Joëlle Hofstetter EI - Shiatsu & Massages bien-être

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Spécialiste en Shiatsu.Titre professionnel reconnu par l’État (RNCP)
Je vous reçois à Geispolsheim (67118) les lundis jeudis et samedis sur rdv au 0608091169
🌺Je vous propose
le Shiatsu
le massage Japonais du visage Kobido
la réflexologie plantaire Thaï Le shiatsu aide à :
-réduire le stress et les tensions
-stimuler et renforcer le système d'autodéfense de l'organisme
-équilibrer le système éne

rgétique dans sa globalité (corps-esprit)
-apporter une détente physique et psychique

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17/04/2026

-- Et si votre ventre pensait à votre place ? --
Ballonnements, digestion lente, sensation de nœud au plexus, inconfort diffus sans cause claire…
Et si ce n’était pas simplement “digestif” ?
De plus en plus souvent, ce que nous observons chez nos patients — et parfois chez nous-mêmes — relève d’un stress qui s’est installé profondément dans le corps. Et le ventre est souvent le premier endroit où cela se manifeste.
Pourquoi ?
Parce que le diaphragme est directement lié à notre état interne. Lorsqu’un stress devient chronique, la respiration se modifie : elle devient plus courte, plus haute, moins mobile. Le diaphragme perd en amplitude, se fige progressivement… et tout l’espace abdominal perd sa capacité de mouvement.
À partir de là, les fonctions digestives ralentissent, les tensions s’accumulent, et une forme de “fermeture” s’installe dans le centre du corps. Ce n’est pas uniquement un problème d’organes, mais un déséquilibre global où le système nerveux reste en alerte.
Dans la pratique du shiatsu, le travail du ventre ne consiste pas seulement à “détendre une zone”. Il s’agit d’entrer en contact avec cet espace central, là où se croisent respiration, émotions et régulation interne. Toucher le ventre, c’est souvent toucher quelque chose de beaucoup plus profond que ce que les mots peuvent exprimer.
C’est précisément ce que nous allons explorer pendant le stage qui vient en juin à Bruxelles : comprendre comment le stress s’inscrit dans le corps, et surtout comment redonner du mouvement là où tout semble figé.
Stage à Bruxelles au Chant d'Oiseau, les 13 et 14 juin. Inscription immédiate ici : https://www.ryohoshiatsu.com/.../belgique-stage-shiatsu.../

11/04/2026

Vuoi una SCHIENA forte? Ecco l'ADDOMINALE sul quale lavorare (e non è quello che pensi)

Se vuoi una schiena forte e stabile, il muscolo più importante su cui lavorare non è nella schiena: è nell'addome.

Sembra un controsenso, ma quando capisci il meccanismo ti torna tutto.

La maggior parte delle persone associa gli addominali all'estetica: crunch, sit-up, "tartaruga".

E associa la schiena forte agli esercizi per la schiena: estensioni, iperestensioni, rinforzo dei muscoli posteriori.

Ma il muscolo addominale che più di tutti rende la schiena forte, stabile e resistente non è quello che piega il busto in avanti.

È quello che lo stabilizza dall'interno.

Si chiama trasverso dell'addome, e quasi nessuno lo allena in modo mirato.

Il trasverso è il muscolo addominale più profondo di tutti: sta sotto gli obliqui, sotto il retto addominale, e avvolge il busto come una cintura naturale.

Non lo vedi, non lo senti nei crunch, e nella maggior parte delle persone è praticamente "spento".

Ma è il muscolo che fa la differenza tra una colonna sostenuta e una colonna abbandonata a se stessa.

Il meccanismo è semplice e affascinante.

La tua colonna lombare è un tubo semi-rigido che deve reggere il peso di tutto quello che c'è sopra: testa, spalle, braccia, busto.

Se fosse da sola, si schiaccerebbe sotto il carico.

Ma non è da sola: è circondata da una camera di muscoli, e il trasverso è il muro principale di quella camera.

Quando il trasverso si attiva, crea una pressione interna nell'addome che sostiene la colonna dall'interno.

Pensa alla differenza tra una lattina vuota e una piena: quella vuota la schiacci con due dita, quella piena regge il peso di una persona.

La pressione interna cambia tutto.

Quando il trasverso funziona, la colonna ha il suo cuscinetto di sostegno interno: i dischi sono protetti, le vertebre sono stabilizzate, e la schiena regge le attività della giornata senza andare in sofferenza.

Quando il trasverso è debole, la colonna perde il suo sostegno principale.

E a quel punto succedono due cose.

La prima la senti: la schiena è meno stabile, più rigida, più vulnerabile ai carichi.

Stai in piedi a lungo e la lombare si affatica.

Ti pieghi per raccogliere qualcosa e senti quella "vulnerabilità" nella parte bassa.

Fai attività fisica e la schiena non regge come dovrebbe.

Non è un problema di muscoli della schiena deboli: è la cintura interna che non sostiene.

La seconda la vedi: senza la cintura del trasverso, il contenuto addominale non è contenuto.

La parte bassa della pancia sporge, soprattutto sotto l'ombelico, e non c'entra il grasso: è il contenitore che non tiene.

Puoi avere un retto addominale anche forte (i famosi "quadratini" nella parte alta), ma se il trasverso è debole, la parte bassa continuerà a sporgere.

Schiena instabile e pancia bassa che sporge: stesso muscolo mancante.

Ma perché il trasverso si "spegne"?

Perché la vita sedentaria non lo stimola mai.

Lo psoas, il suo antagonista, è costantemente in azione: ogni volta che stai seduto, lo psoas lavora.

Il trasverso no: nessuna attività della giornata tipo lo chiama a contrarsi.

È un muscolo che va riattivato intenzionalmente, con un gesto specifico.

E qui viene la parte bella, perché il gesto è più semplice di quanto si pensi.

Prova adesso: mettiti in piedi con la schiena appoggiata al muro.

Fai una espirazione profonda e completa, svuotando tutta l'aria.

Mentre espiri, porta l'ombelico verso la colonna, come se volessi "svuotare" completamente la pancia, e spingi la zona lombare contro il muro.

Sentirai qualcosa che si "accende" in profondità nella pancia: non è la contrazione dei crunch (quella è superficiale), è una pressione interna, un abbraccio muscolare intorno al busto.

Quello è il trasverso che si attiva.

In quel momento stai facendo l'esercizio più importante per la tua schiena, e lo stai facendo con un muscolo addominale.

Questo è il primo esercizio che faccio fare a chiunque mi chieda consiglio per una schiena che non regge come dovrebbe.

E la reazione è sempre la stessa: "ma questo è un addominale, non un esercizio per la schiena!"

Esatto.

È il punto che cambia la prospettiva: la schiena non si rinforza solo da dietro, si rinforza anche (e soprattutto) da davanti.

Quando il trasverso torna a funzionare, la colonna ritrova il suo sostegno interno.

La schiena diventa più stabile, più sciolta, meno vulnerabile.

E il profilo della pancia migliora, perché la cintura interna torna a contenere.

Due risultati dallo stesso muscolo.

Quello che nessuno ti dice è il più importante di tutti 💪

Se vuoi fare un allenamento addominale completo che lavori davvero sulla stabilizzazione profonda (e di riflesso anche sul profilo), puoi accedere GRATUITAMENTE all'anteprima del mio percorso "Addome Forte e Sicuro".

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09/04/2026

DIAFRAMMA: il muscolo che accumula traumi e stress (e li trasforma in rigidità e dolori)

Lo stress non resta nella testa.

Si deposita nei muscoli, e lo fa in modo molto più concreto e misurabile di quanto la maggior parte delle persone immagini.

Non è una metafora, non è un modo di dire: è fisiologia pura.

Ogni momento di tensione, di preoccupazione, di paura si traduce in una contrazione muscolare automatica che il corpo esegue senza chiedere il tuo permesso.

E il muscolo che più di tutti raccoglie questa tensione è il diaframma.

Lo dico per esperienza diretta.

Io sono una persona tendenzialmente tranquilla: non sono particolarmente ansioso, non mi agito facilmente, e in generale riesco a gestire lo stress quotidiano senza troppi problemi.

Ma c'è qualcosa che tocca anche me in modo profondo.

Quando ci sono grandi crisi internazionali (tipo quella di adesso), quando le notizie parlano di scenari minacciosi, quando l'incertezza sul futuro diventa pesante e diffusa, anch'io mi accorgo che qualcosa cambia nel mio corpo.

Non parlo di ansia in senso classico: parlo di una tensione fisica che sento arrivare e che riconosco immediatamente.

I primi due punti in cui la sento sono sempre gli stessi: il petto e il collo.

Il petto si chiude, come se qualcuno mi avesse messo una fascia intorno al torace e l'avesse stretta di qualche grado.

Il respiro diventa più corto, meno profondo, e me ne accorgo solo quando provo a fare un'inspirazione completa e mi rendo conto che non ci riesco come al solito.

Il collo si irrigidisce, soprattutto nella parte laterale e posteriore, con quella sensazione di "corda tesa" che va dalla base del cranio alle spalle.

E la cosa interessante è che non ho fatto nulla di fisico per giustificarlo.

Non ho sollevato pesi, non ho dormito in una posizione strana, non ho fatto movimenti bruschi.

Eppure il corpo è più rigido, più contratto, più "chiuso" rispetto a una settimana prima.

La spiegazione sta tutta nel diaframma, e nel modo in cui funziona il nostro sistema di risposta allo stress.

Quando il cervello percepisce una minaccia (che sia una tigre nella foresta o una crisi geopolitica al telegiornale, per lui non fa differenza), la prima cosa che fa è contrarre il diaframma.

Il respiro si accorcia e si alza nel petto.

È un riflesso antichissimo: il corpo si prepara a scappare o a combattere, e per farlo ha bisogno di respiri rapidi e superficiali.

Se la minaccia dura cinque minuti, il diaframma si contrae e poi si rilassa.

Ma se la minaccia è costante (settimane di notizie preoccupanti, mesi di stress lavorativo, anni di tensione emotiva di fondo), il diaframma non si rilassa mai del tutto.

Ogni giorno si contrae un po' di più, e un po' di più, e un po' di più.

Non te ne accorgi perché succede lentamente: la nuova rigidità diventa la tua normalità.

Ma il corpo la sente eccome.

Perché il diaframma non è un muscolo isolato: è il centro da cui partono le catene muscolari di mezzo corpo.

Verso il basso è collegato allo psoas (il grande muscolo della colonna lombare) dalla stessa fascia.

Diaframma rigido → psoas che si irrigidisce → colonna lombare sotto pressione → rigidità e dolore nella bassa schiena.

Verso l'alto è collegato alle coste, allo sterno, e attraverso le fasce ai muscoli del collo e delle spalle.

Diaframma rigido → torace che si chiude → spalle che si arrotondano → muscoli del collo che fanno gli straordinari per reggere la testa → collo rigido e contratto.

Ecco i miei due punti: il petto e il collo.

Non sono due problemi separati: sono due conseguenze dello stesso diaframma che si è irrigidito sotto l'effetto dello stress.

E la cosa ancora più interessante è che questo meccanismo si autoalimenta.

Un diaframma rigido produce un respiro corto e superficiale.

Un respiro corto e superficiale viene letto dal cervello come un segnale di pericolo (è lo stesso tipo di respiro che si ha quando si scappa da una minaccia).

Il cervello, leggendo quel respiro, mantiene alto il livello di allerta.

Il livello di allerta mantiene contratto il diaframma.

E il cerchio si chiude: lo stress contrae il diaframma, il diaframma contratto aumenta lo stress, lo stress aumentato contrae ulteriormente il diaframma.

Ecco perché molte persone vivono in uno stato di tensione muscolare cronica che sembra non avere una causa: non hanno fatto nessuno sforzo fisico, ma il corpo è rigido come dopo una giornata di lavoro pesante.

Non è che "se la stanno inventando": è il diaframma che ha accumulato settimane o mesi di tensione e la sta distribuendo a tutta la catena muscolare.

Ora, la buona notizia.

Il circolo vizioso si può spezzare, e il punto di intervento più efficace è lo stretching.

Quando allunghi i muscoli in modo mirato (non un allungamento distratto di trenta secondi, ma un lavoro sistematico e mantenuto nel tempo), succede qualcosa di molto preciso a livello del sistema nervoso.

I recettori all'interno del muscolo registrano l'allungamento e mandano un segnale al cervello: "il muscolo si sta rilassando, non c'è pericolo".

Il cervello risponde abbassando il tono di allerta.

Il sistema nervoso parasimpatico si attiva (quello del "riposo e digestione"), il battito rallenta, la respirazione si approfondisce, e il diaframma inizia a muoversi più liberamente.

È un effetto misurabile: diversi studi hanno dimostrato che una sessione di stretching può ridurre i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) in modo significativo.

Non perché lo stretching sia "magico", ma perché sta mandando al sistema nervoso l'unico segnale che lui capisce davvero: il segnale muscolare.

Puoi dire al tuo cervello "calmati" quanto vuoi: non ti ascolta, perché il canale verbale e il canale muscolare sono due cose diverse.

Ma se rilassi fisicamente i muscoli, il cervello è obbligato a prenderne atto e ad abbassare il livello di allarme.

È per questo che dopo una buona sessione di stretching ti senti diverso.

Non solo "più sciolto": più calmo, più leggero, con il respiro che finalmente scende in profondità.

Non è suggestione: è il diaframma che ha ripreso a muoversi, e il sistema nervoso che ha ricevuto il messaggio.

Personalmente, nei periodi di maggiore tensione, la prima cosa che faccio è aumentare il lavoro di stretching.

Non perché risolva i problemi del mondo, ma perché impedisce ai problemi del mondo di accumularsi nei miei muscoli.

E la differenza tra lasciar accumulare e scaricare regolarmente è enorme: è la differenza tra arrivare a fine settimana con il collo di marmo e la schiena a pezzi, o arrivarci con un corpo che funziona nonostante tutto quello che sta succedendo intorno.

Lo stress arriva lo stesso.

Ma trova muscoli che lo scaricano invece di immagazzinarlo 💪

Se vuoi provare un percorso di stretching completo, che lavori su tutte le catene muscolari e ti aiuti a scaricare le tensioni accumulate, puoi accedere GRATUITAMENTE alle nuove lezioni di "Stretch and Move".

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07/04/2026

Prendre soin de soi, ce n’est pas qu’une question de budget

C’est aussi une démarche, un choix personnel, une façon de se connaître, de s’écouter, de s’engager envers soi-même.

Une séance de , c’est un moment de pause pour comprendre son corps, ses tensions, ses émotions.

💡 Notre rôle en tant que praticien·ne ne s’arrête pas à la séance : nous sommes aussi là pour conseiller et donner des clés simples facilement transposables dans le quotidien avec des exercices de respiration, d’auto-massages, d’écoute de soi.

❓ Et toi, comment fais-tu pour faire vivre le shiatsu dans le quotidien ?
Partage ton expérience en commentaire ou DM 🤗 !

04/04/2026

Lo STRESS non è solo nella mente: è letteralmente "intrappolato" nella tua anca.

Ci sono muscoli che "accumulano traumi" molto più di altri, e lo psoas è sicuramente uno di questi.

Lo psoas è l'unico muscolo del corpo che collega direttamente le gambe alla colonna vertebrale.

Parte dalle vertebre lombari, una per una, attraversa il bacino e arriva al femore.

È profondissimo: per toccarlo dovresti passare attraverso l'addome.

E proprio perché è così profondo e così "centrale", quello che gli succede ha conseguenze su tutto: schiena, pancia, postura e persino stato emotivo.

Facciamo il viaggio di una giornata tipo.

La mattina ti siedi in macchina: lo psoas si accorcia, perché quando l'anca è piegata lui è in posizione "corta".

Arrivi in ufficio e ti siedi alla scrivania: lo psoas resta accorciato.

Pausa pranzo seduto: lo psoas resta accorciato.

Pomeriggio alla scrivania: lo psoas resta accorciato.

Sera sul divano: lo psoas resta accorciato.

Otto, dieci, dodici ore al giorno in cui lo psoas è nella stessa identica posizione.

Dopo mesi e anni, il muscolo si adatta: diventa strutturalmente più corto e rigido, come un cavo d'acciaio che qualcuno ha dimenticato in tensione.

I dischi vertebrali vengono compressi, la curva lombare si accentua, e la schiena va sotto pressione.

Non perché hai fatto uno sforzo: perché un muscolo che sta davanti alla colonna la sta tirando da dentro, 24 ore su 24.

Ma lo psoas non è solo un muscolo "meccanico", e qui la faccenda diventa ancora più interessante.

Lo psoas è collegato direttamente al diaframma dalla stessa fascia: i due sono come due piani dello stesso palazzo.

E lo psoas è il primo muscolo che si attiva quando il cervello percepisce una minaccia.

Pensa a cosa fai quando ti spaventi: ti chiudi su te stesso, ti pieghi in avanti, ti "rannicchi".

Quella chiusura istintiva è guidata dallo psoas: è il muscolo che piega il corpo in posizione fetale per proteggere gli organi.

È un riflesso antico, potentissimo, che condividiamo con tutti i mammiferi.

Il problema è che lo stress moderno non dura cinque minuti come lo spavento di un animale nella foresta.

Dura settimane, mesi, a volte anni.

E lo psoas non lo sa: lui sente "pericolo" e si contrae, e finché il pericolo continua, resta contratto.

Giorno dopo giorno accumula tensione nelle sue fibre, come una spugna che assorbe e non viene mai strizzata.

Il risultato è un muscolo che è rigido sia per la sedentarietà (la parte meccanica) sia per lo stress (la parte emotiva).

Un doppio colpo da cui lo psoas non ha mai tregua.

E le conseguenze si sentono in tutte le direzioni.

Sulla schiena: lo psoas tira sui dischi e comprime la colonna.

Sulla pancia: l'intestino gli sta appoggiato sopra, e lo psoas rigido lo comprime riducendo lo spazio per la digestione.

Ecco perché dopo un periodo difficile hai spesso la schiena peggio E la pancia più gonfia: non sono due coincidenze, è lo stesso muscolo che sta tirando da tutte le parti.

Sulla postura: lo psoas accorciato chiude le anche, e il corpo si adatta chiudendo le spalle e irrigidendo il collo.

Quella postura "chiusa" che molte persone attribuiscono all'età è spesso il corpo che si è adattato intorno a uno psoas che non si allunga più.

La parte rassicurante è che lo psoas, per quanto profondo e per quanto contratto, è un muscolo.

E come tutti i muscoli, risponde al ricondizionamento.

Non basta un singolo allungamento fatto ogni tanto: serve un lavoro sistematico che lo riporti alla sua lunghezza e alla sua elasticità naturale, insieme al diaframma che gli è collegato.

Quando lo psoas torna a funzionare, le persone spesso restano sorprese dall'effetto.

La colonna si scarica, i dischi non sono più sotto trazione, l'intestino ritrova spazio, e quella tensione di fondo nella pancia si scioglie.

Schiena, pancia e tensione emotiva che migliorano dallo stesso percorso, perché alla base c'era lo stesso muscolo 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sullo psoas e sul diaframma, scopri il mio nuovo video-ebook "Riattiva psoas e diaframma": troverai tutti gli esercizi base e anche 12 allenamenti interamente filmati.

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02/04/2026

ÇA FAIT MAL : travailler avec un ordinateur trop bas

Regardez autour de vous dans un café, un train ou un espace de travail.
La plupart des gens utilisent leur ordinateur portable posé directement sur la table.

Le problème est simple : l’écran est trop bas. Pour regarder l’écran, la tête bascule vers l’avant. Or une tête d’adulte pèse entre 4 et 6 kg. Quand elle avance, ce poids se multiplie sur les cervicales.
- À 15° d’inclinaison, la pression sur la nuque augmente déjà fortement.
- À 45°, les muscles du cou et des épaules travaillent en permanence pour soutenir la tête.

Cette posture entraîne progressivement des douleurs cervicales, tensions dans les trapèzes, raideur entre les omoplates, fatigue visuelle et mentale, maux de tête et usure de la colonne.

Le corps tente constamment de compenser. Les épaules montent, le dos s’arrondit et la respiration devient plus courte.

Côté Shiatsu cette posture perturbe particulièrement la circulation dans les méridiens qui traversent la nuque et les épaules, notamment ceux de la Vessie, de l’Intestin Grêle et de la Vésicule Biliaire. Lorsque la tête reste projetée vers l’avant pendant des heures, le Qi circule moins librement dans ces zones et les tensions deviennent chroniques. D'où les maux de tête notamment.

La solution est tout aussi simple que le problème : remonter l’écran à hauteur des yeux ou utiliser un support d’ordinateur portable, ou simplement poser le laptop sur quelques livres.

Souvenez-vous : l'important est que le regard doit rester horizontal et les épaules détendues.

Une petite correction d’ergonomie peut changer beaucoup de choses. Car dans la vie quotidienne, les douleurs ne viennent pas toujours d’un effort violent. Elles naissent souvent de petites contraintes répétées des centaines de fois par jour.

Bonne journée !
PS : pour plus d'infos de ce type, rejoignez moi sur Insta : https://www.instagram.com/ryoho.shiatsu/

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