23/08/2025
«Questa storia girava da giorni, ho visto che molte donne — soprattutto attiviste antiviolenza e femministe — l’avevano commentata, così mi sono messa a curiosare nel gruppo perché volevo scrivere qualcosa anch’io. Sono entrata senza iscrivermi e ho visto un po’ di commenti, uno più schifoso dell’altro. Mi sono stupita nel vedere che c’erano nomi di professionisti della mia città, gente che conosco, alcuni che ho sempre stimato, addirittura persone delle forze dell’ordine, giornalisti... Quando ho letto quei nomi sono andata a guardare le foto e altri commenti, a ritroso. Sono tornata indietro fino a maggio-giugno e a quel punto ho visto una foto... Ci ho messo un po’ prima di realizzarlo: quello era il mio letto! Ero io, in primo piano. Non c’erano nomi né il viso ma è ovvio che mi sono riconosciuta. C’era la mia camera da letto, c’erano delle cose che fanno parte di me, della mia vita...».
Sarà stato scioccante.
«È stato come se tutto attorno a me cascasse giù. “Partecipante anonimo 127”, cioè mio marito, mi aveva esposta sulla piazza del Web in quel gruppo di guardoni che facevano commenti ributtanti. E lui rispondeva pure! Non credevo ai miei occhi. Ho chiuso il telefono d’istinto e sono scoppiata a piangere. Menomale che i nostri figli non erano a casa».
E quando lui è tornato?
«Quando è tornato gli ho fatto trovare la foto sul mio telefonino, sul tavolo. Gli ho detto: guardala. Che mi dici? Ti sono piaciuta così tanto da darmi in pasto al pubblico? È rimasto interdetto un momento, senza parole, ma non ha avuto il coraggio di provare a negare. “Io stavo solo giocando”, mi ha risposto. Che risposta indegna... Gli ho detto che stava giocando con me, con i miei sentimenti, con la nostra intimità data in visione al mondo. E gli ho chiesto di fare le valigie e andarsene perché non sopportavo più che stesse davanti a me nemmeno un minuto. Se n’è andato e con me ha chiuso. Abbiamo due ragazzi adolescenti. Gli ho detto che papà è dovuto partire per lavoro all’improvviso. Ho bisogno di riprendermi e di ammortizzare il colpo prima di parlare con loro di questo strappo. E sa qual è la cosa più orribile di questa storia?».
È già tutto abbastanza orribile, a dire il vero.
«No, non abbastanza. C’è di più. C’è che io sono stata vittima di una violenza in famiglia, in passato, e lui non soltanto sapeva tutto ma è stato un grande aiuto per me, all’epoca. Conosce bene la fatica che ho fatto per uscire da quella situazione e per rimettermi in piedi, conosce ogni dettaglio. Quindi mi sono sentita tradita due volte. L’uomo che mi diceva “ti amo”, che mi chiamava “tesoro mio”, che mi diceva “fatti bella” quando uscivamo, che mi ha sposato e giurato amore, all’improvviso è un uomo che abusa di me esponendomi come si fa con le merci al mercato. Questa cosa ha un nome: si chiama violenza. E il fatto che mi abbia dato questa coltellata mi fa sentire un dispiacere profondo che mi spezza il cuore. Un tipo di dispiacere che, in altre circostanze, ho già provato e che provo quando aiuto le donne vittime di violenza domestica. Faccio incontri, convegni, sono stata anche a Montecitorio; cerco di far capire alle donne che c’è sempre una via d’uscita dalla violenza di genere: lo faccio attraverso un’associazione, e poi come testimone e come consulente. Pensa te... Dopo quello che ho vissuto cerco di aiutare le altre e mi ritrovo di nuovo davanti a un uomo che non ha nessun rispetto per me».
Che cosa scrivevano di lei sul gruppo?
«Commenti tipo: “Bel fisico da puledra la signora”. Chiedevano se si poteva vedere altro e lui spiegava che no, perché “si vergogna”. Un tizio scriveva: “Perché si vergogna? Di solito alle donne piace mostrarsi”. Io mi chiedo: da dove le prendono queste certezze? A volte penso che in questo Paese sulla questione femminile invece di fare passi avanti facciamo passi indietro. Altro che patriarcato abolito! Vive nella testa di tanti, troppi uomini, l’idea radicata che le donne abbiano davanti sempre il segno meno: meno partecipazione al potere, meno stipendio, meno diritto al consenso. Un no è un no, il consenso è fondamentale, come la fiducia. E invece niente: i mariti pubblicano scatti intimi delle loro mogli senza chiedere, perché tanto conta solo il loro parere. Come se noi fossimo soprammobili».
Lui ha provato a ricontattarla?
«Sì, mi ha mandato dei messaggi ai quali non ho risposto».
Adesso cosa farà?
«Come dicevo: ho bisogno di riprendermi. Penso che andrò con i ragazzi qualche giorno via da casa a fare una gita. Poi contatterò un amico avvocato e parleremo della denuncia penale. Credo che la firmerò la settimana prossima. Poi chiederò un consiglio a un’amica psicologa per affrontare l’argomento della separazione con i miei figli. Io non sono una che si arrende alla vita, non lo farò nemmeno stavolta».
Il momento peggiore da quando si è scoperta vittima di questo caso.
«È stato mentre guardavo la mia foto con i commenti di quegli uomini bavosi: ero basita, ho sentito 32 mila paia di occhi addosso, mi sono sentita violata. Che poi: quel gruppo era aperto da sei anni. Possibile che per sei anni Facebook non si sia accorto di nulla?».
Giusi Fasano Estratto Corriere