20/07/2021
Non sono solito scrivere sui social e postare come le catene di S.Antonio un messaggio solo perché mi viene chiesto di copiare e incollare. Anche se certe volte ne condivido il pensiero, preferisco leggere, informarmi, pensarci e produrre qualcosa di mio. Di sicuro, invece, non condivido il senso dell'attacco verso gli altri, mi provocano tristezza i leoni da tastiera e le discriminazioni di ogni tipo. Sento un profondo senso di inadeguatezza a leggere di persone che inveiscono l'une contro l'altre per difendere le proprie "piccole ideucce", mentre ognuno dovrebbe poter esprimere il proprio pensiero e la propria libertà in un paese che viene definito democratico e che fa parte di una civiltà cosiddetta "evoluta". Ci siamo dati l'appellativo di "Homo sapiens", sapiente è colui che impara dal passato e trae insegnamento dalla propria esperienza. Come è possibile allora che noi tutti dimentichiamo la storia? Non quella che ci viene raccontata!! La verità è che non viviamo in un mondo libero e che la libertà può essere solo uno stato interno, dove forse siamo padroni di due tre leggi emanate!
La storia della Shoah e Primo Levi potrebbero insegnarci qualcosa...
Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte, tra polacchi, ucraini, bielorussi, russi, yugoslavi, rom, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali.
Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.
Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”.
“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della Memoria”, diceva Primo Levi, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.