Dr. Federico Ricci

Dr. Federico Ricci Facciamo squadra nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Tra quei fattori di rischio mi riferisco in primis al sovrappeso e all’obesità.

Ciao sono il Dr. Federico Ricci, ciò che mi appassiona è studiare e approfondire tutto quello che può promuovere la crescita umana e quindi il benessere psico-fisico che ne consegue. Nel mio lavoro sento la necessità di divulgare a più persone possibili quali sono i comportamenti alimentari che si sono rivelati in grado di prevenire e contrastare i fattori di rischio alle malattie croniche più diffuse al mondo. Mi sono presentato nelle vesti di dottore in quanto possiedo due Lauree Magistrali, una in Farmacia e una in Alimentazione e Nutrizione Umana, a suo tempo ho superato i due esami di stato che mi hanno permesso di svolgere la professione di Farmacista e di Biologo Nutrizionista, inoltre ho un Master Universitario in Neuroscienze – Mindfulness – Attività Contemplative e ho conseguito il Diploma CSI/SNPT di Personal Trainer riconosciuto dal CONI e dal Ministero dell’Interno valido in tutta Europa. Inoltre ci tengo a precisare che io ora sono qui in veste di Lifestyle Coach, ossia quella figura professionale che vuole prenderti per mano in un percorso risolutivo di rinascita. La mia professionalità desidera esprimersi aiutandoti a realizzare i tuoi obiettivi, Il tutto si declina nel darti i consigli giusti e motivarti per metterli in pratica.

11/01/2026

Se ti riconosci in gonfiore, alvo irregolare, colon irritabile o disbiosi, difficoltà a dimagrire soprattutto all'addome, stanchezza con mente poco lucida, o fame serale con voglia intensa di zuccheri, non è solo una questione epatica isolata. 

Queste condizioni richiedono inevitabilmente un approccio nutrizionale personalizzato per interrompere il circolo: mappando trigger infiammatori, ottimizzando la composizione dei pasti per riequilibrare il microbiota, modulando l'assunzione di carboidrati e integrando strategie anti-stress, testando tutto step by step. 

Se hai una diagnosi medica di fegato grasso / MASLD e ti rivedi in ciò che ho descritto, e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso

10/01/2026

Il punto critico è che queste condizioni—oggi estremamente frequenti nella popolazione adulta—tendono a sommarsi e potenziarsi: il fegato grasso e l’assetto metabolico alterato rendono più facile l’accumulo e più difficile la perdita di grasso; l’intestino instabile riduce qualità di vita e aderenza; l’assenza della colecisti, in alcune persone, rende la digestione meno prevedibile.

Se non si interviene in modo mirato, la conseguenza più comune non è “solo” restare fermi: è consolidare nel tempo un terreno infiammatorio e metabolico che continua a lavorare nella direzione sbagliata.

La soluzione, in questi casi, non è una dieta standard. È un percorso nutrizionale personalizzato che costruisce una strategia coerente su tre livelli:

👉 assetto metabolico: migliorare sensibilità insulinica, ridurre infiammazione di basso grado e favorire un dimagrimento stabile;

👉 asse fegato–bile–intestino: impostare composizione dei pasti e distribuzione dei macronutrienti tenendo conto del fatto che, senza colecisti, la bile non viene più “rilasciata a comando” durante il pasto; in pratica significa calibrare quantità e struttura dei pasti per migliorare digestione, regolarità e prevedibilità dei sintomi;

👉 intestino e diverticoli: lavorare sulla reattività intestinale e sulla soglia di irritazione, quindi sulla qualità delle fibre e sulla loro gestione, e su una reintroduzione graduale e strutturata degli alimenti e dei volumi, per ridurre irritazione, fermentazione e instabilità nel tempo.

Il percorso viene poi accompagnato da controlli regolari, aggiustamenti settimanali e una strategia sostenibile nel tempo.

Se ti rivedi in ciò che ho detto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

10/01/2026

Nella MASLD (fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato) il punto non è solo “quanto grasso” c’è nel fegato, ma come la cellula epatica gestisce l’energia nel tempo.

Il fegato è uno dei principali snodi del metabolismo: riceve e trasforma nutrienti, regola la glicemia, sintetizza lipidi e gestisce l’ossidazione degli acidi grassi. Per svolgere tutto questo dipende in modo critico dai mitocondri, cioè dalle “centrali energetiche” che convertono i substrati in ATP attraverso la respirazione cellulare.

Quando l’apporto energetico non è coerente con la capacità ossidativa dell’organismo—per quantità, qualità e combinazione di macronutrienti—i mitocondri sono costretti a lavorare in condizioni sfavorevoli. In questo scenario può aumentare la produzione di specie reattive dell’ossigeno (stress ossidativo): non come evento “sporadico”, ma come pressione biologica ripetuta. 

Se questa pressione si mantiene, il sistema antiossidante non riesce più a compensare in modo efficace, e si innesca un circolo vizioso: stress ossidativo → danno funzionale mitocondriale → minore efficienza nell’ossidare grassi e nel produrre energia → ulteriore accumulo lipidico e maggiore vulnerabilità infiammatoria.

È uno dei motivi per cui la progressione può essere graduale ma concreta: dal fegato grasso si può passare, in una parte delle persone, a forme più complesse come steatoepatite e, successivamente, a fibrosi, cioè alla sostituzione progressiva del tessuto funzionale con tessuto cicatriziale. E questa traiettoria spesso non “fa rumore” all’inizio: puoi sentirti complessivamente “ok”, mentre sul piano biologico il danno procede.

Se ti riconosci in un quadro di sovrappeso, difficoltà a dimagrire nonostante tentativi ripetuti, stanchezza, fame instabile e la sensazione di essere “bloccato”, è importante capire che qui non basta semplificare tutto a calorie. In un contesto metabolico disfunzionale, la qualità del carburante e la risposta cellulare all’energia sono parte integrante del problema: se non si interviene, la rotta tende a consolidarsi.

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09/01/2026

La soluzione, in questi casi, è un percorso nutrizionale personalizzato che lavora su due piani in modo integrato:

👉 piano meccanico del reflusso: prima di tutto la composizione del pasto (quali alimenti, quali combinazioni, quali quantità di grassi, proteine, carboidrati e fibre in base alla tolleranza individuale), e poi tempi dei pasti, volumi, gestione serale e tolleranze personali, con l’obiettivo di ridurre la probabilità di risalita e l’irritazione esofagea nel tempo;

👉 piano metabolico: migliorare la sensibilità insulinica, ridurre l’infiammazione di basso grado, sostenere il fegato e favorire un dimagrimento stabile che, progressivamente, riduca la pressione addominale e renda anche il reflusso più gestibile.
Il tutto con monitoraggio, aggiustamenti settimanali e una strategia sostenibile, costruita sul profilo della persona, senza approcci punitivi.

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09/01/2026

IBS e steatosi epatica vengono spesso trattate come capitoli separati: “intestino” da una parte, “fegato” dall’altra. In realtà, nella pratica clinica e nella letteratura scientifica, emerge con forza un concetto: esiste un’associazione clinica frequente e un collegamento fisiopatologico plausibile attraverso l’asse intestino–fegato.

Che cosa significa, in termini concreti?
L’intestino non è solo un tubo digestivo: è una barriera immuno-metabolica. Quando il microbiota è alterato (disbiosi) e la barriera è più “reattiva”, possono aumentare segnali infiammatori e metaboliti che arrivano al fegato attraverso la vena porta. Il fegato, a sua volta, risponde modulando infiammazione, gestione dei nutrienti e sensibilità insulinica. È un circuito bidirezionale: intestino e fegato si influenzano reciprocamente.

È in questo contesto che la frase del sottotitolo diventa comprensibile e corretta: disbiosi e infiammazione di basso grado possono contribuire a rendere più instabile la regolazione glicemica e a favorire un assetto che spinge verso deposito viscerale, soprattutto quando coesistono sovrappeso, insulino-resistenza e steatosi epatica inserita dentro un problema metabolico associato. Non è un “rapporto causa-effetto” automatico in ogni individuo, ma un meccanismo coerente che la scienza descrive sempre meglio.

Se ti riconosci in questo quadro, spesso non parliamo solo di un’etichetta diagnostica: parliamo di qualità della vita. Gonfiore e alvo irregolare a fasi, stanchezza, fame instabile, difficoltà a dimagrire nonostante tentativi ripetuti, e quella sensazione di essere “bloccati” mentre il metabolismo sembra non rispondere. Il rischio, quando si procede per tentativi generici e discontinui, è non invertire la rotta: l’infiammazione di fondo resta attiva, il grasso viscerale tende a consolidarsi e la steatosi può progredire silenziosamente nel tempo.

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08/01/2026

Il fegato grasso, quando è inserito dentro un problema metabolico associato, non è “solo grasso”: è un segnale di disfunzione sistemica, dove metabolismo, infiammazione e rischio cardiometabolico si intrecciano.

Per questo le indicazioni moderne puntano a individuare presto chi è a rischio: la fibrosi può avanzare in silenzio, come una cicatrizzazione progressiva del fegato, anche quando ti senti complessivamente “ok”.

Ecco perché, in molte persone, il conteggio calorico da solo non risolve: il corpo si adatta, riduce il dispendio e rende instabili i segnali che guidano fame ed energia, creando blocco e ricadute.

In più, spesso entra in gioco l’intestino: gonfiore, alvo irregolare, fasi cicliche tipo colon irritabile, sensibilità agli alimenti “a periodi”. Non è un capitolo a parte: quando l’equilibrio intestinale è alterato, aumentano irritazione e infiammazione di basso grado, si riduce il benessere quotidiano e diventa più difficile mantenere regolarità e aderenza nel tempo alla strategia.

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08/01/2026

La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica non è un semplice “dettaglio” all’ecografia: molto spesso è il riflesso di squilibri profondi legati a sindrome metabolica, eccesso di massa grassa, insulino-resistenza e, non di rado, diabete di tipo 2. Negli ultimi decenni la sua diffusione è aumentata in modo netto e continua a crescere parallelamente all’epidemia di obesità, con un impatto particolarmente rilevante nelle età più avanzate.

Il punto cruciale è che questa condizione non riguarda solo il fegato: anche quando viene definita “lieve”, può associarsi a un aumento del rischio cardiometabolico e a una riduzione della salute complessiva nel tempo. Ed è qui che si capisce perché contare le calorie, da solo, spesso non basta: se non si interviene sulle cause biologiche che sostengono l’accumulo di grasso epatico e l’infiammazione di fondo, il rischio è di ottenere risultati instabili, con frustrazione e ricadute.

Sul piano pratico, molte persone lo percepiscono sulla qualità della vita: stanchezza, sonno disturbato, riduzione della performance fisica, difficoltà a mantenere continuità, e talvolta anche una componente di stigma che porta a vivere il problema con disagio o senso di colpa. La preoccupazione maggiore, spesso, è proprio questa: impegnarsi e non riuscire a invertire la rotta da soli, mentre la condizione può progredire silenziosamente verso complicanze epatiche e cardiometaboliche.

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07/01/2026

L’errore più grave, in questi casi, è ragionare solo in termini di calorie. Perché la domanda non è semplicemente “quanto” hai mangiato, ma che impatto biochimico e ormonale ha avuto quel pasto: cosa succede all’insulina, come cambiano i segnali di sazietà, e come risponde il fegato, che è uno dei principali regolatori del traffico energetico. Se questo schema si ripete nel tempo, non resta neutro: consolida una rigidità metabolica sempre maggiore, con adattamenti progressivi anche sul piano epigenetico.

Se ti riconosci in questo quadro—fame precoce, fame “urgente”, difficoltà a dimagrire nonostante il controllo, accumulo addominale, stanchezza e scarsa flessibilità metabolica—non stai vivendo un semplice “momento no”. Stai osservando un segnale tipico di una sindrome metabolica che, se non viene corretta alla radice, tende a seguire un decorso prevedibile: peggioramento della resistenza insulinica, aumento del grasso viscerale, aggravamento del fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato, e consolidamento dell’infiammazione di basso grado.

E il punto è proprio questo: quando certe abitudini nutrizionali restano identiche, il sistema si sposta gradualmente verso un profilo sempre più a rischio, con conseguenze cardio-metaboliche concrete e un aumento della probabilità di sviluppare malattie croniche non trasmissibili. Non è allarmismo: è la direzione biologica che spesso vediamo quando la regolazione resta instabile per mesi o anni.

La soluzione non è “stringere i denti” e resistere alla fame.
La soluzione è un percorso nutrizionale personalizzato che lavori sui meccanismi: stabilizzare i segnali, migliorare la flessibilità metabolica, ridurre i driver della fame precoce, e guidare la persona sulla base della sua risposta concreta nel tempo.

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07/01/2026

Se dopo un pasto ti capita di uscire “pieno”… e ritrovarti già a pensare di nuovo al cibo, non è un dettaglio banale. È spesso la firma di un organismo che non sta regolando bene accesso e distribuzione dell’energia.

In molti soggetti con sindrome metabolica e fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato, la fame precoce nasce da un paradosso: energia nel corpo ce n’è, ma i segnali che dovrebbero renderla “utilizzabile” e generare sazietà stabile risultano incoerenti. 

Il cervello, in questa condizione, tende a leggere il quadro come instabilità e riattiva il comportamento più semplice: ricerca di cibo. È una dinamica che, col tempo, non riguarda solo la bilancia: impatta sul profilo cardio-metabolico, sul grasso viscerale e sulla probabilità di imboccare la strada delle malattie croniche non trasmissibili.

⚠️ Se ti rivedi qui, è un segnale importante:
🔴 hai fame poco dopo i pasti, spesso con un senso di “urgenza”;
🔴 fai fatica a dimagrire nonostante il controllo e i tentativi ripetuti;
🔴 tendi ad accumulare soprattutto sull’addome;
🔴 ti senti spesso stanco, “appesantito”, con poca flessibilità metabolica.

E qui c’è un errore enorme che vedo fare continuamente: conteggiare solo le chilocalorie. Perché in questi quadri non conta solo “quanto” mangi, ma cosa succede a livello ormonale e biochimico dopo quel pasto: come si muovono i segnali di fame e sazietà, come risponde il fegato come regolatore del traffico energetico, e se il sistema resta rigido o torna flessibile. 

Restare bloccati nella logica “meno kcal = più risultati” spesso alimenta il blocco metabolico in corso e, soprattutto, rende la persona sempre più frustrata: fa sacrifici, non vede risposta concreta, e finisce per convincersi che “con lei non funzioni”.

La soluzione è un percorso nutrizionale personalizzato che lavori sui meccanismi: stabilizzare i segnali, migliorare la flessibilità metabolica, ridurre i driver della fame precoce, e guidare la persona sulla base della sua risposta concreta nel tempo.

Se ti rivedi in ciò che ho scritto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato

06/01/2026

Focus sull’asse intestino–fegato–metabolismo: è qui che spesso si accende e si mantiene l’infiammazione cronica di basso grado. Quando l’intestino perde equilibrio e la barriera si altera, al fegato arrivano segnali continui che modificano la gestione di glucosio, lipidi e insulina. Il risultato è un metabolismo che lavora “in compenso”: più facilità ad accumulare grasso viscerale, peggioramento della sensibilità insulinica, maggiore instabilità cardiometabolica.

Se ti riconosci in un quadro fatto di energia che cala, difficoltà a dimagrire nonostante i tentativi, accumulo addominale che non si riduce, parametri metabolici che tendono lentamente a peggiorare e sensazione di non tornare più come prima, non è solo una questione estetica: è qualità della vita che si riduce nel tempo, e il rischio è che questo assetto diventi sempre più stabile e difficile da invertire se si continuano le abitudini nutrizionali che lo stanno alimentando.

📩 Se ti rivedi in ciò che ho detto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

06/01/2026

La letteratura scientifica è chiara: questi quadri non sono semplici disturbi locali, ma condizioni funzionali in grado di alterare profondamente la qualità della vita.

Dal punto di vista biologico, l’infiammazione intestinale cronica e la disbiosi modificano la permeabilità della barriera intestinale, favorendo il passaggio di mediatori infiammatori e segnali metabolici disfunzionali. 

Questo stato attiva in modo persistente il sistema immunitario, altera la motilità, la sensibilità viscerale e la produzione di neurotrasmettitori intestinali. 

Nel tempo, tali meccanismi non incidono solo sui sintomi digestivi, ma influenzano anche il quadro mentale ed emotivo, aumentando affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione e percezione di malessere generale.

Se a questo si associa un fegato steatosico inserito dentro un problema metabolico associato, la situazione si complica ulteriormente. L’asse intestino–fegato–metabolismo diventa instabile: il fegato fatica a gestire correttamente glucosio, lipidi e segnali infiammatori provenienti dall’intestino, contribuendo a mantenere attivo lo stato infiammatorio di fondo e a ridurre la flessibilità metabolica.

La scienza mostra che prima si interviene, modificando le abitudini nutrizionali che hanno promosso e stanno alimentando questi meccanismi, maggiore è la possibilità di riportare il sistema su un assetto funzionale. Rimandare significa permettere a queste dinamiche di consolidarsi.

Un percorso nutrizionale personalizzato ha proprio questo obiettivo: ridurre l’infiammazione, sostenere l’asse intestino–fegato–metabolismo e riportare la soglia di attivazione biologica “sul bianco”, prima che il disequilibrio diventi strutturato.

📩 Se ti rivedi in questo quadro e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

05/01/2026

Se hai fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato e ti riconosci nella difficoltà a perdere peso, è importante chiarire un punto: non è un tema di “motivazione” o di psicologia spicciola. In certi quadri, il comportamento alimentare può essere sostenuto da segnali biologici che rinforzano alcuni circuiti (fame, ricompensa, abitudini), rendendo più difficile spezzare il meccanismo con il solo “mangia meno”.

Il rischio, quando non si interviene in modo mirato, è che il quadro resti in progressione:
🔴 aumento dell’insulino-resistenza e maggiore instabilità glicemico-insulinica;
🔴 peggioramento del grasso viscerale e del fegato, con maggiore probabilità di evoluzione verso infiammazione epatica e fibrosi nel tempo;
🔴 incremento del rischio cardiometabolico complessivo (pressione, lipidi, glicemia, rischio di diabete tipo 2);
🔴 mantenimento di infiammazione cronica di basso grado, con impatto su energia, sonno e qualità della vita.

In questi casi, dimagrire spesso richiede qualcosa di più rispetto al deficit calorico: serve una strategia che punti a ridurre l’instabilità metabolica, migliorare la sensibilità insulinica, ridurre l’infiammazione e, di conseguenza, anche la pressione che questi segnali esercitano sui circuiti centrali.

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