Psicoterapeuta Olga De Bacco

Psicoterapeuta Olga De Bacco www.olgadebacco.com
Psicoterapia corporea integrata
Terapia del trauma
Psicosomatica Libera il coraggio di sentire la tua forza!

La via più rischiosa è proprio quella di non rischiare mai. "Coraggio" significa "Agire con il Cuore". Agire con il Cuore per vivere una vita piena e autentica.

OSAREC’è una Soglia che ognuno di noi incontra prima o poi.Una porta simbolica: una scelta, una relazione, un progetto, ...
01/02/2026

OSARE

C’è una Soglia che ognuno di noi incontra prima o poi.
Una porta simbolica:
una scelta, una relazione, un progetto, una verità da dire.

Molti restano davanti a quella porta aspettando che qualcuno la apra.
Un segno, un invito, una conferma.

E intanto la paura del rifiuto lavora dentro.

Per proteggersi, la mente crea ostacoli interni.
Li rende logici, rispettabili, perfino nobili.

“Prima devo essere più pronto.”
“Ora ci sono troppe cose da fare.”
“Meglio aspettare un momento migliore.”
“Non è il tempo giusto.”

Così nascono impegni posticci.
Urgenze inventate. Giustificazioni.
Rinvii che sembrano prudenza e in realtà sono Difesa.

La porta resta chiusa.
Nessuno la tiene serrata.
Resta chiusa perché dentro vive la paura di sentire, di percepire:
“Tu non sei abbastanza.”
“Tu non sei voluto.”
“Tu non sei accolto.”

Allora la psiche costruisce corridoi secondari, deviazioni, spiegazioni.
Per evitare l’impatto con quella possibile ferita: di essere rifiutato.

Eppure la vita non funziona per permessi concessi.
Funziona per atti interiori.

Costruire il proprio ingresso significa:
entrare con il rispetto senza attendere approvazione.
presentarsi senza garanzia di essere voluto,
muoversi anche con il tremore.

Ogni volta che attraversi una porta con la vulnerabilità, paura perde potere.
L’energia smette di consumarsi in preparativi eterni.
La vita inizia a rispondere. Incontri la sincronicita’.

Chi aspetta resta fermo. A volte si sente solo, non visto, non riconosciuto.

Chi costruisce il proprio ingresso rimane vivo.

E spesso la porta che temevamo di trovare chiusa…
non esisteva affatto.

Esisteva solo il momento in cui OSARE attraversare.

OSA.

Olga
👣







A volte passiamo la vita a combattere con noi stessi: correggerci, controllarci, nascondere ciò che non ci piace❤️‍🩹Eppu...
31/01/2026

A volte passiamo la vita a combattere con noi stessi: correggerci, controllarci, nascondere ciò che non ci piace❤️‍🩹

Eppure, la vera trasformazione non nasce dalla lotta interiore, nasce dall’incontro.
Quando iniziamo ad accogliere anche le parti più fragili, qualcosa dentro si distende.

Il Sé trova spazio, la voce interiore diventa più chiara, e la vita smette di essere una performance: diventa presenza✨

Non c’è nulla da perfezionare, c’è qualcosa da comprendere, integrare, amare💗

Per ricevere informazioni o fissare un primo incontro, puoi contattarmi direttamente in privato 📲

29/01/2026

La depressione non è solo dolore, una malattia, ma è una risposta profonda dell’organismo alla vita🌻

“Deprimere” significa schiacciare verso il basso🪨
Ma cosa viene schiacciato?
Col tempo, sono le emozioni spontanee: la rabbia, la gioia, il desiderio, la vitalità.
Quando questo accade, tutto diventa piatto e silenzioso👇

Ma questo non nasce all’improvviso, spesso inizia molto presto.
Da bambini impariamo che per essere accettati dobbiamo non sentire troppo, non disturbare, non esprimere certe parti di noi.
Così iniziamo a spingere giù ciò che è vivo, autentico, istintivo, non per scelta, ma per sopravvivere.

🔐Il lavoro non è forzare la felicità,
ma creare uno spazio sicuro in cui ciò che è stato compresso possa, lentamente, tornare a respirare.

La guarigione inizia quando smettiamo di combattere ciò che sentiamo e iniziamo ad ascoltarlo👂

Manda questo reel a chi pensi possa averne bisogno!

Riflessioni nel bosco colorato  d’inverno.🪾🪾🪾Quando siamo presenti a noi stessi e incontriamo ciò che abbiamo dentro, po...
28/01/2026

Riflessioni nel bosco colorato d’inverno.🪾🪾🪾
Quando siamo presenti a noi stessi e incontriamo ciò che abbiamo dentro, possiamo guardare anche ciò che è difficile vedere. E proprio quando qualcosa non riesce a essere compreso dalla mente, nasce l’angoscia. Per questo è essenziale fermarsi e osservare, sentendo che ancora non vediamo e non abbiamo accesso a quella parte di noi, invece di restare imprigionati negli stessi schemi, negli stessi modelli mentali e nel nostro carattere. Un carattere che può diventare una risorsa, se smettiamo di essere alla mercé delle sue difese.

Vi invito di leggere quello che scrive sull’angoscia Aldo Carotenuto:
“L'uomo viene gettato nel mondo e deve accettare di vivere con angoscia la sua esistenza. Ora qualcuno mi potrà dire: ma perché alcuni sono presi dall'angoscia e altri no? Non è facile rispondere. Certo si può dire che forse c'è un problema di sensibilità, per il quale, per esempio, alcune persone non si fanno mai delle domande. Vivono tranquillamente una vita all'esterno, si accontentano di quello che succede, e la loro vita scorre. Nessuno può biasimare questa modalità. Ma ci sono invece poi delle persone che si fanno delle domande. E siccome a queste domande non si può mai rispondere, proprio la mancanza di risposta può generare l'angoscia. E allora l'angoscia diventa uno strumento significativo. Io punto molto su questi aspetti, perché la persona sofferente crede di essere la persona più disgraziata del mondo: in realtà quella sofferenza diventa quella spina che è nel fianco, oppure che è dietro la nuca, ci impedisce di dormire e quindi ci spinge verso la conoscenza, ci spinge a capire cose, che altrimenti non avremmo mai capito. Una persona angosciata, secondo il mio punto di vista, ha un tipo di nobiltà che la persona che non conosce angoscia, non ha mai avuto né potrà mai avere. Naturalmente è un tipo di nobiltà che la persona angosciata ha: questo tipo di nobiltà ha un prezzo molto alto. Io non potrei dire se vale la pena o non vale la pena di pagarlo, però so che bisogna pagare questo prezzo. Anche perché poi, in fondo, le cose veramente importanti nella vita non vengono mai date con uno sconto, hanno sempre un prezzo.”

Andiamo a scoprire ciò che ci spinge verso la conoscenza del mondo partendo dalla conoscenza di noi stessi. Andiamo a sentire questa spinta.

Olga De Bacco

LA ROTTURA DELL’EMPATICOSento parlare tanto di empatia. L’empatia non è compassione.L’empatia dell’empatico nasce da una...
27/01/2026

LA ROTTURA DELL’EMPATICO

Sento parlare tanto di empatia. L’empatia non è compassione.

L’empatia dell’empatico nasce da una rottura. Nei momenti quando la sofferenza degli altri interrompe il naturale flusso d’amore che scorre dentro di te.

L’empatico sente il mondo in modo diverso.
Non vuole essere speciale o migliore, il sup corpo e il suo cuore non sanno filtrare troppo.
Le emozioni degli altri arrivano come onde.
Entrano senza bussare. Restano.

L’empatico è così.
Cammina tra le persone e ascolta ciò che non viene detto.
Coglie la stanchezza dietro i sorrisi, la paura dietro le parole forti, il timore dietro le giustificazioni, la solitudine nascosta dietro l’efficienza e disponibilità eccessiva.

Non è un dono ‘leggero’.
È una presenza costante perché da piccolo e’ abituato a comprendere, a sentire, ad osservare.
Un rumore di fondo fatto di emozioni altrui, dei comportamenti bizzarri.
Ansia, rabbia, vergogna, amore, contraddizioni.
Tutto passa attraverso di lui e davanti a lui.

All’inizio crede che sia normale.
Che tutti sentano così.
Poi scopre che no.
Che per molti il mondo è più silenzioso.

Per questo l’empatico impara presto la gentilezza la delicatezza.
Non le confondere con debolezza, ma le sceglie.
Spesso sceglie di non ferire, anche quando potrebbe. Si trattiene, ma non è sottomesso.
È perché conosce i punti fragili degli altri.
Sa dove una parola può diventare lama.

Ma vedere tanto ha un prezzo. Vedere la falsità dove altri vedono amore.
Vedere la manipolazione dove altri vedono premura, ammirazione, possibilità.
Vedere opportunismo dove altri vedono amicizia.

E spesso deve tacere.
Perché non viene creduto.
Perché dire ciò che vede significherebbe rompere equilibri fragili.

Così porta dentro una solitudine particolare…
Non si sente solo, ma vede troppo e quel ‘vedere’ deve custodire.

Quando sta con gli altri a volte si stanca. Gli piacciono gli umani, ma il peso emotivo dell’infelicità che sente nell’aria lo attraversa violen..mente.
Per questo ha bisogno di stare solo. Di tornare a casa.
Di sedersi nel silenzio.
Di respirare senza portare nessuno dentro.

La sua casa diventa un luogo sacro. Uno spazio di decompressione. Uno spazio dove può finalmente sentire se stesso.

Molti si avvicinano a lui. Perché sentono accoglienza.
Perché sentono ascolto. Perché sentono che lì il dolore può essere appoggiato.

L’empatico ascolta.
Contiene. Sostiene. A volte troppo.

E confonde l’amore con il sacrificio.
La compassione con il dovere.
Dire “no” gli sembra come abbandonare chi soffre.

Finché un giorno qualcosa cambia.
Una rottura improvvisa… l’eco della sua ferita.
È una stanchezza profonda.
Un punto interno in cui tutto il dolore vissuto, le delusioni le parole non dette, le notti in cui ha portato pesi che non erano suoi si raccolgono insieme.

E lì nasce una decisione.

Quando un empatico decide
non è una decisione superficiale, ne impulsiva.
È una decisione che viene da dentro. Dal basso del ventre.
Dal fondo del cuore.

È come se tutta la sofferenza vissuta
si trasformasse in forza.
Non per distruggere
ma per cambiare direzione.

L’empatico non decide spesso.
Ma quando decide, decide davvero.

Decide di mettere confini.
Decide di lasciare relazioni che lo svuotano.
Decide di non salvare più tutti.
Decide di scegliere se stesso senza sentirsi colpevole.

Quella decisione è trasformativa.
Non è contro gli altri ma per la propria vita.

E da quel momento la sua sensibilità cambia forma.
Non si spegne. Diventa più saggia, più radicata.
Più pulita.

Non è più una spugna che assorbe tutto.
Diventa un cuore che sente ma sa anche proteggersi.

Se ti dicono che sei troppo sensibile
forse sei solo una persona che sente profondamente.

E se un giorno sentirai nascere dentro di te una scelta chiara, una scelta che non nasce dalla paura
ma dalla verità, sappi che quella è la tua forza che ha trovato voce.

Rispettate chi sente.
Perché porta nel mondo uno spazio di coscienza.
Un luogo dove le emozioni non vengono negate. Si trasformano.

E ricordate,la sensibilità non è fragilità
è una forma rara di coraggio.

Olga De Bacco

La mente spiega.Il cuore sente.E nessuna spiegazione può sostituire un’esperienza vissuta dentro di te.Possiamo comprend...
27/01/2026

La mente spiega.
Il cuore sente.
E nessuna spiegazione può sostituire un’esperienza vissuta dentro di te.

Possiamo comprendere qualcosa con la mente senza averla mai davvero sentita.

E possiamo sentire profondamente qualcosa senza saperla spiegare.

La comprensione di sé nasce quando questi due mondi imparano a dialogare.




24/01/2026

Le emozioni passano in fretta, invece i pensieri restano e a volte ci consumano la vita🌪️

Spesso crediamo di soffrire per una situazione, ma ciò che ci pesa davvero è l’idea che abbiamo costruito su di essa🤷‍♀️

Quando un pensiero arriva, fermati e chiediti: mi sta aiutando o mi sta intrappolando?

👉Prova a fare un esercizio semplice ma potente: scegli alcuni dei pensieri che tornano più spesso e inizia a metterli in discussione, uno per uno.

A volte non serve cambiare la realtà, basta cambiare i pensieri che abbiamo💭

LA MENTE AL SERVIZIO DEL CUORE♥️ Per molto tempo ci è stato insegnato che la mente deve governare.Che per essere maturi ...
23/01/2026

LA MENTE AL SERVIZIO DEL CUORE♥️

Per molto tempo ci è stato insegnato che la mente deve governare.
Che per essere maturi dobbiamo sentire meno.
Che il controllo è segno di equilibrio.

Ma nel percorso di crescita psicologica arriva un punto in cui questa gerarchia non funziona più.
Perché la presenza e la vitalità non nascono dal controllo cognitivo, ma dal contatto con il sentire.

Quando parlo di cuore, non intendo qualcosa di romantico.
Parlo del centro affettivo e corporeo dell’esperienza:
il luogo in cui nascono paura, desiderio, gioia, dolore, bisogno di verità e di contatto.

La mente è una funzione preziosa: organizza, comprende, dà senso.
Ma quando prende il comando per difendersi dal sentire, smette di sostenere la vita e inizia a irrigidirla.

Molte persone non sono “troppo razionali”:
sono rifugiate nella mente.
In un momento della loro storia, sentire non era sicuro.
La mente ha allora preso il controllo per proteggere il cuore.

Il problema nasce quando questa strategia diventa permanente.
Quando la mente non accompagna più l’emozione, ma la giudica, la riduce, la silenzia.

È lì che compaiono:
• blocchi nel corpo
• gola chiusa
• rigidità nel petto
• ansia senza nome
• vergogna di essere “troppo” o “non abbastanza”

Il cuore non ha bisogno di essere controllato.
Ha bisogno di essere sostenuto.

Il corpo sente prima che la mente capisca.
E il sentire non chiede soluzioni immediate: chiede presenza.

La maturità psicologica inizia quando la mente smette di difendersi
e comincia a servire.

Una mente al servizio del cuore è una mente che:
• ascolta prima di reagire
• nomina senza giudicare
• protegge senza irrigidirsi attraverso i toni difensivi
• chiarisce prima di reprimere

Non forza il cambiamento,
ma accompagna il processo.

Quando questo accade, la voce diventa più stabile,
il corpo occupa spazio,
i confini si chiariscono,
le emozioni scorrono senza travolgere.

E…passo dopo passo sentiamo che non siamo più in guerra con noi stessi.

La vera integrazione non è rimetterli nel loro ordine.

La mente non sopra.
Non contro.
Ma al servizio del cuore.

Olga De Bacco


Quando un bambino o una bambina si scontra con il rifiuto — che deriva comunque dalla mancanza di attenzione e di cura —...
20/01/2026

Quando un bambino o una bambina si scontra con il rifiuto — che deriva comunque dalla mancanza di attenzione e di cura — qualcosa dentro di lui si spezza.
Per sopravvivere, può scegliere una via di dipendenza: cercare per tutta la vita qualcuno che lo ami abbastanza da colmare quel vuoto.

Così, una donna che da bambina non è stata abbastanza amata, da adulta può ritrovarsi a passare da una relazione all’altra, inseguendo un calore che sfugge sempre tra le dita.

Ogni storia inizia con la speranza e finisce con la delusione, con quella sensazione amara di non essere mai abbastanza o di vedere la mancanza nell’altro.

A volte i suoi bisogni emotivi intensi spaventano gli uomini; altre volte è lei, senza accorgersene, a scegliere partner freddi, incapaci di offrirle ciò che più desidera.

È come se dentro di sé vivesse una convinzione profonda e dolorosa: “Non ricevo amore perché non ne sono degna.”

Eppure, nello stesso tempo, continua a nutrire la speranza — dolce, ostinata, illusoria — che un giorno arrivi qualcuno capace di guarire quella ferita antica, quella mancanza di tenerezza paterna rimasta impressa nel cuore come un’eco lontana.

È una danza tra speranza e delusione che porta a rifiutare se stessa e a perdere la connessione con la propria anima.
Accade anche agli uomini, ma di solito non sono così severi con se stessi.

Olga De Bacco

L’ANSIA E REALTÀ Nella formazione delle convinzioni ansiose un ruolo centrale lo gioca l’immaginazione.La persona ansios...
11/01/2026

L’ANSIA E REALTÀ

Nella formazione delle convinzioni ansiose un ruolo centrale lo gioca l’immaginazione.
La persona ansiosa riesce a costruire scenari di malattia in modo così vivido e convincente da non riuscire più a distinguere ciò che è reale da ciò che è frutto della mente.

Focalizzandosi su singoli sintomi, crea una catena di pensieri che sembra logica e coerente, e che viene poi rinforzata dalle emozioni.
In questo modo finisce per sentirsi davvero malata, vivendo costantemente nell’attesa che accada qualcosa di grave.

Per questo è fondamentale imparare a riconoscere la differenza tra realtà e immaginazione, fermare i pensieri automatici e osservarli con attenzione, invece di lasciarsene trascinare.

Molto spesso le persone ansiose cercano una risposta all’esterno: una diagnosi, una conferma, una soluzione che arrivi da fuori.

Proprio perché dentro di sé non riescono a darsi sostegno, finiscono per rivolgersi a molti professionisti — medici, naturopati, terapeuti, operatori della salute — nella speranza che qualcuno trovi finalmente “la causa” o “la cura”.

Ma quando l’origine dell’ansia è psicologica ed emotiva, nessun esame o trattamento esterno può davvero portare pace.
A un certo punto diventa necessario lavorare sulla radice di ciò che genera questa paura, questa ipervigilanza, questo bisogno costante di controllo.

E farlo da soli, molto spesso, è difficile.
Per questo chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un passo fondamentale verso una vera stabilità interiore.

Non avere fretta di riparare ciò che sta guarendo.Perché molto spesso ciò che chiamiamo “problema” non è quello che sent...
11/01/2026

Non avere fretta di riparare ciò che sta guarendo.
Perché molto spesso ciò che chiamiamo “problema”
non è quello che sentiamo,
ma il fatto che non riusciamo a stare con quello che sentiamo.

Quando dentro emergono tristezza, paura, vuoto, vergogna o rabbia,
quasi automaticamente nasce un impulso:
capire, sistemare, migliorare, trovare una soluzione.
Come se provare certe emozioni fosse un errore da correggere il più in fretta possibile.

E così ci spostiamo nella testa, nel capire tutto subito,
nell’azione, pur di non restare in contatto con ciò che si muove nel corpo e nel cuore.

Ma molte parti di noi non chiedono di essere cambiate.
Chiedono di essere incontrate.

Una parte triste non vuole un discorso che la faccia smettere di essere triste.
Vuole essere sentita.

Una parte arrabbiata non ha bisogno di essere addomesticata subito.
Ha bisogno che qualcuno riconosca la sua forza, il suo confine, la sua verità.

Una parte vergognosa non ha bisogno di essere migliorata.
Ha bisogno di non essere lasciata sola, di non essere abbandonata.

Quando cerchiamo subito di aggiustare ciò che sentiamo, spesso stiamo dicendo a quelle parti:
“Così come sei, non vai bene. Devi diventare diversa per poter essere accettata.”
Ed è proprio questo che mantiene il dolore.

Quando invece rallentiamo e restiamo,
anche se è scomodo,
anche se non sappiamo cosa fare,
succede qualcosa di profondo:
il corpo smette di irrigidirsi,
le emozioni cominciano a muoversi,
la sensazione di essere in pericolo si attenua.

È come se quelle parti,
finalmente viste, potessero smettere di gridare.
Respira…

La vera trasformazione non nasce dallo sforzo di diventare migliori.
Nasce dal momento in cui una parte di te si sente abbastanza al sicuro da poter esistere così com’è.

E quando questo accade, non sei tu a doverla riparare.
È lei che, sentendosi accolta,
trova da sola il modo di ricomporsi.

Prendi cura del tuo sentire.♥️

Olga De Bacco

11/01/2026

📍Nulla di vero si perde in una relazione, nulla di superficiale dura.
🫂
Ciò che nasce dal profondo può attraversare il tempo, ciò che nasce dalla paura prima o poi si dissolve.

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Savosa Paese

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Dienstag 08:30 - 18:30
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