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Inclusion Pills Così ho incontrato la psicomotricità

Sono una ragazza italiana con l' amore per l' educazione, diventata educatrice ho capito che non possiamo far fiorire la mente e l' anima delle persone con cui empaticamente lavoriamo se non guardiamo anche il corpo.

Oggetto transizionale nella didatticaQuest’anno in un primo superiore abbiamo avuto estrema difficoltà nel far sganciare...
26/02/2025

Oggetto transizionale nella didattica
Quest’anno in un primo superiore abbiamo avuto estrema difficoltà nel far sganciare uno studente con malattia genetica rara, dai suoi oggetti transizionali preferiti. Non riuscendo totalmente nell’intento date anche le difficoltà nell’ambientamento estremamente caotico e differente da quello della scuola secondaria di primo grado, abbiamo deciso con delle storie sociali di far sì che questo fungusse da veicolo per svolgere semplici esercizi di didattica differenziata, in classe, come tutti i suoi compagni. Abbiamo raggiunto tale operazione ed abbassato i comportamenti problema ed aggressivi in step:
1️⃣ abbiamo individuato i giochi preferiti di F. tra quelli che portava contemporaneamente a scuola,
2️⃣abbiamo chiesto la totale collaborazione della famiglia per far sì che F. Portasse a scuola un solo giocattolo al giorno,
3️⃣ stessa collaborazione è stata chiesta a famiglia, educatori e docenti curricular, per quel che riguarda il lasciare il gioco nello zaino all’ingresso, ed usarlo solo a tavolino e nella didattica,
4️⃣abbiamo utilizzato una token economy con premio finale, settimanale, scelto da F. Per ogni giorno che egli riusciva a gestire la frustrazione e a portare a termine le attività bravi con pause in palestra, (F. frequenta un centro pomeridiano ed è familiare a tecniche ABA per attivitá di autonomia).
5️⃣abbiamo lavorato in team cercando di comprendere al meglio F. che ha forti difficoltà comunicative, un Q.i ed un Q.a. Molto bassi. Mettendo spesso da parte la didattica ai fini dell’inclusione e dopo un pairing essenziale in ogni caso,
6️⃣Abbiamo giocato, ci siamo divertiti soprattutto quando i comportamenti pro- positivi andavano rinforzati,
7️⃣ siamo stati fermi sulle regole condivise e conosciute da F,
8️⃣abbiamo supportato lo studente nei momenti di crisi, proteggendo lui ed i compagni ove necessario
9️⃣siamo stati flessibili.☺️

Se da fuori si percepissero l’intento, gli sforzi interni, la volontà, il desiderio e la fatica che chi si sente diverso...
06/02/2025

Se da fuori si percepissero l’intento, gli sforzi interni, la volontà, il desiderio e la fatica che chi si sente diverso pone nel poter esser visto uguale agli altri, l’inclusione non sarebbe qualcosa oggi da realizzare. Vorrei al contrario, che esistessero equità, accettazione, sguardo attento, delicato nei confronti dell’altro per capire che le differenze non stanno da nessuna parte e che anche chi sembra incosciente delle circostanze, in realtà a volte ha solo difficoltà o un modo tutto suo per esprimersi ed affermarsi, per esser visto e sapere di esistere, per questo condivido un messaggio bellissimo, che oggi mi ha toccato il cuore. Perché magari a volte basta solo aprirsi al mondo, per sapere di non esser soli, di esser visti, di esistere così come si è ❤️

Quest’anno sto raccontando poco della mia avventura nel campo dell’educazione, questo perché per noi precari, il gioco s...
10/12/2024

Quest’anno sto raccontando poco della mia avventura nel campo dell’educazione, questo perché per noi precari, il gioco sembra si stia facendo sempre più duro per far sì che troviamo la nostra strada, il chè si ricollega al fatto che io sia capitata fuori da quella che per due anni è stata la mia “zona di comfort”. Le aspettative nel tornare nella mia vecchia scuola, con la mia vecchia classe, dove avevo seminato tutte le mie forze ed il mio cuore, erano alte altissime, un po’ per tutti, poi con l’amaro in bocca ho scoperto di esser stata convocata altrove, quindi: cambio di rotta, cambio di programma, nuovi adattamenti, diversa burocrazia, nuovi studenti, nuovi colleghi. Nonostante l’impatto fortissimo iniziale sembra che io stia trovando la mia dimensione nella nuova scuola, che seppur nuova, rimane sempre tra i ragazzi. Piano piano coi miei tempi lunghi ( chi mi conosce sa) mi scioglierò, e racconterò di nuovo cosa succede nel mio quotidiano, dei miei nuovi progetti, della vita che cambia, e che ci lascia come unico compito quello di adattarci al nuovo, fare spazio, e lasciar andare quello che non ci appartiene più. Ci scriviamo presto, dalla mia nuova sede. ❤️

In un’epoca in cui ci millantiamo dell’amore per i viaggi e per le diverse culture, trovo stupefacente che a farci paura...
10/10/2024

In un’epoca in cui ci millantiamo dell’amore per i viaggi e per le diverse culture, trovo stupefacente che a farci paura sia il nostro vicino, perché diverso. Ci sforziamo per apparire singolari, ma non riusciamo poi ad accettare le sfaccettature degli altri. Ecco se proprio dovessi affermare cos’è che basta all’altro per star un po’ meglio e non provare vergogna di sè direi che è l’essere visto. Quando l’altro viene visto per ciò che è, ovvero un’infinità di cose, che siano “diverse” ma anche belle, ecco che riesce a sentirsi un po’ meglio con sè. In una società che stigmatizza i disturbi mentali e non li vede ancora come sintomi di un qualcosa che va trattato, alla pari dei dolori cronici del corpo per intenderci, io sogno sempre e lavoro per far sì che la diversità di ognuno venga conosciuta nel mondo in cui vive, compresa, ed accettata. Ci cammino tutti i giorni con la diversità, e mi diverto così tanto, che trovo tutto il resto quasi noioso e banale, per questo nonostante l’assenza di post e contenuti, oggi vorrei augurare a voi, e non a chi soffre di disturbi mentali, di imparare a vedere l’altro nell’interezza che è, senza pregiudizio e senza paura, ricordandovi che se vediamo tanta ombra, è perché essa viene proiettata da tanta luce. Per questo auguro a voi “neurotipici” un buon ! E comunque stay tuned perché in realtà sono solo nascosta a lavorare a dei progetti fighissimi di cui vi parlerò a breve per il nostro territorio ❤️

L’inclusione è un fattore culturale. Ne sono certa e lo vedo tutte le volte che vado e torno dal Uk. Questa foto scattat...
26/06/2024

L’inclusione è un fattore culturale. Ne sono certa e lo vedo tutte le volte che vado e torno dal Uk. Questa foto scattata in aereo ne è la prova. La scena che mi si presenta davanti è quella di una coppia il cui ragazzo apparentemente neurotipico, è salito in aereo con un dinosauro peluche in mano, che non ha lasciato fino a quando è sceso dall’aereo. Culturalmente in Italia avremmo riso o pensato che quel pupazzo poteva essere di un bambino. In realtà altri non era che un oggetto di transizione ( un oggetto che aiuta a rimanere tranquilli in situazioni di particolare stress per l’individuo, che aiutano a rilasciare serotonina nei momenti di stress, rilassando). Ed io lo so perché nelle SEN school di cui parlo in diversi post, preparavamo le “transitioning bag” individuali di ogni studente ove necessario. L’oggetto transizionale aiuta quindi l’individuo in situazioni stressanti con quello che viene comunemente chiamato Coping mechanism. Questo, altro non fa che permetterci istintivamente di ridurre emozioni spiacevoli. Sarebbe stato bello se culturalmente lo si avesse saputo prima, e che questa conoscenza fosse più diffusa in Italia, lo penso per tantissime cose in quanto da agorafobica sin dall’infanzia, forse avrei vissuto molto meglio tutti gli anni di scuola che ho vissuto invece con molto stress, fino alla secondaria di secondo grado. Spero invece che queste informazioni oggi divengano più accessibili e comuni per tutti, per rendere la
Vita sociale di chi ha difficoltà di vario genere più piacevole, senza ridere di cose che possono sembrare banali o molto sciocche.

Sono docente precaria, supporto lo studio di tanti ragazzi privatamente da anni ormai, e sono molto indignata quando sen...
27/05/2024

Sono docente precaria, supporto lo studio di tanti ragazzi privatamente da anni ormai, e sono molto indignata quando sento che sarebbe importante ripristinare la leva obbligatoria per ristabilire educazione e senso civico, perché? Perché è lunedì e prendo servizio, e una ragazza piange per un interrogazione che deve affrontare ed è mangiata dall’ansia. Usciamo dalla classe, indago, e scopro un materiale di studio poco funzionale, degli schemi scarni, senza concetti appresi dietro. “Non capisce quello che le dico” spesso sento commentare, “e perché non capisce”? Mi chiedo io. Così usciamo con il libro di diritto e ripartiamo da zero (a fine maggio) ed è lì che mi sconcerto, perché la scuola sta fallendo e l’alternativa per alcuni potrebbe secondo chi sta sopra, essere il ripristino rigido di un servizio che ha già mostrato che educativamente piega la mente senza spiegare. La scuola fallisce ogni qual volta non si ferma a spiegare un concetto chiaro, e fa sì che questo valga per tutti, quando non da importanza alle parole da usare, da capire, e perde un futuro cittadino che oggi è un adolescente arrabbiato, triste, ansioso, di brancolare e che domani penserà che sia meglio chi detta delle regole da rispettare bianco o nero, anziché capirne il perché. La realtà è che continuiamo a sperperare soldi e scarica barili, e siamo troppo concentrati sul dare la responsabilità agli altri e a ciò che manca, quando basterebbe trasmettere il senso, l’utilità e l’importanza delle parole per rendere i ragazzi più attenti a quel che li circonda, e per capire cosa sia o non sia giusto. Nelle parole ci sta tutto, sono quelle che fanno le regole, che fanno l’educazione, che fanno il senso civico, che fanno l’intelligenza, che fanno l’empatia e la conoscenza. Quindi oggi vorrei chiedere a tutti, possiamo ripristinare la conoscenza alle parole e non la leva obbligatoria? Buon lunedì di sole e polemico come me.

Nel lavoro educativo spesso si pensa agli adolescenti come mulinelli di emozioni non facili  da gestire per gli adulti. ...
22/04/2024

Nel lavoro educativo spesso si pensa agli adolescenti come mulinelli di emozioni non facili da gestire per gli adulti. L’adolescenza è quella fase della vita in cui i ragazzi vivono il sè in maniera spesso autocritica, iniziano i primi dilemmi fortissimi su quello che si vuole, su chi si vuole essere e su cosa si può essere, rimanendo spesso a rimuginare dentro di sè. Io credo che la spinta positiva al cambiamento parta proprio da lì, dal far sì che quei mulinelli prendano la direzione giusta per potersi aprire al mondo e agli altri, per apprendere che non tutto è auto centrico, ma che il segreto forse sta proprio nel decentrarsi e concedere agli altri la nostra presenza. Tale dono in realtà arricchisce il piccolo adulto che sta crescendo dentro i ragazzi, regalando loro emozioni positive che gli permettono di comprendere che emotivamente la mia presenza all’altro è molto più arricchente del concentrarsi sul sè senza sapere dove andare e cosa fare, chi essere. Ovviamente solo gli adulti di riferimento possono fornire delle chiavi di lettura del tempo che siano costruttive per i ragazzi, non tanto con le parole, quanto coi gesti. Festeggiare il compleanno di un compagno con bisogni educativi speciali ha permesso ai ragazzi di riflettere sull’importanza dell’esserci e del donare delle piccole attenzioni a chi non avrebbe avuto la loro presenza a casa, ed al compagno di godere di un momento in cui il tempo era solo suo, al ritmo della Carrà. Questo ha fatto sì che il gruppo classe imparasse che la cura e l’ascolto dell’altro ci permette di conoscerlo e di stare in contatto con l’altro e con sè in maniera propositiva.Per questo i compagni hanno contribuito alla preparazione di piccoli festoni, e della sorpresa che sicuramente è riuscita. Anche questi sono momenti di apprendimento che la scuola dovrebbe concedere ai ragazzi, soprattutto per quelle che noi chiamiamo competenze trasversali, e per quell’inclusione che sarebbe bello vedere nelle comunità del domani. Buon lunedì 🌞

In ogni relazione che abbiamo, la vita ci mette davanti uno specchio, dal quale poter rilevare un po’ della mia immagine...
15/04/2024

In ogni relazione che abbiamo, la vita ci mette davanti uno specchio, dal quale poter rilevare un po’ della mia immagine ed in quale dare all’altro un po’ dell’immagine di sé. Per questo abbiamo necessità di relazionarci con gli altri, con tutti coloro con cui condividiamo il nostro ambiente, perché quando siamo davanti all’altro non è tanto importante prendere, ne tanto meno dare, quanto potersi riconoscere. E se proprio volessimo cambiare qualcosa di ciò che ci sta in torno, fondamentale sarebbe proprio capire che è da noi stessi che può partire tale cambiamento, ma siamo pigri e pensiamo che nelle relazioni il contributo dell’altro sia quello che può modificare le nostre emozioni. In realtà, il segreto, parte proprio dal meccanismo contrario ed il potere del cambiamento risiede solo in noi stessi. Nella foto A. e G. Che lavorano insieme e si fanno da specchio ❤️

Troppo spesso nel mio lavoro psico educativo di compagno adulto mi imbatto in facce perplesse come a dire “ma questa per...
11/12/2023

Troppo spesso nel mio lavoro psico educativo di compagno adulto mi imbatto in facce perplesse come a dire “ma questa perchè conta così i soldi da pagare per il caffè”? “Che cercano di così strano al super mercato”? “ perché fanno i conti mentre prendono il caffè”? Poi, piano piano, quelle facce perplesse diventano comprensive quando capiscono che oltre al caffè, alla spesa, alla passeggiata c’è un lavoro mirato, fatica, frustrazione, successi, difficoltà, accrescimento e senso di auto efficacia che piano piano realizziamo mentre cerchiamo di adattarci al mondo ed il mondo si adatta a noi, e ci viene incontro aspettando, ascoltando, guardando quello che facciamo con occhi diversi.♥️

“La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.” Proprio per questo oggi, in una socie...
18/11/2023

“La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.” Proprio per questo oggi, in una società che richiede costanti corse contro il tempo, un forte adattamento al cambiamento e all’evoluzione di tutto quel che velocemente passa e si trasforma, lavorare in ambienti naturali ed a contatto ed in contesti sociali è di fondamentale importanza, per far sì che tutti possiamo ricordarci che siamo differenti, e che ogni tanto dobbiamo rallentare per apprezzare la nostra diversità e le piccole necessità presenti in ognuno di noi ♥️

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18/11/2023

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13/11/2023

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