Asd Centro Ippico Tarantino

Asd Centro Ippico Tarantino Il Centro Ippico Tarantino
Scuola di equitazione
situato in Via Alberto Sordi, 74122, Taranto (TA)

21/04/2026

Adesso va di moda cambiare.

Cambiare idea, cambiare strada, cambiare ambiente, cambiare relazioni, cambiare tutto. Siamo stati persuasi dall’idea che cambiare di continuo quello che ci circonda sia la maniera più rapida per cambiare e migliorare la nostra vita.

Viceversa, crediamo che rimanere troppo a lungo nello stesso posto, a fare la stessa cosa, ci condanni a rimanere indietro. Dopotutto, il mondo si trasforma a una velocità inaudita e noi, freneticamente, sentiamo di dovergli stare dietro a tutti i costi, trasformandoci a nostra volta.

La verità, però, è che cambiare non sempre determina reali cambiamenti. Infatti, non è detto che cambiare casa, lavoro o partner significhi cambiare anche, e per davvero, la persona che siamo. Anzi, certe volte capita l’opposto: cambiamo per non cambiare.

In questi casi, il cambiamento diventa una via di fuga, un modo per scappare dalle responsabilità che le vere trasformazioni pretendono. Perché il cambiamento richiede la costanza di restare, di rimanere fedeli ai propri propositi.

Lo sport ci insegna che, per andare lontano, dobbiamo rimanere fermi mesi e mesi ad allenarci, facendo esercizi tutti uguali. Che, per migliorare, dobbiamo ripetere ancora e ancora delle noiosissime ripetizioni. Che, per diventare più precisi, dobbiamo fare centinaia di tiri dalla stessa posizione del campo.

Per certi versi, quello che facciamo in palestra è fuori moda: non cambiamo appena la sfida si fa difficile, ma andiamo incontro a sfide difficili per cambiare. E in quelle sfide dobbiamo resistere, perseverare, anche quando vorremmo andarcene. Perché per trasformarci davvero, a volte, è necessario rimanere se stessi.

Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
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Il Saggio dello sport

17/04/2026

Non è che ami la fatica. Se c’è una strada più semplice… la prendi.

Però succede sempre la stessa cosa: quello che arriva facile lo dai per scontato.

Quello che ti costa tempo, energia, pazienza… quello che ti fa dire “chi me lo fa fare” più di una volta… è anche quello che poi non lasci andare.

Forse non è solo quello che ottieni.
Forse è quello che succede a te…
mentre ci arrivi.

Tu Pensaci🙂
👉 www.tupensaci.it

17/04/2026

Lo sport non ci rende persone ricche, ma ci arricchisce come persone.

Ci rende ricchi di soddisfazioni, non di soldi. Di esperienze, non di cose. Di natura, non di lusso.
Ci arricchisce di salute, non di comfort. Di panorami visti, non di visualizzazioni ottenute. Di passioni autentiche, non di mode effimere.

Come scrivo nel mio ultimo libro:

“A differenza della vita di tutti giorni, in cui pensiamo soltanto al guadagno, sul campo ci alleniamo a inseguire cose che non hanno alcun valore materiale: rincorriamo palloni, mete e obiettivi che nella maggior parte dei casi non portano ad alcun ritorno economico. Anzi, spesso sprechiamo tempo, energie e risorse senza aspettarci nulla in cambio, quasi come se l’attività sportiva non tendesse all’arricchimento, ma al sacrificio.

Nonostante ciò la pratichiamo lo stesso, ancora e ancora, per una ragione molto semplice: perché ci rende felici. Infatti, nello sport non inseguiamo traguardi che ci portano a qualcosa, ma traguardi che ci portano alla gioia. Si tratta di una gioia autentica, sincera, per nulla materialistica; si tratta di una felicità che non va comprata, ma sudata; si tratta di una contentezza che non nasce dalla soddisfazione materiale, ma da quella personale.

Per certi versi, lo sport è un’anomalia in una società utilitaristica, visto che è una delle poche attività che non pratichiamo per profitto, ma per passione. Ci trasmette quindi un messaggio rivoluzionario, al giorno d’oggi: che vale sempre la pena rincorrere ciò che ci rende felici.”

Testo tratto da “𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 è 𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝟏𝟎 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞”. È il mio ultimo libro.
Racconta di come lo sport possa allenarci non solo a stare in campo, ma anche a stare al mondo.
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Il Saggio dello sport

“Le cose “ di un tempo …….
16/04/2026

“Le cose “ di un tempo …….

Quando l’imperatore Traiano ordinò la costruzione della Colonna Traiana nel 113 d.C., gli ingegneri romani si trovarono di fronte a un problema che nessun manuale poteva risolvere.

Il monumento non fu scolpito da un unico blocco di pietra. Fu invece realizzato con 18 enormi cilindri di marmo di Carrara, ciascuno del peso di circa 40 tonnellate.

Ma ecco la parte straordinaria.

Prima che i blocchi venissero sollevati e posizionati, gli operai avevano già scolpito all’interno di ognuno una scala a chiocciola. Una volta impilati, questi segmenti interni dovevano combaciare perfettamente per formare una scala continua alta quasi 30 metri.

Oggi, all’interno della colonna, i visitatori possono ancora salire i 185 gradini della scala a spirale.

Ciò significa che gli ingegneri romani dovettero calcolare con precisione assoluta l’orientamento, l’angolazione e l’allineamento di ogni singolo tamburo di marmo prima che venisse sollevato con gru azionate da carrucole, argani e forza umana.

Se anche un solo blocco fosse stato ruotato leggermente, la scala non si sarebbe collegata.

Se anche un gradino fosse stato scolpito solo pochi centimetri più alto, il passaggio si sarebbe interrotto.

Eppure, il sistema funzionò perfettamente.

All’esterno, la colonna è avvolta da un rilievo a spirale lungo circa 200 metri, che raffigura le vittorie dell’imperatore nelle guerre daciche.

La decorazione gira 23 volte attorno al fusto, raccontando in modo continuo le imprese dei soldati romani: costruzione di ponti, marce nelle foreste e battaglie contro il regno dei Daci.

Quasi due millenni dopo, la colonna è ancora in piedi nel Foro di Traiano.

Non solo come opera d’arte, ma come prova della straordinaria precisione dell’ingegneria romana.

15/04/2026
15/04/2026

Whoever has won a horse's heart has gained a friend for life 🏇🤎

15/04/2026

Di recente ho imparato una lezione sul tempo.

Sto scrivendo il mio nuovo libro e, fino a pochi giorni fa, ero convinto di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Ho sforato i limiti temporali che mi sono dato: a quest'ora, avrei dovuto già averlo concluso, ma non ce l'ho fatta.

Questo mi ha fatto sentire un po' sconfitto, indietro rispetto alle previsioni. Non solo: mi ha fatto sentire indietro anche rispetto a me stesso, a ciò che avevo fatto negli anni precedenti, quando, invece, sono sempre riuscito a terminare il lavoro entro metà aprile. Tant'è che le mie aspettative si basavano proprio su quelle esperienze passate. Il che, capite bene, mi ha portato a pensare di star peggiorando, invece che migliorando.

Qualche giorno fa, però, mi sono accorto di una cosa.
È vero, il libro non è ancora finito. Eppure, anche se incompleto, è già più lungo di tutti gli altri miei libri. Non solo: penso che sia anche il più bello, il più originale, il più profondo.

Così, ho capito che non sono indietro. Semplicemente, sto correndo una gara diversa, imparagonabile a tutte le altre. Anzi, se le pagine scritte corrispondessero ai metri percorsi, oggi sarei in realtà in vantaggio, e non in svantaggio, rispetto agli anni precedenti. Ma non è questo il punto. Il punto è che è sbagliato confrontare percorsi che hanno lunghezze, difficoltà e storie differenti.

Sono convinto che capiti anche a voi di commettere questo errore: di confrontare, in modo svalutativo, ciò che state realizzando oggi con ciò che avete fatto ieri, prendendo come unico metro di misura il tempo impiegato per portarlo a termine e trascurando, invece, tutto il resto. O peggio, di paragonare i vostri tempi con quelli degli altri, arrivando così a sentirvi indietro rispetto a loro, indipendentemente dall’unicità e dalla qualità del vostro percorso.

Succede in ogni ambito: nello sport, ma anche nel lavoro o nello studio. Quante volte ci sentiamo in ritardo solo perché ci mettiamo più tempo a ottenere certi risultati, a fare carriera o a laurearci?

La verità è che non essere ancora arrivati al traguardo non significa necessariamente essere in ritardo. A volte, vuol dire semplicemente stare andando più lontano, correndo una maratona al posto di una gara dei cento metri. Altre volte, invece, significa stare facendo un lavoro più curato e duraturo.

Il tempo in sé, quindi, non racconta nulla del nostro percorso. Del resto, ho visto persone laurearsi per prime e, poco dopo, dimenticare per prime tutto ciò che avevano studiato.
Insomma, se oggi ti senti indietro, smetti di contare i minuti e inizia a concentrarti su altro: sui passi fatti, sulle pagine scritte, sul valore che stai producendo. Ma, soprattutto, ricordati che ogni vita è una storia a sé. Non misurarla con il metro delle altre.

Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
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Il Saggio dello sport

Un po’ di NOI !!!! ‼️😍💪🍀🥳
15/04/2026

Un po’ di NOI !!!! ‼️😍💪🍀🥳

Indirizzo

Via Alberto Sordi
Taranto
74122

Orario di apertura

Martedì 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00
Mercoledì 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00
Giovedì 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00
Venerdì 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00
Sabato 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00
Domenica 06:00 - 12:30
16:00 - 20:00

Telefono

3288494790

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