15/07/2025
Qualche giorno fa, mentre Alba giocava in un parco giochi dentro un centro commerciale, un bambino si è avvicinato e le ha detto: “Sembri uno zombie.”
Alba ha risposto con una semplicità disarmante: “Non sono uno zombie, sono Alba.”
Ci siamo accorti che stava accadendo qualcosa e siamo intervenuti, vedendola in difficoltà. Poco dopo è arrivata anche la madre del bambino, che si è limitata a giustificarsi dicendo: “È piccolo.”
Non scrivo questo post per difendere Alba o la sua bellezza: che lei sia una creatura meravigliosa è evidente, e chi non se ne accorge, forse, è davvero uno zombie.
Né lo scrivo per denunciare l'accaduto.
Il punto è un altro: dobbiamo ribaltare il concetto di "normalità" e “imperfezione”.
Quel bambino, semplicemente, non era stato educato a riconoscere che nel mondo esistono persone diverse.
E anche la madre, comprensibilmente impreparata, non è riuscita a spiegargli che esistono bambini con la sindrome di Down.
Questa esperienza mi ricorda quanto sia urgente parlare di diversità e disabilità, in ogni luogo e in ogni modo: nei libri, sui social, a scuola, nelle piazze.
Perché c’è ancora tanto lavoro da fare, fino al giorno in cui un bambino, incontrando Alba per la prima volta, o qualsiasi altra persona con la sindrome di Down, saprà dirle semplicemente:
“Sei bellissima.”
Luca Trapanese, 29 giugno 2025