21/04/2026
Adesso va di moda cambiare.
Cambiare idea, cambiare strada, cambiare ambiente, cambiare relazioni, cambiare tutto. Siamo stati persuasi dall’idea che cambiare di continuo quello che ci circonda sia la maniera più rapida per cambiare e migliorare la nostra vita.
Viceversa, crediamo che rimanere troppo a lungo nello stesso posto, a fare la stessa cosa, ci condanni a rimanere indietro. Dopotutto, il mondo si trasforma a una velocità inaudita e noi, freneticamente, sentiamo di dovergli stare dietro a tutti i costi, trasformandoci a nostra volta.
La verità, però, è che cambiare non sempre determina reali cambiamenti. Infatti, non è detto che cambiare casa, lavoro o partner significhi cambiare anche, e per davvero, la persona che siamo. Anzi, certe volte capita l’opposto: cambiamo per non cambiare.
In questi casi, il cambiamento diventa una via di fuga, un modo per scappare dalle responsabilità che le vere trasformazioni pretendono. Perché il cambiamento richiede la costanza di restare, di rimanere fedeli ai propri propositi.
Lo sport ci insegna che, per andare lontano, dobbiamo rimanere fermi mesi e mesi ad allenarci, facendo esercizi tutti uguali. Che, per migliorare, dobbiamo ripetere ancora e ancora delle noiosissime ripetizioni. Che, per diventare più precisi, dobbiamo fare centinaia di tiri dalla stessa posizione del campo.
Per certi versi, quello che facciamo in palestra è fuori moda: non cambiamo appena la sfida si fa difficile, ma andiamo incontro a sfide difficili per cambiare. E in quelle sfide dobbiamo resistere, perseverare, anche quando vorremmo andarcene. Perché per trasformarci davvero, a volte, è necessario rimanere se stessi.
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Il Saggio dello sport