Ipnosi in pratica

Ipnosi in pratica ipnosi

30/01/2026

Дневниковая запись. Случай из практики
Как приятно принимать благодарности даже после трёх месяцев. Прошло три месяца и сегодня мне позвонила мама Евгения (имя изменено) подростка 15 лет.
Причина обращения — лишний вес и то, как это отражалось на его жизни.
Пять месяцев назад по телефону мама Евгения и рассказала мне о том как сыну тяжело в школе. Это его выпускной год и впереди поступление в лицей, а успеваемость ухудшилась. При этом одноклассники насмехаются над ним, поддразнивают, подкалывают. Девочки хихикают. Из-за этого ему неловко, он переживает из-за внешности и всё больше закрывается.
По словам мамы, он хочет изменить вес не только ради здоровья, но и чтобы чувствовать себя увереннее, выглядеть лучше, стать более привлекательным для девочек и чтобы в компании к нему относились с уважением. Он прямо говорил о том, что хочет, чтобы над ним перестали смеяться — и в классе, и среди сверстников вообще.
Мы договорились о встрече, мама привела сына и присутствовала на всём сеансе. Евгений сказал, что ему так спокойно.
Мы провели три встречи.
В работе использовали техники «переходов по времени»: сначала временную прогрессию, затем регрессию и затем снова прогрессию.
После второй встречи начали появляться изменения в повседневной жизни.
Он стал есть то, что готовит мама, и перестал покупать еду в Макдональдсе. Если он всё же ходил туда с друзьями, то выбирал салаты, пил воду вместо сладкой газировки. Он убрал быстрые перекусы из магазинов и заменил их на домашнюю еду, которую мама давала с собой в школу.
Мама тоже включилась. Она изменила покупки: стала брать меньше сладкого и жирного, по-другому планировать продукты, собирать ему еду с собой.
Параллельно мальчик начал ходить в спортзал. Постепенно это стало частью режима.
Во время последнего звонка, мама рассказала, что вес заметно снизился, сын стал увереннее, повысились оценки в школе, изменилась самооценка.
Записываю этот случай как напоминание себе: иногда достаточно нескольких встреч, чтобы запустить изменения, если подросток действительно хочет результата, а семья поддерживает действиями и стабильными привычками.

30/01/2026

Una pagina di diario. Un caso dalla pratica.�Com'è piacevole ricevere gratitudine anche dopo tre mesi.�Sono passati tre mesi, e oggi mi ha chiamato la mamma di Eugenio (nome cambiato), un adolescente di 15 anni.
Il motivo della richiesta? Il sovrappeso e il modo in cui influiva sulla sua vita.�Cinque mesi fa, la madre mi ha raccontato al telefono quanto fosse difficile per lui a scuola. Era il suo ultimo anno, e doveva prepararsi per l'ammissione al liceo, ma il suo rendimento era peggiorato.�I compagni lo prendevano in giro, lo deridevano, le ragazze ridevano di lui. Per questo si sentiva a disagio, si vergognava del proprio aspetto e si chiudeva sempre di più.
Secondo quanto riferito dalla madre, voleva perdere peso non solo per la salute, ma per sentirsi più sicuro, più attraente per le ragazze, per guadagnarsi il rispetto degli altri. Diceva apertamente che desiderava che smettessero di ridere di lui — sia in classe che tra i coetanei in generale.
Abbiamo concordato un incontro. La madre lo ha accompagnato e ha partecipato a tutta la sessione. Eugenio ha detto che si sentiva tranquillo.�Abbiamo fatto tre incontri.
Nel lavoro abbiamo usato tecniche di “transizione temporale”: prima una progressione temporale, poi una regressione e infine di nuovo una progressione.
Dopo il secondo incontro sono cominciati i cambiamenti nella vita quotidiana.�Ha iniziato a mangiare ciò che preparava la madre, smettendo di comprare cibo da McDonald's. Se ci andava con gli amici, sceglieva insalate, beveva acqua invece delle bibite zuccherate.�Ha eliminato gli spuntini veloci dei negozi, sostituendoli con il cibo fatto in casa che la madre gli dava da portare a scuola.
Anche la madre si è attivata. Ha cambiato il modo di fare la spesa: meno dolci, meno cibi grassi, pianificazione diversa dei pasti.�Parallelamente, il ragazzo ha iniziato ad andare in palestra. Piano piano, è diventata una parte stabile della sua routine.
Nell’ultima telefonata, la madre ha raccontato che il peso si è ridotto visibilmente, il figlio è diventato più sicuro di sé, i voti a scuola sono migliorati, l'autostima è cambiata.
Annoto questo caso per ricordare a me stessa: a volte bastano pochi incontri per avviare un cambiamento, se l’adolescente è veramente motivato e se la famiglia sostiene con azioni e abitudini stabili.

30/01/2026

Addolescienza ipnosi e peso

Malattie e vecchiaia: si possono “annullare”?Mi è capitato di leggere un articolo dedicato all’accademica Natal’ja Bekht...
10/01/2026

Malattie e vecchiaia: si possono “annullare”?

Mi è capitato di leggere un articolo dedicato all’accademica Natal’ja Bekhtereva, una delle figure più autorevoli nello studio del cervello nel Novecento. Non parlava di “motivazione” in senso generico, né di spiritualità: osservava il cervello come sistema biologico, fatto di neuroni, connessioni, adattamento e recupero. Eppure, da questo sguardo rigoroso, arrivava a conclusioni che oggi suonano sorprendentemente attuali.

Una delle sue idee più forti è semplice da capire: l’invecchiamento non è solo un processo biologico, ma anche un processo psicologico e comportamentale. Non è soltanto il calendario a farci “sentire vecchi”; spesso è il momento in cui, dentro di noi, ci arrendiamo, smettiamo di essere curiosi, di voler crescere, di immaginare il futuro.

Dal punto di vista scientifico, questa intuizione ha una base concreta. Il cervello è plastico: cambia in risposta a ciò che ripetiamo, facciamo, crediamo possibile. Questa capacità si chiama neuroplasticità. Se una persona rinforza ogni giorno pensieri come “sono troppo stanco”, “ormai è tardi”, “non ce la faccio più”, il cervello tende ad adattarsi a quello scenario: cala l’energia, aumenta l’attenzione selettiva su fatica e dolore, si irrigidiscono le abitudini, diminuisce la spinta a esplorare.

Quando invece si alimentano interesse, obiettivi, apprendimento, progetti, si attivano reti cerebrali diverse: quelle legate all’attenzione, alla motivazione, alla costruzione del futuro. In altre parole, il cervello entra più facilmente in una modalità di “manutenzione”: si adatta meglio, recupera meglio, e sostiene l’organismo in modo più efficiente anche in condizioni difficili.

Bekhtereva sottolineava che il cervello non è un organo passivo, ma un esecutore potentissimo: riceve segnali e, per quanto possibile, organizza la realtà interna ed esterna in base a quei segnali. Oggi queste connessioni mente-corpo vengono studiate anche dalla psiconeuroimmunologia, che esplora come stati emotivi, stress, percezioni e significati possano influire su immunità, infiammazione e recupero.

C’è poi un punto che trovo centrale: la vita scorre davvero finché il cervello resta interessato alla vita. “Interesse” qui non è una parola poetica: è un fattore neurofisiologico. È ciò che sostiene l’attivazione dei sistemi legati alla ricompensa, all’iniziativa, alla pianificazione. Quando l’interesse si spegne, molte persone non perdono solo entusiasmo: perdono anche slancio, elasticità, capacità di ripartire.

Durante un periodo di grave malattia ho osservato questa dinamica sulla mia pelle. Non mi sono concentrata sul pensiero della fine; ho cercato, per quanto possibile, di mantenere umorismo, contatto umano e desiderio di futuro. Anche in ospedale questo cambiava la qualità delle giornate: non era “magia”, ma un modo diverso di far lavorare il sistema nervoso, in modalità adattamento invece che resa.

Oggi sono convinta che un atteggiamento positivo ma realistico, un senso, dei progetti e una posizione attiva non siano “psicologia da frase motivazionale”: sono un fattore che incide davvero su come cervello e corpo si regolano. E sì, la mente può riorganizzarsi anche quando il punto di partenza è difficile.

Per questo mi piace un paragone semplice: trattiamo il cervello con la stessa cura con cui trattiamo gli strumenti a cui affidiamo la nostra vita quotidiana. Allenarlo, nutrirlo di curiosità, proteggerlo dall’eccesso di paura e dai copioni negativi automatici non significa negare la realtà, ma scegliere il modo più intelligente di attraversarla.

E ora vorrei chiedervelo: avete mai notato quanto il vostro stato interiore influisca sul corpo? Che cosa vi ha aiutato, nei momenti duri, a recuperare energia e a rimettervi in cammino?

15/09/2025

La balbuzie – la soluzione esiste!

Molte persone si trovano ad affrontare il problema della balbuzie. Può diventare motivo di complessi, di gravi difficoltà nella vita. La causa principale della balbuzie è l’ansia elevata, in cui la persona comincia a temere il parlare. Due aspetti influiscono sull’aumento dell’ansia durante una conversazione. Tutto ciò accade a livello subconscio, e spesso la persona non si rende conto di ciò che le accade realmente.

Quando bisogna pronunciare una frase o un testo lungo, il subconscio valuta quanto la situazione sia importante, quali rischi esistono e altro. Così si stabilisce a livello inconsapevole quanto la persona si agiterà parlando. Questa valutazione avviene in frazioni di secondo, e generalmente non si percepisce che si stia valutando “pro” e “contro”. Perciò non è possibile correggere la balbuzie senza riconoscere le sue cause.

Fattori che favoriscono l’aumento dell’ansia
Probabilità di balbuzie. È il primo aspetto che incide sul livello d’ansia. Prima di parlare, il subconscio chiede: quanto è grande la probabilità di balbettare in quella situazione specifica? Si può dire che la valutazione avvenga su una scala ipotetica da uno a dieci. Se la persona pensa che potrà parlare liberamente senza balbettare, il cervello attribuisce probabilità pari a zero. Se il rischio pare basso, il cervello dà 2‑3 punti. Dieci punti, invece, quando si è assolutamente convinti che appena si parlerà, inizierà la balbuzie. Ovviamente la maggior parte delle persone non fa questo calcolo consapevolmente. È un’intuizione basata sull’esperienza accumulata. Con gli anni, questa valutazione diventa sempre più inconscia.

Conseguenze della balbuzie. Il secondo quesito che il subconscio si pone è: «Cosa rischia se balbetto». Anche questa valutazione avviene sulla stessa scala da zero a dieci. Se il cervello attribuisce 9‑10 punti, si scatena un’ansia quasi incontrollabile o attacco di panico. Se le conseguenze sembrano lievi, si dà un punteggio 1‑3. Zero punti, se la balbuzie non ha conseguenze percepite (non importa se balbetti o no in quella situazione).

Come si determina il livello complessivo dell’ansia
Consideriamo una situazione ipotetica: il cervello valuta la probabilità di balbuzie con 3 punti e le conseguenze con 2. In questo caso il livello complessivo d’ansia è pari a 6 su 100. Se normalmente inizi a balbettare quando il punteggio totale è 20 o più, significa che in quella situazione probabilmente parlerai liberamente. Tuttavia non c’è garanzia che la balbuzie non appaia: forse qualche esitazione o lentezza, ma per te e per gli altri sarà quasi impercettibile. Le esitazioni o la lentezza saranno dovute all’abitudine di riflettere molte parole o parlare lentamente, non all’ansia elevata.

Prendiamo un altro esempio: l’ansia totale è 48 su 100 (8 punti per la probabilità, 6 per le conseguenze). Sebbene sia meno del 50%, in una situazione del genere la persona probabilmente balbetterà in modo visibile durante il discorso.

Balbuzie e ansia
La correlazione fra questi due fattori è evidente: curare la balbuzie negli adulti è impossibile se non si impara a ridurre l’ansia. E per ridurre l’ansia è fondamentale capire cosa la alimenta. La matematica è semplice: per diminuire l’ansia complessiva, bisogna abbassare sia la probabilità della balbuzie sia il timore delle sue conseguenze.

Lavorare con un professionista della parola porta indubbi benefici: riduce la probabilità che la balbuzie compaia. Però spesso succede che, anche dopo che la balbuzie è molto diminuita o quasi sparita fisicamente, resti l’ansia che possa tornare. Ed è su questo secondo aspetto che serve concentrare attenzione: l’ansia per le conseguenze che fa riaffiorare la balbuzie.

Da dove vengono le aspettative sulle conseguenze della balbuzie
Nella vita moderna è difficile evitare situazioni stressanti o liberarsi completamente dalle paure. Per chi tende alla balbuzie, i problemi di eloquio emergono quando l’ansia supera una certa soglia (che chiamiamo “soglia d’ansia”). Il meccanismo esatto non è ancora del tutto chiaro alla scienza, quindi ognuno propone un suo approccio terapeutico. Secondo una delle teorie, al raggiungimento della soglia d’ansia, nell’organismo si attiva un programma riflesso di tipo “lotta o fuga”: il corpo si prepara ad affrontare o fuggire, e molte risorse vengono ridistribuite. La parola, considerata non prioritaria, resta tagliata fuori.

Un’altra teoria si chiama “evitamento del conflitto”. Si dice che dentro la persona esistano due parti: l’adulto e il bambino. Una vuole affrontare la situazione, l’altra evitarla. Mentre le due parti lottano, la parola resta bloccata. Alcuni ricercatori affermano che l’ansia incide sui muscoli della voce, che partecipano al parlare. In ogni caso, è provato che quando l’ansia cresce, aumentano anche le interruzioni del flusso verbale.

Come liberarsi dalla balbuzie
Bisogna capire che l’ansia la aumenti tu stesso: è il prodotto di valutazioni inconsce della probabilità di balbuzie e delle sue conseguenze. Anche il tuo grado di eccitabilità influenzerà la situazione. La reazione a un determinato stimolo, che fa scattare nel subconscio il conteggio dei “punti”, è un riflesso basato su esperienze passate. Eppure, ogni persona può imparare a “riproggrammare” questi riflessi condizionati, e iniziare a reagire diversamente a quegli stimoli.

Metodi di trattamento della balbuzie
Auto‑affermazioni positive, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), tecniche cognitive-comportamentali, ipnosi, meditazione e visualizzazione fanno parte delle metodologie che aiutano a cambiare le reazioni interne della persona verso situazioni difficili, modificare pensieri e sentimenti.

Se nella tua mente continuano a girare pensieri spiacevoli, è meglio non reprimerli, ma spostare l'attenzione altrove.Pe...
15/09/2025

Se nella tua mente continuano a girare pensieri spiacevoli, è meglio non reprimerli, ma spostare l'attenzione altrove.
Per farlo, prima di tutto formula chiaramente i pensieri fastidiosi. Poi chiudi gli occhi e chiediti quale immagine mentale potrebbe rappresentare l'opposto di questi pensieri negativi nella tua testa.
Ad esempio: una spiaggia soleggiata con sabbia bianca, una montagna innevata, un cielo azzurro, una luce brillante.
È importante che sia qualcosa che ti dia davvero piacere, gioia, sollievo.
Hai trovato la tua immagine?
Ora, passa mentalmente avanti e indietro: dal pensiero fastidioso alla tua immagine rasserenante, e di nuovo al pensiero, poi ancora all'immagine positiva.
Ripeti questo passaggio alcune volte.
E poco a poco, i pensieri ossessivi svaniranno.
Perché questa tecnica funziona?
Perché non stai reprimendo nulla — semplicemente, ti dai una scelta su cosa pensare.
E molto probabilmente sceglierai te stesso e il tuo benessere, quando vedrai che c’è un’alternativa possibile! 🌿

31/08/2025

"L’incontro al confine"

Nel silenzio rarefatto della sala operatoria,
tutto sembrava sospeso.
Daryana era distesa, immobile.
La luce fredda del neon sopra di lei.
Rumori ovattati.
Il medico che diceva:
“Respira… sarà solo un momento.”
Ma per Daryana, il tempo non esisteva più.
O meglio… si stava piegando.
Quando chiuse gli occhi,
non era più lì.
🌬️
Si ritrovò in un corridoio di sabbia bianca,
dove il cielo e la terra si toccavano.
E davanti a lei…
una figura.
Non aveva volto.
Eppure… era familiare.
Il saggio.
Non parlava.
Ma ogni suo silenzio era una risposta.
Daryana si avvicinò, come in sogno.
Ma era più reale del sogno stesso.
“Chi sei?” — pensò.
E subito la risposta arrivò, senza parole:
“Chi tu scegli di diventare,
quando smetti di credere alle vecchie storie.”
💫
Dietro di lui… una porta.
Antica.
Con simboli che sembravano usciti da un manoscritto sanscrito.
Era chiusa.
Ma si stava aprendo.
E proprio quando Daryana mise piede oltre la soglia…
…una voce lontana la chiamò.
“Daryana… è finita. Tutto bene.”
Era tornata nella sala operatoria.
Ma qualcosa in lei… non era più lo stesso.
Aveva varcato una soglia.
E lasciato dietro di sé… una paura.
🌗
Nel prossimo episodio: la stanza oltre la soglia
e la prima parola che Daryana riceve, scritta in sabbia dorata.
Tu, intanto… puoi iniziare a sentire
che anche le stanze più fredde possono diventare portali,
quando impari ad ascoltare.

🌀 Daryana e la scena che la riportò a casa 🌅🌬️Alcune immagini…non sono solo ricordi.Sono come chiavi che aprono porte de...
07/07/2025

🌀 Daryana e la scena che la riportò a casa 🌅🌬️
Alcune immagini…non sono solo ricordi.
Sono come chiavi che aprono porte dentro di noi, vero?
Il film nella mente di Daryana continuava a scorrere.
La sabbia sotto i piedi, l’acqua tiepida, il sole che accarezza.

Poi — qualcosa cambiò.

Suo fratellino cadde nell’acqua.
Un attimo.
Un grido.
E lei… corse.

Ma non era più solo un sogno.
Era lei, forte.
Presente.

Lo tirò su.
Lo strinse.
E in quel momento… la scena si fermò.

Il cielo si aprì come un sipario.
E una luce sottile cadde su di lei.

Una voce — forse la sua, forse no — disse:
“Tu sai proteggere.
Anche te stessa.”

Fu lì che Daryana tornò.
Nel corpo.
Nella stanza d’ospedale.

Il medico le sorrise.
“Finito.”

Ma dentro… lei sapeva che qualcosa era appena iniziato.

Sai… ci sono scene che ci ricordano chi siamo.
E puoi iniziare a chiederti… qual è la tua?

Nel prossimo episodio, ti mostrerò come creare il tuo cinema interiore —
e trasformare ogni paura… in forza.

25/06/2025

🌀 Daryana e il cinema nella mente* 🎬✨

Hai mai avuto l’impressione…
…che il tempo si fermi…
o che una stanza d’ospedale si trasformi in qualcosa d’altro?

Daryana era sdraiata su una barella, pronta per un piccolo intervento. Ma il cuore batteva troppo forte. Il medico accanto a lei parlava a bassa voce.
“Immagina un cinema… lo schermo è davanti a te. Sei al centro della sala. E tutto quello che provi… ora è sullo schermo.”

Daryana chiuse gli occhi.

E quando li riaprì — il soffitto era diventato cielo.
Le luci, stelle.
Il rumore dei ferri chirurgici… onde leggere.

Mentre il chirurgo lavorava, nella mente di Daryana scorreva un film: era al mare con sua sorella e fratellino, ridevano, l’acqua era calda. E il dolore?
Non c’era.
Solo il vento.

Tu sai, vero… che il cervello non distingue un’esperienza immaginata da una vissuta?
E puoi iniziare a notare… come cambia la tua percezione, anche ora… non è vero?

Molti pensano che l’ipnosi sia “dormire”.
Ma è più simile a sognare da svegli… e farlo con intenzione.

Nel prossimo post ti racconterò cosa vide Daryana alla fine del suo film interiore…
e perché non dimenticherà mai quel giorno.

Tu… riesci a immaginare quale scena lo abbia salvato?

ipnosi

19/06/2025
07/06/2025
04/06/2025

Scrittura Automatica: lo Specchio Invisibile della Psiche

Cosa accade quando la penna comincia a muoversi da sola?
Quando la mano scrive parole che la mente cosciente non ha scelto?
Non è magia. Non è illusione.
È scrittura automatica — uno strumento potente e poco compreso,
capace di diagnosticare i traumi nascosti,
le ferite silenziose che condizionano la nostra vita senza che ce ne rendiamo conto.

🧠 In termini neuropsicologici, la scrittura automatica permette alla parte inconscia della mente — normalmente filtrata dal pensiero razionale — di esprimersi direttamente.
Come se aprissimo una finestra su ciò che di solito resta sepolto sotto strati di autocensura, difese e abitudini.

✨ Ma è qui che il mistero comincia:
la scrittura che emerge non è casuale, né priva di senso.
Anzi, spesso rivela con sorprendente chiarezza quali dinamiche interne ci stanno sabotando,
quali emozioni represse cercano voce,
quali ferite antiche ancora gridano in silenzio.

📍 La scrittura automatica non guarisce.
Ma mostra.
È uno strumento diagnostico, non terapeutico in sé.
Serve a portare alla luce ciò che è sepolto,
a rendere consapevole l’invisibile,
a mappare i nodi psicologici che influenzano il comportamento, i rapporti, le scelte.

Molti disturbi comportamentali, blocchi emotivi, autosabotaggi nascono da eventi traumatici che la mente ha rimosso.
Ma il corpo li ricorda. L’inconscio li conserva.
E — se guidata correttamente — la penna li rivela.

🌀 In sessione, ciò che appare sulla carta può sembrare oscuro, simbolico, frammentato.
Ma per chi sa leggere tra le righe, quelle parole sono messaggi cifrati dell’anima.
Sono indicatori chiari di cosa deve essere affrontato, liberato, trasformato.



🌒 La scrittura automatica come diagnosi
non è solo un mezzo affascinante.
È uno specchio.
E come ogni specchio sincero, può inquietare.
Ma solo chi ha il coraggio di guardarsi davvero può guarire.

📩 Vuoi saperne di più?
Contattami in privato per esplorare insieme questo strumento antico e profondo.

ipnosi

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