10/02/2019
Le vene varicose sono un disturbo a carico del sistema circolatorio caratterizzato dallo sfiancamento delle pareti delle vene superficiali degli arti inferiori associato a una ritenzione di liquidi a livello delle gambe.
La malattia varicosa è molto diffusa nella popolazione. La prevalenza attuale dell’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori è del 10-50% nella popolazione adulta maschile e del 50-55% in quella femminile. La malattia varicosa è presente e clinicamente manifesta nel 10-33% delle donne e nel 10-20% dei maschi adulti e in una minoranza di pazienti può evolvere in tromboflebiti o in ulcere degli arti inferiori dolorose e difficili da guarire. Fino a pochi anni fa la terapia consisteva sostanzialmente nel bendaggio elastico e nella classica asportazione delle varici, che tuttora rimangono valide soluzioni.
Sin dalla fine degli anni ‘90 le tecniche chirurgiche ablative endovascolari (laser e radiofrequenza) sono entrate a far parte del bagaglio tecnico dei chirurghi vascolari, i quali hanno colto l’efficacia immediata ed a lungo termine dell’avanguardia tecnologica.
La termoablazione con radiofrequenza prevede l’inserimento di un micro catetere attraverso una semplice puntura o una incisione col bisturi in anestesia locale in un punto della gamba precedentemente mappato mediante un esame ecocolordoppler. Una volta raggiunta la posizione pianificata, la sonda emette un’onda energetica (radiofrequenza) che provoca la chiusura della vena malata (ablazione) escludendola dalla circolazione.
Tale tecnica è caratterizzata da mini-invasività, cioè da assenza di ferita chirurgica inguinale e da una singola piccolissima ferita periferica, ridotto o assente dolore e bruciore post-operatorio alla coscia, ripresa immediata delle proprie attività e brillante risultato estetico. Al giorno d’oggi le tecniche mini-invasive sono riconosciute a livello internazionale da preferire alla classica safenectomia.
Ma quali sono i vantaggi di queste tecniche rispetto all’intervento classico per varici?
- non viene più effettuata l’incisione chirurgica a livello inguinale, con minor rischio di infezioni,
di lesioni linfatiche e minor numero di ematomi; la tecnica è particolarmente indicata nei soggetti con rischio di infezione come i soggetti obesi o diabetici.
- non viene più praticata una anestesia spinale, dato che basta l’anestesia locale, che è molto meno invasiva per il paziente e permette il risparmio sui tempi e procedure legati all’anestesia (personale, materiali, visita anestesiologica pre-operatoria);
- nessun esame pre-operatorio, mentre con la tecnica classica sono necessari almeno una routine di esami ematochimici ed ECG, talvolta Rx torace e altre eventuali visite o esami che l’Anestesista ritenga opportuni in vista della realizzazione dell’anestesia spinale
- risparmio di tempo di utilizzo di una sala operatoria maggiore, che viene lasciata libera per interventi più complessi (almeno 50 - 90 minuti con la safenectomia classica – le nuove tecniche si possono fare in saletta operatoria ambulatoriale in 20 – 30 minuti);
- il paziente può lasciare l’ospedale quasi subito dopo la procedura, anche se prudenzialmente viene mantenuto in osservazione per qualche ora (ricovero ambulatoriale)
- minori complicanze di ferita in quanto minor numero di ferite.
- Tutti i pazienti vengono seguiti nel tempo con una visita di controllo ad un mese che comprende anche un controllo ecocolordoppler (il tutto incluso come le 2 medicazioni post-operatorie nel costo del contributo SSN con impegnativa per i non esenti, mentre è gratuito per chi è esente).
Dal 2011 l’intervento di safenectomia con radiofrequenza per il trattamento delle varici dovute alla malattia delle vene grande e piccola safena viene correntemente effettuato presso il reparto di Chirurgia di Vittorio Veneto e ad oggi ne sono stati realizzati oltre 500, mentre nella minoranza di casi in cui questo tipo di intervento non è fattibile si effettua la safenectomia classica.
I risultati a lungo termine hanno dimostrato l’efficacia della procedura, anche se il paziente che soffre di varici viene invitato comunque, qualsiasi sia il tipo di intervento effettuato, a portare delle calze preventive più leggere per evitare la malattia delle vene rimaste.
Queste tecniche stanno incontrando il gradimento dei pazienti rispetto all’intervento classico, non solo per un motivo estetico, ma anche per il fatto che possono dall’indomani camminare quasi normalmente, volendo anche tornare al lavoro.