Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA

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Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA Analista del Comportamento certificata IBAO e IACABAI, Dottoressa in Psicologia Magistrale, Educatrice Professionale Sanitaria e laureata in Economia.

Responsabile della traduzione italiana degli esami IBA e IBT di IBAO. Contatti: satiariva@libero.it

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28/05/2026

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Lo studio di Taylor, Hughes, Richard, Hoch e Rodriguez Coello ha valutato una procedura per insegnare a tre ragazzi con autismo a chiedere aiuto quando si trovano separati dal genitore o dallโ€™insegnante in un ambiente di comunitร .

Lo studio ha impiegato un cercapersone vibrante come segnale per evocare una risposta di sicurezza. Quando il dispositivo vibrava, il ragazzo doveva cercare un adulto e consegnargli una card comunicativa che spiegava che si era perso e che bisognava contattare il genitore o lโ€™insegnante.

Questo studio รจ particolarmente interessante per bambini o ragazzi che non hanno ancora un linguaggio abbastanza fluente da spiegare verbalmente la situazione, oppure che non sono ancora in grado di usare in modo affidabile una regola del tipo: โ€œse mi perdo, devo cercare aiutoโ€. In questo caso, infatti, la risposta non dipendeva da regole verbali complesse, ma da una catena concreta: vibrazione, avvicinamento a un adulto, consegna della card e attesa.

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I partecipanti erano tre ragazzi con autismo: Jane, Lisa e Craig, di 17, 13 e 14 anni. Tutti presentavano difficoltร  significative nel linguaggio, nella socializzazione e nelle abilitร  di autonomia personale.

A differenza di altri studi, in cui i partecipanti avevano competenze verbali piรน avanzate e capacitร  di seguire regole, qui la procedura รจ stata pensata per persone con bisogni di supporto maggiori. Per questo motivo, lโ€™intervento non richiedeva necessariamente di dire frasi complesse come โ€œmi sono persoโ€, ma utilizzava una card comunicativa.

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Gli autori hanno usato due strumenti principali.

Il primo era un cercapersone vibrante, indossato sul bordo della tasca o alla cintura. Quando veniva attivato dallโ€™insegnante o dal genitore, il cercapersone vibrava per circa due secondi. La vibrazione funzionava come prompt tattile, cioรจ come segnale fisico discreto per indicare al partecipante che doveva mettere in atto la risposta appresa.

Il secondo strumento era una card comunicativa, tenuta nella tasca o nella borsa del partecipante. Sulla card erano indicati il nome del ragazzo, una frase che comunicava che si era perso e unโ€™istruzione per chiamare o contattare il genitore o lโ€™insegnante.

Invece di chiedere al ragazzo di produrre verbalmente tutta la richiesta dโ€™aiuto, quindi, la procedura gli insegnava a usare un supporto comunicativo giร  pronto. La risposta richiesta era quindi piรน semplice, piรน stabile e meno dipendente dal linguaggio spontaneo.

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La risposta corretta era composta da quattro passaggi.

Primo: avvicinarsi a un adulto.

Secondo: dire โ€œmi scusiโ€, una formula per atti**re lโ€™attenzione dellโ€™adulto.

Terzo: ti**re fuori la card comunicativa e consegnarla.

Quarto: rimanere con lโ€™adulto fino al ricongiungimento con il genitore o lโ€™insegnante.

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Durante la baseline, lโ€™insegnante accompagnava il partecipante in un ambiente di comunitร . Il ragazzo indossava giร  il cercapersone e aveva con sรฉ la card comunicativa, ma il cercapersone non veniva attivato.

A un certo punto, lโ€™insegnante usciva dal campo visivo del partecipante. Un secondo osservatore, nascosto o comunque non evidente, controllava la sicurezza del ragazzo e registrava ciรฒ che faceva. Dopo circa due minuti, la prova terminava e lโ€™insegnante si ricongiungeva al partecipante.

Questa fase serviva a vedere se il ragazzo, senza insegnamento specifico e senza attivazione del cercapersone, avrebbe cercato aiuto spontaneamente. Nessuno dei tre partecipanti ha prodotto la risposta corretta in baseline. Questo significa che avere addosso la card non bastava: la card doveva diventare parte di una risposta insegnata.

๐ˆ๐ง๐ฌ๐ž๐ ๐ง๐š๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐จ ๐š ๐ฌ๐œ๐ฎ๐จ๐ฅ๐š

La prima fase di insegnamento รจ stata condotta a scuola. Prima di lavorare negli ambienti di comunitร , gli autori hanno insegnato ai partecipanti a rispondere alla vibrazione del cercapersone in un contesto piรน controllato e prevedibile.

Prima di ogni prova, lโ€™insegnante forniva unโ€™istruzione verbale, spiegando cosa ci si aspettava che il partecipante facesse quando il cercapersone vibrava.

Poi lโ€™insegnante si posizionava molto vicino al ragazzo, a circa trenta centimetri, e attivava il cercapersone. Subito dopo la vibrazione, guidava il partecipante attraverso la catena corretta: aiutava il partecipante ad avvicinarsi allโ€™adulto piรน vicino, forniva un modello verbale per dire โ€œmi scusiโ€ e guidava manualmente il partecipante a prendere la card comunicativa e a consegnarla.

Dopo la risposta corretta, il partecipante riceveva lode e rinforzatori alimentari.

Gli autori non hanno, quindi, chiesto subito una risposta indipendente in ambiente naturale. Hanno prima costruito la catena in un ambiente piรน semplice, usando prompt immediati e rinforzo chiaro.

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Con il procedere dellโ€™insegnamento, i prompt e i rinforzatori tangibili sono stati gradualmente sfumati.

Questo significa che lโ€™obiettivo non era mantenere il ragazzo dipendente dalla guida fisica, dal modello verbale o dal rinforzatore alimentare. Lโ€™obiettivo era trasferire il controllo della risposta alla vibrazione del cercapersone.

In altri termini, il cercapersone doveva diventare lo stimolo antecedente che evocava la catena di richiesta dโ€™aiuto. La guida dellโ€™adulto serviva inizialmente a insegnare la risposta, ma doveva poi essere ridotta.

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Il partecipante doveva rispondere in modo indipendente e corretto al 100% per tre prove consecutive.

Questo criterio รจ stato usato sia nella fase di insegnamento a scuola sia nella fase di insegnamento nei contesti di comunitร .
In pratica, per considerare acquisita la risposta in un certo contesto, il partecipante doveva completare tutta la catena senza errori per tre prove di fila.

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Dopo lโ€™apprendimento iniziale a scuola, la procedura veniva trasferita in due ambienti di comunitร , assegnati in modo casuale di giorno in giorno. Durante ogni uscita venivano effettuate una o due prove: lโ€™insegnante usciva dal campo visivo del partecipante e attivava il cercapersone, la cui vibrazione doveva evocare la risposta di ricerca dโ€™aiuto. Se entro trenta secondi il ragazzo non estraeva la card e non avviava la catena corretta, lโ€™insegnante interveniva fornendo prompt discreti secondo una gerarchia dal meno al piรน intrusivo, cosรฌ da evitare il consolidarsi dellโ€™errore e riportare la prova verso la risposta corretta. Anche in questi contesti il criterio di apprendimento restava il 100% di accuratezza per tre prove consecutive.

Una volta acquisita la risposta nei luoghi di training, gli autori hanno verificato la generalizzazione in altri ambienti di comunitร  nei quali non venivano piรน forniti prompt, correzione dellโ€™errore o rinforzatori tangibili: lโ€™insegnante usciva dal campo visivo, attivava il cercapersone e osservava se la risposta appresa comparisse anche in un contesto nuovo; se entro trenta secondi non cโ€™era risposta corretta, il cercapersone veniva attivato una seconda volta e, in assenza di risposta anche dopo questo secondo segnale, la prova veniva interrotta dopo due minuti.

La stessa logica รจ stata poi verificata anche con i genitori: in quel caso era il genitore ad accompagnare il ragazzo e ad attivare il cercapersone, mentre un insegnante osservava in modo discreto, cosรฌ da valutare se lโ€™abilitร  di sicurezza funzionasse non solo con il personale scolastico ma anche in una situazione piรน vicina alla vita quotidiana della famiglia.

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Tutti e tre i partecipanti hanno imparato a consegnare la card comunicativa in risposta alla vibrazione del cercapersone, sia a scuola sia nei siti di comunitร  usati per lโ€™insegnamento.

Durante la baseline nessuno dei partecipanti aveva usato spontaneamente la card quando era separato dal caregiver o dallโ€™insegnante. Dopo lโ€™intervento, invece, tutti e tre hanno imparato a cercare assistenza consegnando la card.

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Questo studio รจ importante perchรฉ propone una procedura adatta anche a persone che non possono affidarsi pienamente al linguaggio verbale o a regole complesse. Una procedura di questo tipo puรฒ essere piรน accessibile rispetto a un intervento basato su spiegazioni verbali, role play complessi o domande del tipo: โ€œCosa devi fare se ti perdi?โ€

Il cercapersone vibrante ha funzionato come prompt tattile. La card comunicativa ha ridotto il carico verbale richiesto al partecipante. La catena comportamentale era concreta, osservabile e insegnabile passo dopo passo.

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Gli autori segnalano alcuni limiti.

Il primo riguarda la sicurezza e la scelta dellโ€™adulto. Nello studio i partecipanti dovevano avvicinarsi a un adulto della comunitร , ma gli autori osservano che studi futuri dovrebbero insegnare in modo piรน specifico ad avvicinarsi ad adulti potenzialmente piรน utili e sicuri, come un cassiere o un commesso.

Un altro limite riguarda la baseline. Gli autori non hanno misurato come i partecipanti avrebbero risposto al cercapersone prima dellโ€™insegnamento. Tuttavia, i dati di acquisizione indicavano che nessuno dei partecipanti rispondeva indipendentemente durante la prima sessione di insegnamento, quindi รจ probabile che la risposta al cercapersone prima del training sarebbe stata assente.

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Lo studio mostra che anche ragazzi con autismo e difficoltร  significative nel linguaggio e nellโ€™autonomia possono imparare una risposta di sicurezza funzionale quando si perdono in comunitร .

La procedura non si รจ basata principalmente sullโ€™utilizzo di regole verbali, ma sullโ€™insegnamento di una catena concreta: sentire la vibrazione del cercapersone, cercare un adulto, atti**re la sua attenzione, consegnare una card comunicativa e rimanere con lui fino al ricongiungimento.

Per insegnare la sicurezza non basta spiegare cosa fare. Bisogna costruire una risposta praticabile per quel bambino, scegliere supporti comunicativi adeguati, insegnare la sequenza passo dopo passo e verificarla nei contesti reali in cui dovrร  essere usata.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž: Taylor, B. A., Hughes, C. E., Richard, E., Hoch, H., & Coello, A. R. (2004). Teaching teenagers with autism to seek assistance when lost. Journal of Applied Behavior Analysis, 37(1), 79-82.

๐‹๐ž ๐ฌ๐ž๐ญ๐ญ๐ž ๐๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ข ๐๐ž๐ฅ๐ฅ'๐€๐๐€๐‘‘๐‘– ๐‘†๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘Ž ๐‘…๐‘–๐‘ฃ๐‘ŽIl termine Applied Behavior Analysis compare per la prima volta nel 1968, nel g...
27/05/2026

๐‹๐ž ๐ฌ๐ž๐ญ๐ญ๐ž ๐๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ข ๐๐ž๐ฅ๐ฅ'๐€๐๐€

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Il termine Applied Behavior Analysis compare per la prima volta nel 1968, nel giornale JABA (Journal of Applied Behavior Analysis). Nello stesso anno, Baer, Wolf e Risley pubblicano un articolo, โ€œSome current dimensions of Applied Behavior Analysisโ€, considerato alla base dellโ€™ABA, in cui individuano le 7 dimensioni fondamentali della materia. Vediamo quali sono:

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Secondo gli autori, โ€œi comportamenti, gli stimoli e/o l'organismo oggetto di studio vengono scelti in base alla loro importanza per l'uomo e per la societร , piuttosto che per la loro importanza dal punto di vista teorico. Una domanda primaria da porsi รจ: quanto รจ importante questo comportamento o questi stimoli per la persona?โ€

โ€œIn una ricerca di laboratorio si potrebbe, ad esempio, studiare il comportamento alimentare poichรฉ vi sono interazioni tra comportamento e metabolismo. Al contrario, il ricercatore che opera nellโ€™Analisi Applicata del Comportamento, (e quindi nel quotidiano), studierร  il comportamento alimentare poichรฉ ci sono bambini che mangiano troppo poco e adulti che mangiano troppo e studierร  il comportamento proprio di quelle specifiche personeโ€.

Applicata significa dunque che lโ€™ABA si concentra sullo studio e sullโ€™insegnamento di COMPORTAMENTI SOCIALMENTE SIGNIFICATIVI, utili per incrementare il benessere e lโ€™autonomia di quella specifica persona. Quando si stila un piano comportamentale bisogna sempre chiedersi quali sono gli obiettivi prioritari da individuare come target dellโ€™intervento e concentrarsi su di essi, prima di pensare a interventi per obiettivi di minore importanza in quel momento.

Insegnare a un bambino a catalogare i diversi tipi di vestiti secondo le stagioni, per esempio, potrebbe essere appropriato in un certo momento per un bambino con determinate caratteristiche, ma potrebbe non esserlo per un altro bambino, a cui, ad esempio, mancasse lโ€™abilitร  di chiedere ciรฒ di cui ha bisogno o di nominare semplici oggetti.

๐Ÿ) ๐‚๐จ๐ฆ๐ฉ๐จ๐ซ๐ญ๐š๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐š๐ฅ๐ž (๐๐ž๐ก๐š๐ฏ๐ข๐จ๐ซ๐š๐ฅ)

Secondo gli autori, โ€œpoichรฉ il comportamento di un individuo รจ composto da eventi fisici, il suo studio scientifico richiede la loro precisa misurazioneโ€.

Il focus dello studio e dellโ€™intervento nellโ€™ABA รจ IL COMPORTAMENTO DIRETTAMENTE OSSERVABILE e, quindi, misurabile.

I comportamenti vengono misurati utilizzando parametri come la durata, la frequenza, la latenza, lโ€™intensitร .

Per misurare e successivamente intervenire su un determinato comportamento sarร  necessario definirlo precisamente in maniera operazionale. Non vengono utilizzate definizioni generiche, inferenze o โ€œmentalismiโ€.

Per esempio, una corretta definizione operazionale sarร : โ€œVoglio misurare la frequenza mensile dei pizzicotti definiti come strette inferta al corpo altrui con le ditaโ€. E NON: โ€œVoglio misurare lโ€™aggressivitร  del ragazzoโ€.

โ€œVoglio misurare il numero di richieste (mand) che il bambino emette in 4 ore con la consegna di una cartaโ€. E NON: โ€œVoglio misurare lโ€™apprendimento del bambinoโ€.

โ€œComportamentismo e pragmatismo sembrano spesso andare di pari passo. La ricerca applicata รจ eminentemente pragmatica; si chiede come sia possibile portare una persona a fare qualcosa in modo efficaceโ€.

๐Ÿ‘) ๐€๐ง๐š๐ฅ๐ข๐ญ๐ข๐œ๐š (๐€๐ง๐š๐ฅ๐ฒ๐ญ๐ข๐œ)

Secondo gli autori, โ€œl'analisi di un comportamento, richiede una dimostrazione credibile degli eventi che possono essere responsabili del verificarsi o meno di quel comportamentoโ€.

Lโ€™ABA individua chiare relazioni funzionali tra variabile manipolata (variabile indipendente) e comportamento in oggetto di studio (variabile dipendente). Il ricercatore manipola gli stimoli ambientali, al fine di individuare RELAZIONI CAUSALI tra comportamenti e ambiente.

Per fare ciรฒ, lโ€™analista comportamentale si avvale della raccolta dati e di precisi disegni sperimentali.

Baer, Wolf e Risley citano due dei piรน importanti disegni sperimentali utilizzati in ABA: il reversal design e il multiple baseline design.

Nel reversal design, โ€œun comportamento viene misurato e si continua a misurare nel tempo fino a quando non viene raggiunta una stabilitร  in modo chiaro. A questo punto, viene applicata la variabile sperimentale. Si continua a misurare il comportamento, per vedere se la variabile produce un cambiamento. Se questo accade, si interrompe lโ€™applicazione della variabile sperimentale, per vedere se il cambiamento appena determinato dipende da essa. Se cosรฌ รจ, con il ritiro della variabile sperimentale, il cambiamento andrร  perso o diminuirร  (da cui il termine โ€œreversalโ€, "inversione"). La variabile sperimentale viene quindi applicata di nuovo, per vedere se si ottiene ancora lo stesso cambiamentoโ€.

โ€œNel multiple baseline design, un certo numero di comportamenti viene identificato e misurato nel tempo per fornire delle misurazioni di baseline rispetto alle quali sarร  possibile valutare i cambiamenti. Una volta ottenute le misurazioni di baseline, lo sperimentatore applica quindi una variabile sperimentale a uno dei comportamenti, produce un cambiamento in esso e probabilmente noterร  un cambiamento minimo o nullo negli altri comportamenti. In tal caso applicherร  la variabile sperimentale a uno degli altri comportamenti, ancora invariati. Se il comportamento cambia, si stanno accumulando prove che la variabile sperimentale รจ effettivamente efficace e che il cambiamento precedente non era semplicemente una questione di coincidenza. La variabile puรฒ quindi essere applicata a un altro comportamento ancora e cosรฌ viaโ€.

๐Ÿ’) ๐“๐ž๐œ๐ง๐จ๐ฅ๐จ๐ ๐ข๐œ๐š (๐“๐ž๐œ๐ก๐ง๐จ๐ฅ๐จ๐ ๐ข๐œ๐š๐ฅ)

In ABA, tutte le procedure sono descritte in maniera analitica e precisa, al fine di poter essere replicate da chiunque le debba applicare. I protocolli ABA devono descrivere tutti i passi delle procedure in modo dettagliato e completo.

Secondo gli autori, โ€œtecnologico significa semplicemente che le tecniche che compongono una particolare applicazione comportamentale sono completamente identificate e descritte. In questo senso, "terapia del gioco" non รจ una descrizione tecnologica e non lo รจ neppure "rinforzo sociale". Ai fini dell'applicazione di un intervento, tutti gli ingredienti salienti della โ€œterapia del giocoโ€ devono essere descritti come un insieme di contingenze tra la risposta del bambino, la risposta del terapeuta e i materiali di gioco. Allo stesso modo, per qualificarsi come procedura tecnologica, tutti gli ingredienti del rinforzo sociale devono essere specificati (stimoli, contingenza e schedule di rinforzo).

La migliore regola pratica per valutare la descrizione di una procedura come tecnologica รจ probabilmente chiedersi se un lettore tipicamente addestrato potrebbe replicare quella procedura abbastanza bene da produrre gli stessi risultati, data solo una lettura della descrizioneโ€.

๐Ÿ“) ๐‚๐จ๐ง๐œ๐ž๐ญ๐ญ๐ฎ๐š๐ฅ๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐ž ๐’๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ฆ๐š๐ญ๐ข๐œ๐š (๐‚๐จ๐ง๐œ๐ž๐ฉ๐ญ๐ฎ๐š๐ฅ ๐’๐ฒ๐ฌ๐ญ๐ž๐ฆ๐ฌ)

Le procedure ABA derivano direttamente dai principi della scienza del comportamento e sono procedure di comprovata evidenza scientifica ed efficacia. Vengono esclusi tutti gli interventi non โ€œevidence-basedโ€, per cui, cioรจ, la ricerca scientifica non ha prodotto prove di efficacia.

Quando si predispone un protocollo ABA, bisogna sempre chiedersi se tutti i passi descritti sono coerenti con i principi e le leggi del comportamento. Non bisogna mai uscire dal campo dellโ€™evidenza scientifica.

I protocolli ABA non devono essere solo tecnologici (descritti in maniera precisa e analitica), ma devono contenere anche riferimenti ai principi da cui derivano le procedure.

Per esempio, per citare le parole degli autori, โ€œdescrivere l'esatta sequenza dei cambi di colori con cui un bambino viene portato a imparare, a partire dalla discriminazione di colore, la discriminazione di forma, รจ positivo; รจ meglio perรฒ fare riferimento anche alle procedure di "fading" e "discriminazione senza errori".

Una descrizione completa รจ utile al fine di una corretta replicazione della procedura da parte di chi legge e mostra anche al lettore come procedure simili possono essere derivate da principi di base.

Questo puรฒ avere l'effetto di trasformare un insieme di tecnologie in una disciplina, piuttosto che in una raccolta di stratagemmi. Storicamente le raccolte di stratagemmi sono state difficili da espandere sistematicamente e, quando ciรฒ รจ stato possibile, difficili da imparare e da insegnareโ€.

๐Ÿ”) ๐„๐Ÿ๐Ÿ๐ข๐œ๐š๐œ๐ž (๐„๐Ÿ๐Ÿ๐ž๐œ๐ญ๐ข๐ฏ๐ž)

Gli interventi basati sullโ€™ABA devono essere efficaci. I principi del comportamento non sono molti e sono universali (validi per tutti gli esseri umani); di contro le specifiche procedure in cui vengono declinati possono essere infinite, a seconda delle caratteristiche individuali della persona a cui sono rivolte. Le procedure devono essere tarate sul singolo individuo. Sono i dati a guidare il nostro intervento. Si applica il metodo scientifico.

I dati ci indicano che il nostro intervento รจ efficace? Se i dati non vanno nella direzione dellโ€™efficacia significa che vanno fatte delle modifiche. I dati consentono di valutare lโ€™efficacia di un intervento in itinere e, eventualmente, di sostituirlo o di cambiare qualche variabile.

Se lโ€™intervento รจ efficace, quanto รจ efficace? Quanto velocemente si sta producendo il cambiamento? Bisogna sempre porsi queste domande, avendo sempre in mente che i cambiamenti da produrre devono essere socialmente significativi e produrre risultati importanti per la persona.

Per citare gli autori: โ€œnella ricerca di base (non applicata, cioรจ di laboratorio), effetti piccoli ma affidabili, sono spesso un risultato estremamente prezioso, poichรฉ testimoniano il funzionamento di qualche variabile che di per sรฉ ha una grande importanza teorica. Nell'ambito applicativo, invece, l'importanza teorica di una variabile di solito non รจ il punto principale. Il criterio essenziale รจ, invece, la sua importanza pratica, in particolare il suo potere di alterare il comportamento abbastanza da essere socialmente importanteโ€.

Lโ€™obiettivo รจ dunque il miglioramento reale della qualitร  di vita.
โ€œUna domanda pertinente puรฒ essere: quanto รจ necessario modificare quel comportamento?โ€

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Un intervento basato sullโ€™ABA sarร  tanto piรน efficace, quanto piรน la persona sarร  in grado di generalizzare le abilitร  acquisite in diversi ambienti, tra diverse persone e a piรน comportamenti.

La generalizzazione non รจ qualcosa che avviene sempre in automatico, ma in molti casi va pianificata con interventi ad hoc. Ad esempio, se insegno a un bambino a denominare (tact) una mela quando vede una mela rossa, non รจ detto che generalizzerร  automaticamente lโ€™apprendimento anche a mele gialle, o a immagini di mele. In alcuni casi, dovrรฒ pianificare lโ€™apprendimento affinchรฉ questo avvenga.

Allo stesso modo, se un ragazzo riduce il suo comportamento di sputare quando fa una passeggiata con gli educatori, non รจ detto che automaticamente lo riduca quando รจ in cortile a giocare. In alcuni casi la generalizzazione avviene automaticamente, in altri casi gli interventi di generalizzazione vanno pianificati.

Per citare gli autori: โ€œsi puรฒ dire che un cambiamento comportamentale dimostra di essere generalizzabile se si rivela durevole nel tempo, se appare in un'ampia varietร  di ambienti o se si diffonde a un'ampia varietร  di comportamenti correlati.
In generale, la generalizzazione dovrebbe essere programmata, piuttosto che attesa o pretesaโ€.

Ai fini della generalizzazione, รจ importante condurre lโ€™intervento ABA in ambiente naturale, ovvero negli ambienti che la persona frequenta nella vita di tutti i giorni. Non รจ quindi consigliabile eseguire il programma ABA sempre e solo nel centro educativo, ma dovrebbero essere pianificati interventi che coinvolgono tutti i contesti: casa, scuola, centro sportivo, parco ecc.
โ€œLโ€™apprendimento รจ ciรฒ che rimane quando termina lโ€™insegnamentoโ€ (Skinner).

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ข: Baer, D. M., Wolf, M. M., & Risley, T. R. (1968). Some current dimensions of applied behavior analysis. Journal of applied behavior analysis, 1(1), 91.

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25/05/2026

๐‚๐จ๐ฌ๐š ๐Ÿ๐š๐ซ๐ž ๐ฌ๐ž ๐ฎ๐ง ๐›๐š๐ฆ๐›๐ข๐ง๐จ ๐ฌ๐ข ๐ฉ๐ž๐ซ๐๐ž? ๐‹๐š ๐ฌ๐ข๐œ๐ฎ๐ซ๐ž๐ณ๐ณ๐š ๐ฌ๐ข ๐ฉ๐ฎ๐จฬ€ ๐ข๐ง๐ฌ๐ž๐ ๐ง๐š๐ซ๐ž

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Lโ€™articolo di Bergstrom, Najdowski e Tarbox descrive un intervento per insegnare a tre bambini con autismo cosa fare se si separano dal caregiver in un negozio.

Il punto centrale dello studio รจ costruire una risposta osservabile, misurabile e utilizzabile in ambiente naturale: chiamare il genitore, cercare un dipendente del negozio e comunicare di essersi persi.

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I bambini con autismo possono non acquisire spontaneamente abilitร  di sicurezza, anche quando hanno buone competenze verbali. Per questo alcune risposte, come chiedere aiuto quando ci si perde, devono essere insegnate in modo esplicito, con prove reali, prompt, pratica guidata e generalizzazione.

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Lo studio ha coinvolto tre bambini con diagnosi di autismo, tra i 10 e gli 11 anni. Tutti ricevevano giร  intervento comportamentale individualizzato e avevano alcune competenze prerequisito: linguaggio vocale di base, capacitร  di seguire semplici regole, storia di apprendimento attraverso role play e, secondo i genitori, capacitร  di distinguere i dipendenti del negozio dai clienti.

La procedura descritta richiede, quindi, alcune abilitร  preliminari, oppure un adattamento per bambini con repertori comunicativi piรน fragili.

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La risposta insegnata era composta da tre passaggi.

Primo: chiamare โ€œmammaโ€ o โ€œpapร โ€ con un volume superiore al normale tono usato nelle conversazioni.

Secondo: individuare un dipendente del negozio. Operazionalmente, questo significava avvicinarsi al dipendente, orientarsi verso di lui e stare entro circa un metro.

Terzo: dire al dipendente di essersi perso, con frasi come โ€œmi sono persoโ€.

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Gli autori hanno usato un sistema a punti che implicava ricevere un punto per ciascuna risposta corretta. Il bambino poteva ottenere fino a tre punti.

Se, perรฒ, riusciva a trovare un dipendente e a comunicare di essersi perso, otteneva automaticamente il punteggio pieno, anche se non aveva prima chiamato il genitore. La risposta piรน importante, dal punto di vista della sicurezza, era infatti arrivare a una persona appropriata e chiedere aiuto.

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La baseline รจ stata costruita in modo naturalistico. Il genitore portava il bambino in un negozio e gli dava un piccolo compito, per esempio andare a scegliere uno spazzolino e poi tornare da lui.

Mentre il bambino era impegnato, il caregiver si allontanava. Quando il bambino tornava nel punto in cui aveva lasciato il genitore e non lo trovava, iniziava lโ€™osservazione.

Per cinque minuti nessuno forniva aiuti o suggerimenti. Alcuni osservatori, senza farsi notare, seguivano il bambino per raccogliere dati e garantire la sicurezza.

Gli autori non hanno, quindi, chiesto al bambino โ€œcosa faresti se ti perdessi?โ€, ma hanno osservato cosa facesse realmente in una situazione simulata, ma credibile. Conoscere verbalmente una regola, infatti, non equivale necessariamente a emettere il comportamento corretto nel contesto naturale.

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Durante la baseline i bambini non eseguivano la sequenza completa. In genere ottenevano zero o un punto. Questo significa che, prima dellโ€™insegnamento, non erano in grado di rispondere in modo affidabile alla situazione di separazione dal caregiver.

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La fase di insegnamento รจ stata condotta direttamente nei negozi. Il training avveniva in ambienti frequentati dai bambini e dai loro genitori.

Gli autori evitavano reparti con stimoli troppo preferiti, come videogiochi o giocattoli, per ridurre la probabilitร  che il bambino fosse troppo assorbito da altri rinforzatori e non rispondesse alla situazione.

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Prima di ogni prova, il terapista spiegava al bambino le regole. Le regole erano tre:

โ€œSe ti perdi, devi chiamare mamma o papร .โ€

โ€œSe non funziona, devi cercare un dipendente del negozio.โ€

โ€œQuando trovi un dipendente, devi dirgli che ti sei perso.โ€

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Dopo la revisione delle regole, il caregiver si allontanava in modo discreto mentre il bambino guardava un prodotto.

A quel punto il terapista iniziava il role play, dicendo qualcosa come: โ€œOh no! Dovโ€™รจ mamma? Ci siamo persi. Che cosa devi fare?โ€
Questa frase aveva la funzione di rendere saliente la situazione-problema e avviare lโ€™occasione di risposta.

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La procedura di prompting era vocale e graduale.

Il primo prompt era una domanda aperta o parzialmente guidata: โ€œChe cosa devi fare per prima cosa?โ€ oppure โ€œChe cosa devi fare dopo?โ€

Se il bambino non rispondeva correttamente, il terapista passava a un secondo tipo di prompt, chiedendo informazioni su risposte scorrette: โ€œDovresti restare fermo qui?โ€ oppure โ€œDovresti uscire dal negozio?โ€

Se il bambino ancora non rispondeva correttamente, il terapista dava una direttiva vocale piรน esplicita, per esempio: โ€œChiama mammaโ€ oppure โ€œVai a cercare un dipendenteโ€.

Gli autori impiegavano, quindi, una gerarchia di prompt dal meno al piรน intrusivo, con lโ€™obiettivo di evocare la risposta corretta ma anche di ridurre progressivamente la dipendenza dallโ€™aiuto dellโ€™adulto.

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Il rinforzatore usato era principalmente la lode vocale.

Il terapista forniva una lode dopo che il bambino completava il passaggio finale, cioรจ dopo aver comunicato al dipendente di essersi perso.

Il rinforzatore arrivava, quindi, al completamento della catena di sicurezza, non dopo ogni micro-passaggio, perchรฉ lโ€™obiettivo era costruire una sequenza funzionale completa.

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Il criterio di padronanza era ottenere il punteggio massimo, cioรจ tre punti, in due prove consecutive.

Il criterio di padronanza era il raggiungimento del punteggio massimo, cioรจ 3 punti, in due prove consecutive.

Dopo il raggiungimento del criterio, gli autori hanno previsto alcune prove indipendenti aggiuntive, ancora allโ€™interno della fase di training. Successivamente, hanno condotto una prova conclusiva senza il terapista nelle immediate vicinanze, per verificare che il bambino rispondesse alla situazione di essersi perso e non semplicemente alla presenza del terapista.

In questa prova conclusiva, la situazione somigliava molto alla baseline: il bambino veniva separato dal caregiver, ma le regole venivano riviste allโ€™inizio e il bambino sapeva che si sarebbe creata una situazione di โ€œperdersiโ€. Il terapista osservava da lontano e forniva lode solo dopo il completamento corretto della sequenza.

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Dopo il training, gli autori hanno condotto prove di post-training simili alla baseline.

Il bambino veniva separato dal genitore in negozio, senza prompt iniziali durante la prova.

Gli osservatori raccoglievano i dati e garantivano sicurezza.
Se entro cinque minuti il bambino non rispondeva correttamente, il terapista poteva intervenire con un prompt, per esempio: โ€œTi sei perso? Che cosa devi fare?โ€ Questa correzione รจ stata necessaria solo in una prova per uno dei partecipanti.

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Gli autori non si sono limitati a verificare la risposta nei negozi in cui era stato condotto il training.

Dopo lโ€™insegnamento, hanno predisposto prove anche in negozi diversi, nei quali la sequenza non era stata insegnata direttamente. In queste prove non venivano forniti prompt allโ€™inizio: il bambino veniva separato dal caregiver e gli osservatori valutavano se metteva in atto spontaneamente la risposta appresa.
I risultati sono stati positivi.

Quinton e Randy hanno mostrato rapidamente la sequenza corretta anche nei negozi non inclusi nel training.

Tito ha avuto un percorso piรน graduale: in alcune prove ha avuto bisogno di ulteriore supporto o di una sessione aggiuntiva di training, soprattutto quando erano presenti stimoli molto attraenti, come un videogioco. Alla fine, perรฒ, anche lui ha mostrato la risposta corretta in negozi nuovi.

Questi risultati suggeriscono che lโ€™intervento non ha prodotto solo una risposta legata a un singolo luogo, ma una competenza piรน ampia: quando il bambino non trovava il caregiver in un ambiente pubblico, poteva chiamarlo, cercare una persona appropriata e comunicare di essersi perso.

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I risultati mostrano che due bambini hanno acquisito rapidamente la sequenza.

Il terzo ha avuto bisogno di piรน prove e di una correzione aggiuntiva. In una prova, si รจ fermato a giocare con un videogioco per quasi tutto il tempo disponibile e, solo alla fine, ha comunicato a un dipendente di essersi perso. Questo dato รจ clinicamente molto utile: ci ricorda che la presenza di stimoli altamente preferiti puรฒ competere con la risposta di sicurezza. Per questo, nella pratica, sarebbe importante programmare il training anche in ambienti progressivamente piรน complessi e con distrattori realistici.

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La procedura, quindi, puรฒ essere riassunta cosรฌ:

si definisce con precisione che cosa deve fare il bambino quando si perde;

si osserva in baseline cosa fa spontaneamente, senza suggerimenti;

si insegna la sequenza in ambiente naturale;

si usano regole semplici, role play, prompt vocali graduati e lode;

si richiede lโ€™esecuzione indipendente della catena;

si rimuove gradualmente la presenza ravvicinata del terapista;

si verifica la generalizzazione in negozi non presenti nel training;

si mantiene sempre una supervisione nascosta per garantire la sicurezza.

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Il trattamento รจ un pacchetto composto da rule-governed behavior, role play, prompting, fading parziale della presenza dellโ€™adulto, rinforzo sociale e prove in ambiente naturale. Non รจ possibile sapere quale componente abbia prodotto il cambiamento, perchรฉ non รจ stata fatta unโ€™analisi dei singoli elementi del trattamento. Il pacchetto nel suo insieme รจ risultato efficace per tutti e tre i bambini.

๐ˆ๐ฆ๐ฉ๐ฅ๐ข๐œ๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข ๐œ๐ฅ๐ข๐ง๐ข๐œ๐ก๐ž

Non basta dire al bambino โ€œse ti perdi chiedi aiutoโ€. Bisogna insegnargli esattamente chi cercare, cosa dire, quanto avvicinarsi, in quale ordine agire e in quali contesti usare questa risposta. Inoltre, bisogna fare prove reali, controllate e sicure, perchรฉ le abilitร  di sicurezza devono funzionare fuori dal setting terapeutico.

๐‹๐ข๐ฆ๐ข๐ญ๐ข ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐ฌ๐ญ๐ฎ๐๐ข๐จ

Gli autori segnalano alcuni limiti.

I partecipanti avevano buone competenze verbali e capacitร  di seguire regole; non sappiamo se la stessa procedura funzionerebbe senza modifiche con bambini non vocali, con repertori verbali minimi o con difficoltร  importanti nella discriminazione tra dipendenti e clienti.

Non รจ stato valutato il mantenimento a lungo termine. Sarebbe quindi opportuno programmare momenti periodici di ripasso, prove di verifica a distanza di tempo e adattamenti comunicativi individualizzati. In base al profilo del bambino, si potrebbero utilizzare un cartellino identificativo, strumenti di comunicazione aumentativa, un telefono, uno smartwatch o altri supporti visivi per facilitare la richiesta di aiuto in modo sicuro e accessibile.

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La sicurezza puรฒ e deve essere insegnata come repertorio comportamentale; non come raccomandazione astratta, ma come sequenza osservabile, praticata nel luogo in cui dovrร  realmente essere usata. Il bambino impara attraverso prove guidate, feedback e occasioni realistiche, fino a poter chiedere aiuto in modo indipendente quando si trova separato dal caregiver.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž: Bergstrom, R., Najdowski, A. C., & Tarbox, J. (2012). Teaching children with autism to seek help when lost in public. Journal of Applied Behavior Analysis, 45(1), 191-195.

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