Ipnosi in pratica

Ipnosi in pratica ipnosi

Le favole per le mammeUna piccola atleta supera e trasforma le difficoltà in sport nel suo punto di forza.Daryana è una ...
20/03/2026

Le favole per le mamme
Una piccola atleta supera e trasforma le difficoltà in sport nel suo punto di forza.

Daryana è una bambina di 5 anni, mia figlia. Ha iniziato a praticare ginnastica artistica a 4 anni. Viviamo in Svizzera e mia figlia ha seguito le orme della sorella maggiore, iniziando anche lei questo percorso.

Come è successo che abbia avuto bisogno dell’ipnosi?

Nella ginnastica artistica ci sono cinque attrezzi. Ogni atleta ha una predisposizione naturale per uno in particolare, ma bisogna imparare a padroneggiarli tutti. Per mia figlia, l’attrezzo più difficile si è rivelato la trave. Bisognava camminarci sopra e mantenere l’equilibrio, e questo per lei risultava molto difficile. Cadeva continuamente. Aveva tante contusioni sulle gambe, la pelle dei palmi si spellava e le si formavano vesciche che poi si rompevano, ma nonostante tutto, in generale, la mia piccola era contenta.

Dopo un anno di allenamenti, però, ha iniziato ad avere paura della trave. Per me, come madre, era molto doloroso osservare quella situazione. Come ipnoterapeuta, capivo bene che un approccio accademico tradizionale non era adatto a una bambina di 6 anni. Bisognava inventare qualcosa di diverso. In realtà, ciò che ho trovato non era del tutto nuovo, ma dopo aver riflettuto un po’, ho costruito un programma per mia figlia.

Tutte le sedute si svolgevano la sera, nel letto. Prima di dormire le raccontavo delle fiabe, accompagnando la mia piccola ginnasta in una trance ipnotica. Lei si addormentava dolcemente e, sotto ipnosi, imparava a mantenere l’equilibrio.

Dopo un anno, la trave è diventata il suo attrezzo migliore e in tutte le gare a squadre mia figlia si esibiva proprio alla trave.

Con grande piacere condividerò la mia esperienza con le mamme di piccoli atleti, e non solo: anche con le mamme di bambini che hanno bisogno di superare una difficoltà e trasformarla in un proprio punto di forza.

Favole per la mamma.Se un bambino ha paura della trave, questo “scenario” si può riscrivere.In questo post racconto come...
16/03/2026

Favole per la mamma.

Se un bambino ha paura della trave, questo “scenario” si può riscrivere.

In questo post racconto come sono riuscita a riscrivere il copione della paura di cadere della mia piccola ginnasta, trasformandolo, attraverso una semplice tecnica serale, nel suo attrezzo migliore.

Mia figlia ha quasi diciassette anni. Guardo le sue foto e davanti ai miei occhi gira una giostra di ricordi... Quanto ti è costata. Intendo la trave. L’attrezzo della ginnastica artistica. A 4 anni non era nemmeno alta, stava semplicemente appoggiata a terra e mia figlia, piegandosi di lato, imparava a cadere. Poi imparava a camminarci sopra e cadeva comunque.

Quella trave, un tempo, era il suo attrezzo più terribile.

La mia bimba ha cinque anni. Un altro allenamento di ginnastica artistica. In palestra c’è odore di magnesite e sudore.

Mia figlia sale sulla trave e io vedo come cambia la sua espressione del viso. È tesa, concentrata, e mi sembra che abbia paura.

E cade: la pelle all’interno della coscia è graffiata, un livido sul mento. Le fa male, cerca di trattenere le lacrime.

Guardo quella scena… e come mamma vorrei abbracciarla e consolarla, ma come ipnoterapeuta nella mia testa scorrono tecniche diverse che potrebbero aiutare la mia bambina. Cinque anni forse sono ancora troppo pochi per quelle teorie e tecniche complesse che avevo studiato all’università. Una cosa però mi era chiara: il cervello ha un’abitudine — porta il corpo verso la caduta, se pensi alla caduta. Bisognava inventare qualcosa per allenare il cervello di mia figlia a mantenere l’equilibrio sulla trave.

Mentre ero immersa in questi pensieri, mia figlia cominciava ad arrendersi e andava agli allenamenti con sempre meno voglia. E io desideravo così tanto renderla almeno un po’ più felice. Credo che sia un desiderio normale per ogni mamma. E così, nella mia testa, si è costruita una comprensione chiara di cosa fare perché la mia bambina fosse un pochino più felice.

E abbiamo creato un piccolo rituale serale.

Adesso immagina. Immagina qualcos’altro. Immagina la stanza calda di una piccola principessa, piena di peluche, con poltrone e divano, e un bellissimo televisore per bambini grande quanto tutta la parete, dove puoi guardare qualsiasi film.

E, accomodandoti nella tua morbida poltrona, accendi una fiaba. La protagonista di quella fiaba, naturalmente, era mia figlia. Guardava fiabe diverse in cui l’eroina si trovava continuamente in situazioni diverse, viveva storie diverse in cui bisognava mantenere l’equilibrio. In cui lo manteneva magnificamente, e io usavo diversi metodi di suggestione perché il cervello imparasse da solo e poi portasse con sé anche il corpo. Erano fiabe diverse, raccontate in modi diversi, pur di far sì che mia figlia durante gli allenamenti mantenesse l’equilibrio.

E quando ti permetti di sentire l’appoggio, il piede trova da solo il centro, vero?

E quando ascolti la mia voce, puoi notare come dentro di te appare calma, ed è proprio per questo che l’equilibrio diventa la cosa più semplice che tu possa fare e si imprime più facilmente.

È così che facevamo.

La sera. Prima di dormire. Raccontavo alla mia Daryana delle fiabe accompagnandola in trance — e lei, essendo l’eroina di tutte quelle fiabe che inventavo io, si addormentava proprio in quella sensazione: “mi tengo… sono al centro… faccio la capriola sulla trave… mantengo l’equilibrio sulla trave e in tante altre situazioni”.

Intanto il subconscio lavorava per lei! In uno stato di trance ipnotica il corpo non discute. Il subconscio regola, e il corpo memorizza. Poco a poco. Senza fretta. Come se qualcosa dentro smettesse di aspettarsi la caduta. La trave non faceva più paura alla mia bambina.

Passò del tempo.

E poi — gare nazionali in Italia. Classifica a squadre.

E in squadra ognuno viene messo sull’attrezzo in cui è più forte.

E chi era che l’allenatore metteva sempre alla trave? Proprio quella bambina che un tempo non riusciva nemmeno… a mantenere l’equilibrio e tratteneva le lacrime perché nessuno la prendesse in giro.

Per quattro anni di fila mia figlia ha gareggiato alla trave nelle competizioni a squadre. Era la migliore della sua squadra. E ogni volta io pensavo: “Ecco… ecco come funziona l’allenamento del subconscio”.

Stai guardando questo adesso… o forse prima ti ricorderai la tua personale “trave” — quel luogo in cui cadi, e in cui ancora oggi hai paura.

Perché, se il cervello sa provare la caduta, sa anche provare l’appoggio.

Questa abilità mia figlia la usa oggi in situazioni di vita più complesse, e io sono pronta a insegnare alle mamme queste fiabe ipnotiche.

Malattie e vecchiaia: si possono “annullare”?Mi è capitato di leggere un articolo dedicato all’accademica Natal’ja Bekht...
10/01/2026

Malattie e vecchiaia: si possono “annullare”?

Mi è capitato di leggere un articolo dedicato all’accademica Natal’ja Bekhtereva, una delle figure più autorevoli nello studio del cervello nel Novecento. Non parlava di “motivazione” in senso generico, né di spiritualità: osservava il cervello come sistema biologico, fatto di neuroni, connessioni, adattamento e recupero. Eppure, da questo sguardo rigoroso, arrivava a conclusioni che oggi suonano sorprendentemente attuali.

Una delle sue idee più forti è semplice da capire: l’invecchiamento non è solo un processo biologico, ma anche un processo psicologico e comportamentale. Non è soltanto il calendario a farci “sentire vecchi”; spesso è il momento in cui, dentro di noi, ci arrendiamo, smettiamo di essere curiosi, di voler crescere, di immaginare il futuro.

Dal punto di vista scientifico, questa intuizione ha una base concreta. Il cervello è plastico: cambia in risposta a ciò che ripetiamo, facciamo, crediamo possibile. Questa capacità si chiama neuroplasticità. Se una persona rinforza ogni giorno pensieri come “sono troppo stanco”, “ormai è tardi”, “non ce la faccio più”, il cervello tende ad adattarsi a quello scenario: cala l’energia, aumenta l’attenzione selettiva su fatica e dolore, si irrigidiscono le abitudini, diminuisce la spinta a esplorare.

Quando invece si alimentano interesse, obiettivi, apprendimento, progetti, si attivano reti cerebrali diverse: quelle legate all’attenzione, alla motivazione, alla costruzione del futuro. In altre parole, il cervello entra più facilmente in una modalità di “manutenzione”: si adatta meglio, recupera meglio, e sostiene l’organismo in modo più efficiente anche in condizioni difficili.

Bekhtereva sottolineava che il cervello non è un organo passivo, ma un esecutore potentissimo: riceve segnali e, per quanto possibile, organizza la realtà interna ed esterna in base a quei segnali. Oggi queste connessioni mente-corpo vengono studiate anche dalla psiconeuroimmunologia, che esplora come stati emotivi, stress, percezioni e significati possano influire su immunità, infiammazione e recupero.

C’è poi un punto che trovo centrale: la vita scorre davvero finché il cervello resta interessato alla vita. “Interesse” qui non è una parola poetica: è un fattore neurofisiologico. È ciò che sostiene l’attivazione dei sistemi legati alla ricompensa, all’iniziativa, alla pianificazione. Quando l’interesse si spegne, molte persone non perdono solo entusiasmo: perdono anche slancio, elasticità, capacità di ripartire.

Durante un periodo di grave malattia ho osservato questa dinamica sulla mia pelle. Non mi sono concentrata sul pensiero della fine; ho cercato, per quanto possibile, di mantenere umorismo, contatto umano e desiderio di futuro. Anche in ospedale questo cambiava la qualità delle giornate: non era “magia”, ma un modo diverso di far lavorare il sistema nervoso, in modalità adattamento invece che resa.

Oggi sono convinta che un atteggiamento positivo ma realistico, un senso, dei progetti e una posizione attiva non siano “psicologia da frase motivazionale”: sono un fattore che incide davvero su come cervello e corpo si regolano. E sì, la mente può riorganizzarsi anche quando il punto di partenza è difficile.

Per questo mi piace un paragone semplice: trattiamo il cervello con la stessa cura con cui trattiamo gli strumenti a cui affidiamo la nostra vita quotidiana. Allenarlo, nutrirlo di curiosità, proteggerlo dall’eccesso di paura e dai copioni negativi automatici non significa negare la realtà, ma scegliere il modo più intelligente di attraversarla.

E ora vorrei chiedervelo: avete mai notato quanto il vostro stato interiore influisca sul corpo? Che cosa vi ha aiutato, nei momenti duri, a recuperare energia e a rimettervi in cammino?

15/09/2025

La balbuzie – la soluzione esiste!

Molte persone si trovano ad affrontare il problema della balbuzie. Può diventare motivo di complessi, di gravi difficoltà nella vita. La causa principale della balbuzie è l’ansia elevata, in cui la persona comincia a temere il parlare. Due aspetti influiscono sull’aumento dell’ansia durante una conversazione. Tutto ciò accade a livello subconscio, e spesso la persona non si rende conto di ciò che le accade realmente.

Quando bisogna pronunciare una frase o un testo lungo, il subconscio valuta quanto la situazione sia importante, quali rischi esistono e altro. Così si stabilisce a livello inconsapevole quanto la persona si agiterà parlando. Questa valutazione avviene in frazioni di secondo, e generalmente non si percepisce che si stia valutando “pro” e “contro”. Perciò non è possibile correggere la balbuzie senza riconoscere le sue cause.

Fattori che favoriscono l’aumento dell’ansia
Probabilità di balbuzie. È il primo aspetto che incide sul livello d’ansia. Prima di parlare, il subconscio chiede: quanto è grande la probabilità di balbettare in quella situazione specifica? Si può dire che la valutazione avvenga su una scala ipotetica da uno a dieci. Se la persona pensa che potrà parlare liberamente senza balbettare, il cervello attribuisce probabilità pari a zero. Se il rischio pare basso, il cervello dà 2‑3 punti. Dieci punti, invece, quando si è assolutamente convinti che appena si parlerà, inizierà la balbuzie. Ovviamente la maggior parte delle persone non fa questo calcolo consapevolmente. È un’intuizione basata sull’esperienza accumulata. Con gli anni, questa valutazione diventa sempre più inconscia.

Conseguenze della balbuzie. Il secondo quesito che il subconscio si pone è: «Cosa rischia se balbetto». Anche questa valutazione avviene sulla stessa scala da zero a dieci. Se il cervello attribuisce 9‑10 punti, si scatena un’ansia quasi incontrollabile o attacco di panico. Se le conseguenze sembrano lievi, si dà un punteggio 1‑3. Zero punti, se la balbuzie non ha conseguenze percepite (non importa se balbetti o no in quella situazione).

Come si determina il livello complessivo dell’ansia
Consideriamo una situazione ipotetica: il cervello valuta la probabilità di balbuzie con 3 punti e le conseguenze con 2. In questo caso il livello complessivo d’ansia è pari a 6 su 100. Se normalmente inizi a balbettare quando il punteggio totale è 20 o più, significa che in quella situazione probabilmente parlerai liberamente. Tuttavia non c’è garanzia che la balbuzie non appaia: forse qualche esitazione o lentezza, ma per te e per gli altri sarà quasi impercettibile. Le esitazioni o la lentezza saranno dovute all’abitudine di riflettere molte parole o parlare lentamente, non all’ansia elevata.

Prendiamo un altro esempio: l’ansia totale è 48 su 100 (8 punti per la probabilità, 6 per le conseguenze). Sebbene sia meno del 50%, in una situazione del genere la persona probabilmente balbetterà in modo visibile durante il discorso.

Balbuzie e ansia
La correlazione fra questi due fattori è evidente: curare la balbuzie negli adulti è impossibile se non si impara a ridurre l’ansia. E per ridurre l’ansia è fondamentale capire cosa la alimenta. La matematica è semplice: per diminuire l’ansia complessiva, bisogna abbassare sia la probabilità della balbuzie sia il timore delle sue conseguenze.

Lavorare con un professionista della parola porta indubbi benefici: riduce la probabilità che la balbuzie compaia. Però spesso succede che, anche dopo che la balbuzie è molto diminuita o quasi sparita fisicamente, resti l’ansia che possa tornare. Ed è su questo secondo aspetto che serve concentrare attenzione: l’ansia per le conseguenze che fa riaffiorare la balbuzie.

Da dove vengono le aspettative sulle conseguenze della balbuzie
Nella vita moderna è difficile evitare situazioni stressanti o liberarsi completamente dalle paure. Per chi tende alla balbuzie, i problemi di eloquio emergono quando l’ansia supera una certa soglia (che chiamiamo “soglia d’ansia”). Il meccanismo esatto non è ancora del tutto chiaro alla scienza, quindi ognuno propone un suo approccio terapeutico. Secondo una delle teorie, al raggiungimento della soglia d’ansia, nell’organismo si attiva un programma riflesso di tipo “lotta o fuga”: il corpo si prepara ad affrontare o fuggire, e molte risorse vengono ridistribuite. La parola, considerata non prioritaria, resta tagliata fuori.

Un’altra teoria si chiama “evitamento del conflitto”. Si dice che dentro la persona esistano due parti: l’adulto e il bambino. Una vuole affrontare la situazione, l’altra evitarla. Mentre le due parti lottano, la parola resta bloccata. Alcuni ricercatori affermano che l’ansia incide sui muscoli della voce, che partecipano al parlare. In ogni caso, è provato che quando l’ansia cresce, aumentano anche le interruzioni del flusso verbale.

Come liberarsi dalla balbuzie
Bisogna capire che l’ansia la aumenti tu stesso: è il prodotto di valutazioni inconsce della probabilità di balbuzie e delle sue conseguenze. Anche il tuo grado di eccitabilità influenzerà la situazione. La reazione a un determinato stimolo, che fa scattare nel subconscio il conteggio dei “punti”, è un riflesso basato su esperienze passate. Eppure, ogni persona può imparare a “riproggrammare” questi riflessi condizionati, e iniziare a reagire diversamente a quegli stimoli.

Metodi di trattamento della balbuzie
Auto‑affermazioni positive, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), tecniche cognitive-comportamentali, ipnosi, meditazione e visualizzazione fanno parte delle metodologie che aiutano a cambiare le reazioni interne della persona verso situazioni difficili, modificare pensieri e sentimenti.

Se nella tua mente continuano a girare pensieri spiacevoli, è meglio non reprimerli, ma spostare l'attenzione altrove.Pe...
15/09/2025

Se nella tua mente continuano a girare pensieri spiacevoli, è meglio non reprimerli, ma spostare l'attenzione altrove.
Per farlo, prima di tutto formula chiaramente i pensieri fastidiosi. Poi chiudi gli occhi e chiediti quale immagine mentale potrebbe rappresentare l'opposto di questi pensieri negativi nella tua testa.
Ad esempio: una spiaggia soleggiata con sabbia bianca, una montagna innevata, un cielo azzurro, una luce brillante.
È importante che sia qualcosa che ti dia davvero piacere, gioia, sollievo.
Hai trovato la tua immagine?
Ora, passa mentalmente avanti e indietro: dal pensiero fastidioso alla tua immagine rasserenante, e di nuovo al pensiero, poi ancora all'immagine positiva.
Ripeti questo passaggio alcune volte.
E poco a poco, i pensieri ossessivi svaniranno.
Perché questa tecnica funziona?
Perché non stai reprimendo nulla — semplicemente, ti dai una scelta su cosa pensare.
E molto probabilmente sceglierai te stesso e il tuo benessere, quando vedrai che c’è un’alternativa possibile! 🌿

31/08/2025

"L’incontro al confine"

Nel silenzio rarefatto della sala operatoria,
tutto sembrava sospeso.
Daryana era distesa, immobile.
La luce fredda del neon sopra di lei.
Rumori ovattati.
Il medico che diceva:
“Respira… sarà solo un momento.”
Ma per Daryana, il tempo non esisteva più.
O meglio… si stava piegando.
Quando chiuse gli occhi,
non era più lì.
🌬️
Si ritrovò in un corridoio di sabbia bianca,
dove il cielo e la terra si toccavano.
E davanti a lei…
una figura.
Non aveva volto.
Eppure… era familiare.
Il saggio.
Non parlava.
Ma ogni suo silenzio era una risposta.
Daryana si avvicinò, come in sogno.
Ma era più reale del sogno stesso.
“Chi sei?” — pensò.
E subito la risposta arrivò, senza parole:
“Chi tu scegli di diventare,
quando smetti di credere alle vecchie storie.”
💫
Dietro di lui… una porta.
Antica.
Con simboli che sembravano usciti da un manoscritto sanscrito.
Era chiusa.
Ma si stava aprendo.
E proprio quando Daryana mise piede oltre la soglia…
…una voce lontana la chiamò.
“Daryana… è finita. Tutto bene.”
Era tornata nella sala operatoria.
Ma qualcosa in lei… non era più lo stesso.
Aveva varcato una soglia.
E lasciato dietro di sé… una paura.
🌗
Nel prossimo episodio: la stanza oltre la soglia
e la prima parola che Daryana riceve, scritta in sabbia dorata.
Tu, intanto… puoi iniziare a sentire
che anche le stanze più fredde possono diventare portali,
quando impari ad ascoltare.

🌀 Daryana e la scena che la riportò a casa 🌅🌬️Alcune immagini…non sono solo ricordi.Sono come chiavi che aprono porte de...
07/07/2025

🌀 Daryana e la scena che la riportò a casa 🌅🌬️
Alcune immagini…non sono solo ricordi.
Sono come chiavi che aprono porte dentro di noi, vero?
Il film nella mente di Daryana continuava a scorrere.
La sabbia sotto i piedi, l’acqua tiepida, il sole che accarezza.

Poi — qualcosa cambiò.

Suo fratellino cadde nell’acqua.
Un attimo.
Un grido.
E lei… corse.

Ma non era più solo un sogno.
Era lei, forte.
Presente.

Lo tirò su.
Lo strinse.
E in quel momento… la scena si fermò.

Il cielo si aprì come un sipario.
E una luce sottile cadde su di lei.

Una voce — forse la sua, forse no — disse:
“Tu sai proteggere.
Anche te stessa.”

Fu lì che Daryana tornò.
Nel corpo.
Nella stanza d’ospedale.

Il medico le sorrise.
“Finito.”

Ma dentro… lei sapeva che qualcosa era appena iniziato.

Sai… ci sono scene che ci ricordano chi siamo.
E puoi iniziare a chiederti… qual è la tua?

Nel prossimo episodio, ti mostrerò come creare il tuo cinema interiore —
e trasformare ogni paura… in forza.

25/06/2025

🌀 Daryana e il cinema nella mente* 🎬✨

Hai mai avuto l’impressione…
…che il tempo si fermi…
o che una stanza d’ospedale si trasformi in qualcosa d’altro?

Daryana era sdraiata su una barella, pronta per un piccolo intervento. Ma il cuore batteva troppo forte. Il medico accanto a lei parlava a bassa voce.
“Immagina un cinema… lo schermo è davanti a te. Sei al centro della sala. E tutto quello che provi… ora è sullo schermo.”

Daryana chiuse gli occhi.

E quando li riaprì — il soffitto era diventato cielo.
Le luci, stelle.
Il rumore dei ferri chirurgici… onde leggere.

Mentre il chirurgo lavorava, nella mente di Daryana scorreva un film: era al mare con sua sorella e fratellino, ridevano, l’acqua era calda. E il dolore?
Non c’era.
Solo il vento.

Tu sai, vero… che il cervello non distingue un’esperienza immaginata da una vissuta?
E puoi iniziare a notare… come cambia la tua percezione, anche ora… non è vero?

Molti pensano che l’ipnosi sia “dormire”.
Ma è più simile a sognare da svegli… e farlo con intenzione.

Nel prossimo post ti racconterò cosa vide Daryana alla fine del suo film interiore…
e perché non dimenticherà mai quel giorno.

Tu… riesci a immaginare quale scena lo abbia salvato?

ipnosi

19/06/2025
07/06/2025
04/06/2025

Scrittura Automatica: lo Specchio Invisibile della Psiche

Cosa accade quando la penna comincia a muoversi da sola?
Quando la mano scrive parole che la mente cosciente non ha scelto?
Non è magia. Non è illusione.
È scrittura automatica — uno strumento potente e poco compreso,
capace di diagnosticare i traumi nascosti,
le ferite silenziose che condizionano la nostra vita senza che ce ne rendiamo conto.

🧠 In termini neuropsicologici, la scrittura automatica permette alla parte inconscia della mente — normalmente filtrata dal pensiero razionale — di esprimersi direttamente.
Come se aprissimo una finestra su ciò che di solito resta sepolto sotto strati di autocensura, difese e abitudini.

✨ Ma è qui che il mistero comincia:
la scrittura che emerge non è casuale, né priva di senso.
Anzi, spesso rivela con sorprendente chiarezza quali dinamiche interne ci stanno sabotando,
quali emozioni represse cercano voce,
quali ferite antiche ancora gridano in silenzio.

📍 La scrittura automatica non guarisce.
Ma mostra.
È uno strumento diagnostico, non terapeutico in sé.
Serve a portare alla luce ciò che è sepolto,
a rendere consapevole l’invisibile,
a mappare i nodi psicologici che influenzano il comportamento, i rapporti, le scelte.

Molti disturbi comportamentali, blocchi emotivi, autosabotaggi nascono da eventi traumatici che la mente ha rimosso.
Ma il corpo li ricorda. L’inconscio li conserva.
E — se guidata correttamente — la penna li rivela.

🌀 In sessione, ciò che appare sulla carta può sembrare oscuro, simbolico, frammentato.
Ma per chi sa leggere tra le righe, quelle parole sono messaggi cifrati dell’anima.
Sono indicatori chiari di cosa deve essere affrontato, liberato, trasformato.



🌒 La scrittura automatica come diagnosi
non è solo un mezzo affascinante.
È uno specchio.
E come ogni specchio sincero, può inquietare.
Ma solo chi ha il coraggio di guardarsi davvero può guarire.

📩 Vuoi saperne di più?
Contattami in privato per esplorare insieme questo strumento antico e profondo.

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