11/04/2026
L’emoglobina glicata (HbA1c) nasce dal contatto tra il glucosio presente nel sangue e l’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno. Quando nel tempo il glucosio tende a restare più alto del dovuto, una quota maggiore di emoglobina viene “glicata”. Proprio per questo l’emoglobina glicata non descrive la glicemia del singolo momento, ma riflette l’andamento medio della glicemia negli ultimi 2–3 mesi.
Più a lungo e più frequentemente la glicemia resta elevata nel tempo, maggiore sarà la percentuale di emoglobina glicata rilevata all’esame. In altri termini, non è semplicemente “zucchero alto quel giorno”, ma il segnale che il glucosio ha circolato in eccesso con una certa continuità.
Quando questo accade, il contesto biologico da prendere in considerazione è spesso quello di una regolazione metabolica che sta diventando meno efficiente. In molti casi, soprattutto nelle fasi iniziali, il pancreas riesce ancora a produrre insulina, ma i tessuti iniziano a rispondere meno efficacemente al suo segnale: il glucosio viene gestito peggio nel tempo, tende a permanere più a lungo in circolo e questo può favorire il progressivo innalzamento della glicata.
È proprio qui che spesso entrano in gioco quadri come insulino-resistenza, sindrome metabolica e steatosi epatica, che raramente restano fenomeni isolati e molto più spesso fanno parte della stessa alterazione metabolica di fondo.
Il problema è che, molto spesso, tutto questo non si manifesta subito con segnali clamorosi. Si traduce invece in fame più difficile da gestire, energia meno stabile, sonnolenza post-prandiale, aumento del grasso addominale, difficoltà a perdere peso, lucidità mentale altalenante e nella sensazione progressiva che il corpo non stia più rispondendo in modo fisiologico.
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