𝟲 𝗺𝗶𝗰𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗶 𝘀𝘂 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗰𝘂𝗯𝗼 (μ𝗴/𝗺𝗰) 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗮𝗺𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗰𝗮 𝗲 +𝟬,𝟮𝟵 μ𝗴/𝗺𝗰 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗣𝗠𝟭𝟬, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶 +𝟬,𝟬𝟭 𝗲 +𝟬,𝟬𝟰 μ𝗴/𝗺𝗰 𝗿𝗲𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝘀𝘂𝗶𝗻𝗶.
Un dato di particolare rilievo, specie se guardato nell’attuale contesto di politiche di contrasto alle emissioni inquinanti. Risulta ad esempio ancor più paradossale che l’Unione Europea, sotto pressione dell’Italia e altri Paesi conservatori, abbia approvato la nuova direttiva per la riduzione delle emissioni inquinanti tenendo fuori proprio gli allevamenti intensivi di bovini.
È noto da tempo che la zootecnia contribuisce significativamente alle concentrazioni di inquinanti atmosferici pericolosi per la salute, tuttavia l’opinione pubblica fa ancora fatica a mettere alla gogna il settore. Allevamento e agricoltura, soprattutto attraverso la gestione delle deiezioni animali e l’uso di fertilizzanti, sono in particolare responsabili di copiose emissioni di ammoniaca, una sostanza che fa da precursore al più grave inquinamento atmosferico da polveri sottili.
𝗦𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝘀𝗶𝗱𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼, 𝗳𝗶𝗻𝗲 (𝗣𝗠𝟭𝟬) 𝗼 𝘂𝗹𝘁𝗿𝗮-𝗳𝗶𝗻𝗲 (𝗣𝗠𝟮,𝟱), 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗲̀ 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟱𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗮𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝗻𝗼. 𝗜𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗲̀ 𝗻𝗼𝘁𝗼, 𝗹𝗼 𝗿𝗲𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗹𝗮 𝗣𝗶𝗮𝗻𝘂𝗿𝗮 𝗣𝗮𝗱𝗮𝗻𝗮. «𝗜 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗿𝗲𝗰𝗼𝗿𝗱 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼, 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗿𝗲𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗱’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮.
Indagare le fonti di quest’aria malsana è fondamentale per ridurre l’inquinamento e aumentare il benessere degli individui attraverso un’azione politica efficace».
Finora, nel mirino della politica si sono trovati perlopiù i settori energetico e dei trasporti che, comunque sia, rappresentano delle indubbie e copiose fonti di inquinanti atmosferici. «Si sta facendo molto per mitigare le emissioni dei settori dell’energia e dei trasporti e, in una certa misura, anche del settore residenziale. L’agricoltura, e più specificamente il settore dell’allevamento non può essere lasciata da parte e deve essere inclusa in politiche più severe di mitigazione dell’inquinamento atmosferico».
Nel complesso, lo studio ha fornito un’inedita valutazione dell’impatto del settore zootecnico sulle concentrazioni di ammoniaca e particolato, fondamentale per guidare la scelta di politiche più coerenti ed efficaci in una delle aree più critiche in termini di inquinamento atmosferico.
La Lombardia è infatti una regione particolarmente soggetta a minacce ambientali e sanitarie a causa della sua densa popolazione, delle condizioni di scarsa ventosità e dell’intensa attività agricola. Considerando che non è possibile agire modificando il numero di abitanti o le condizioni orografiche, è importante puntare a una riduzione delle concentrazioni inquinanti minimizzando gli effetti delle attività antropiche, comprese però quelle zootecniche.
In quest’ultimo caso, per provare a ridurne l’impatto, gli autori dello studio suggeriscono di adottare una gestione integrata delle attività agricole ,che preveda una maggiore qualità dell’alimentazione per gli animali, un più efficiente smaltimento di liquami, letame e dell’intero sistema di produzione e, soprattutto, una riduzione dell’intensività degli allevamenti.
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