17/05/2026
REGOLARE LE EMOZIONI
Si tende frequentemente a interpretare la regolazione emotiva come una forma di autocontrollo, come se una persona equilibrata fosse semplicemente qualcuno capace di non mostrare rabbia, paura, tristezza o vulnerabilità, mantenendo sempre lucidità e stabilità indipendentemente dalle situazioni vissute.
Dal punto di vista psicologico e psicotraumatologico, tuttavia, regolare le emozioni non significa reprimere ciò che si prova né impedire al dolore emotivo di emergere, ma sviluppare la capacità di restare in contatto con i propri stati interni senza esserne completamente sopraffatti o disconnessi.
Le emozioni sono profondamente connesse al funzionamento del sistema nervoso, alla percezione della sicurezza e alla qualità delle esperienze relazionali vissute nel corso della vita.
Quando una persona attraversa esperienze traumatiche, soprattutto precoci o ripetute nel tempo, il sistema nervoso può perdere gradualmente la capacità di modulare gli stati emotivi in modo flessibile, alternando momenti di intensa attivazione a fasi di spegnimento emotivo, distacco o collasso.
Gli studi di Bessel van der Kolk hanno mostrato come il trauma lasci tracce profonde non soltanto nella memoria narrativa, ma anche nel corpo e nei circuiti neurobiologici deputati alla sopravvivenza.
Quando il sistema nervoso percepisce il mondo come imprevedibile o minaccioso, anche emozioni apparentemente tollerabili possono essere vissute come pericolose, ingestibili o destabilizzanti.
In molte persone traumatizzate il problema non è tanto la presenza delle emozioni in sé, ma la difficoltà a rimanere all’interno di uno stato di sufficiente sicurezza mentre quelle emozioni vengono vissute.
È proprio in questo contesto che diventa centrale il concetto di finestra di tolleranza elaborato da Daniel Siegel, secondo il quale ogni individuo possiede un intervallo di attivazione emotiva entro il quale il sistema nervoso riesce a funzionare in modo relativamente integrato e regolato.
Quando una persona si trova all’interno della propria finestra di tolleranza riesce generalmente a percepire le emozioni senza perdere completamente il senso di stabilità, mantenendo accesso alla capacità di riflettere, sentire, pensare e relazionarsi. Al contrario, quando l’attivazione emotiva supera la capacità di regolazione del sistema nervoso, la persona può entrare in uno stato di iperattivazione caratterizzato da ansia intensa, agitazione, ipervigilanza, rabbia, panico o senso di allarme costante.
In altri casi, soprattutto nei traumi relazionali o complessi, il sistema nervoso può invece scivolare verso uno stato di ipoattivazione, nel quale prevalgono spegnimento emotivo, senso di vuoto, distacco, stanchezza estrema, dissociazione o perdita di energia vitale.
Molte persone che hanno vissuto esperienze traumatiche crescono con una finestra di tolleranza molto ristretta, perché il loro sistema nervoso è stato costretto per lungo tempo a funzionare in condizioni di allerta, imprevedibilità o mancanza di sicurezza relazionale.
In questi casi emozioni anche moderate possono essere percepite come eccessive e destabilizzanti, portando l’organismo a reagire rapidamente attraverso strategie automatiche di difesa, controllo, evitamento o disconnessione.
Secondo Peter Levine, il sistema nervoso traumatizzato tende infatti a rimanere intrappolato in schemi di sopravvivenza incompleti, continuando a reagire come se il pericolo fosse ancora presente anche quando la minaccia è terminata. Questo spiega perché molte persone possano sentirsi improvvisamente sopraffatte da emozioni apparentemente sproporzionate oppure, al contrario, incapaci di sentire realmente ciò che provano.
La regolazione emotiva consiste quindi nell’ampliare gradualmente la capacità del sistema nervoso di restare presente mentre quelle emozioni vengono attraversate.
Si tratta di un processo profondamente corporeo e relazionale che non può essere ottenuto attraverso il semplice sforzo cognitivo o il controllo razionale.
Il sistema nervoso si regola soprattutto attraverso esperienze di sicurezza, connessione, prevedibilità e contenimento emotivo. Anche la qualità delle relazioni precoci influisce profondamente sulla costruzione della regolazione emotiva.
Un bambino impara progressivamente a tollerare le proprie emozioni attraverso la co-regolazione, cioè grazie alla presenza di figure adulte capaci di accogliere e contenere i suoi stati interni senza invalidarli o spaventarsene.
Quando questo processo viene ostacolato da trascuratezza emotiva, trauma, instabilità o mancanza di sintonizzazione affettiva, il sistema nervoso può sviluppare una maggiore vulnerabilità alla disregolazione.
In psicoterapia il lavoro sulla regolazione emotiva rappresenta spesso una fase fondamentale del percorso terapeutico, perché soltanto quando il sistema nervoso inizia a percepire una sufficiente sicurezza diventa possibile avvicinarsi alle esperienze traumatiche senza essere nuovamente travolti dall’attivazione o dalla dissociazione.
(Germana Verganti)