05/09/2023
Dobbiamo mangiare più pesce! ce lo ripetono di continuo medici, tv, nutrizionisti. Io stessa cerco di persuadere i miei pazienti a mangiare pesce due volte a settimana, per un quantitativo pari a 200 grammi minimo: in particolare pesce ricco in omega-3 come salmone, tonno e pesce azzurro, che aiutano anche a ridurre i livelli di trigliceridi e mantenere regolare la pressione sanguigna. C'è però un rovescio della medaglia, per l'ambiente e la salute: il quantitativo di mercurio proveniente a mari inquinati e la sostenibilità della pesca.
Per legge, ci sono dei limiti che vietano la vendita di pesci contaminati oltre una certa soglia: in ogni caso, consumare una volta del pesce con un livello di mercurio più elevato di quello fissato per legge non è peggio che consumare carne rossa allevata con antibiotici di vario genere, poiché la legge fissa dei limiti che sono ben sotto la soglia di tossicità per noi. Il vero problema del mercurio è che si accumula nel corpo e per espellerlo serve molto tempo.
La scelta più "furba" però da parte nostra è scegliere pesci a basso contenuto di mercurio per non eccedere: la regola è semplice più i pesci sono grandi e "maturi", più alto sarà il livello di mercurio che contengono. Alcuni pesci, come quelli di acqua dolce, ne contengono meno in maniera naturale: la trota per esempio, o il luccio. Tra quelli di acqua "salata" invece potremmo optare per gamberi, calamari, telline, pesce persico e, in seconda battuta, orata, spigola, salmone selvaggio e sardine. Ovviamente, molto dipende dalla zona in cui vengono pescati, dalle dimensioni e dall’età del pesce. Scegliamo pesce del Mediterraneo dove possibile e limitiamo (non eliminiamo) pesce spada, tonno, merluzzo, triglia, cernia, sgombro reale e palombo (che tra l'altro, è quasi in via di estinzione a causa della pesca sconsiderata degli ultimi anni).