Dott.ssa Loredana Beligni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista

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Dott.ssa Loredana Beligni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista Psicoterapia psicoanalitica. Laureata in Psicologia clinica e di comunità e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico.

Possibilità di consulenze sia in presenza che on line

18/05/2026
17/05/2026

REGOLARE LE EMOZIONI

Si tende frequentemente a interpretare la regolazione emotiva come una forma di autocontrollo, come se una persona equilibrata fosse semplicemente qualcuno capace di non mostrare rabbia, paura, tristezza o vulnerabilità, mantenendo sempre lucidità e stabilità indipendentemente dalle situazioni vissute.

Dal punto di vista psicologico e psicotraumatologico, tuttavia, regolare le emozioni non significa reprimere ciò che si prova né impedire al dolore emotivo di emergere, ma sviluppare la capacità di restare in contatto con i propri stati interni senza esserne completamente sopraffatti o disconnessi.

Le emozioni sono profondamente connesse al funzionamento del sistema nervoso, alla percezione della sicurezza e alla qualità delle esperienze relazionali vissute nel corso della vita.

Quando una persona attraversa esperienze traumatiche, soprattutto precoci o ripetute nel tempo, il sistema nervoso può perdere gradualmente la capacità di modulare gli stati emotivi in modo flessibile, alternando momenti di intensa attivazione a fasi di spegnimento emotivo, distacco o collasso.

Gli studi di Bessel van der Kolk hanno mostrato come il trauma lasci tracce profonde non soltanto nella memoria narrativa, ma anche nel corpo e nei circuiti neurobiologici deputati alla sopravvivenza.

Quando il sistema nervoso percepisce il mondo come imprevedibile o minaccioso, anche emozioni apparentemente tollerabili possono essere vissute come pericolose, ingestibili o destabilizzanti.

In molte persone traumatizzate il problema non è tanto la presenza delle emozioni in sé, ma la difficoltà a rimanere all’interno di uno stato di sufficiente sicurezza mentre quelle emozioni vengono vissute.
È proprio in questo contesto che diventa centrale il concetto di finestra di tolleranza elaborato da Daniel Siegel, secondo il quale ogni individuo possiede un intervallo di attivazione emotiva entro il quale il sistema nervoso riesce a funzionare in modo relativamente integrato e regolato.
Quando una persona si trova all’interno della propria finestra di tolleranza riesce generalmente a percepire le emozioni senza perdere completamente il senso di stabilità, mantenendo accesso alla capacità di riflettere, sentire, pensare e relazionarsi. Al contrario, quando l’attivazione emotiva supera la capacità di regolazione del sistema nervoso, la persona può entrare in uno stato di iperattivazione caratterizzato da ansia intensa, agitazione, ipervigilanza, rabbia, panico o senso di allarme costante.

In altri casi, soprattutto nei traumi relazionali o complessi, il sistema nervoso può invece scivolare verso uno stato di ipoattivazione, nel quale prevalgono spegnimento emotivo, senso di vuoto, distacco, stanchezza estrema, dissociazione o perdita di energia vitale.

Molte persone che hanno vissuto esperienze traumatiche crescono con una finestra di tolleranza molto ristretta, perché il loro sistema nervoso è stato costretto per lungo tempo a funzionare in condizioni di allerta, imprevedibilità o mancanza di sicurezza relazionale.
In questi casi emozioni anche moderate possono essere percepite come eccessive e destabilizzanti, portando l’organismo a reagire rapidamente attraverso strategie automatiche di difesa, controllo, evitamento o disconnessione.

Secondo Peter Levine, il sistema nervoso traumatizzato tende infatti a rimanere intrappolato in schemi di sopravvivenza incompleti, continuando a reagire come se il pericolo fosse ancora presente anche quando la minaccia è terminata. Questo spiega perché molte persone possano sentirsi improvvisamente sopraffatte da emozioni apparentemente sproporzionate oppure, al contrario, incapaci di sentire realmente ciò che provano.

La regolazione emotiva consiste quindi nell’ampliare gradualmente la capacità del sistema nervoso di restare presente mentre quelle emozioni vengono attraversate.
Si tratta di un processo profondamente corporeo e relazionale che non può essere ottenuto attraverso il semplice sforzo cognitivo o il controllo razionale.

Il sistema nervoso si regola soprattutto attraverso esperienze di sicurezza, connessione, prevedibilità e contenimento emotivo. Anche la qualità delle relazioni precoci influisce profondamente sulla costruzione della regolazione emotiva.

Un bambino impara progressivamente a tollerare le proprie emozioni attraverso la co-regolazione, cioè grazie alla presenza di figure adulte capaci di accogliere e contenere i suoi stati interni senza invalidarli o spaventarsene.

Quando questo processo viene ostacolato da trascuratezza emotiva, trauma, instabilità o mancanza di sintonizzazione affettiva, il sistema nervoso può sviluppare una maggiore vulnerabilità alla disregolazione.

In psicoterapia il lavoro sulla regolazione emotiva rappresenta spesso una fase fondamentale del percorso terapeutico, perché soltanto quando il sistema nervoso inizia a percepire una sufficiente sicurezza diventa possibile avvicinarsi alle esperienze traumatiche senza essere nuovamente travolti dall’attivazione o dalla dissociazione.

(Germana Verganti)

12/05/2026

Si chiama Solmia, anche se nella chat compare semplicemente come “Sol”, accompagnata dall’icona di un sole. Si definisce “l’app per la chiarezza mentale” ed è uno dei più recenti strumenti digitali pensati e promossi per offrire sostegno emotivo e supporto psicologico.

VITA ha deciso di testarla e di approfondire il tema insieme ad Adriano Schimmenti, professore ordinario di Psicologia dinamica all’Università Kore di Enna, che da tempo studia questi fenomeni partecipando a ricerche e confronti anche internazionali sui limiti e le potenzialità delle nuove forme di “intelligenza”.

Solmia o “Sol”, come si presenta nella conversazione, accanto al simbolo del sole, si propone dunque come “l’app per la chiarezza mentale”.

Sostiene Schimmenti che “Il limite di fondo è che questi modelli cercano di generalizzare il supporto psicologico attraverso procedure standardizzate valide per tutti. Ma l’esperienza umana non funziona così. La relazione, la cura e la comprensione emotiva non sono processi standardizzabili.”

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https://www.vita.it/quando-la-chatbot-fa-lamica-ma-poi-si-svela-dentro-il-boom-dellai-emotiva/

06/05/2026

Il CNOP celebra il 6 maggio 2026 la Giornata mondiale della salute mentale materna, che ricorre ogni anno il primo mercoledì di maggio, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza del benessere psicologico in gravidanza e nel post-partum, promuovendo prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, questa giornata invita a superare stigma e tabù, sostenendo le madri e il nuovo nucleo familiare.

Diventare genitori è un processo complesso e trasformativo, spesso accompagnato da emozioni contrastanti, stress e cambiamenti profondi. L’idea di una maternità sempre serena non riflette la realtà: secondo l’OMS, circa 1 donna su 5 sperimenta ansia o depressione nel periodo perinatale, con possibili conseguenze anche gravi per la salute della madre e per lo sviluppo del bambino.

Nonostante ciò, il disagio psichico perinatale è ancora poco riconosciuto, anche a causa di condizionamenti culturali e aspettative idealizzate che rendono difficile chiedere aiuto. I sintomi possono emergere durante la gravidanza e nei primi anni dopo il parto e riguardano donne di ogni età, cultura e condizione sociale.

Riconoscere precocemente i segnali, promuovere una cultura del supporto e rafforzare le reti di sostegno, a partire dal ruolo dei partner, è fondamentale per intervenire in modo efficace. Allo stesso tempo, è necessario un impegno delle istituzioni per garantire servizi adeguati e accessibili, aumentando la consapevolezza e il sostegno alla salute mentale materna, che riguarda l’intera famiglia e la comunità.

“𝑃𝑒𝑟 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑐𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑙𝑙𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜.”
𝐸̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎, 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑖.
𝑅𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 “𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒” 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑎𝑙 𝑔𝑟𝑖𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑜.

03/05/2026



Come funziona un percorso di psicoterapia.Immagine dal web.
03/05/2026

Come funziona un percorso di psicoterapia.

Immagine dal web.

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