06/04/2026
Lo STRESS non è solo nella mente: è letteralmente "intrappolato" nella tua anca.
Ci sono muscoli che "accumulano traumi" molto più di altri, e lo psoas è sicuramente uno di questi.
Lo psoas è l'unico muscolo del corpo che collega direttamente le gambe alla colonna vertebrale.
Parte dalle vertebre lombari, una per una, attraversa il bacino e arriva al femore.
È profondissimo: per toccarlo dovresti passare attraverso l'addome.
E proprio perché è così profondo e così "centrale", quello che gli succede ha conseguenze su tutto: schiena, pancia, postura e persino stato emotivo.
Facciamo il viaggio di una giornata tipo.
La mattina ti siedi in macchina: lo psoas si accorcia, perché quando l'anca è piegata lui è in posizione "corta".
Arrivi in ufficio e ti siedi alla scrivania: lo psoas resta accorciato.
Pausa pranzo seduto: lo psoas resta accorciato.
Pomeriggio alla scrivania: lo psoas resta accorciato.
Sera sul divano: lo psoas resta accorciato.
Otto, dieci, dodici ore al giorno in cui lo psoas è nella stessa identica posizione.
Dopo mesi e anni, il muscolo si adatta: diventa strutturalmente più corto e rigido, come un cavo d'acciaio che qualcuno ha dimenticato in tensione.
I dischi vertebrali vengono compressi, la curva lombare si accentua, e la schiena va sotto pressione.
Non perché hai fatto uno sforzo: perché un muscolo che sta davanti alla colonna la sta tirando da dentro, 24 ore su 24.
Ma lo psoas non è solo un muscolo "meccanico", e qui la faccenda diventa ancora più interessante.
Lo psoas è collegato direttamente al diaframma dalla stessa fascia: i due sono come due piani dello stesso palazzo.
E lo psoas è il primo muscolo che si attiva quando il cervello percepisce una minaccia.
Pensa a cosa fai quando ti spaventi: ti chiudi su te stesso, ti pieghi in avanti, ti "rannicchi".
Quella chiusura istintiva è guidata dallo psoas: è il muscolo che piega il corpo in posizione fetale per proteggere gli organi.
È un riflesso antico, potentissimo, che condividiamo con tutti i mammiferi.
Il problema è che lo stress moderno non dura cinque minuti come lo spavento di un animale nella foresta.
Dura settimane, mesi, a volte anni.
E lo psoas non lo sa: lui sente "pericolo" e si contrae, e finché il pericolo continua, resta contratto.
Giorno dopo giorno accumula tensione nelle sue fibre, come una spugna che assorbe e non viene mai strizzata.
Il risultato è un muscolo che è rigido sia per la sedentarietà (la parte meccanica) sia per lo stress (la parte emotiva).
Un doppio colpo da cui lo psoas non ha mai tregua.
E le conseguenze si sentono in tutte le direzioni.
Sulla schiena: lo psoas tira sui dischi e comprime la colonna.
Sulla pancia: l'intestino gli sta appoggiato sopra, e lo psoas rigido lo comprime riducendo lo spazio per la digestione.
Ecco perché dopo un periodo difficile hai spesso la schiena peggio E la pancia più gonfia: non sono due coincidenze, è lo stesso muscolo che sta tirando da tutte le parti.
Sulla postura: lo psoas accorciato chiude le anche, e il corpo si adatta chiudendo le spalle e irrigidendo il collo.
Quella postura "chiusa" che molte persone attribuiscono all'età è spesso il corpo che si è adattato intorno a uno psoas che non si allunga più.
La parte rassicurante è che lo psoas, per quanto profondo e per quanto contratto, è un muscolo.
E come tutti i muscoli, risponde al ricondizionamento.
Non basta un singolo allungamento fatto ogni tanto: serve un lavoro sistematico che lo riporti alla sua lunghezza e alla sua elasticità naturale, insieme al diaframma che gli è collegato.
Quando lo psoas torna a funzionare, le persone spesso restano sorprese dall'effetto.
La colonna si scarica, i dischi non sono più sotto trazione, l'intestino ritrova spazio, e quella tensione di fondo nella pancia si scioglie.
Schiena, pancia e tensione emotiva che migliorano dallo stesso percorso, perché alla base c'era lo stesso muscolo 💪
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