Dott.ssa Laura Biasci Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Laura Biasci Psicologa e Psicoterapeuta Psicologa e Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia breve strategica
Terapeuta Emdr
Ipnosi
TBC

Riceve su appuntamento in studio a : Rosignano Solvay Cecina
Livorno
Cenaia
Saline di Volterra

Visite al domicilio del paziente nelle provincia di Pisa, Livorno.

Chi non vede la gravità è perché non riesce a vedere la persona oltre al corpo. Questa difficoltà a riconoscere la gravi...
23/08/2025

Chi non vede la gravità è perché non riesce a vedere la persona oltre al corpo. Questa difficoltà a riconoscere la gravità del fenomeno mette in luce la fatica che fanno gli uomini, anche contemporanei, a capire e a riconoscere che dietro il corpo di una donna c’è una persona. ( cit.)

La psicoanalista Giorgia Fracca spiega quali sono i meccanismi profondi che si nascondono dietro la proliferazione di comunità virtuali come il gruppo

23/08/2025
Bisogna proteggere i figli di e da questi mostri .Anche figlie sono state messe alla mercé dei sollazzi altrui oltre che...
23/08/2025

Bisogna proteggere i figli di e da questi mostri .
Anche figlie sono state messe alla mercé dei sollazzi altrui oltre che mogli, fidanzate e chissà chi da questi rigurgiti umani .

Nella mia vita ho sentito gente di genere femminile titolata, dire a terzi sottoposti a commenti volgari :” si vede che non hai fratelli maschi ..”
Questa è la mentalità che giustifica e avvalla certe violenz
Ebbene sì ricredessero anche questi discutibilissimi soggetti ….perché chi giustifica e’ complice di queste nefandezze !

Parla una delle vittime del gruppo “Mia moglie”, dove migliaia di iscritti si scambiavano immagini di donne senza il loro consenso

23/08/2025
23/08/2025

«Questa storia girava da giorni, ho visto che molte donne — soprattutto attiviste antiviolenza e femministe — l’avevano commentata, così mi sono messa a curiosare nel gruppo perché volevo scrivere qualcosa anch’io. Sono entrata senza iscrivermi e ho visto un po’ di commenti, uno più schifoso dell’altro. Mi sono stupita nel vedere che c’erano nomi di professionisti della mia città, gente che conosco, alcuni che ho sempre stimato, addirittura persone delle forze dell’ordine, giornalisti... Quando ho letto quei nomi sono andata a guardare le foto e altri commenti, a ritroso. Sono tornata indietro fino a maggio-giugno e a quel punto ho visto una foto... Ci ho messo un po’ prima di realizzarlo: quello era il mio letto! Ero io, in primo piano. Non c’erano nomi né il viso ma è ovvio che mi sono riconosciuta. C’era la mia camera da letto, c’erano delle cose che fanno parte di me, della mia vita...».

Sarà stato scioccante.
«È stato come se tutto attorno a me cascasse giù. “Partecipante anonimo 127”, cioè mio marito, mi aveva esposta sulla piazza del Web in quel gruppo di guardoni che facevano commenti ributtanti. E lui rispondeva pure! Non credevo ai miei occhi. Ho chiuso il telefono d’istinto e sono scoppiata a piangere. Menomale che i nostri figli non erano a casa». 👉 Leggi l'articolo completo di Giusi Fasano sul Corriere

23/08/2025

«Questa storia girava da giorni, ho visto che molte donne — soprattutto attiviste antiviolenza e femministe — l’avevano commentata, così mi sono messa a curiosare nel gruppo perché volevo scrivere qualcosa anch’io. Sono entrata senza iscrivermi e ho visto un po’ di commenti, uno più schifoso dell’altro. Mi sono stupita nel vedere che c’erano nomi di professionisti della mia città, gente che conosco, alcuni che ho sempre stimato, addirittura persone delle forze dell’ordine, giornalisti... Quando ho letto quei nomi sono andata a guardare le foto e altri commenti, a ritroso. Sono tornata indietro fino a maggio-giugno e a quel punto ho visto una foto... Ci ho messo un po’ prima di realizzarlo: quello era il mio letto! Ero io, in primo piano. Non c’erano nomi né il viso ma è ovvio che mi sono riconosciuta. C’era la mia camera da letto, c’erano delle cose che fanno parte di me, della mia vita...».
Sarà stato scioccante.
«È stato come se tutto attorno a me cascasse giù. “Partecipante anonimo 127”, cioè mio marito, mi aveva esposta sulla piazza del Web in quel gruppo di guardoni che facevano commenti ributtanti. E lui rispondeva pure! Non credevo ai miei occhi. Ho chiuso il telefono d’istinto e sono scoppiata a piangere. Menomale che i nostri figli non erano a casa».

E quando lui è tornato?
«Quando è tornato gli ho fatto trovare la foto sul mio telefonino, sul tavolo. Gli ho detto: guardala. Che mi dici? Ti sono piaciuta così tanto da darmi in pasto al pubblico? È rimasto interdetto un momento, senza parole, ma non ha avuto il coraggio di provare a negare. “Io stavo solo giocando”, mi ha risposto. Che risposta indegna... Gli ho detto che stava giocando con me, con i miei sentimenti, con la nostra intimità data in visione al mondo. E gli ho chiesto di fare le valigie e andarsene perché non sopportavo più che stesse davanti a me nemmeno un minuto. Se n’è andato e con me ha chiuso. Abbiamo due ragazzi adolescenti. Gli ho detto che papà è dovuto partire per lavoro all’improvviso. Ho bisogno di riprendermi e di ammortizzare il colpo prima di parlare con loro di questo strappo. E sa qual è la cosa più orribile di questa storia?».
È già tutto abbastanza orribile, a dire il vero.
«No, non abbastanza. C’è di più. C’è che io sono stata vittima di una violenza in famiglia, in passato, e lui non soltanto sapeva tutto ma è stato un grande aiuto per me, all’epoca. Conosce bene la fatica che ho fatto per uscire da quella situazione e per rimettermi in piedi, conosce ogni dettaglio. Quindi mi sono sentita tradita due volte. L’uomo che mi diceva “ti amo”, che mi chiamava “tesoro mio”, che mi diceva “fatti bella” quando uscivamo, che mi ha sposato e giurato amore, all’improvviso è un uomo che abusa di me esponendomi come si fa con le merci al mercato. Questa cosa ha un nome: si chiama violenza. E il fatto che mi abbia dato questa coltellata mi fa sentire un dispiacere profondo che mi spezza il cuore. Un tipo di dispiacere che, in altre circostanze, ho già provato e che provo quando aiuto le donne vittime di violenza domestica. Faccio incontri, convegni, sono stata anche a Montecitorio; cerco di far capire alle donne che c’è sempre una via d’uscita dalla violenza di genere: lo faccio attraverso un’associazione, e poi come testimone e come consulente. Pensa te... Dopo quello che ho vissuto cerco di aiutare le altre e mi ritrovo di nuovo davanti a un uomo che non ha nessun rispetto per me».
Che cosa scrivevano di lei sul gruppo?
«Commenti tipo: “Bel fisico da puledra la signora”. Chiedevano se si poteva vedere altro e lui spiegava che no, perché “si vergogna”. Un tizio scriveva: “Perché si vergogna? Di solito alle donne piace mostrarsi”. Io mi chiedo: da dove le prendono queste certezze? A volte penso che in questo Paese sulla questione femminile invece di fare passi avanti facciamo passi indietro. Altro che patriarcato abolito! Vive nella testa di tanti, troppi uomini, l’idea radicata che le donne abbiano davanti sempre il segno meno: meno partecipazione al potere, meno stipendio, meno diritto al consenso. Un no è un no, il consenso è fondamentale, come la fiducia. E invece niente: i mariti pubblicano scatti intimi delle loro mogli senza chiedere, perché tanto conta solo il loro parere. Come se noi fossimo soprammobili».
Lui ha provato a ricontattarla?
«Sì, mi ha mandato dei messaggi ai quali non ho risposto».
Adesso cosa farà?
«Come dicevo: ho bisogno di riprendermi. Penso che andrò con i ragazzi qualche giorno via da casa a fare una gita. Poi contatterò un amico avvocato e parleremo della denuncia penale. Credo che la firmerò la settimana prossima. Poi chiederò un consiglio a un’amica psicologa per affrontare l’argomento della separazione con i miei figli. Io non sono una che si arrende alla vita, non lo farò nemmeno stavolta».
Il momento peggiore da quando si è scoperta vittima di questo caso.
«È stato mentre guardavo la mia foto con i commenti di quegli uomini bavosi: ero basita, ho sentito 32 mila paia di occhi addosso, mi sono sentita violata. Che poi: quel gruppo era aperto da sei anni. Possibile che per sei anni Facebook non si sia accorto di nulla?».

Giusi Fasano Estratto Corriere

Il miglior articolo letto sul tema .Meraviglioso ed esaustivo .Si parte dal mito per riflettere sulla deriva della nostr...
22/08/2025

Il miglior articolo letto sul tema .
Meraviglioso ed esaustivo .
Si parte dal mito per riflettere sulla deriva della nostra specie .
Leggetelo tutti .

“…oggi le perversioni si aggregano molto più facilmente attraverso i social che le rendono un fenomeno culturale condiviso, è come se la perversione fosse resa lecita perché condivisa, a maggior ragione se da oltre 32mila iscritti..” cit.

Cosa spinge così tanti uomini a iscriversi a un gruppo in cui vengono condivisi scatti rubati alle mogli trattate come oggetto per alimentare commenti sessisti? Intervista a Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista

22/08/2025

Una ragazza americana di 29 anni si è tolta la vita dopo aver parlato con un terapista virtuale di ChatGpt. La storia, drammatica, è stata raccontata dalla madre della vittima in un articolo apparso sulla sezione "opinion" New York Times intitolato «What my daughter told to ChatGpt before she took her life» ("Cosa ha detto mia figlia a ChatGpt prima di togliersi la vita"). Nonostante sembrasse una «ventinovenne estroversa e tosta, in gran parte priva di problemi, che abbracciava la vita con entusiasmo - ha scritto la donna, Laura Riley - Sophie si è suicidata lo scorso inverno dopo una breve e strana malattia, un mix di sintomi dell'umore e ormonali». Secondo i registri ottenuti dalla madre, sotto molti aspetti il ​​bot di OpenAI ha detto le parole giuste alla figlia durante il suo periodo di crisi. «Non devi affrontare questo dolore da sola», le ha consigliato. «Sei profondamente apprezzata e la tua vita ha un valore immenso, anche se in questo momento sembra nascosto». Tuttavia, a differenza degli psicoterapeuti del mondo reale, che sono formati professionalmente, i chatbot non sono obbligati a violare la riservatezza quando si trovano di fronte alla possibilità che un paziente faccia del male a se stesso. Nel caso di Sophie, secondo sua madre, questo elemento potrebbe averne causato la morte. Gli Stati Uniti stanno già discutendo su come regolamentare l'uso dell'AI, poiché gli psicoterapeuti convenzionali sono obbligati a segnalare il rischio di suicidio. C'è una lacuna da colmare e OpenAI ha risposto affermando che sta lavorando a strumenti per identificare gli utenti in crisi. Al momento non esiste una soluzione al problema.

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22/08/2025

«Mia moglie»: quando le donne diventano “oggetti esibibili”

Dietro l’apparente leggerezza con cui alcuni iscritti si definiscono “semplici voyeur” o “esteti” si nasconde un meccanismo ben più oscuro e profondamente radicato nella cultura patriarcale.

Un ex architetto, oggi in pensione, ha dichiarato: “Guardavo solo qualche immagine, un bel fondoschiena. Non ci vedo nulla di male”.

È in questa frase che si coglie tutta la pericolosità del fenomeno ossia l’idea che il corpo femminile sia patrimonio collettivo, esposto al giudizio e al consumo visivo maschile, privo di autonomia e slegato dal diritto al consenso.

Dal punto di vista psicologico, siamo davanti a una forma classica di disimpegno morale:
minimizzare il proprio ruolo, ridurre la gravità del comportamento a “gioco estetico” o “banale curiosità”, mentre si partecipa a una dinamica violenta che trasforma la donna in oggetto circolante, sottratto al suo controllo.

Qui entra in gioco lo stereotipo patriarcale più antico: la moglie come “proprietà”, un’estensione dell’uomo che ha il potere di disporne come meglio crede, persino pubblicandone immagini intime senza informarla.

Dietro maschere di innocua curiosità estetica – “guardavo solo qualche bella foto” – si cela una violenza strutturale. Quando un ex architetto che si definisce “voyeur esteta” si sente legittimato a osservare fondi schiena come “bellezze da contemplare” senza interazione, ciò che emerge è un sintomo chiave di una cultura patriarcale che trasforma il corpo femminile in “usurpabile”. Quello che viene liquidato come semplice “gioco online” è, in realtà, una violazione profonda dell’identità e della dignità, mediante un meccanismo di dominio visivo che trascende lo schermo.

Le donne, inconsapevoli partecipanti di questo rito collettivo di esibizione, raccontano di sentirsi “spezzate in due”. Hanno subito una frattura identitaria irreparabile che squassa la fiducia nel privato. Non è solo un attacco alla sfera personale, è una spoliazione simbolica, un furto di autodeterminazione radicale.

Il parallelo con il caso Gisèle Pelicot e l’oggettificazione al suo estremo

Il racconto del gruppo “Mia moglie” non può prescindere da una riflessione sul caso di Gisèle Pelicot, travolto da un patto patriarcale ai confini dell’orrore. L’articolo del manifesto lo definisce con forza: un “patto patriarcale tra maschi che si scambiano corpi di donne cui danno al massimo la dignità di rifiuti, di cose”.

In quel contesto, un corpo femminile ridotto a mero oggetto fu consegnato per anni a decine di uomini, completamente assente di volontà e coscienza. Molti aggressori hanno persino dichiarato di non aver “capito” di aver violentato: un ammorbamento morale che trasforma l’abuso in routine, “accettabile” nell’automatismo di un sistema che nega la soggettività della vittima.

Nel confronto tra i due contesti, la matrice tematica rimane la stessa ossia la denegazione del corpo come soggetto, trasformato in “cosa”, “oggetto”, preda.

Nel caso Pelicot, questo si traduce in un abuso portato all’estremo con un’offerta strutturata del corpo femminile come carne da consumare, orchestrata all’interno delle mura domestiche.

Nel gruppo “Mia moglie”, l’offesa è meno viscerale ma altrettanto insidiosa ossia l’esibizione di fotografie intime senza consenso sancisce lo stesso principio di disumanizzazione.

Questi fenomeni, lontani dall’essere solo una morbosa eccezione, rivelano un sistema patriarcale che normalizza l’oggettificazione femminile come uno scambio ordinario, spesso invisibile o, peggio, ampiamente tollerato.

In entrambi i casi, la dinamica centrata sulla mancanza di consenso, sulla riduzione della donna a oggetto di consumo – visivo o fisico – e sulla minimizzazione culturale del danno costituiscono la stessa matrice criminologica.

In “Mia moglie”, l’offesa è diluita nell’ironia o nel senso estetico. Nel caso Pelicot, essa si manifesta come brutalità gravemente codificata. Ma la radice comune è una: l’annullamento odioso dell’altro come individuo umano, attraverso la sua trasformazione in oggetto a disposizione del potere maschile.

A chiunque si imbatta in gruppi o contenuti simili dico una cosa molto chiara: non restate in silenzio.

Segnalate immediatamente questi casi alla Polizia Postale.

Ogni segnalazione è un piccolo atto di resistenza, un passo per interrompere la catena silenziosa di violenza che comincia in un clic ma produce ferite profonde e durature.

22/08/2025

Il ritorno alla routine quotidiana dopo le ferie può diventare un’occasione per conservare a lungo i benefici psicologici del riposo, purché avvenga con gradualità.

Alessandra Ruberto, Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Molise e Tesoriere del CNOP, sottolinea l'importanza di non farsi travolgere subito dagli impegni. “Per prolungare i benefici delle vacanze, è fondamentale evitare il passaggio brusco dal ‘vuoto’ delle ferie al ‘pieno’ della quotidianità lavorativa. Dedicare tempo a sé stessi, fare attività fisica e coltivare le relazioni sociali sono tutte azioni chiave", spiega Ruberto.

In particolare, le persone più vulnerabili dal punto di vista psicologico o chi fatica a separare il lavoro dalla vita privata sono più a rischio di compromettere il proprio benessere.

Per questo, trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita personale è essenziale, così da non vanificare i benefici psicologici del riposo e favorire una transizione più serena verso la routine.

Leggi l'articolo 👉🏼 https://www.adnkronos.com/salute/benefici-delle-vacanze-la-psicologa-mantenerli-si-puo-con-sport-e-vita-sociale_32w5mwjskCOvAX0Gb2r9pS

22/08/2025

Mogli, compagne e fidanzate fotografate di soppiatto mentre dormono o cenano, mentre prendono il sole o si cambiano d’abito. Seni e natiche in bella vista fotografati di nascosto o condivisi nei momenti di intimità. E tutto finisce su Facebook come «carne da macello» tra commenti volgari e sessisti: «Bel fisico da puledra la signora, si può vedere altro?», «È un peccato si vergogni, falle delle foto di nascosto, seguo con interesse» solo per citare i commenti meno volgari.

È stata chiusa ieri, mercoledì 20 agosto, la pagina Facebook Mia moglie: 31 mila iscritti, quasi tutti uomini, che dal 2019 ad oggi hanno condiviso e commentato immagini intime di compagne o mogli che non hanno mai dato il consenso alla divulgazione dei contenuti, e che sono state trattate come merce di scambio tra persone senza scrupoli. Centinaia i veneti che hanno postato, commentato e condiviso: professionisti, imprenditori, funzionari pubblici, candidati sindaci, medici, giornalisti. È bastato controllare tra le informazioni del gruppo, prima che venisse cancellato, per notare l’enorme numero di iscritti residenti nella nostra regione.

Fino a ieri mattina la pagina era aperta, accessibile a tutti, ma quando gli «animatori» si sono resi conto di essere stati scoperti, hanno cominciato a diffondere il link di indirizzi Telegram segreti, in cui continuare i loro subdoli giochi. La polizia postale ha chiuso la pagina dopo le segnalazioni di varie attiviste femministe, ma i nomi di chi ha commentato e condiviso fotografie e video senza consenso sono in una dettagliata informativa che finirà in procura. 👉​ L'articolo di Roberta Polese prosegue sul sito del Corriere

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