Francesco Sinatora Psicoterapeuta Psicosocioanalista

Francesco Sinatora Psicoterapeuta Psicosocioanalista .factory Supporto ai genitori per affrontare le sfide educative e personali.

📍 Psicoterapia a Padova & Online
👥 Supporto psicologico per adolescenti, adulti e team aziendali
📚 Prof. di Psicologia presso Unipd | Supervisore

Consulenze individuali per gestire ansia, stress, difficoltà emotive e relazionali. Supporto e ascolto per adolescenti che si trovano in crisi e difficoltà. Percorsi di gruppo su leadership e dinamiche relazionali. Contattami per una consulenza personalizzata.

22/04/2026

Non sentirti compreso può essere la chiave per capirsi davvero e migliorare le relazioni con gli altri.

Sentirsi incompresi è frustrante ma fondamentale:
quando non ci comprendiamo, siamo spinti a confrontarci, a dialogare, a tradurre il nostro linguaggio interiore.

In un mondo senza dialogo, tutti sembrerebbero compresi… ma nessuno lo sarebbe davvero.
La psicologia delle relazioni ci insegna che ogni contesto cambia il modo in cui viviamo le relazioni e gli affetti.

Ciò che prima sembrava naturale in una relazione intima può essere vissuto diversamente in un altro contesto.

E anche l’incomprensione più profonda può diventare un’opportunità:
per scoprire qualcosa che prima ignoravamo,
per aprire spazi per parlarsi davvero,
per alimentare la nostra spinta vitale alla relazionalità.

In terapia, questo significa entrare nel linguaggio dell’altro: capire e farsi capire.
Perché anche se parliamo tutti la stessa lingua, il modo in cui la viviamo e la interpretiamo è unico.

Ti sei mai sentito incompreso?





Vi segnalo un bellissimo evento che merita attenzione e presenza. 🌿SAVE THE DATE:Il 26 maggio alle 18.30 al Cinema Teatr...
20/04/2026

Vi segnalo un bellissimo evento che merita attenzione e presenza. 🌿

SAVE THE DATE:
Il 26 maggio alle 18.30 al Cinema Teatro Torresino di Padova, il Centro Train de Vie organizza una serata dedicata alla voce di Elena Cerkvenič, autrice del memoir “Sono schizofrenica e amo la mia follia”.

Si chiama “Diario Fenomenologico di un’Anima Errante” ed è un incontro fatto di parole, silenzi, musica e presenza — un’occasione per avvicinarsi alla sofferenza mentale senza paura, con curiosità e umanità.

Sul palco anche pedagogiste, psicologi, psichiatri e artisti. Verrà presentato anche “Sulle ali del vento”, progetto dedicato ai giovani in ritiro sociale.

Parteciperanno:

•⁠ ⁠⁠Margherita Colonnello, Assessora al Sociale del Comune di Padova per i saluti istituzionali
•⁠ ⁠⁠Elena Cerkvenič, autrice del libro
•⁠ ⁠Elena Nobile, Pedagogista
•⁠ ⁠Ada Morsut, Psicoterapeuta
•⁠ ⁠Paolo Busetto, Psichiatra
•⁠ ⁠⁠Tiziana Michelotto e Guido Rigatti, letture sceniche e musica dal vivo

Questi sono gli eventi che mi piace condividere: quelli che aprono spazi di ascolto reale.

📍 Padova, Cinema Teatro Torresino
📅 Martedì 26 maggio | ore 18.30





Vorresti volerti bene. Ma nessuno ti ha mai spiegato come si fa davvero.Non è una mancanza tua. Volersi bene è una delle...
19/04/2026

Vorresti volerti bene. Ma nessuno ti ha mai spiegato come si fa davvero.
Non è una mancanza tua. Volersi bene è una delle conquiste più difficili per un essere umano — e non si raggiunge con un’affermazione allo specchio o una routine mattutina.
Si impara. Nelle prime relazioni, nello sguardo di chi ci ha cresciuti, nei legami che ci hanno fatto sentire al sicuro — o che non lo hanno fatto. Chi non ha ricevuto un attaccamento sufficientemente sicuro da bambino fa fatica, da adulto, a costruire un rapporto stabile con sé stesso. Non è un difetto di carattere. È una storia che chiede di essere compresa.
E in un mondo sempre più instabile — dove tutto sembra vacillare — questa domanda diventa ancora più urgente. La psicologizzazione che vediamo ovunque non è solo una moda: è il segnale di un bisogno collettivo reale.
In terapia non si impara ad amarsi con una tecnica. Si crea lo spazio in cui quella capacità, per chi non ha avuto modo di svilupparla, può finalmente cominciare a crescere.
Non devi partire da zero. Devi solo partire da dove sei.





15/04/2026

Non hai smesso di desiderare per stanchezza. Hai smesso perché stavi inseguendo desideri che non erano tuoi.
La perdita del desiderio non è sempre una crisi evidente.
A volte è piatta, silenziosa, quasi invisibile.
Ti alzi, fai tutto quello che devi fare, sei produttivo e dentro non c’è niente che ti aspetta.
Quello che stiamo vivendo oggi ha un nome preciso: una società che ci chiede di essere imprenditori di noi stessi, performanti, sempre orientati a un obiettivo.
In questo rumore costante, i desideri degli altri si insediano in silenzio come virus.
Li rincorri senza sapere che non sono tuoi. E i tuoi, nel frattempo, li perdi di vista.
Il problema non è solo che hai smesso di volere.
È che non sai più distinguere cosa vuoi tu da cosa ti è stato trasmesso che dovresti volere.

La terapia lavora esattamente qui: non solo a rivitalizzare il desiderio, ma a capire quale desiderio è davvero tuo.
Perché prima di cambiare, bisogna capire cosa si vuole davvero cambiare
e quali conflitti interni rendono quel cambiamento così difficile.

Quando hai desiderato qualcosa per te l’ultima volta?





Nella psicologia dell’ansia, questa è una delle verità più difficili da accettare:quella sensazione costante di allerta ...
12/04/2026

Nella psicologia dell’ansia, questa è una delle verità più difficili da accettare:
quella sensazione costante di allerta non nasce dal nulla, ma da un adattamento.
Impari presto a controllare, prevedere, anticipare.
Impari a leggere ogni segnale, ogni cambiamento, ogni possibile rischio.
E diventiamo bravissimi.
C’è una differenza enorme tra avere un disturbo d’ansia e vivere in uno stato cronico di allerta imparato. L’ipervigilanza non è un tratto caratteriale è una risposta adattiva del sistema nervoso a contesti in cui il pericolo era reale, imprevedibile o emotivamente insostenibile.
Il problema è che quella risposta non si spegne quando il contesto cambia. Continua a scannerizzare, anticipare, controllare anche quando non serve più.
Perché ormai è una strategia familiare. E quindi… percepita come sicura.
Lasciare il controllo spaventa, perché significa entrare in qualcosa di sconosciuto.
Ed è qui il punto centrale del lavoro terapeutico: costruire una relazione in cui fidarsi diventa possibile.
Perché fiducia e ipervigilanza sono emotivamente opposte.
E quando inizi a fidarti davvero, succede qualcosa di nuovo: non hai più bisogno di controllare tutto per stare bene.





08/04/2026

Essere sempre disponibili non è gentilezza.
È paura di deludere.
Nella psicologia delle relazioni, questo è uno schema molto diffuso:
persone che fanno sempre tutto per gli altri,
che non sbagliano mai,
che tengono insieme tutto.
Ma a quale prezzo?
Spesso dietro questa modalità c’è una storia:
essere diventati adulti troppo presto,
aver imparato che essere all’altezza
era l’unico modo per essere accettati.
Così nasce il “soldatino efficiente”:
sempre disponibile, sempre presente, sempre forte.
Ma questa non è libertà.
È una forma di controllo del giudizio altrui.
Il punto è che, nelle relazioni,
non puoi essere davvero libero
se fai tutto da solo.
Perché non condividi il peso.
Non condividi la responsabilità.
E soprattutto… non condividi te stesso.
E allora succede una cosa sottile:
basta l’idea di deludere qualcuno
per sentirsi a rischio di perdere la relazione.
Ma la verità è un’altra:
deludere non significa essere abbandonati.
Il passaggio terapeutico è questo:
smetti di fare tutto per gli altri
e inizia a fare le cose con gli altri.
Perché le relazioni sane
non si reggono sulla perfezione,
ma sulla possibilità di esserci, insieme.





Il silenzio nelle relazioni non è sempre uguale.Il silenzio può essere il gesto più gentile che ti fai. O la forma di pr...
05/04/2026

Il silenzio nelle relazioni non è sempre uguale.
Il silenzio può essere il gesto più gentile che ti fai.
O la forma di pressione più sottile che qualcuno ti esercita addosso.
A volte protegge. A volte punisce. E capire la differenza può cambiare tutto. Nella comunicazione di coppia (ma non solo),
il silenzio è una forma di metacomunicazione: anche quando non parli, stai dicendo qualcosa. Ma c’è silenzio e silenzio e se dall’esterno sembrano uguali, dentro, non lo sono affatto. Ci sono silenzi sani, che servono a fermarsi, a non reagire impulsivamente, a ritrovare un equilibrio.

E poi ci sono silenzi passivo-aggressivi. Quelli che creano distanza, senso di colpa, confusione. Quelli che ti fanno pensare:
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?”
Il problema nasce quando questo diventa un modello. Quando nella relazione tutto è implicito. Quando si comunica solo attraverso atteggiamenti, e mai attraverso parole chiare. In queste dinamiche disfunzionali, la comunicazione smette di essere uno spazio di incontro
e diventa un campo minato.

Nelle relazioni sane il messaggio importante è sempre esplicito. Non devi decodificare il silenzio di chi ami.
Salva questo post per quando inizierai a chiederti: Sto proteggendo… o sto evitando?





01/04/2026

Hai l’età in cui gli altri hanno già vinto.
Ma tu ti senti ancora fermo.
Ti è mai capitato di fare i conti con la tua età… e sentirti in ritardo?
Oggi il confronto sociale è ovunque.
Sui social, nelle carriere degli altri, nelle vite perfette che scorrono davanti agli occhi.
Il messaggio è chiaro: “partiamo tutti dalla stessa linea”.
Non è vero.
Quando facciamo i conti con l’età, in realtà facciamo i conti con le scelte.
Con quello che abbiamo fatto.
E con tutto ciò che, scegliendo, abbiamo lasciato indietro.
Perché scegliere significa anche rinunciare.
Ogni strada presa è fatta di molte strade non percorse.
Il punto non è arrivare primi.
Il punto è poter dire, con onestà:
ho fatto il meglio che potevo con le risorse che avevo in quel momento.
Non esiste più un “premio alla fine”.
Non c’è un paradiso simbolico che certifica se hai vissuto bene o male.
Il premio — se vogliamo chiamarlo così — è la responsabilità soggettiva.
È il giudizio che costruisci su di te.
È la posizione etica con cui guardi la tua vita e quella degli altri.
La psicoterapia lavora proprio qui:
nell’onestà dei pensieri, nella possibilità di smettere di mentirti per aderire alle aspettative esterne.
Costruire una propria etica significa smettere di vivere per un applauso immaginario.
Non sei in ritardo.
Stai vivendo con le tue condizioni di partenza.
E l’unica vera misura è quanto riesci a essere onesta con te stesso/a.
Il confronto con gli altri è rumoroso. Il tuo tempo è molto più silenzioso. E merita di essere ascoltato con rispetto. Se ti senti in ritardo sulla vita e questo ti paralizza, parlarne cambia davvero le cose. Non è debolezza chiedere aiuto. A volte serve solo uno spazio dove rimettere ordine con calma.





Non sei quello “sbagliato” della tua famiglia.Se lo sei sembrato, è solo perché il sistema ti ha assegnato quel ruolo.E ...
29/03/2026

Non sei quello “sbagliato” della tua famiglia.
Se lo sei sembrato, è solo perché il sistema ti ha assegnato quel ruolo.

E in ogni famiglia, quel ruolo qualcuno deve sempre occupare.

🧠 I sistemi familiari non spariscono e non si guariscono da soli: spostano il peso da una persona all’altra, trasmettono emozioni, schemi e compromessi relazionali. Chi porta la patologia spesso la sente come propria, ma non significa che sia colpa tua.

La buona notizia? Cambiare te stesso cambia anche tutto il sistema.

👉🏻 In psicoterapia puoi trasformare il tuo ruolo, legittimare la tua interiorità e liberarti dagli schemi ereditati.

Non si tratta di rompere la famiglia, ma di occupare uno spazio autentico, sano e consapevole.

Tu non sei il problema. Sei il punto di partenza per l’evoluzione di chi ti sta intorno.
Iniziare a scrivere una storia diversa è possibile.





26/03/2026

C’è una verità sulla tua vita che tutti vedono tranne te.

Quante volte chi ti sta vicino vede tutto… e tu niente?

Nelle relazioni, nella tristezza, nei segnali evidenti, spesso minimizziamo o neghiamo.
Non perché siamo ingenui.
Ma perché il cambiamento fa paura.
Anche una situazione negativa può diventare rassicurante se è conosciuta.

È dolorosa, sì. Ma è familiare.

🧠 La mente preferisce ciò che conosce a ciò che potrebbe trasformarla.
Ci raccontiamo che “la mia vita è questa”, che non cambierà mai.
È una forma sottile di egocentrismo difensivo: un dominio negativo che ci tiene fermi.
Nel frattempo il mondo si muove, evolve, cambia. Noi restiamo lì.
La negazione funziona.
Finché regge.
Poi arriva il crollo.
💡 Il crollo è il momento in cui non possiamo più sostenere quella costruzione.
Ci obbliga a vedere che quella negatività, in fondo, ci apparteneva. Ci sosteneva. Era parte della nostra identità.

Restare bloccati crea un muro tra noi e l’altro.
Diamo la colpa al lavoro, alla relazione, alle circostanze.
Ma il passaggio terapeutico è più profondo: riconoscere che quella negazione è anche nostra.
Solo quando smettiamo di difenderla possiamo trasformarla.

👉🏻 Il cambiamento non arriva quando tutto crolla.
Arriva quando iniziamo a guardare ciò che abbiamo sempre evitato.

Continuare a dirsi che “non è niente” protegge. Ma protegge anche dal cambiamento. E a volte cambiare richiede solo il coraggio di guardare meglio.





Un appuntamento da non perdere per chi lavora nel sociale, nella clinica e nell’educazione. 🎓È in arrivo la seconda ediz...
24/03/2026

Un appuntamento da non perdere per chi lavora nel sociale, nella clinica e nell’educazione. 🎓

È in arrivo la seconda edizione delle Arieliadi!

Il 16 MAGGIO 2026 all’Acquario Civico di Milano si terrà “La Realtà dell’Utopia”, la giornata aperta di ricerca di Ariele Psicoterapia dedicata al conflitto intergenerazionale, alla riparazione e alla ripartenza, vista attraverso la lente della Psicosocioanalisi.

Ci aspetta un programma ricchissimo di interventi con riflessioni su risentimento, legame e ciò che passa davvero tra le generazioni per una giornata che unisce teoria, lavoro di gruppo e dialogo collettivo.

L’evento è gratuito e aperta a tutti i professionisti della salute mentale, dell’educazione e del sociale.

Trovate tutte le info per iscriversi sul sito di Ariele Psicoterapia e sul loro profilo.

Vi aspetto, non mancate!





Assorbi le emozioni degli altri e non sai più dove finisce te stesso/a?🧠 Non è sensibilità, né eccesso di empatia: è ide...
22/03/2026

Assorbi le emozioni degli altri e non sai più dove finisce te stesso/a?

🧠 Non è sensibilità, né eccesso di empatia: è identificazione proiettiva, un meccanismo primitivo che ci permette di sentire l’altro come se fosse dentro di noi.

Da bambini è essenziale per comunicare con chi ci accudisce. Da adulti, invece, può diventare faticoso e confondere i confini emotivi: tristezza, ansia, rabbia… cosa è tuo e cosa dell’altro?

Anche i social e i media sfruttano lo stesso sistema: emozioni dirette, bypass della razionalità, contenuti che ci attraversano senza filtri.

Il vero equilibrio è possibile: sentire gli altri senza perdersi in loro.

Imparare a distinguere le emozioni altrui dalle proprie è un atto di cura verso te stesso/a e verso le tue relazioni.

👉🏻 Non è egoismo: è sopravvivenza emotiva.
Se ti senti sopraffatto/a puoi trovare nella psicoterapia la strada per ritrovare i tuoi confini e stabilità.





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