27/01/2026
LA ROTTURA DELL’EMPATICO
Sento parlare tanto di empatia. L’empatia non è compassione.
L’empatia dell’empatico nasce da una rottura. Nei momenti quando la sofferenza degli altri interrompe il naturale flusso d’amore che scorre dentro di te.
L’empatico sente il mondo in modo diverso.
Non vuole essere speciale o migliore, il sup corpo e il suo cuore non sanno filtrare troppo.
Le emozioni degli altri arrivano come onde.
Entrano senza bussare. Restano.
L’empatico è così.
Cammina tra le persone e ascolta ciò che non viene detto.
Coglie la stanchezza dietro i sorrisi, la paura dietro le parole forti, il timore dietro le giustificazioni, la solitudine nascosta dietro l’efficienza e disponibilità eccessiva.
Non è un dono ‘leggero’.
È una presenza costante perché da piccolo e’ abituato a comprendere, a sentire, ad osservare.
Un rumore di fondo fatto di emozioni altrui, dei comportamenti bizzarri.
Ansia, rabbia, vergogna, amore, contraddizioni.
Tutto passa attraverso di lui e davanti a lui.
All’inizio crede che sia normale.
Che tutti sentano così.
Poi scopre che no.
Che per molti il mondo è più silenzioso.
Per questo l’empatico impara presto la gentilezza la delicatezza.
Non le confondere con debolezza, ma le sceglie.
Spesso sceglie di non ferire, anche quando potrebbe. Si trattiene, ma non è sottomesso.
È perché conosce i punti fragili degli altri.
Sa dove una parola può diventare lama.
Ma vedere tanto ha un prezzo. Vedere la falsità dove altri vedono amore.
Vedere la manipolazione dove altri vedono premura, ammirazione, possibilità.
Vedere opportunismo dove altri vedono amicizia.
E spesso deve tacere.
Perché non viene creduto.
Perché dire ciò che vede significherebbe rompere equilibri fragili.
Così porta dentro una solitudine particolare…
Non si sente solo, ma vede troppo e quel ‘vedere’ deve custodire.
Quando sta con gli altri a volte si stanca. Gli piacciono gli umani, ma il peso emotivo dell’infelicità che sente nell’aria lo attraversa violen..mente.
Per questo ha bisogno di stare solo. Di tornare a casa.
Di sedersi nel silenzio.
Di respirare senza portare nessuno dentro.
La sua casa diventa un luogo sacro. Uno spazio di decompressione. Uno spazio dove può finalmente sentire se stesso.
Molti si avvicinano a lui. Perché sentono accoglienza.
Perché sentono ascolto. Perché sentono che lì il dolore può essere appoggiato.
L’empatico ascolta.
Contiene. Sostiene. A volte troppo.
E confonde l’amore con il sacrificio.
La compassione con il dovere.
Dire “no” gli sembra come abbandonare chi soffre.
Finché un giorno qualcosa cambia.
Una rottura improvvisa… l’eco della sua ferita.
È una stanchezza profonda.
Un punto interno in cui tutto il dolore vissuto, le delusioni le parole non dette, le notti in cui ha portato pesi che non erano suoi si raccolgono insieme.
E lì nasce una decisione.
Quando un empatico decide
non è una decisione superficiale, ne impulsiva.
È una decisione che viene da dentro. Dal basso del ventre.
Dal fondo del cuore.
È come se tutta la sofferenza vissuta
si trasformasse in forza.
Non per distruggere
ma per cambiare direzione.
L’empatico non decide spesso.
Ma quando decide, decide davvero.
Decide di mettere confini.
Decide di lasciare relazioni che lo svuotano.
Decide di non salvare più tutti.
Decide di scegliere se stesso senza sentirsi colpevole.
Quella decisione è trasformativa.
Non è contro gli altri ma per la propria vita.
E da quel momento la sua sensibilità cambia forma.
Non si spegne. Diventa più saggia, più radicata.
Più pulita.
Non è più una spugna che assorbe tutto.
Diventa un cuore che sente ma sa anche proteggersi.
Se ti dicono che sei troppo sensibile
forse sei solo una persona che sente profondamente.
E se un giorno sentirai nascere dentro di te una scelta chiara, una scelta che non nasce dalla paura
ma dalla verità, sappi che quella è la tua forza che ha trovato voce.
Rispettate chi sente.
Perché porta nel mondo uno spazio di coscienza.
Un luogo dove le emozioni non vengono negate. Si trasformano.
E ricordate,la sensibilità non è fragilità
è una forma rara di coraggio.
Olga De Bacco