20/03/2026
Spesso soffriamo due volte. Una per il dolore che viviamo e una per la durezza con cui ci guardiamo mentre lo viviamo.
La sofferenza non nasce solo da ciò che proviamo, ma anche da come ci trattiamo mentre lo proviamo.
Molte persone iniziano un percorso psicologico con una convinzione silenziosa ma potente: “se sto male, allora c’è qualcosa che non va in me”.
Come se il dolore fosse già una colpa. Come se non bastasse soffrire ma fosse necessario anche giudicarsi.
Una parte del lavoro psicologico, infatti, non consiste nel “stare meglio”, ma nello smettere di violarsi quando non si sta bene.
Nel concedersi il diritto di essere stanchi, bloccati, tristi, senza doversi correggere subito.
Legittimarsi, però, non significa giustificarsi. Significa riconoscere che ciò che sentiamo ha diritto di esistere, anche quando non è efficiente, anche quando non è risolto, anche quando non piace.
Il primo vero cambiamento, allora, non è la scomparsa del dolore, ma un reale cambio di postura interna.
Passare dal pensiero “sono sbagliato perché sto così” a qualcosa di più umano e vero: “posso stare così senza essere in colpa”.
Ridurre la violenza interna è già cura e, a volte, è proprio da lì che il benessere comincia a consolidarsi.
Scegliere un percorso psicologico è un atto di vitalità.
Per informazioni e appuntamenti:
dott. Alessandro Mazzoli - Psicologo clinico e del cambiamento
telefono e WhatsApp +39 348 2916736
mail: psicologo.mazzoli@gmail.com