Dr.ssa Giulia Mariotti

Dr.ssa Giulia Mariotti Consulenza e supporto psicologico individuale, di coppia per adolescenti e bambini allo scopo di superare un momento o una situazione complicata e di crisi

17/04/2026

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Cosa porta a tradire l'altro?Quanti tipi di tradimenti ci sono?È possibile ricucire un rapporto?
26/03/2026

Cosa porta a tradire l'altro?
Quanti tipi di tradimenti ci sono?
È possibile ricucire un rapporto?

"Forte", "Debole".... Ma come nascono queste dinamiche? ... E le probabili "dipendenze"?!
11/03/2026

"Forte", "Debole".... Ma come nascono queste dinamiche? ... E le probabili "dipendenze"?!

C’è una scena che oggi si ripete spesso:un messaggio che arriva la sera, un vocale lungo... carico, una richiesta “solo ...
06/03/2026

C’è una scena che oggi si ripete spesso:

un messaggio che arriva la sera, un vocale lungo... carico, una richiesta “solo per capire una cosa”,
un aggiornamento urgente fuori seduta

All’inizio sembra poco.
Un’eccezione, un gesto di fiducia o un modo per esserci. Poi diventa frequente e senza che ce ne accorgiamo davvero,
la terapia comincia a dilatarsi oltre lo spazio per cui è nata: non più solo in seduta, non più solo nel tempo condiviso e protetto ma ovunque, in ogni momento.
Molti terapeuti oggi lavorano così perché il contesto spinge in quella direzione.
La disponibilità continua viene scambiata per cura.
La risposta rapida per presenza.
Il confine per freddezza.
E allora si cede un po’:
Si risponde, si ascolta, si contiene anche fuori.

Ma il problema non è il messaggio in sé.
È ciò che lentamente cambia nella struttura del lavoro perché quando la terapia diventa continua perde uno dei suoi elementi principali.

Il tempo tra una seduta e l’altra non è un vuoto da riempire.
È uno spazio psichico.
È lì che il paziente elabora, tollera, collega.

È lì che l’assenza del terapeuta lavora quanto la sua presenza.

Se ogni tensione trova subito una risposta,
se ogni angoscia viene immediatamente contenuta,
quel lavoro invisibile viene sottratto.

Il terapeuta rischia di diventare una funzione regolativa esterna,
disponibile in tempo reale,
invece che una presenza simbolica che il paziente può interiorizzare.
Tenere il setting non significa essere rigidi.

Ogni messaggio fuori seduta non è solo comunicazione.
È un intervento clinico.

L’ansia è un sintomo: è la manifestazione di un impedimento. Dove c’è ansia in realtà c’è un desiderio. “L’ansia non è a...
23/02/2026

L’ansia è un sintomo: è la manifestazione di un impedimento. Dove c’è ansia in realtà c’è un desiderio. “L’ansia non è altro che eccitazione priva di sostegno dell’ossigeno”(Cit.)
Dove c’è ansia, quindi, c’è una fortissima vitalità, c’è voglia di incontrare l’altro, essere visti, piacere ed essere amati.
Per vari motivi, però , non ci sentiamo sostenuti in questo movimento, in questo desiderio, che quindi si cristallizza.
Ad esempio:
Ho paura che se mi permetto di incontrare l’altro e quindi di rendermi visibile, l’altro non ci sarà o mi abbandonerà. Oppure, se voglio mettermi alla prova con un compito scolastico non avrò le risorse per farlo.

Così inizia un circolo vizioso in cui io desidero una cosa ma sono convinto di non avere il supporto necessario e mi impedisco di provarci.

L’ansia è un meccanismo di controllo: cerco di controllare il risultato, cerco di controllare il fatto che dovrò per forza piacere all’altro ma questo è perverso perché impossibile.
Sbagliare genera un senso di vergogna profondissimo, che non si sa come gestire e quindi si cerca di evitare.

Cosa si può fare per l’ansia?
Dovremmo cominciare a vederla come una parte di noi che prova a farsi sentire. E allora quello che dobbiamo fare invece che zittirla ancora di più è provare a fermarci capire cosa vuole dirci, andare alla radice del problema.


I grandi portali oggi la raccontano così:“Il primo incontro è gratuito. Così vedi se ti piace.”Lo presentano come un van...
21/02/2026

I grandi portali oggi la raccontano così:
“Il primo incontro è gratuito. Così vedi se ti piace.”
Lo presentano come un vantaggio,
un segno di apertura,
quasi una forma di rispetto per chi cerca ma sotto la superficie di questa formula rassicurante
si sta insinuando una nuova normalità:
l’idea che il primo incontro — la prima vera seduta —
debba essere gratuito per vedere se funziona.

E così il paziente viene educato, senza accorgersene,
a pensare che l’inizio della cura sia una prova.
Un test.
Un assaggio.
Qualcosa che non vale ancora del tutto.

Ma quella che chiamiamo “prima seduta”
non è una chiacchierata informale.
Non è un incontro conoscitivo.

È terapia.

È un’ora intera in cui un terapeuta entra con te in uno spazio preciso, ascolta, accoglie, tiene insieme ciò che arriva, comincia a orientare.

Dentro le parole.
Dentro le pause.
Dentro ciò che viene detto e ciò che resta sospeso.

Non è uno spazio gratuito.
È uno spazio con un peso.

Ed è proprio questo peso che rischia di svanire
quando la gratuità viene usata come leva di aggancio.

Perché quel primo incontro, così impostato,
si svuota lentamente.
Diventa un “vediamo se mi trovo bene”.
Un momento in cui il paziente osserva, valuta, misura.

Come se fosse in un camerino a capire se quella presenza gli sta comoda.
La prima seduta non è il momento in cui si decide se il terapeuta “piace”.
È il momento in cui si decide se si è disposti a entrare nel lavoro.

E questo richiede sempre un investimento reale.

Gli inizi veri costano.
Sempre.

Non solo in denaro,
ma in fiducia, presenza, esposizione,
in una disponibilità reciproca che non può essere simulata.

Ogni relazione ha un ciclo: all'inizio ti innamori del tuo partner; aspetti le sue chiamate, desideri il suo contatto e ...
19/02/2026

Ogni relazione ha un ciclo: all'inizio ti innamori del tuo partner; aspetti le sue chiamate, desideri il suo contatto e ti piacciono le sue stranezze. Innamorarsi non è stato difficile, in realtà è un'esperienza completamente naturale e spontanea. Non devi fare niente ecco perché si chiama "innamorarsi".

Innamorarsi è un'esperienza passiva e spontanea. Ma dopo alcuni mesi o anni insieme, l'euforia dell'amore svanisce. È un ciclo naturale di OGNI relazione.
Lentamente ma inesorabilmente, le telefonate diventano un fastidio (se arrivano), il contatto non è sempre gradito (quando avviene) e le stranezze del tuo partner, invece di essere carine, ti fanno uscire di testa. I sintomi di questa fase variano a seconda della relazione; noterai una netta differenza tra la fase iniziale in cui eri innamorato e una fase successiva molto più noiosa o addirittura arrabbiata.

A questo punto, tu e/o il tuo partner potreste iniziare a chiedervi: "Sono con la persona giusta?". E mentre rifletti sull'euforia dell'amore che provavi un tempo, potresti iniziare a desiderare quell'esperienza con qualcun altro. È in questo momento che le relazioni falliscono.
La chiave per avere successo in una relazione non è trovare la persona giusta, ma imparare ad amare la persona che hai trovato.
Le persone incolpano i loro partner per la loro infelicità e cercano la realizzazione fuori dalla coppia. La realizzazione extraconiugale si presenta in tutte le forme e dimensioni.
Ma la risposta a questo dilemma NON si trova al di fuori della tua relazione. Si trova al suo interno, potresti innamorarti di qualcun altro, TEMPORANEAMENTE ti sentiresti meglio. Ma ti troveresti nella stessa situazione poco dopo.

La chiave per avere successo in una relazione non è trovare la persona giusta ma imparare ad amare la persona che hai trovato.
Devi lavorarci giorno dopo giorno. Richiede tempo, impegno ed energia. Richiede SAGGEZZA. Devi sapere COSA FARE per farla funzionare.

L'amore NON è un mistero. Ci sono cose specifiche che puoi fare, leggi relazionali e se la coppia SCEGLIE di applicarle i risultati sono producenti.

Quando è un evento traumatico ad attraversarci, ci sentiamo vulnerabili, fragili, possiamo sentire di andare in frantumi...
21/01/2026

Quando è un evento traumatico ad attraversarci, ci sentiamo vulnerabili, fragili, possiamo sentire di andare in frantumi. Dobbiamo percorrere la dolorosa, ma necessaria accettazione, di poter essere anche vulnerabili e viverne ogni piccola emozione che un’esperienza tale può comportare.

Solo così, riusciremo a trovare il significato trasformativo di un evento e sarà come assumere una forma nuova, migliore, più evoluta di prima scaturita dall’ assumere finalmente una posizione introspettiva con noi stessi … ci siamo messi in discussione, ci siamo messi in una posizione di comprensione e di apprendimento dell’esperienza.

Una ” nuova forma”, è proprio in riferimento alla conquista di nuovi punti di vista e di maggiori consapevolezze: gli eventi della vita hanno il loro impatto su di noi e siamo proprio noi stessi a dare loro la direzione giusta da seguire. Possiamo quindi veramente decidere responsabilmente di trasformarci in meglio, di assumere nuove forme. Per me è significativo il riuscire a coltivare l’insegnamento che ha in serbo qualsiasi evento che ci può attraversare, il dare valore anche alle esperienze dolorose, angosciose, che ci hanno messo in difficoltà, per creare una forma nuova a noi stessi.

Quando una sofferenza riusciamo a narrarla e raccontarla, possiamo iniziare ad elaborarla magari, e questo non fa che re...
19/01/2026

Quando una sofferenza riusciamo a narrarla e raccontarla, possiamo iniziare ad elaborarla magari, e questo non fa che rendere unico e prezioso il nostro racconto, arricchendo la trama della nostra vita. Ascoltando i dettagli, “ricucendo” degli strappi… Valorizzando i propri “Rammendi” … ed in questo modo il nostro Sé, la nostra Persona acquisisce un valore più autentico e nuovo. Sicuramente si andrà ad arricchire di una forma nuova e questo andrà a procurare la conquista del proprio Benessere. Un benessere non fatto solamente di “taglio del sintomo” ma fatto soprattutto della Comprensione del proprio stare male, della comprensione di Sè.

La dissonanza cognitiva è uno dei meccanismi psicologici più potenti e meno riconosciuti che guidano il nostro comportam...
15/01/2026

La dissonanza cognitiva è uno dei meccanismi psicologici più potenti e meno riconosciuti che guidano il nostro comportamento.
Succede quando dentro di noi convivono due elementi che non stanno bene insieme: ciò che sappiamo e ciò che facciamo, ciò in cui crediamo e ciò che tolleriamo, ciò che desideriamo e ciò che scegliamo davvero. Questa incoerenza genera una tensione interna che il sistema cerca immediatamente di ridurre. Non cambiando quasi mai il comportamento, ma cambiando il significato che gli attribuiamo.
È per questo che una persona può restare in una relazione che la fa soffrire dicendosi che “in fondo non è poi così male”, continuare in un lavoro che la svuota convincendosi che “almeno è stabile”, accettare situazioni che la feriscono minimizzandole o razionalizzandole.
La mente non cerca la verità. Cerca la coerenza interna. E quando il comportamento non si muove, è il pensiero che si piega.
Ma la dissonanza funziona anche al contrario. Se non possiamo cambiare subito ciò che sentiamo o pensiamo, possiamo cambiare ciò che facciamo. E nel tempo il sistema si riallinea.
È uno dei principi della riattivazione comportamentale nella depressione: non si aspetta che torni la motivazione per agire, si agisce anche senza motivazione. E poco a poco il tono emotivo, il senso di efficacia e l’immagine di sé iniziano a seguire il comportamento.
Non è ipocrisia. È neuropsicologia applicata: il cervello si ricalibra su ciò che facciamo in modo ripetuto.
Metafora. È come rimettere in movimento un ingranaggio arrugginito. All’inizio fa attrito, sembra forzato. Ma è proprio quel movimento che lentamente scioglie il blocco.
Esercizio. Chiediti: che cosa sto facendo che è incoerente con ciò che so essere sano per me? Qual è la più piccola azione concreta che potrei fare oggi nella direzione giusta, anche senza sentirla ancora mia? Se continuassi a farla per due settimane, che idea di me inizierei a costruire?
La dissonanza non è un difetto. È una leva di cambiamento.

13/01/2026

E voi, che regali avete ricevuto?
07/01/2026

E voi, che regali avete ricevuto?

Indirizzo

Via San Martino 4A Torre Del Lago Puccini (Lu)
Torre Del Lago Puccini

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 22:00
Martedì 07:30 - 14:30
Mercoledì 07:30 - 14:30
15:30 - 20:30
Venerdì 07:30 - 14:30
Sabato 07:30 - 14:30

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CHI SONO

Rinunciando alla Facoltà Di Scienze dell’Infazia presso l’Università degli studi di Firenze, sono diventata Counselor ad indirizzo fenomenologico Gestaltico nel giugno 2017. Iscritta all’AICo (Associazione Italiana Counseling, numero di registro 242) offro il mio supporto seguendo il modello di Carl Rogers (terapia centrata sul cliente) e Claudio Naranjo (Enneagramma ed enneatipi).

Contemporaneamente ho svolto il Servizio Civile Nazionale presso la SVS Pubblica Assistenza, divenendo pratica nella psicologia dell’emergenza; infatti ho collaborato (durante e a fine servizio) con il Polo della Salute assistendo e accogliendo vari disagi (psicofisici, psicosomatici, psicodinamici)

Nel 2018, ho concluso la mia formazione in PNL (practioner) e Ipnosi Post Eriksoniana (1°livello) a Bologna con il Dottor Gianni Fortunato.

Inoltre, nel 2019, ho lavorato c/o la struttura diurna, come animatrice, per i malati di Alzheimer