16/11/2024
Leggo della triste notizia riguardante una paziente deceduta per una problematica anestesiologica dopo una procedura di rinoplastica.
Al di là della procedura in sè, la confusione che si può leggere è quella tipica del "finchè le cose vanno bene, ok, quando le cose vanno male, si salvi chi può".
Purtroppo il sistema sanitario attuale (pubblico e privato, ma sopratutto il privato), non premia assolutamente la qualità delle cure, ma la quantità. Perchè più casi vengono trattati, più guadagna la clinica/ospedale o l'equipe del medico. Il prezzo da pagare per aver trasformato gli ospedali in "aziende".
In ambito privato, non è raro imbattersi in sistemi malati, in cui si perde completamente il rapporto medico-paziente. I pazienti diventano solo opportunità di guadagno, in barba a tutto il resto: interventi eseguiti senza indicazione, il non rispetto di linee guida scientifiche, cartelle cliniche vuote, esami mancanti, la "fretta" di operare così i soldi arrivano subito, un solo anestesista che segue quattro sale operatorie, etc. Sul caso specifico, l'ultima, assurda, è che la ragazza aveva delle patologie di cui l'equipe non sapeva nulla. Ma come è possibile?
Da professionista del settore, che crede ancora nella professione e nella professionalità, mi sono sempre dissociato totalmente da questo tipo di mercificazione. Ho detto a tantissimi pazienti di "NO", perchè non c'erano le indicazioni, perchè c'erano da studiare meglio alcune patologie, perchè da chirurgo era meglio un tipo di procedura rispetto ad un'altra che il paziente voleva a tutti i costi.
E poi c'è chi dice "SI" a tutto. Di chi opera qualsiasi cosa, facendo passare superficialità e avventatezza come "bravura", di chi vi mette sul tavolo operatorio senza esami, di chi vi risponde con giri di parole, chi vi prende in giro. E sono i più pericolosi.
Cari pazienti, non è il video su TikTok che fa "bravo" un medico. La serietà di un medico si vede dall'attenzione che mette su di voi, dal referto che vi consegna alla prima visita (non di 4 righe) a quando entrate in sala operatoria.
I medici rischiano nuove accuse. Nessun documento e nessuna scheda su pazienti. Una collaboratrice del medico a 'Storie Italiane': "Non è lui il medico che l'ha operata". I genitori: "Mai più vittime come lei"