06/01/2026
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Cinque anni fa avevo circa 6 mila euro in banca
e mi sono licenziato perché volevo
scrivere un libro e provare a realizzare
il mio sogno di vivere raccontando storie.
Mamma si Ú messa a piangere, le persone che conoscevo mi dicevano âsei adulto, i sogni non portano i soldi a casa, devi mettere la testa a posto e vivere la vita veraâ,
lâazienda in cui lavoravo mi ha anche offerto
un aumento di stipendio per provare
a farmi restare.
Ma quel giorno Ú stato il primo in vita mia
in cui invece di ascoltare gli altri
ho ascoltato me.
Avevo letto una frase che mi aveva colpito molto: âUna nave ferma al porto Ú al sicuro,
ma non Ú per questo che le navi sono
state costruite. Vale anche per teâ.
Quella frase mi aveva convinto che dovevo provarci. Che dovevo razionare quei 6000
euro per riuscire a vivere circa 6 mesi:
scrivere un libro, provare a pubblicarlo,
cercare di farmi conoscere almeno un poâ,
incrociare le ditaâ.
Sei mesi. Me lo ero promesso.
Se non avesse funzionato sarei tornato
al lavoro di prima e avrei accantonato
il mio sogno.
Beh, quel libro lâho scritto, e oggi, sei anni
dopo, ne ho scritti altri e vivo proprio
del sogno che avevo da bambino: scrivere.
Questo mi ha dato il dono più grande: tempo libero per me, per non correre in un ufficio che odio tutte le mattine, per fare colazione lentamente, per trascorrere più tempo
con la donna che amo.
E oggi vivo la mia vita viaggiando a tempo
indeterminato con uno zaino in spalla,
perché posso scrivere da ogni posto
nel mondo.
Tutto questo mi ha insegnato una cosa.
Cambiare vita non Ú mai facile.
Non perché manchino i desideri, ma perché abbiamo imparato a mettere
un prezzo a tutto: alla libertà , al tempo,
perfino ai sogni.
Ci hanno convinti che la cosa più importante
sia la sicurezza, che una busta paga sia più preziosa di un tramonto,
che una tredicesima valga più della
possibilità di sbagliare.
Viviamo in una società che misura il valore
di una persona in base a quanto produce,
non in base a quanto vive.
Ti premiano quando resti fermo al tuo posto, quando sei affidabile,
quando non crei disordini.
Ti guardano con sospetto se decidi di mollare,
ti chiamano incosciente
se osi desiderare altro.
Ti dicono che fuori Ú dura,
che là non câÚ futuro, che la vita vera
Ú quella che si costruisce passo dopo passo:
scuola, lavoro, mutuo, pensione.
La linea retta che non puoi deviare.
Eppure, la verità Ú che la sicurezza
che ci vendono Ú unâillusione.
Puoi perdere un lavoro in un giorno,
puoi ammalarti in unâora,
puoi vedere crollare in un istante il castello
che hai costruito mattone dopo mattone.
E allora che senso ha barattare anni di vita
per una stabilità che non Ú nemmeno garantita?
Il denaro Ú necessario, certo.
Serve per vivere, per mangiare,
per avere un tetto.
Ma quando diventa lâunica bussola,
quando la paura di perderlo decide ogni scelta,
smetti di vivere e inizi a sopravvivere.
I soldi possono comprarti un divano nuovo,
ma non la voglia di tornare a casa.
Possono pagarti un volo,
ma non il coraggio di partire.
Possono farti sembrare arrivato,
ma non ti faranno mai sentire vivo.
Forse la vera ricchezza Ú accettare lâinsicurezza.
Perché Ú lì che nascono i cambiamenti,
le possibilità , i momenti che ricorderai davvero.
Forse il vero rischio non Ú perdere un lavoro,
ma arrivare a ottantâanni e scoprire
che hai avuto tutto tranne la vita che volevi.
Prova a immaginare se ogni scelta
la facessi con quella domanda in testa:
a ottantâanni, quale vita vorrei aver vissuto?
Immagina se la mattina, invece di pensare alle scadenze, ti chiedessi: âTra sessantâanni,
mi ringrazierò per questa giornata?â
Quante cose cambierebbero subito?
Quanti âsìâ diventerebbero ânoâ
e quanti ânoâ diventerebbero âsìâ?
Forse smetteresti di restare in una relazione
che non ti accende,
solo perché âva bene cosìâ.
Forse smetteresti di rimandare
quel viaggio che sogni da anni,
aspettando il momento giusto
che non arriverà mai.
Forse ti ritroveresti in Messico con i piedi
nella sabbia, o in una piccola
casa di legno in montagna,
lontana da tutto quello che ti soffoca.
Forse cominceresti a dipingere un muro
della tua stanza di un colore
che non avresti mai osato,
a suonare il pianoforte anche se sei stonato,
ad aprire quel negozio che hai paura
anche solo di immaginare.
Forse decideresti di studiare di nuovo, di iscriverti a un corso di yoga o di fotografia,
di imparare una lingua che ti ha sempre affascinato.
Ti accorgeresti che la tua vera paura non Ú fallire: Ú arrivare alla fine e renderti conto
di non averci mai provato.
Pensaci: a ottantâanni non ricorderai i turni extra,
le mail inviate a mezzanotte,
i bonus che ti hanno illuso di contare qualcosa.
Ricorderai i rischi. Ricorderai il coraggio.
Ricorderai quella volta che hai detto âbastaâ
e hai iniziato a vivere per te stesso.
Forse non tutto andrà come immagini.
Forse sbaglierai, ti rialzerai,
cambierai ancora strada.
Ma almeno non ti mancherà la cosa più importante: la sensazione di averci
provato, davvero.
E sarà quella a scaldarti le ossa,
molto più di una pensione,
molto più di una carriera âstabileâ.
La verità Ú che a ottantâanni non ti importerÃ
se sei stato prudente.
Ti importerà se sei stato vivo.
E poi magari arriva anche il momento in cui
un giorno ti offrono di più,
quello che qualche anno prima avresti
dato un braccio per avere: più soldi,
più stabilità , un ruolo nuovo.
Tu però allâimprovviso potresti renderti conto che non Ú abbastanza,
e non perché i soldi non servano,
perché servono eccome,
ma perché nessuna cifra può comprarti
le cose che hai lasciato indietro:
i tramonti che non hai visto,
i sogni che non hai inseguito,
la libertà che non hai avuto il coraggio
di prenderti.
E allora ti chiedi: quanto vale un sogno?
Quanto vale la parte di te che hai sacrificato
per una scrivania, una firma in calce,
una carriera che non ti somiglia?
La verità Ú che non esiste un numero.
Puoi avere anche il doppio, il triplo,
ma se non sei dove vorresti essere,
se non ti riconosci più, allora non sei pagata:
sei comprato.
E questo Ú lo scambio più ingiusto
che possiamo accettare:
vendere i nostri sogni, solo perché ci hanno convinti che la sicurezza valga
più della felicità .
ðQuanto ti pagano per rinunciare ai tuoi sogni?
â-
Riccardo Bertoldið