14/02/2026
SAN VALENTINO: DA FESTA DEGLI INNAMORATI A FESTA DELL’AMORE AI TEMPI DELL’AI
San Valentino è stato a lungo la festa dell’innamoramento: uno stato intenso, spesso idealizzato, in cui l’altro viene vissuto come ciò che ci completa. L’innamoramento tende alla simbiosi, al desiderio di fusione, alla cancellazione della distanza. È potente, ma fragile, perché fondato più sulla fantasia che sull’incontro reale.
L’amore, invece, comincia dove l’innamoramento finisce. Nasce dal riconoscimento dell’alterità dell’altro: della sua libertà, della sua differenza, della sua irriducibilità ai nostri bisogni. L’amore non promette completamento, ma relazione. Non annulla la distanza: la attraversa.
Per questo l’amore è una scelta. Una scelta che implica tempo, impegno e responsabilità. Non elimina il conflitto né la frustrazione, ma li rende pensabili. L’amore non è assenza di desiderio: è desiderio che resiste alla delusione, che non si spegne di fronte al limite dell’altro.
Ai tempi dell’intelligenza artificiale, che offre — attraverso chatbot — rispecchiamenti immediati e conferme senza attrito, e nelle app di incontri relazioni facilmente reversibili, l’amore umano appare più esigente, frustrante, incompleto, a volte deludente. Ma proprio per questo, anche più necessario.
La sfida, nell’amore come in tutte le nostre relazioni umane, è allora quella di stare nel limite: resistere alle difficoltà non per stoicismo, ma con l’intento di conoscere, di riconoscerci, di abitare la complessità del non capire. Perché amare significa accettare di non essere tutto per l’altro — e che l’altro non sia tutto per noi.
Forse oggi San Valentino può diventare la festa dell’amore che sceglie, e non dell’innamoramento che travolge?
(foto: Nikita Chaturov)
La pratica terapeutica che si avvale dei principi fondanti la psicologia clinica e la psichiatria alla quale ci si rivolge per porre rimedio a diversi disturbi psicopatologici o semplicemente in concomitanza di eventi di vita o situazioni particolarmente impegnative per l’individuo…