Chiara Mazzoli-Psicologa e Psicoterapeuta Psicoanalitica

Chiara Mazzoli-Psicologa e Psicoterapeuta Psicoanalitica Psicoterapia psicoanalitica a Spoleto. Qui condivido pensieri e riflessioni sulla Psicologia e la Psicoanalisi Psicologa, Psicoterapeuta Psicoanalitica.

08/02/2026
Gennaio è stato il mese delle cose che “riprendono” e io  mi sono lasciata guidare dalla lettura di questi tre libricini...
07/02/2026

Gennaio è stato il mese delle cose che “riprendono” e io mi sono lasciata guidare dalla lettura di questi tre libricini che hanno segnato il passaggio dagli ultimi giorni di dicembre fino agli ultimi giorni di gennaio. Tutti e tre hanno una copertina diversa, ma ognuna ha qualcosa che mi ha colpita: c’è un paesaggio, ci sono poi due donne di età diversa che sorridono in una foto bianco e nero, c’è infine una copertina bianca con due linee rosse, due linee che non si toccano, ma nel libro (altro libro di poesie) si incrociano nella maniera in cui, in terapia, viene vissuto nella relazione di Transfert, il luogo dove tutto prende forma ed è anche il principale strumento psicoanalitico. Sono state poesie da un grande trasporto emotivo, dove immaginario, simbolico e reale si mescolano insieme. “Il signore degli spaventati… non sempre diceva quello che riceveva…”
Mi sono chiesta cosa tenesse in comune queste storie, quali significanti potessero raggiungere, tra i due libri di poesie e tra una narrazione di uno spaccato di vita degli anni 70, poi ho immaginato che un libro non viene mai a caso e che quindi, anche attraverso le paginette che scegliamo e leggiamo esista un transfert che ci cattura e ci guida: si incomincia a Significantizzare.

É una narrazione di ricordi, quel libro, dove tutto incomincia da una foto e dove Rosa, la protagonista, tenta di riprendere memoria di uno spaccato di vita importante e dove scopre, dolorosamente, la sua verità. La verità conduce. Sembra quasi un avvicinamento per comprendere fin dove la rimozione abbia agito, funzionato, protetto.

Poi ci sono stati i versi di Arminio: “Sacra la forza segreta che muove il desiderio, la forza di un gomito che ci sfiora” / “Sacro quando ero bambino il desiderio che la neve coprisse tutto, mi veniva da piangere quando la neve si scioglie e riappariva la salma del mondo”/ “Sacro avanzare indifesi, indietreggiare quando siamo forti” .

Cristina Comencini, “l’epoca felice”
Vivian Lamarque, “ e intanto la vita?”
Franco Armino, “sacro minore”

C’è una promessa gentile che ci ripetiamo per non crollare: che il dolore abbia una scadenza, che il lutto impari a chiu...
31/01/2026

C’è una promessa gentile che ci ripetiamo per non crollare: che il dolore abbia una scadenza, che il lutto impari a chiudere la porta e andarsene piano.
Ma chi ha perso davvero qualcuno lo sa: qualcosa resta. Non come una ferita che sanguina, ma come un punto profondo che sente il tempo, una presenza discreta che batte sotto la pelle dei giorni.
Forse il lutto non è una montagna da superare. Forse è una casa nuova in cui imparare a muoversi senza urtare i ricordi. Non si guarisce dall’amore, si cambia il modo di portarlo.
Ciò che è stato amato non svanisce. Si trasforma. Diventa voce interna, gesto che ritorna, nostalgia che non blocca ma cammina accanto.
Quando il dolore si irrigidisce, ci tiene fermi. Quando invece lo attraversiamo, apre varchi inattesi. La perdita smette di essere solo vuoto e diventa eredità silenziosa.
Esiste una nostalgia che non consuma. Somiglia alla luce delle stelle lontane: corpi spenti da tempo che continuano a guidarci nel buio.
Forse il lutto è anche questo: non solo ciò che manca, ma ciò che, attraverso l’assenza, continua a indicarci come restare vivi.

Thomas Elwood

26/01/2026

"In un mondo ideale tutti gli psicoterapeuti dovrebbero avere un giardino ".

Anche perché le sue doti assomigliano a quelle del giardiniere, che non a caso Gilles Clément definisce il " guardiano dell'imprevedibile ". E perché i giardini, come le sedute, sono luoghi di varietà e di pazienza, " territori mentali di speranza ".

Per non parlare del fatto che ogni giardino è diverso, ha una sua personalità legata al clima, alla geografia, alla cultura.

Come di fronte al mistero del nascere, l'analista deve prestare un ascolto attento e fiducioso, una " profonda e disinteressata apertura di sé a un'altra persona ". Di questo è fatta l'analisi : "un movimento per ve**re alla luce".

Il giardiniere è dunque anche una levatrice, quella persona-funzione capace di "pensare l'impensabile".
Alcune persone soffrono di più per l'impensabile di altre, e noi dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutarle, attraverso la trasformazione terapeutica, a portare pensiero all'impensabile e parole all'inesprimibile.

Nina coltart

18/01/2026

Da giovedì 15 gennaio al :
▶︎ LA GRAZIA un film di
👉Presentato in anteprima alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025
• GIO. 15 GENNAIO – 18:00/21:00
• VEN. 16 GENNAIO – 18:00/21:00
• SAB. 17 GENNAIO – 18:30/21:00
• DOM. 18 GENNAIO – 16:00/18:30/21:00
• LUN. 19 GENNAIO – 18:00
• MAR. 20 GENNAIO – 18:30/21:00
• MER. 21 GENNAIO – 16:00/18:30
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▶︎ SIRAT un film di
👉Premio della Giuria al Festival di Cannes
• SAB. 17 GENNAIO – 16:00
• MAR. 20 GENNAIO – 16:00
• MER. 21 GENNAIO – 21:00 VOST (*)
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▶︎ L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI un film di
👉 Palma d'Oro al 31° Festival de Cannes
• DOM. 18 GENNAIO – 10:00
• LUN. 19 GENNAIO – 20:30
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(*) VOST: VERSIONE ORIGINALE SOTTOTITOLATA
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Scopri di più sul nostro sito e acquista in prevendita il biglietto scegliendo il tuo posto in sala:
https://cinemasalapegasus.it
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Buona visione al

17/01/2026

Le parole dello psicoanalista
La psicoanalisi nasce da una rinuncia strutturale: rinuncia a costituirsi come sapere totale, a offrire spiegazioni esaustive del mondo, a occupare lo spazio dell’angoscia con un linguaggio che rassicura invece di interrogare. Sigmund Freud lo afferma con chiarezza quando mette in guardia dal rischio che la psicoanalisi diventi una visione del mondo, un sistema ideologico capace di rispondere a tutto, sottraendo il soggetto al lavoro del conflitto e della responsabilità. In questa linea, la posizione dell’analista non è mai neutra, ma sempre implicata. Sándor Ferenczi ha mostrato come il ruolo analitico comporti un’assunzione di responsabilità che passa attraverso il coinvolgimento e il rischio dell’incontro, e non attraverso la protezione offerta da un sapere superiore o da una distanza tecnica. Wilfred Bion ha ulteriormente precisato che il pensiero può svilupparsi solo se l’analista accetta il lavoro del negativo, tollera il non-sapere, rinuncia a saturare l’esperienza emotiva e sa attendere senza forzare il senso. In modo affine, Marion Milner ha valorizzato il silenzio creativo come spazio non occupato, condizione necessaria perché qualcosa di nuovo possa emergere, mentre Donald Winnicott ha mostrato come lo spazio psichico esista solo se non viene invaso, se resta un’area intermedia che non precede l’altro con un sapere già costituito. In questa prospettiva, il silenzio è funzione e non ritiro: è etico quando riconosce il limite della simbolizzazione e resiste alla tentazione di spiegare ciò che eccede il pensiero, ma diventa difensivo quando si irrigidisce in alibi, quando protegge l’identità dell’analista o dell’istituzione più che la possibilità di essere toccati dall’esperienza. Analoga distinzione vale per la parola. La figura dell’analista che appare continuamente nello spazio pubblico, che interviene su tutto e interpreta tutto, rischia di configurarsi come espressione di un narcisismo onnipotente che confonde visibilità e responsabilità, e talvolta spinge addirittura verso forme di esibizione che sconfinano nella teatralizzazione del ruolo, con la messa in scena di monologhi o performance pensate più per l’apparire che per il pensare, rincorrendo una modalità comunicativa fine a se stessa e al narcisismo personale, che finisce per pervertire la trasmissione sobria, rigorosa e comprensibile delle tematiche psicoanalitiche. Questa parola, pur presentandosi come critica, spesso non apre a un pensiero autonomo, ma va incontro alle difese dell’ascoltatore offrendo spiegazioni totali, rassicuranti, immediatamente fruibili. In questo senso, essa finisce per essere funzionale al potere, perché assolve, anestetizza e solleva ciascuno dal lavoro di interrogare il proprio legame con la violenza, con le istituzioni e con la propria implicazione soggettiva, spostando l’attenzione sull’atto e sottraendola alle condizioni psichiche e simboliche che lo rendono possibile. Proprio per questo la psicoanalisi è chiamata ad abitare un altrove, a mantenersi alternativa ai linguaggi del potere, poiché solo così può conservare la propria originalità e il proprio statuto di differenza rispetto alla norma imperante; questo altrove ha un costo, che consiste nel sostenere la differenza, accettare una quota di solitudine e lavorare sul controllo del proprio narcisismo, controllo che non implica né superiorità né distanza morale, ma la capacità di partecipare senza occupare, di osservare con attenzione senza imporsi, di restare coinvolti rispettando un limite. Simona Argentieri ha richiamato con fermezza la psicoanalisi al rischio di questo slittamento ideologico e mediatico, mettendo in guardia contro una parola che consola e assolve invece di interrogare, mentre Matteo De Simone ha sottolineato la necessità che il pensiero analitico resti parziale, non conclusivo, capace di non coincidere con l’evento e di non chiuderlo in una narrazione pacificante. In modo convergente, Jorge Canestri ha criticato la figura dell’analista onnisciente, ricordando come la funzione analitica implichi la continua messa in questione dei propri presupposti, mentre Andreas Giannakoulas ha indicato la necessità di sostenere una posizione di instabilità feconda, rinunciando alla padronanza interpretativa per non trasformare la psicoanalisi in sapere normalizzante. Da questa costellazione di riferimenti emerge una postura esigente: quella dell’analista che sceglie di non essere sempre presente, che lavora sull’accettazione della mancanza e riconosce come solo la capacità di attendere, il tempo del maggese di Masud Khan e il lavoro del negativo possano consentire lo sviluppo di un pensiero nuovo o rinnovato. Un pensiero che non nasce da un sapere affermativo e narcisistico, ma da un processo che accetta la conflittualità esterna collegandola alla propria, senza giudizio distante e protettivo, senza collusione e senza superiorità morale. In questo tempo, la funzione della psicoanalisi e dello psicoanalista non è quella di occupare lo spazio pubblico, ma di custodire le condizioni perché uno spazio psichico possa esistere; non quella di dire tutto, ma di difendere la possibilità del pensiero quando essa è minacciata; non quella di apparire, ma di rispondere. Come comunità psicoanalitica, ciò implica il mantenimento di un’etica del limite, la rinuncia alla semplificazione e la responsabilità di offrire, nel tempo lungo e non spettacolare del lavoro analitico, un luogo in cui l’esperienza umana possa ancora essere pensata.

da Prolegomeni alla psicoanalisi
Matteo De Simone psichiatria psicoanalista didatta Associazione Italiana di Psicoanalisi AIPsi/I.P.A docente Istituto di Formazione AIPsi docente ASNEA socio onorario ASSIA (associazione siciliana per lo studio dell'infanzia e dell'adolescenza)

04/01/2026

La psicoanalisi, quando è al servizio della vita e non un suo esangue sostituto, può aiutarci a rinunciare alla sofferenza inutile, frutto avvelenato del narcisismo, e con essa alla pretesa rancorosa della gratificazione assoluta, che elude il compito d'industriarsi realisticamente per procacciare quel poco di felicità condivisa che la vita consente. Cento anni di psicoanalisi non hanno cambiato il mondo; ma ciascuno di noi, nel privato della sua esperienza, può avere il conforto di sapere che, talvolta, con lento, laborioso, laico miracolo, essa può cambiare la vita di una persona.

•Simona Argentieri

31/12/2025

Buona fine e Buon inizio ✨

30/12/2025

"Per incontrare Edipo bisogna trovarsi sulla strada di Tebe; bisogna che l’analista costituisca in altri luoghi, condizioni, possibilità, linguaggio dell’interrogazione analitica […] L’ascolto analitico deve manifestarsi come capacità di percepire il negativo, l’irregolare […] le situazioni che, appena accennate, rischiano di essere subito soffocate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate […] in più deve però anche manifestarsi come capacità e possibilità di interrogare i tentativi che, spesso in modo rozzo, elementare, disordinato, vengono continuamente sorgendo nella nuova generazione come risposta a nuovi problemi».

Elvio Fachinelli

25/12/2025

Indirizzo

Spoleto

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 17:15

Telefono

+393773830635

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