04/11/2025
Una luna che segna la trasformazione e ci invita a prendere il toro per le corna per affrontare le sfide uscendo dalle zone di confort.
Negli ultimi mesi, la nostra quiete è stata messa alla prova.
Viviamo in un tempo in cui la realtà collettiva si fa sempre più opprimente: segnata da guerre, violenze, ingiustizie. Un tempo in cui il diritto di espressione viene messo in discussione — non solo dal potere, ma anche da chi si identifica con esso.
Le situazioni in Palestina, in Sudan, nel Congo, ci mettono davanti a una verità che non possiamo più ignorare. Ci costringe a vedere ciò che abbiamo preferito non guardare, protetti da un benessere che appare stabile solo in superficie.
Il mondo mostra tratti sempre più distopici, eppure continua a chiederci presenza: a interrogarci su quanto costi, davvero, la nostra comodità.
Cosa siamo disposti a sacrificare, a dimenticare, a giustificare, pur di non mettere in discussione il nostro senso di sicurezza?
Il tempo ci invita a ridefinire i nostri valori, a riconoscere che la pace non è mai neutrale, e che anche il silenzio è una forma di scelta.
In tempi in cui il mondo sembra disgregarsi, celebrare la vita è comunque un atto di resistenza.
In essa risiede la bellezza autentica che non è lusso, ma nutrimento.
È ciò che riconnette il corpo alla terra, l’essere umano al suo respiro, la comunità al gesto del condividere.
Quando scegliamo di creare, di prenderci cura, di onorare la vita nonostante tutto, compiamo un gesto politico nel senso più profondo: opponiamo alla logica della distruzione la forza del vivere.
Non c’è pace senza giustizia, e non c’è giustizia senza il riconoscimento del valore intrinseco della vita.