09/29/2013
buona domenica a tutti!!... e guardate che ho trovato.. un pò di storia sulla lavanda e sulle sue proprietà
La coltivazione della lavanda ha origine piuttosto antica, la pianta è presente nel giardino dei semplici per preparazioni farmacologiche, nel XIV secolo il primo accenno di coltivazione su larga scala presso gli orti del castello di Rouvres in Borgogna ad opera della duchessa Marguerite. Più tardi nel XVI secolo, Ritter de Rosemond mette in pratica il metodo di distillazione per estrarre la sua essenza. La Rivoluzione apre nuovi orizzonti e la coltivazione della lavanda migra verso l’Inghilterra, selezioni e incroci danno origine alla lavanda blu inglese.
Solo nel 1925 la lavanda sarà coltivata anche in Italia dopo la propaganda in favore delle piante aromatiche e medicinali voluta da diverse Associazioni (AIPMA – Associazione Italiana Pro Aromatiche Medicinali e altre utili- Milano) con l’appoggio del Ministero dell’Economia nazionale. Le prime ‘lavandiere’ coltivate sono sorte in provincia di Imperia e si espansero in seguito in vari territori della Liguria occidentale e del Piemonte in zone comprese tra i 300 e 2000 metri di altitudine
Quando si pensa alla lavanda vengono subito in mente le distese fiorite della Provenza, o i sacchettini per profumare la
biancheria, oppure l'eccezionale repellente per insetti. La lavanda, però, è molto di più di tutto questo. Da tempo
immemorabile sono note le sue proprietà curative per disturbi di origine nervosa quali i disturbi del sonno, le malattie a
carico del sistema digerente e del sistema cardiocircolatorio. Tutti questi disturbi e altri ancora possono essere alleviati
con successo dalla lavanda, da sola o in combinazione con altre piante officinali. Bevuta in tisane, aggiunta al bagno,
nell'aromaterapia o nella cosmesi, la lavanda ha un effetto molto rilassante. Le autrici descrivono dettagliatamente le
molteplici possibilità di impiego di una delle piante officinali più antiche della medicina naturale.
Un profumo benefico di antica tradizione
Un'intensa calura nell'aria limpida e tersa, la distesa azzurra delle spighe che ondeggiano al vento, un profumo
inebriante, innumerevoli api che ronzano alla ricerca del nettare: se doveste avere un giorno l'occasione di recarvi
d'estate nella Francia meridionale, dovete assolutamente includere nel vostro viaggio una giornata sulla "via della
lavanda", che conduce da Avignone attraverso Carpentras, Castellane e Grasse, la città dei profumi, fino a Nizza. Lungo
questa strada panoramica, oltremodo ricca di attrattive, incontrerete distese pressoché infinite di campi di lavanda. La
Provenza è infatti, a causa delle condizioni ottimali del terreno e del clima, una delle regioni in cui tradizionalmente da
più tempo questa pianta aromatica e medicamentosa viene coltivata in modo estensivo. Se ci seguirete in questo breve
excursus attraverso i secoli e attraverso diversi paesi, vi renderete conto ben presto di quanto la lavanda sia da sempre
stata impiegata nei modi più svariati. Intorno alla lavanda sono nate molte leggende. Una di queste è la seguente.
«C'era una volta una bella ragazza, che veniva inseguita da due briganti che volevano abusare di lei. Essa fuggì sulle
montagne, ma i due le si affrettavano dietro, finché la raggiunsero, la costrinsero a terra e le strapparono i vestiti. La
ragazza si inginocchiò sull'erba, pianse amaramente e si rivolse a Dio, perché la aiutasse, e, all'improvviso,
germogliarono allora dal terreno ovunque, là dove erano cadute le sue lacrime, dei fiori azzurri, che crebbero in un
battibaleno, si curvarono come tralci e si adagiarono tutto intorno a lei, proteggendola. I briganti si spaventarono,
lasciarono la ragazza e fuggirono. Da allora, così si dice, non può accadere nulla di male a una ragazza dove fiorisce la
lavanda».
Lo "Chanel n. 5 dell'antichità"
Già gli antichi Egizi sapevano apprezzare il profumo del nardo, quello che oggigiorno chiamiamo lavanda, come
abbiamo potuto dedurre dal ritrovamento nel 1922 di alcuni recipienti, estratti e riportati alla luce dalla tomba di
Tutankamon, che contenevano tra l'altro anche dell'essenza di nardo. Anche nelle bende e nelle lenzuola che
avvolgevano le mummie sono state riscontrate tracce di questa sostanza. I profumi delle donne egizie contenevano tra
gli altri ingredienti profumati anche la lavanda. I geroglifici del tempio di Idfu riportano notizia dell'esistenza di diversi
profumi e della loro esatta composizione. Ne vengono decantati gli effetti, sia a livello terapeutico, sia per l'espansione
della consapevolezza. Probabilmente il più famoso di questi profumi era il Kyphi, che viene definito tra l'altro come una
specie di "Chanel n. 5 dell'antichità". Esso doveva essere composto complessivamente da sedici ingredienti, tra cui la
lavanda. Il filosofo greco Plutarco poteva ancora, secoli dopo, riferire come il profumo Kyphi lasciasse un aroma che
induceva «una sensazione di benessere e di rilassamento». Un re dell'antica Siria, durante il suo regno nel II secolo
avanti Cristo, fece sfilare in processione per le strade delle giovani, che spruzzavano gli spettatori con profumi composti
da zafferano, cannella, incenso ed essenza di lavanda. Al tempo di Giulio Cesare ci si incontrava abitualmente alle
terme e, poiché i Romani apprezzavano in modo particolare l'aroma corroborante dei fiori azzurri di lavanda,
l'aggiungevano volentieri alle acque termali.Gli Israeliti speziavano le loro vivande con lavanda, poiché le attribuivano il potere di favorire la digestione. Anche la
lavanda steca è conosciuta fin dai tempi antichi. I suoi fiori tuttavia non vennero utilizzati soltanto per creare profumi.
Coloro che guarivano con le erbe, medici e speziali, sapevano usare le virtù terapeutiche delle piante in medicina, e
naturalmente conoscevano anche il potere curativo della lavanda. Pedanios Dioskurides, famoso medico greco, scrisse
nel I secolo d.C. la sua farmacologia Materia medica che, insieme ad altre opere, costituì fino al XIX secolo il
fondamento scientifico della medicina, dove si tramanda anche l'uso dei fiori di lavanda.
Lavanda, la prediletta dei monaci
Purtroppo nel corso dei secoli la diffusissima scienza erboristica andò per la maggior parte perduta. Nella letteratura
scientifica vengono menzionate diverse motivazioni al proposito: la caduta dell'impero romano, i disordini conseguenti
alle migrazioni dei popoli, la diffusione del cristianesimo, il quale procedette in modo massiccio contro le tradizioni
cosiddette "pagane". Tuttavia fu esclusivamente nei monasteri cristiani che si continuarono a curare i malati con le erbe
in modo altamente esperto. Soprattutto i monaci benedettini si occuparono di scienza erboristica, e furono molto
probabilmente loro a portare la lavanda dall'Italia nei paesi del nord dell'Europa, dove continuò poi a essere coltivata.
«Contro la debolezza prendi 3 bezzi di essenza di lavanda e un quartino di grappa».
I monaci sapevano, grazie alle proprietà della lavanda, «ristorare i nervi, ritemprare la mente», alleviare «spossatezza e
vertigini» e «eliminare flatulenza e gas intestinali». Il medico personale di Filippo III di Nassau-Saarbrücken, Jakob
Theodor Tabernaemontanus, consigliava a chi aveva «il fegato costipato» di aggiungere soltanto un buon vino a dello
«spigonardo, della renella, del calmus, dell'agrimonia e una manciata di piccole roselline».
Un buon sorso alla mattina e alla sera e il dolore sarebbe presto scomparso.
«Chi è di gracile costituzione / deve sempre annusare il profumo della lavanda».
Santa Hildegard von Bingen, badessa e mistica dell'XI secolo, stilò una preziosa raccolta di ricette di erbe e piante.
Dedicò alla lavanda un capitolo intero e la definì un'erba della madre di Dio che procura «piaceri impudichi».
La lavanda che viene raccolta nella notte di san Giovanni tiene lontano il malocchio.
Quando la peste flagellò l'Europa, si cercò disperatamente di evitare il rischio di contagio o almeno di alleviare la
malattia facendo ricorso a rimedi naturali. Di quel periodo è noto anche il cosiddetto "aceto dei quattro ladroni". I briganti
depredavano le case di quelli che erano morti di peste e volevano difendersi dal contagio.
Mescolavano all'aceto lavanda, rosmarino, salvia, assenzio, cannella, menta, canfora, aglio e noce moscata e se lo
sfregavano su tutto il corpo. Evidentemente questa mistura ebbe tanto successo da trovare posto nei ricettari di
medicina popolare.
«La lavanda è utile alle donne frigide / le rende fertili / scaccia tutti gli umori cattivi dai loro organi riproduttivi / così da
evitare il concepimento».
Nella Stiria, in periodo medievale si versavano nell'orecchio gocce del succo ottenuto dall'erba di lavanda contro la
sordità. Il re Carlo VI di Francia (1380-1422) apprezzava particolarmente la lavanda per la sua proprietà di conciliare il
sonno. Evitava di mettersi in viaggio se non aveva con sé un cuscino imbottito di lavanda.
«Metti qualche goccia di lavanda nell'acqua / immergivi la tua camicia / finché la stoffa sarà impregnata del suo profumo
/ così non sarà infestata dai pidocchi».
Gli autori di numerosi erbari della prima era moderna si attennero prevalentemente alle indicazioni che aveva dato
Dioskurides rispetto alle varie piante officinali. Va da sé che anch'essi riportarono dettagliatamente le virtù curative delle
diverse specie di lavanda.
«Dopo aver bollito della lavanda nell'aceto / tenere il liquido sul dente infiammato / calma il dolore».
Secondo i testi antichi le prime colture di lavanda furono impiantate in Borgogna nel 1371; in Inghilterra nel XIII secolo la
lavanda era già inserita tra i farmaci dei "Physicians of Myddvai", una famiglia di medici che da generazioni si era
dedicata alla scienza erboristica. Il fiore azzurro veniva definito nei loro scritti come Ilafand o Ilafanllys.«Posto il fiore in vino cotto / e portato alla bocca / ridona la parola».
Paracelso, il famoso medico e scienziato del XVI secolo, noto come uno dei padri della medicina moderna, per guarire
le malattie si affidava principalmente al potere risanatore della natura, che egli denominava il "medico interno".
Apprezzava tra l'altro i fiori di lavanda, ritenendoli un valido rimedio contro i disturbi nervosi.
«La lavanda è anche un rimedio ottimo per la sbornia / quando la mattina vi dà un cerchio alla testa / da spalmare sulla
pelle / inalare / e strofinare sulle tempie».
Nel XVI e XVII secolo, un periodo di scarsa igiene, diventò di moda cercare di nascondere i cattivi odori del corpo con i
profumi.
La fresca fragranza della lavanda era in voga e a Parigi si aprirono le prime profumerie.
- «Ecco a voi i fiori!
Lavanda, nummularia, salvia, maggiorana; la calendula che si addormenta col sole e piangendo si alza con lui; sono
fiori di mezza estate e si devono dare agli uomini di mezza età; siate i benvenuti!».
Oh, sweet lavender...
L'otto ottobre del 1792 si ricorda come la data di nascita dell'acqua di colonia, il famoso profumo di Colonia, che un
tempo veniva chiamato aqua mirabilis e che contiene tra l'altro anche della lavanda. Quel giorno, infatti, il giovane
commerciante Wilhelm Mühlens si sposò e ricevette in dono per l'occasione da un monaco cerusico la ricetta segreta di
questa acqua. Egli iniziò allora subito a produrla e accluse a ogni flaconcino un foglietto in cui venivano lodati gli effetti
dell'acqua curativa in caso di mal di testa e di tachicardia. Nel 1810, tuttavia, Napoleone Bonaparte emanò un decreto in
cui si proibivano le preparazioni secondo ricette dei medicinali. La ditta Mühlens non potè opporsi e pubblicizzò da allora
la sua acqua di colonia non come farmaco, ma come profumo corroborante. Napoleone stesso d'altronde deve esserne
stato un entusiasta e regolare consumatore...
In Svezia l'essenza di lavanda è nota come stimolante, assunta con alcool e zucchero. E in Russia viene assunta
regolarmente già da tempo contro flatulenza e mal di stomaco.
I fiori di lavanda si usano come conservante: un animaletto della famiglia delle lucertole veniva apprezzato all'inizio del
XIX secolo nei paesi dell'Europa meridionale come afrodisiaco e come potente rimedio contro varie malattie. Gli si dava
una caccia spietata e una volta sventrato lo si conservava nei fiori di lavanda. Per molto tempo non poté mancare nelle
farmacie. Già a partire dal Medioevo esistevano anche in Inghilterra grandi coltivazioni di lavanda. Un famosissimo
ricostituente era costituito da brandy oppure gin in cui erano stati lasciati a macerare dei fiori di lavanda. Nel XVIII
secolo la famiglia Yardley gestì a Londra una fiorente fabbrica di saponi e di profumi; il loro famoso profumo di lavanda
conobbe un grande successo commerciale, anche perché la stessa regina Vittoria ne era un'entusiasta consumatrice.
La lavanda venne coltivata fino al XIX secolo in grandi campi nel Mitcham/Surrrey, oggi un sobborgo di Londra. A quel
tempo le spighe si raccoglievano ancora a mano e si trasportavano su carriole nei luoghi deputati alla distillazione.
Durante il tragitto risuonava sempre il canto:
«Come and buy! Come and buy my sweet lavender!
Only two bunches for a penny!
(Venite e comprate la mia bella lavanda!
Due mazzi per un penny!)».
Oggi a Londra molti nomi di strade ricordano ancora i campi azzurri del Mitcham: Lavender Street, Lavender Hill,
Lavender Avenue e così via. La lavanda viene coltivata oggigiorno in grande stile nel Lincolnshire, nel Norfolk, nel
Suffolk, nel Cambridgeshire e nel Kent, dove vengono prodotti saponi, shampoo, essenze e sali da bagno alla lavanda,
che vengono in parte esportati negli USA con il vecchio nome di Mitcham-Lavendel. Da un vecchio calendario:
«La lavanda selvatica è calda e secca e il suo calore risana. Bevendo spesso la lavanda bollita nel vino oppure, se non
si ha del vino, in acqua dolcificata col miele, si alleviano i dolori al fegato, ai bronchi e ai polmoni, purificando così anche
la mente e l'intelletto».
Nell'Ottocento la lavanda veniva coltivata estensivamente anche nei dintorni di Vienna, tanto che in Austria
l'introduzione della lavanda inglese fu ben presto limitata. Anche a Vienna le donne andavano di casa in casa ad offrire i
loro mazzolini azzurri raccolti di fresco. All'inizio del XIX secolo anche le signore del Biedermeier tedesco profumavano
di lavanda e avevano cura di profumare anche la loro biancheria. Nelle case signorili le domestiche, al momento di
stirare, dovevano avere una ciotola d'acqua e un rametto di lavanda con cui spruzzare la biancheria per stirarla
perfettamente e allo stesso tempo darle un gradevole profumo. I fiori di lavanda venivano anche mescolati a petali di
rosa, altre erbe, spezie e sale da cucina. Questo "potpourri" veniva sparso sulle stufe calde, che diffondevano così poco
dopo un gradevole profumo nell'ambiente. Com'è noto nell'Ottocento si ebbe una rapida evoluzione dei farmaci ottenuti
sinteticamente e la medicina naturale venne presto squalificata dalla classe medica come non professionale e non più
adeguata ai tempi. Alcuni scienziati utilizzarono tuttavia le nuove possibilità tecniche della ricerca in laboratorio per
analizzare le proprietà delle piante officinali tradizionali, tra le quali naturalmente anche la lavanda. Così, ad esempio,
studi scientifici svolti tra il 1880 e il 1890 dimostrarono che gli agenti patogeni delle disfunzioni ghiandolari e della febbre
gialla reagivano sensibilmente all'essenza di lavanda e che questa, così come altri oli essenziali, svolgeva un'azione
antisettica. Anche Sebastian Kneipp, lo "scopritore" delle cure termali, confidò nelle proprietà curative della lavanda e
consigliò di assumere due volte al giorno cinque gocce di lavanda su una zolletta di zucchero per inappetenza,
flatulenza e «congestione al capo».
Ritorno alla ribalta di una pianta antica
Negli anni Venti del Novecento il chimico francese René Maurice Gattefossé, noto come il padre dell'aromaterapia,
studiò gli effetti terapeutici degli oli essenziali. Costui aveva nutrito da sempre una predilezione per la lavanda e
sperimentò il potere terapeutico di questa pianta perfino su se stesso: un giorno, durante un esperimento, si ustionò una
mano che immerse, senza pensarci troppo su, in un recipiente con essenza di lavanda.
Stupefatto poté constatare che non solo il dolore era subito regredito, ma anche la ferita era guarita in breve tempo
senza complicazioni.
Questo evento viene riconosciuto comunemente come l'ora della nascita dell'aromaterapia moderna, poiché in quel
contesto Gattefossé scoprì le virtù terapeutiche degli oli essenziali.
Secondo la farmacopea tedesca ancora negli anni Trenta ogni farmacia doveva avere scorte di alcune miscele di erbe.
Tra queste misture si annoverano anche le species aromaticae, le erbe aromatiche. Questa mistura era composta da:
due parti di foglie di menta, due di timo serpillo, due di fiori di lavanda, due di timo tritati finemente e una parte di chiodi
di garofano tritata finemente e una parte di cubebe polverizzato grossolanamente.
Oggi la gente ritorna ad essere scettica di fronte alla molteplicità di farmaci prescritta dai medici, quando non li rifiuta del
tutto. Molte volte vengono impiegate terapie alternative, fra le quali parecchie si servono delle virtù e dei principi attivi
delle piante, come ad esempio la medicina antroposofica, l'aromaterapia, i fiori di Bach, l'omeopatia e così via. Anche la
pianta a cui è dedicato questo libro sta ritornando ad essere d'importanza significativa. Certamente la lavanda non è una
panacea con cui si possono guarire tutte le malattie possibili, anche gravi. Tuttavia essa possiede dei principi attivi
stupefacenti, che sono in grado di alleviare diversi disturbi, sia presa da sola oppure in combinazione con i principi attivi
di altre erbe e di altre piante. E, anche se preferite affidarvi alla medicina allopatica, potrà essere sicuramente d'aiuto
sostenere la terapia prescritta dal vostro medico con le virtù terapeutiche della natura.
Nei capitoli seguenti troverete dapprima una descrizione delle peculiarità della lavanda, la sua origine, le preparazioni
disponibili in commercio e come vengono utilizzate. Vi presenteremo quindi delle ricette che contengono lavanda e che
vi aiuteranno ad alleviare dei disturbi e a prendervi cura della vostra salute e della vostra bellezza.