08/10/2023
❤️
"PUÒ VENIRLO A PRENDERE? "
La prima volta che ammucchiai i cuscini in seduta, scatenai un forte rabbia. Che accolsi mentre tirava pallonate contro il muro e minacciava di andarsene.
Io rimasi li ferma, gli lasciai spazio. Lo accolsi.
Mi disse che non voleva più ve**re. Io lo avrei aspettato. E tornó.
La volta successiva mi disse che non sentiva nulla nel corpo, non soffriva nemmeno il solletico.
E intanto mi parlava, con la sua palla ai piedi.
L'ho ascoltato molto, ho inserito materiali,oggetti, a poco a poco.
Abbiamo iniziato a sfiorarci per poi poterci toccare ed entrare in relazione.
Quanta insicurezza, quanta paura dell'altro, quanto poco contatto con il sé corporeo, quanta ipertonicitá, quanta allerta, quanto poco senso di sicurezza. Quanto attacco/fuga.
Questa è la storia di Davide, Vittoria, Alessandro, Cristina. E di tanti altri ragazzini.
Sono i "bambini difficili", quelli che non vogliono stare in classe, che si arrabbiano, che hanno uno stuolo di educatori, assistenti scolastici, insegnanti, che li inseguono perché hanno paura che scappino o che lancino i banchi o le sedie, che siano pericolosi per gli altri. Anche per se, ma prima di tutto per gli altri.
Sono i bambini che spesso sono contenuti fisicamente e ciò genera ancora più crisi e urla e pianti e rabbia. Sono i bambini per cui si chiamano i genitori a metà mattina "non ce la fa, lo venga a prendere, non sappiamo più cosa fare".
Quelli per cui si parla con la dirigente.
Succede questo.
Subito si parla di "oppositivo". E se lo scambiassimo con PROTETTIVO?
Cambierebbe la prospettiva.
È un mondo sommerso che sta emergendo sempre di più.
Quanta fatica degli adulti attorno nel so-stare accanto a queste emozioni senza farsi prendere dall'ansia e dal panico.
È difficile magari non comprendere da dove arriva tutto ciò (richiesta? Sensorialità ? Socialità? Tutto insieme? )
Ma quello che c'è da sapere è che la connessione è la prima risorsa da favorire, e la connessione avviene non attraverso le richieste ma attraverso il gioco. Partendo dall'iniziativa del bambino, non dalla nostra.
Solo quando avremo favorito la connessione potrà nascere la co-regolazione e potremo fare anche altri tipi di richieste (e il tanto acclamato programma).
Prima avviene l'attesa, l'ascolto, la capacità di comprendere.
Ci vogliono corsi di formazione che aiutino ad osservare e a sintonizzarsi (l'elenco delle strategie le potete trovare su ogni libro, ma come spesso succede non funzionano proprio perché manca la capacità di riconoscere e mettersi al livello evolutivo del bambino).
E oggi con un Davide, una Vittoria, un Alessandro e e una Cristina abbiamo riscoperto il piacere del corpo in relazione.
Oggi mi ha detto "e se mi cade addosso fa lo stesso, anzi, è divertente".
La psicomotricità è terapia, senza se e senza ma e la relazione affettiva è la base di tutto anche se spesso viene sminuita.
Le più grandi fioriture le ho osservate in bambini che avevano a fianco insegnanti ed educatori che sentivano il bambino e hanno favorito il loro essere agente e costruttore del mondo dando fiducia e puntando sulla relazione e non sulle competenze.